Il tycoon ha annunciato l'interruzione dei contatti con i funzionari iraniani. Kimmit: tentativo di cambio di regime simile al Venezuela
A Teheran la tensione si taglia con un coltello rovente. Anche le ultime istanze diplomatiche sono state fatte cadere nel vuoto. ll presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annullato “tutti gli incontri con i funzionari iraniani finché non cesseranno le uccisioni insensate dei manifestanti", ha scritto su Truth Social.
Subito dopo ha lanciato un appello al golpe promettendo un sostegno concreto nel rovesciamento del regime iraniano.
"Patrioti iraniani, continuate a protestare - prendete il controllo delle istituzioni!!! Conservate i nomi degli assassini e di coloro che usano la violenza. Pagheranno un prezzo alto. Ho annullato tutti gli incontri con i funzionari iraniani fino a quando non cesseranno gli omicidi insensati dei manifestanti. L'aiuto è già in arrivo. Restituiremo all'Iran la sua antica grandezza!!” ha tuonato a scrivere sul Social Truth.
Mark Kimmitt, ex funzionario del Dipartimento di Stato americano, sostiene che esiste una "forte probabilità" che il tycoon conduca un qualche tipo di operazione “critica” in Iran, ma che si tratterà. "Ora, questa sarà un'invasione terrestre? Certo che no. Sarà una ripetizione della guerra del 12 giugno? Probabilmente no. Quindi, penso che sarà concentrato su un obiettivo specifico, ma ci sorprenderà comunque tutti quando farà quello che farà", ha detto Kimmitt ad Al Jazeera.
L'ex funzionario ha spiegato di non credere che Trump stesse cercando di attuare un cambio di regime in Iran, ma che "il suo modello sarà molto più simile a quello adottato in Venezuela".
"Significa forse tagliare la cima della catena alimentare", ha detto, aggiungendo che “in questo caso, penso che saranno i servizi di sicurezza, ma lasciare al potere l'attuale governo. Sono loro che lo hanno gestito per anni e anni".
La situazione nel Paese è effettivamente tornata ad essere fuori controllo. Il bilancio delle vittime delle proteste in corso in Iran sarebbe attorno alle 3.000 persone, secondo quanto riferito dal New York Times, citando due funzionari iraniani.
Il presidente del Consiglio di Sicurezza Nazionale dell'Iran, Ali Larijani, in risposta al presidente USA, ha accusato gli Stati Uniti e Israele di fomentare la violenza dei disordini. “Rendo quindi pubblici i nomi dei principali assassini: 1. Trump 2. Netanyahu.”
Le autorità iraniane hanno annunciato di aver arrestato quelli che un servizio della televisione di Stato ha descritto come "gruppi terroristici" legati a Israele nella città sudorientale di Zahedan.
Il notiziario, senza fornire ulteriori dettagli, afferma che il gruppo è entrato attraverso i confini orientali dell'Iran e trasportava armi ed esplosivi di fabbricazione statunitense che intendeva utilizzare in omicidi e atti di sabotaggio.
Separatamente, il comandante militare iraniano, Abdolrahim Mousavi, ha accusato gli Stati Uniti e Israele di aver schierato membri del gruppo armato ISIL (ISIS) all'interno del Paese per compiere attacchi. 
Mike Pompeo
"L'Iran non tollererà alcuna violazione della sua sovranità o integrità territoriale", ha affermato Mousavi.
Gli indizi sulla longa manus occidentale non finiscono qui. Il Citizen Lab, un centro di ricerca dell'Università di Toronto che studia la sorveglianza digitale e le operazioni informative, ha pubblicato un rapporto sulla campagna israeliana per influenzare l'opinione pubblica iraniana su Internet. Il rapporto descrive una rete di account falsi con avatar generati dall'IA, video deepfake e hashtag coordinati, che promuovevano Reza Pahlavi (figlio dello scià rovesciato nel 1979) e gli appelli per il ripristino della monarchia.
Gli account sono stati creati nel 2023, ma si sono attivati veramente solo nel 2025. Su X , Instagram e altre piattaforme social, una rete di oltre 50 account falsi ha inondato i feed di contenuti a nome di "semplici iraniani" con post pro-Pahlavi. Secondo Citizen Lab, gran parte del contenuto era generato dall'IA: circa il 67% di tutti i post erano creati automaticamente. Una rete che si è manifestata durante l'attacco israeliano alla prigione di Evin a Teheran nel giugno 2025.
Altro esempio emblematico: l’account “Mossad Farsi”, riconosciuto da media israeliani come canale ufficiale del Mossad in lingua persiana, che il 29 dicembre ha pubblicato messaggi espliciti di incitamento affermando di essere “sul campo” accanto ai manifestanti. L’ex direttore della CIA Mike Pompeo, il 2 gennaio ha augurato buon anno “a tutti gli iraniani che camminano per le strade” e “a tutti gli agenti del Mossad che camminano al loro fianco”. I Pasdaran hanno eliminato nei giorni precedenti diversi gruppi del PJAK infiltratisi dal Kurdistan iracheno, anche grazie a informazioni fornite dal MIT turco, in un chiaro segnale di un coordinamento regionale sofisticato tra attori occidentali e israeliani che utilizzerebbero movimenti separatisti per destabilizzare il Paese. Stando alle analisi della Jamestown Foundation esponenti del PJAK avrebbero avuto “buone relazioni” con gli Stati Uniti e dichiarazioni dell’ex agente CIA Robert Baer, secondo il quale forze statunitensi avrebbero fornito intelligence militare all’organizzazione tramite unità speciali. 
Maria Zakharova
Mosca: “Nuovo attacco in Iran avrebbe conseguenze disastrose”
Nel frattempo da Mosca parte un monito molto serio sui propositi statunitensi di avvallare un cambio di regime.
"Coloro che intendono usare disordini di origine esterna come pretesto per ripetere l'aggressione contro l'Iran commessa nel giugno 2025 devono essere consapevoli delle conseguenze disastrose di tali azioni per la situazione in Medio Oriente e per la sicurezza internazionale globale", ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, in una dichiarazione postata sul sito del dicastero. La portavoce ha accusato “forze straniere ostili all’Iran” di cercare di “sfruttare le crescenti tensioni sociali per destabilizzare e distruggere lo Stato iraniano”. “Vengono utilizzati i famigerati metodi delle ‘rivoluzioni colorate‘, in cui le proteste pacifiche, attraverso gli sforzi di provocatori appositamente addestrati e armati che agiscono su istruzioni dall’estero, si trasformano in atrocità brutali e insensate, pogrom e omicidi di agenti delle forze dell’ordine e di cittadini comuni, compresi i bambini”, ha aggiunto.
Innegabile come una grande influenza alle proteste sia stata data dalla riattivazione del meccanismo di "snapback" delle sanzioni ONU il 28 settembre 2025 ha innescato una grave destabilizzazione dell'Iran negli ultimi mesi. Il rial è crollato a minimi storici di 1,45 milioni per dollaro a fine dicembre 2025, perdendo circa il 50% del suo valore nell'anno, mentre l'inflazione è schizzata al 52% a dicembre dal 42% di novembre.
Il countdown per il momento decisivo di Teheran si fa sempre più vicino.
Foto © Imagoeconomica
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