Il tycoon: Mosca ha una posizione negoziale più forte, l’Ucraina sta perdendo. Borrell alza i toni: siamo in guerra politica con Washington
Tra Washington e Bruxelles oramai la tensione è alle stelle dopo la pubblicazione della nuova National Security Strategy (NSS) che chiede “cessazione delle ostilità con la Russia” e maggiore "responsabilità primaria della propria difesa" da parte dell’Europa, destinata ad investire il 5% del PIL nella difesa entro il 2035.
Ieri a Downing Street il primo ministro britannico, Keir Starmer, al presidente francese, Emmanuel Macron, e il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, hanno subito offerto spalla morale a Volodymyr Zelensky contro il piano di Trump da 28 punti che per Mosca rappresenta una base solida per i negoziati.
Un testo che prevede la cessione completa alla Russia dei territori del Donbass (Crimea, Luhansk e Donetsk riconosciute come russe), il congelamento dello status di Kherson e Zaporizhzhia alla linea di contatto attuale, la riduzione dell'esercito ucraino a 600.000 e, soprattutto, la rinuncia definitiva dell'Ucraina a entrare nella NATO. In cambio, Kiev riceverebbe garanzie di sicurezza e investimenti per la ricostruzione, con gli Stati Uniti e l'Europa che contribuirebbero con 100 miliardi di dollari ciascuno.
“Stiamo prendendo in considerazione la possibilità di cedere territori… Non ne abbiamo alcun diritto, secondo la legge, secondo la legge ucraina, secondo la nostra Costituzione, secondo il diritto internazionale. Non ne abbiamo nemmeno alcun diritto morale“, ha ribadito Zelensky forte del sostegno dei leader UE, in chiara opposizione con i piani di Washington.
Nella giornata di oggi, la tournee del leader ucraino in Italia lo ha visto in prima linea garantirsi complicità e supporto per la sua linea oltranzista. Prima ha avuto un faccia a faccia di circa mezz’ora con Papa Leone XIV che ha invitato le parti proseguire il dialogo per una “pace giusta”. In seguito, è stato ricevuto a Palazzo Chigi dalla premier Meloni per un vertice bilaterale Italia–Ucraina. Zelensky ha detto esplicitamente di “fidarsi” della presidente del Consiglio sui negoziati di pace e di apprezzare il ruolo dell’Italia nel sostenere la linea di Kiev. Meloni, dal canto suo, ha confermato il sostegno “inflessibile” all’Ucraina, sia sul piano militare sia su quello energetico e umanitario, annunciando l’invio di generatori e altre forniture per le infrastrutture energetiche danneggiate.
Il presidente ucraino ha poi spiegato che, dopo questi colloqui, è stato elaborato un piano di pace rivisto, ridotto da 28 a 20 punti, togliendo quelli che lui definisce “punti ovviamente anti‑ucraini”, e che questo piano aggiornato sarà condiviso con gli Stati Uniti già oggi.
La controproposta europea per la pace in Ucraina insiste su un cessate il fuoco immediato che congelerebbe la linea del fronte e fermerebbe le vittime civili, prendendo le distanze dall’ipotesi contenuta nel piano statunitense di un ritiro unilaterale ucraino dal Donbass. L’UE rifiuta che i negoziati partano dal riconoscimento de facto delle conquiste russe e propone invece che le discussioni territoriali si basino sull’attuale linea di contatto, senza alcuna cessione preventiva di territori. L’Ucraina non sarebbe chiamata a rinunciare al Donbass, ma si impegnerebbe a non tentare la riconquista dei territori occupati con mezzi militari dopo l’entrata in vigore dell’accordo, rimettendo la questione al tavolo negoziale.
Sul fronte della sicurezza euro-atlantica, la bozza europea non chiude alla futura adesione dell’Ucraina alla NATO: l’ingresso rimarrebbe possibile qualora vi fosse il consenso degli alleati, senza fissare tempi ma nemmeno precludendo la porta. Parallelamente, l’UE chiede garanzie di sicurezza sostanziali e più robuste rispetto a quelle previste originariamente dai 28 punti statunitensi, ispirate al modello dell’articolo 5 della NATO. È inoltre prevista la creazione di una task force di sicurezza con Stati Uniti, Unione Europea, Ucraina e Russia incaricata di monitorare l’attuazione dell’accordo e verificare le eventuali violazioni. 
Volodymyr Zelensky © Imagoeconomica
In sostanza, si tratta di un piano per continuare la guerra. Bloomberg, citando fonti vicine ai governi europei, riportando che i difensori di Kiev ripongono la folle speranza sul fatto che, se riusciranno a sostenere l’Ucraina in inverno, le difficoltà economiche della Russia peggioreranno l'anno prossimo e Putin perderà influenza nei negoziati.
Trump: Mosca ha una posizione negoziale più forte. L’Ucraina sta perdendo
Ma ora Trump si mostra insolitamente spazientito dall’ostinazione del vecchio continente che, in un’intervista a Politico, ha definito un gruppo di Paesi oramai “in putrefazione, guidati da persone “deboli”.
Rivolgendosi al leader ucraino ha lanciato un ultimatum: “Penso che sia un momento importante per indire le elezioni. Stanno usando la guerra per non indire le elezioni, ma penso che il popolo ucraino dovrebbe avere questa scelta. E forse vincerebbe Zelensky. Non so chi vincerebbe. Ma non hanno elezioni da molto tempo”.
"Sono sempre pronto alle elezioni", ha risposto lui durante un’intervista al quotidiano La Repubblica, ma senza entrare nei dettagli.
Ricordiamo che il leader ucraino avrebbe dovuto essere eletto il 31 marzo 2024, ma le elezioni sono state annullate a causa della legge marziale e della mobilitazione generale.
Il capo della Casa Bianca ha riconosciuto che Mosca ha una posizione negoziale più forte e ha invitato il capo del regime di Kiev a riprendersi e ad accettare le condizioni che gli vengono poste, perché sta perdendo.
"La Russia ha il vantaggio (nel conflitto. – NdR) . (...) E lo ha sempre avuto. È molto più grande, molto più forte. (...) A un certo punto, la vittoria comincia a essere determinata dalle dimensioni", ha sottolineato il Presidente degli Stati Uniti che ha definito la crisi di Kiev il problema più urgente che i paesi europei si trovano ad affrontare, e che non sono in grado di gestire.
"Parlano molto. (...) E non fanno nulla. (...) E il conflitto continua e continua. <...> Questo avrebbe potuto degenerare in una terza guerra mondiale. Non credo che accadrà ora", ha osservato il capo della Casa Bianca.
L’alto rappresentante agli Esteri UE alza i toni: siamo in guerra politica con Washington
Ma le parole del tycoon non fanno altro che esacerbare le tensioni rompendo quelle maschere diplomatiche che finora hanno fatto affluire alla Casa Bianca i subalterni alleati con sorrisi di circostanza a denti stretti.
"Vance aveva già espresso chiaramente il suo disprezzo per l'Europa a Monaco, Trump lo ha ora elevato al livello di strategia di sicurezza nazionale. Si tratta di una dichiarazione di guerra politica all'Ue".
Secondo Borrell, quello che era iniziato come una semplice ostilità verbale nei confronti dell'Unione da parte del vicepresidente americano J.D. Vance ha ora assunto contorni molto più concreti e ufficiali.
La nuova Strategia di Sicurezza Nazionale pubblicata dall'amministrazione Trump rappresenta, nelle sue parole, l'elevazione di questo atteggiamento ostile da semplice retorica politica a dottrina nazionale vera e propria. 
Josep Borrell © Imagoeconomica
L'ex diplomatico europeo ha descritto esplicitamente gli obiettivi geopolitici dell'amministrazione Trump: "Vuole un'Europa bianca divisa in nazioni, subordinate alle sue richieste e alle sue preferenze di voto." Questo descrive una strategia di frammentazione deliberata dell'Unione Europea, ridimensionandone il ruolo geopolitico a favore di una gestione bilaterale da Washington.
Borrell ha successivamente sollecitato i leader dell'UE a riconoscere la realtà della situazione, affermando che "i leader europei devono smettere di fingere che Trump non sia nostro avversario, nascondendosi dietro un silenzio timoroso e compiacente." Questa affermazione rappresenta una rottura concettuale profonda rispetto all'ordine internazionale del dopoguerra, dove il legame transatlantico è stato considerato il pilastro della sicurezza europea.
I russi avanzano a Severodonetsk
Nel frattempo si registrano sviluppi significativi lungo diverse direttrici del fronte.
A Severodonetsk, secondo le fonti russe, la difesa ucraina sarebbe prossima al collasso. Le truppe RF affermano di aver sfondato le linee nel centro cittadino, di aver attraversato il fiume Bahmutka e di aver occupato vari punti fortificati nella zona occidentale. Analisti ucraini confermano che le forze russe hanno consolidato posizioni nell’area orientale e centrale e che i combattimenti si sviluppano lungo la ferrovia e nelle aree urbane a ovest. Le fonti di Mosca parlano anche dell’issamento della bandiera nel centro della città e di un’avanzata di circa cinque chilometri quadrati negli ultimi giorni, dichiarazioni che non possono essere confermate in modo indipendente.
Sulla direttrice Borovaya–Liman, le forze russe sostengono di aver ottenuto nuovi successi, controllando la parte nord di Boguslavka e avanzando fino a meno di due chilometri da Borovaya. Le truppe sarebbero inoltre entrate nelle località di Dibrova, Ozernoe e Zakitnoe, vicine a Liman, dove la battaglia resta aperta. 
La situazione è molto dinamica anche nell’area di Konstantinovka e attorno a Chasov Yar, dove si registrano scontri a tenaglia. A nord-ovest, fonti ucraine riferiscono di contrattacchi nella zona di Maisky e lungo l’asse Verolubovka–Klinovoe, rivendicando la riconquista di alcune posizioni. A sud, le unità ucraine sarebbero arrivate alla periferia orientale di Verolubovka senza riuscire a completare un accerchiamento. Le fonti russe descrivono invece un’avanzata costante a est di Konstantinovka e affermano di aver catturato parte delle posizioni difensive nella zona di Chervonoe, oltre a controllare la parte sud-orientale della città, secondo quanto riportato da alcuni blogger militari russi.
Nella direttrice Pokrovsky–Dobropolye, le forze di Mosca dichiarano di aver ripreso il controllo di varie località, tra cui Dorozhnye, Ivanovka, Sukhetskoye, Sofeevka e gran parte di Novo Shakovo. A questo si aggiungerebbe l’avanzata nella parte meridionale di Mirnograd, con la progressiva chiusura dell’area centrale della città dopo la presa di Svetloe e Rovno, dove sarebbe stata issata la bandiera russa.
Particolarmente complessa è la situazione nell’area di Krasnoarmeysk, dove le truppe in avanzata sarebbero impegnate in intensi combattimenti urbani a Dimitrov. Secondo fonti filorusse, i reparti russi stanno avanzando nei quartieri meridionali ed orientali, compresi il distretto Vostochny e l’area attorno alla scuola n. 4. Le unità impegnate riferiscono di operazioni in edifici multipiano, con la necessità di controllare ingressi, seminterrati e corridoi tra uno stabile e l’altro. A sud della città, nella zona aperta di Sukhoy Yar, le unità ucraine avrebbero difficoltà a ricevere rifornimenti o evacuazioni e tenterebbero di ritirarsi verso Dimitrov attraverso corridoi ristretti.
Foto di copertina © Imagoeconomica
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