L’esodo degli uomini in età di leva. La Cnn documenta la fuga disperata degli ucraini dagli orrori della guerra
La leadership ucraina è sempre più con le spalle al muro, alle strette tra l’approccio negoziale di Donald e le crescenti divisioni all’interno del vecchio continente.
Secondo il quotidiano Politico, il conflitto ucraino potrebbe concludersi entro l’anno prossimo a condizioni estremamente sfavorevoli per Kiev. Una previsione che si basa principalmente sull'incapacità dell'Unione Europea di raggiungere un accordo sull'utilizzo dei 210 miliardi di euro di asset russi congelati. Al vertice UE del 18-19 dicembre 2025 a Bruxelles, la proposta di utilizzare questi beni per un "prestito di riparazione" è naufragata di fronte all'opposizione di diversi Stati membri.
Il Belgio, dove la maggior parte degli asset è immobilizzata presso Euroclear, ha sollevato obiezioni legali. Anche Francia e Italia hanno manifestato riluttanza, bloccando di fatto un'iniziativa fortemente sostenuta dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. La soluzione alternativa adottata – un prestito di 90 miliardi di euro garantito dal bilancio UE per il biennio 2026-2027 – è stata accolta positivamente dal FMI come "tappa importante", ma risulta insufficiente rispetto alle reali necessità ucraine.
Il Fondo Monetario Internazionale stima infatti che l'Ucraina avrà bisogno di circa 158-160 miliardi di dollari (135-137 miliardi di euro) per il periodo 2026-2027. Con il prestito europeo che copre solo 90 miliardi, resta dunque un gap finanziario di circa 45-50 miliardi di dollari. A complicare ulteriormente la situazione, tre Paesi UE – Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca – si sono già sottratti al programma di finanziamento congiunto, prefigurando possibili defezioni future, specialmente in vista delle elezioni in Francia e Germania nel 2027.
Il quadro finanziario diventa ancora più critico considerando che il bilancio ucraino per il 2026 prevede una spesa per la difesa di 2,8 trilioni di grivnie, pari al 27,2% del PIL. Si tratta della voce di spesa più alta in assoluto, con quasi il 60% del budget totale destinato all'esercito. Il deficit di bilancio è stimato al 18,5% del PIL, rendendo Kiev drammaticamente dipendente dal sostegno estero in un momento in cui tale supporto appare sempre più incerto.
La guerra energetica continua
Parallelamente alla stretta finanziaria, l'Ucraina affronta un'offensiva sistematica contro le sue infrastrutture energetiche. Il 23 dicembre, la Russia ha lanciato quello che il presidente Zelensky ha definito un "massiccio attacco" con oltre 650 droni e più di 30 missili, colpendo 13 regioni del Paese. L'obiettivo primario: le infrastrutture energetiche che alimentano il complesso militare-industriale ucraino.
Il Ministero della Difesa russo ha rivendicato l'operazione come "risposta agli attacchi terroristici ucraini contro obiettivi civili in Russia", citando in particolare l'attentato contro il generale Fanil Sarvarov a Mosca. Le forze armate russe hanno impiegato armi di precisione a lungo raggio, tra cui missili ipersonici Kinzhal, contro imprese del complesso militare-industriale e strutture energetiche. 
Le conseguenze sono state immediate e devastanti. Blackout di emergenza sono stati imposti a Kiev e in diverse regioni, tra cui Chernihiv, Sumy e Dnipropetrovsk. Il fornitore di energia Ukrenergo ha confermato che tre regioni sono rimaste quasi completamente senza elettricità. In alcune aree, le interruzioni di corrente hanno raggiunto le 16 ore al giorno, mentre la capacità produttiva nazionale è "scesa a zero" secondo quanto dichiarato dalla stessa Ukrenergo.
Ukrenergo aveva già lanciato l'allarme per la situazione critica nel settore energetico a causa delle temperature gelide. Con l'80% delle famiglie ucraine che dipende dal gas per il riscaldamento e gli impianti di estrazione gravemente danneggiati dagli attacchi russi, il Paese ha dovuto ricorrere all'importazione di gas naturale liquefatto (GNL) da Grecia e Azerbaigian per l'inverno 2025-26. Un accordo con Atene prevede forniture dal 1° dicembre 2025 al 31 marzo 2026, ma esperti avvertono che potrebbe risultare insufficiente in assenza di un cessate il fuoco, dato che le riparazioni agli impianti danneggiati richiedono mesi se non anni.
L'esodo silenzioso: i renitenti alla leva
Mentre il conflitto prosegue senza sosta, un dramma parallelo si consuma silenzioso e invisibile ai guerrafondai da divano che rivendicano dai loro comodi salotti, il rispetto per l’incrollabile volontà ucraina di combattere fino alla fine.
Ebbene, un servizio della Cnn ha messo in luce come decine di migliaia di uomini ucraini stiano rischiando la vita per sfuggire alla leva obbligatoria, attraversando illegalmente i Monti Carpazi verso Romania, Moldova e altri Paesi limitrofi.
Viktor Pinkhasov, 34 anni, non riesce a trattenere la gioia dopo cinque giorni di trekking solitario attraverso le montagne. "Voglio andarmene ed essere libero, vivere", ha dichiarato alla pubblicazione una volta raggiunta la Romania. La sua storia è emblematica di un fenomeno in rapida espansione: dal febbraio 2022, oltre 30.000 uomini ucraini hanno attraversato illegalmente il confine rumeno, tutti beneficiari dello status di protezione temporanea dell'Unione Europea.
Le autorità di frontiera ucraine hanno fermato più di 25.000 persone nel solo tentativo di attraversamento verso la Romania, e questo dato non include coloro che cercano di raggiungere Moldova, Ungheria, Bielorussia e altri Paesi. Il bilancio umano è tragico: almeno 29 uomini sono morti nel tentativo di attraversare le montagne o annegati nel fiume Tisa (Tibisco), che separa parte della Romania settentrionale dall'Ucraina.
Dima (pseudonimo), 42 anni, operaio edile e padre di due figli, ha perso tutte le dita dei piedi per congelamento dopo cinque giorni di scalata a temperature sotto zero. "È stato scioccante vedere i miei piedi", ha raccontato alla CNN. "Ogni giorno è doloroso. Ogni minuto, ogni secondo fa male". Dima era fuggito dall'Ucraina nell'aprile 2022 dopo aver ricevuto la cartolina di leva, pagando trafficanti che non lo avevano però avvertito dei pericoli mortali che avrebbe affrontato. "Quando siamo arrivati in cima alla montagna, è iniziata una forte bufera di neve. Non riuscivamo a vederci, nemmeno se ci allontanavamo di un metro". Uno dei suoi compagni di viaggio è morto assiderato; il suo corpo non è stato recuperato per settimane a causa delle condizioni meteorologiche estreme.
Dan Benga, responsabile delle operazioni di soccorso del Salvamont Maramures, ha dichiarato che il suo team, insieme ad altri servizi governativi, ha recuperato 377 uomini ucraini in meno di quattro anni. Ex rugbista diventato imprenditore, Benga ha dedicato la sua vita dal 2017 a salvare persone in difficoltà sui Carpazi, la seconda catena montuosa più lunga d'Europa. "Molti di questi uomini non hanno l'attrezzatura necessaria per superare gole così ripide e neve alta fino alle ginocchia e rischiano di farsi male o di esaurirsi", ha spiegato. "Preferirebbero morire in montagna nel tentativo di fuggire piuttosto che in guerra". Tuttavia, si è rifiutato di condannare gli uomini in fuga: "Non sappiamo davvero cosa succede nelle loro teste, nelle loro anime... Il nostro lavoro è pieno di compassione per l'umanità". 
Per chi ha mezzi economici, i trafficanti rappresentano un'alternativa, seppur costosa. Alcuni pubblicizzano apertamente i loro servizi su TikTok e Telegram. "Artem", un trafficante con oltre 4.000 follower su TikTok, sostiene di poter organizzare l'attraversamento verso la Romania per 14.000 dollari. "Salviamo individui che vogliono semplicemente vivere e costruire il loro futuro", ha dichiarato alla Cnn. "Aiuto le persone; salvo le persone". Il suo "lavoro" include il pagamento di tangenti a funzionari ucraini, comprese guardie di frontiera. Una volta che il fuggitivo lascia il Paese, il team di Artem fornisce assistenza a distanza: "Trasportiamo le persone direttamente al confine, e poi camminano solo una breve distanza di 300-400 metri e sono già in Romania".
La crisi del personale: un esercito esausto
La fuga di massa dei renitenti alla leva è solo la punta dell'iceberg di una crisi demografica e militare più profonda. L'Ucraina, con una popolazione di circa 35-40 milioni di abitanti, affronta una disparità strutturale rispetto alla Russia, che conta circa 140 milioni di abitanti – tre volte di più. Questa asimmetria si riflette direttamente nella capacità di mobilitazione: i soldati di leva e i riservisti russi sono numericamente tre volte superiori a quelli ucraini.
Nonostante l'Ucraina mobiliti circa 30.000 persone al mese, solo un terzo è considerato idoneo al servizio in prima linea, secondo Foreign Policy. Parallelamente, i casi di diserzione all'interno delle Forze Armate ucraine sono aumentati drammaticamente. Nei primi sette mesi del 2025, sono stati registrati oltre 110.000 casi di truppe che hanno abbandonato le loro posizioni. Dall'inizio della guerra, i procedimenti penali per abbandono non autorizzato (articolo 407 del codice penale) e diserzione (articolo 408) hanno raggiunto quota 265.843, con un'accelerazione drammatica: tra gennaio e agosto sono stati aperti 142.711 nuovi fascicoli, più del doppio rispetto agli anni precedenti.
Alcuni comandanti di battaglione hanno riferito alla pubblicazione di essere rimasti con meno di dieci fanti capaci di svolgere missioni di combattimento. La situazione è diventata così critica che molti soldati trascorrono 100-200 giorni in prima linea con rotazione quasi inesistente. La densa presenza di droni sul campo di battaglia rende estremamente rischiose le operazioni di evacuazione e rinforzo, lasciando le unità effettivamente bloccate nelle loro posizioni.
La Russia, al contrario, può attingere a una popolazione oltre tre volte superiore a quella ucraina per ricostituire le proprie fila. Nonostante le crescenti perdite, Mosca riesce a reclutare circa 30.000 nuove truppe ogni mese attraverso un sistema di incentivi finanziari generosi, che include ingenti bonus di arruolamento e stipendi mensili elevati. Questo flusso costante di volontari garantisce alla Russia una riserva di forze fresche senza i problemi di reclutamento che affliggono Kiev.
Foto di copertina © Imagoeconomica
ARTICOLI CORRELATI
Partito della guerra in crisi. L’Ue apre all’incontro Putin-Macron
Cyberattacchi e l’assassinio Sarvarov portano la dottrina NATO sul terreno della guerra ibrida
Putin mette in guardia sui piani offensivi della NATO: rischio ''Conflitto su larga scala''
