Ucraina militarizzata, Russia sotto assedio economico e il mondo sull’orlo del conflitto
Gli Stati Uniti si preparano alla Terza Guerra Mondiale. Ne è convinto il giornalista americano Tucker Carlson che ha sollevato allarme sull'aumento del budget della difesa statunitense, prossimo a incrementarsi da 1.000 a 1.500 miliardi di dollari entro il 2027. "Un simile budget è tipico di un paese che si sta preparando per una guerra globale o regionale... è evidente che ci stiamo muovendo in questa direzione, verso una guerra mondiale", ha affermato Carlson.
Effettivamente cos’altro si potrebbe supporre di fronte alle minacce Trump che, dopo il raid in Venezuela, ha paventato apertamente nuovi interventi militari contro Colombia, Cuba, Iran, Messico e perfino la Groenlandia danese.
In questo contesto, è evidente come le aspirazioni pacifiste nei confronti di Mosca rappresentino solo una farsa.
Gli inviati speciali di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno incontrato a Parigi il negoziatore russo Kirill Dmitriev per consegnargli una proposta di piano di pace concordato con l'Ucraina. Secondo fonti di Axios, dopo aver raggiunto un accordo con Kiev su "quasi tutti gli aspetti del piano", la Casa Bianca attende ora "una risposta chiara" dal presidente russo Vladimir Putin.
Il documento, che si articola in 20 punti secondo quanto emerso dai negoziati, prevede garanzie di sicurezza per l'Ucraina sostanzialmente pronte “per essere finalizzate con Trump”, come ribadito dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il leader ucraino ha dichiarato che i rappresentanti statunitensi "stanno sicuramente negoziando con i russi, discutendo varie opzioni", aggiungendo che "la Russia per ora storce il naso. Ma i nostri partner sono abbastanza forti".
Nel merito, il 6 gennaio a Parigi, 35 Paesi della Coalizione dei Volenterosi hanno firmato una dichiarazione intitolata "Robuste garanzie di sicurezza per una pace solida e duratura". Il documento prevede il dispiegamento di "forze multinazionali" sul territorio ucraino, con Francia e Regno Unito in prima linea: il presidente Emmanuel Macron ha parlato dell'invio di "diverse migliaia" di soldati francesi, mentre il premier britannico Keir Starmer ha confermato che "dopo il cessate il fuoco, (Londra – ndr) e (Parigi – ndr) creeranno degli hub militari in Ucraina per sostenere le necessità di difesa di Kiev". Tuttavia, fonti britanniche hanno successivamente ridimensionato le ambizioni iniziali: il Regno Unito prevede di inviare "meno di 7.500" militari, ben al di sotto dei 10.000 inizialmente prospettati, con Francia e Regno Unito insieme capaci di mobilitare al massimo 15.000 soldati invece dei 64.000 originariamente pianificati.
Maria Zakharova
Condizioni evidentemente inaccettabili per Mosca, che ha definito il documento sulle 'garanzie di sicurezza' – preparato dalla Commissione occidentale dei volenterosi insieme a Kiev – ben lungi dall'essere un piano per una soluzione pacifica, ma mirato a una continua militarizzazione.
“Non mira a raggiungere una pace e una sicurezza durature, ma a una continua militarizzazione, escalation e all'espansione del conflitto" ha commentato la portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, aggiungendo che i membri della coalizione intendono formare queste forze per contribuire alla "restaurazione" dell'esercito ucraino e garantire il "contenimento" della Russia dopo la fine delle ostilità.
Il testo da 20 punti sul piano territoriale, di fatto congela la situazione lungo la linea di contatto: riconoscimento de facto ma non formale del controllo russo su Crimea, Donetsk e Lugansk, sulle linee congelate di Kherson e Zaporizhzhia, e ritiro delle truppe da altre aree occupate.
Sembra un accordo concepito appositamente affinché la guerra prosegua indisturbata, mentre la Russia continua ad investire risorse militare in un conflitto senza fine e vede erodersi la sua rendita energetica a prezzi vantaggiosi.
La tenaglia economica di Trump: sanzioni sul petrolio russo
È in questo quadro che, parallelamente ai negoziati, l'amministrazione Trump sta intensificando la pressione economica su Mosca attraverso una strategia che colpisce gli acquirenti di petrolio russo.
Il senatore repubblicano Lindsey Graham ha annunciato che Trump ha dato "il via libera" a un disegno di legge bipartisan che autorizza il presidente a imporre tariffe fino al 500% sulle importazioni da paesi che intrattengono affari con il settore energetico russo.
"Questo disegno di legge consentirà al presidente Trump di punire quei paesi che acquistano petrolio russo a buon mercato, alimentando la macchina da guerra di Putin", ha dichiarato Graham, evocando un provvedimento che prende di mira specificamente Cina, India e Brasile, i principali acquirenti del greggio russo. Secondo un'analisi del Centro per la ricerca sull'energia e l'aria pulita, a novembre la Cina ha acquistato quasi la metà delle esportazioni di petrolio greggio russo, mentre l'India ha assorbito circa il 38%.
Graham ha sottolineato la tempistica del provvedimento: "Sarà il momento giusto, dato che l'Ucraina sta facendo concessioni per la pace e Putin è tutto chiacchiere, continuando a uccidere gli innocenti". Il Senato potrebbe votare la legislazione già nella settimana successiva all'annuncio.
Donald Trump
L'operazione Venezuela: controllo del petrolio per abbassare i prezzi
Al contempo, la strategia energetica di Trump include un'iniziativa radicale per dominare l'industria petrolifera venezuelana.
Proprio il Wall Street Journal, ha dato ulteriore conferma che l'amministrazione del tycoon sta pianificando di esercitare un controllo a lungo termine sulla compagnia petrolifera statale PDVSA, con l'obiettivo dichiarato di ridurre i prezzi del petrolio a 50 dollari al barile.
Il piano prevede che gli Stati Uniti acquistino e distribuiscano la maggior parte della produzione petrolifera venezuelana e Trump ha confermato che il Venezuela ha accettato di consegnare tra 30 e 50 milioni di barili di petrolio agli USA, con i ricavi controllati da Washington. "Stiamo già facendo soldi per gli Stati Uniti", ha commentato il presidente degli Stati Uniti.
Il successo di questa operazione permetterebbe agli USA di "ottenere il controllo di una parte significativa delle riserve petrolifere dell'emisfero occidentale e di spingere fuori dal Venezuela Russia e Cina". Il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di una "quarantena" per il petrolio venezuelano, confermando che il ricavato "sarà gestito in modo che noi controlleremo come si distribuisce".
Un piano, quello evocato dal WSJ, già annunciato dall’oligarca russo Oleg Deripaska, in grado di mettere in seria difficoltà la Russia che vende oro nero in mezzo mondo.
Il sequestro della petroliera Marinera: escalation nell'Atlantico
L'intensificazione della strategia americana si è materializzata con il sequestro della petroliera russa Marinera (precedentemente nota come Bella 1) nell'Atlantico settentrionale dopo oltre due settimane di inseguimento. Le forze speciali e la Guardia Costiera USA, con il supporto di un aereo spia Poseidon della Royal Air Force britannica, hanno abbordato la nave accusata di trasportare "petrolio sanzionato proveniente dal Venezuela e dall'Iran".
Il procuratore generale Pam Bondi ha annunciato che "saranno avviate accuse penali contro tutti i responsabili" dell'equipaggio per non aver rispettato gli ordini della Guardia Costiera. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato che Trump "non ha paura" di continuare a sequestrare petroliere soggette a sanzioni, nonostante il rischio di escalation con Russia e Cina.
Il Ministero dei Trasporti russo ha protestato affermando che l'azione viola la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, secondo cui "nessun Stato ha il diritto di usare la forza contro navi regolarmente registrate sotto la giurisdizione di altri Stati". Il Ministero degli Esteri russo ha chiesto "un trattamento adeguato e umano" per l'equipaggio.
Altro che pace, altro che premio Nobel. Le azioni di Trump elaborate dai padroni dell’economia mondiale ci stanno conducendo nell’abisso
Foto © Imagoeconomica
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