Teheran chiude lo spazio aereo e ordina di ingaggiare qualsiasi velivolo senza autorizzazione. Missili iraniani potenziati dopo la “Guerra dei 12 giorni” 

Sono momenti decisivi che stabiliranno i destini del Medio Oriente e del mondo intero.  La Reuters, che cita due funzionari europei, ha indicato che un intervento militare statunitense sembra probabile, e uno di loro ha suggerito che potrebbe avvenire nelle prossime 24 ore.
Un funzionario israeliano ha aggiunto che sembra che il presidente statunitense Donald Trump abbia deciso di intervenire, anche se la portata e i tempi rimangono poco chiari.
La diplomazia è ormai completamente compromessa, con le linee di comunicazione tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e l'inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff totalmente sospese. 
Il tycoon in un'intervista rilasciata alla CBS News martedì, aveva promesso "azioni molto forti" se l'Iran avesse giustiziato i manifestanti. Ha anche esortato gli iraniani a continuare a protestare e a prendere il controllo delle istituzioni, dichiarando che "gli aiuti sono in arrivo".
Un alto funzionario iraniano, parlando a condizione di anonimato, ha riferito che Teheran ha chiesto agli alleati degli Stati Uniti nella regione di impedire a Washington di proseguire con i suoi propositi. 
"Teheran ha comunicato ai paesi della regione, dall'Arabia Saudita agli Emirati Arabi Uniti fino alla Turchia, che le basi statunitensi in quei paesi saranno attaccate" se gli Stati Uniti prenderanno di mira l'Iran, ha affermato il funzionario. 
Tutte le opzioni sono sul tavolo. Alla USS Abraham Lincoln e i suoi distaccamenti pertinenti è stato ordinato di trasferirsi nell'Area di Responsabilità del CENTCOM entro una settimana. Secondo quanto riportato dal New York Times, che cita funzionari statunitensi, il Pentagono ha già presentato al presidente un'ampia gamma di opzioni per gli obiettivi in ​​Iran, tra cui il programma nucleare iraniano e i siti missilistici balistici. Ma altre opzioni, come un attacco informatico o un attacco contro l'apparato di sicurezza interna, sono più probabili, hanno affermato i funzionari alla pubblicazione. Gli stessi suggeriscono che l’operazione dovrebbe avvenire tra almeno qualche giorno e potrebbe provocare una forte rappresaglia da parte di Teheran. Attualmente la Marina statunitense dispone di un sottomarino e tre cacciatorpedinieri lanciamissili nella regione del Medio Oriente, tra cui il Roosevelt che nei giorni scorsi si è addentrato nel Mar Rosso.  
Parallelamente gli Stati Uniti stanno ritirando parte del personale dalle basi in Medio Oriente: Sei aerei KC-135 Stratotanker per il rifornimento aereo KC-135 dell'US Air Force hanno lasciato la base aerea di Al Udeid in Qatar. 
La base stessa è considerata un bersaglio prioritario per i missili iraniani che dovrebbero essere lanciati in risposta a un attacco americano pianificato. Anche la Gran Bretagna ha ritirato parte del personale da una base aerea in Qatar in vista di possibili attacchi statunitensi. L’ambasciata indiana a Teheran ha chiesto a tutti i cittadini indiani in Iran (studenti, pellegrini, uomini d’affari, turisti) di lasciare il Paese “con i mezzi di trasporto disponibili, inclusi i voli commerciali”, richiamandosi a un precedente avviso del 5 gennaio e alla “situazione in evoluzione”.  Dello stesso avviso anche la Farnesina che ha incitato i cittadini italiani di a lasciare il Paese. 

Un bilancio sempre più critico nel mezzo delle ingerenze occidentali

Al 14 gennaio 2026 il bilancio umano delle proteste è catastrofico ma ancora incerto: le stime più caute parlano di oltre 2.500 morti, quelle più alte arrivano a ipotizzare 12–20 mila vittime in due settimane, con decine di migliaia di arresti e un uso sistematico di fuoco vivo, torture e blackout informativi.
Ma gli indizi di un’operazione organizzata da apparati di intelligence esterni si fanno sempre più consistenti.  


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Le rivolte avvenute in Iran negli ultimi giorni sono un'operazione attentamente pianificata dai servizi segreti stranieri e Teheran ha le prove”, ha detto una fonte governativa alla TASS., secondo cui tutte le rivolte miravano a creare un pretesto per un'invasione militare. "Molti dei detenuti hanno confessato di aver ricevuto denaro dall'estero. Ci sono prove che alcuni abbiano ricevuto una formazione specifica in altri Paesi", ha precisato. 
Un tentativo di rivoluzione colorata che è partito dall’informatica. Il Citizen Lab dell’Università di Toronto ha rivelato in un rapporto che Israele avrebbe condotto una campagna online per orientare l’opinione pubblica iraniana, utilizzando una rete di account falsi con avatar generati dall’IA, video deepfake e hashtag coordinati a sostegno di Reza Pahlavi e del ritorno alla monarchia. Gli account, creati nel 2023 ma realmente operativi dal 2025 su X, Instagram e altre piattaforme, si presentavano come “semplici iraniani” e diffondevano in modo massiccio contenuti pro-Pahlavi, per circa il 67% generati automaticamente dall’intelligenza artificiale, emergendo in particolare durante l’attacco israeliano alla prigione di Evin a Teheran nel giugno 2025.
Altro esempio emblematico: l’account “Mossad Farsi”, riconosciuto da media israeliani come canale ufficiale del Mossad in lingua persiana, che il 29 dicembre ha pubblicato messaggi espliciti di incitamento affermando di essere “sul campo” accanto ai manifestanti. L’ex direttore della CIA Mike Pompeo, il 2 gennaio ha augurato buon anno “a tutti gli iraniani che camminano per le strade” e “a tutti gli agenti del Mossad che camminano al loro fianco”. I Pasdaran hanno eliminato nei giorni precedenti diversi gruppi del PJAK infiltratisi dal Kurdistan iracheno, anche grazie a informazioni fornite dal MIT turco, in un chiaro segnale di un coordinamento regionale sofisticato tra attori occidentali e israeliani che utilizzerebbero movimenti separatisti per destabilizzare il Paese. Stando alle analisi della Jamestown Foundation esponenti del PJAK avrebbero avuto “buone relazioni” con gli Stati Uniti e dichiarazioni dell’ex agente CIA Robert Baer, secondo il quale forze statunitensi avrebbero fornito intelligence militare all’organizzazione tramite unità speciali.
Nel merito, proprio nelle scorse ore la Reuters, citando tre fonti a conoscenza della questione, ha riferito che gruppi separatisti curdi armati hanno cercato di attraversare il confine con l'Iran dall'Iraq, “segno che entità straniere potrebbero cercare di trarre vantaggio dall'instabilità dopo giorni di repressione delle proteste contro Teheran”. 

L’Iran non si fa cogliere impreparato

L’Iran ha innalzato la propria prontezza militare su livelli molto alti, con le forze aerospaziali dei Pasdaran e la difesa aerea poste in stato di massima allerta, segnalando la possibilità di uno scontro diretto con avversari esterni. Lo spazio aereo è stato chiuso al traffico civile tramite NOTAM, in modo da evitare incidenti e mantenere i cieli liberi per operazioni militari e identificazioni rapide dei bersagli. Contestualmente, sono stati impartiti ordini alla difesa aerea di ingaggiare immediatamente qualsiasi velivolo non identificato che entri nello spazio iraniano, mentre caccia in pattugliamento indicano una postura molto più aggressiva e visibile rispetto a quella precedente alla Guerra dei 12 Giorni, con un aumento sia della deterrenza sia del rischio di escalation per errore di calcolo. 


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Teheran ha anche aumentato i suoi arsenali missilistici in seguito al conflitto con Stati Uniti e Israele dello scorso giugno, ha dichiarato il comandante della Forza aerospaziale dell'IRGC, Majid Mousavi.
"Gli arsenali missilistici dell'Iran sono aumentati. La produzione delle forze aerospaziali dell'IRGC in vari settori è aumentata rispetto a prima della Guerra dei 12 giorni, e tutti i danni sono stati riparati durante questo periodo. Queste forze sono ora al massimo dell'efficienza", ha affermato l'agenzia di stampa Fars, citando il comandante. 

La devastazione del Medio Oriente su cui gioca l’impero decadente

In questi giorni vediamo esprimersi chiaramente tutti i sintomi delle crepe che si fanno più profonde nella tenuta della leadership mondiale degli Stati Uniti.
Washington è sempre più strozzata da un debito pubblico di circa 38 trilioni di dollari e di interessi sul debito che superano il budget della difesa, con il dollaro sceso al 40% delle riserve valutarie globali. È lo status di valuta‑riserva che permette agli USA di emettere enormi quantità di debito in valuta propria, pagare importazioni (in primis energia e beni industriali) con la propria moneta e trasferire parte dei propri squilibri sul resto del mondo. Per questo ha bisogno di continuare ad imporre che il petrolio sia pagato in dollari e tentare di colpire il suo principale rivale: Pechino.​ 
La Cina importa dall’Iran circa 1,4‑1,5 milioni di barili al giorno, pari al 13‑15% delle sue importazioni di greggio che ovviamente sono fuori dall’orbita dei biglietti verdi.
Israele, d’altra parte, vuole rimuovere il principale rivale regionale di Israele per continuare sia l'espansione territoriale in Siria e Libano sia la progressiva liquidazione della Gaza palestinese. 
La situazione è esplosiva e molto pericolosa. Leonid Slutsky, presidente della Commissione per gli affari internazionali della camera bassa del parlamento russo, ha ammonito sul fatto che l'intervento militare degli Stati Uniti in Iran rischia di portare l’intera regione nel caos. 
"Se la Casa Bianca decidesse di aggredire Teheran, sarebbe il più grave errore di Washington", ha affermato Slutsky in un commento riportato alla TASS, aggiungendo che “nella loro frenesia petrolifera, gli Stati Uniti sono pronti a far saltare in aria non solo i mercati delle materie prime... ma anche a destabilizzare di fatto l'intero Medio Oriente”. 
Emblematico come, secondo fonti vicine al governo e alle forze armate saudite, Riad ha informato direttamente l’Iran che non prenderà parte ad alcuna operazione militare contro di esso e che il proprio territorio e spazio aereo non saranno disponibili per tale scopo. 
Un Iran destabilizzato non piace al principe ereditario Mohammed bin Salman che rischia di veder frantumarsi il suo progetto Vision 2030 con il Medio Oriente trasformato in una polveriera di sangue arida per gli investimenti. 
Sono ore decisive che vedono i 117 padroni universali d’oltreoceano giocarsi il tutto per tutto. 

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