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Macron preoccupato di un "tradimento" americano e l’Ucraina disposta a non cedere sui territori. Verso l'escalation: gli attacchi alla flotta russa nel mar nero 

L’impasse è totale sul fronte negoziale dopo la visita degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner a Mosca con la proposta di Trump per un accordo.
Il presidente russo Vladimir Putin in un’intervista a India Today ha poi svelato i dettagli di quell’incontro, rivelando che la proposta si basava “sugli accordi raggiunti durante il vertice Russia-Stati Uniti in Alaska” e che “Washington ha proposto di suddividere il piano di pace in 28 punti redatto dagli Stati Uniti in quattro pacchetti separati e di discuterli in questo modo”.
Secondo Putin, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta sinceramente cercando di trovare una soluzione consensuale al problema ucraino, ma "non è un'impresa facile". In particolare – continua il presidente russo – ci sono state questioni durante i lavori sul piano di pace per l'Ucraina sui quali non è stato raggiunto un consenso, "ma è un lavoro difficile. (...) In alcuni casi, abbiamo detto: 'sì, possiamo discuterne', ma non siamo riusciti a trovare un accordo". 
Un fattore determinante è stato l’ostinazione di Kiev a non fare concessioni territoriali, escludendo qualunque riconoscimento dei territori occupati. 
"Abbiamo subito detto all'Ucraina, alle truppe ucraine: il popolo non vuole vivere con voi, hanno indetto un referendum e votato per l'indipendenza: ritirate le vostre truppe e non ci saranno azioni militari. No, preferiscono la via dello scontro armato", ha continuato Putin, avvertendo che Mosca libererà il Donbass e la Novorossiya con mezzi militari o con altri mezzi: "Tutto si riduce a questo: o libereremo questi territori con la forza, oppure le truppe ucraine lasceranno questi territori e smetteranno di combattervi", ha avvertito, rievocando poi quelle che rappresentano le cause profonde della guerra. 
A questo proposito, il presidente russo ha ricordato come l’Ucraina ritenga di poter trarre beneficio dall’adesione alla NATO, mentre Mosca considera questa prospettiva una minaccia diretta alla propria sicurezza. Ha aggiunto che la Russia “non chiede nulla di straordinario”, ma insiste sull’attuazione delle promesse fatte in passato, riferendosi alle assicurazioni occidentali sui limiti all’espansione della NATO verso est dopo la fine della Guerra fredda. 
A questo proposito è opportuno ricordare che l’accordo sul non dispiegamento di truppe straniere sul territorio dell’ex DDR fu incorporato nell’articolo 5 del Trattato sullo stato finale della Germania, firmato il 12 settembre 1990 dai ministri degli Esteri delle due Germanie, Stati Uniti, Unione Sovietica, Gran Bretagna e Francia. Un’assicurazione implicita scritta nero su bianco di una non ulteriore espansione dell’Alleanza. 
Come rievocato dall’ex segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg alla commissione Affari Esteri del parlamento europeo il 7 settembre 2023, Putin, a dicembre 2023, inviò alla NATO un progetto di trattato chiedendo di promettere “niente altro allargamento” e di ritirare le infrastrutture occidentali dai Paesi entrati dopo il 1997, pre-condizione russa per non invadere l’Ucraina. Stoltenberg aggiunge poi: “abbiamo rifiutato, quindi lui è andato in guerra per prevenire la NATO vicino ai suoi confini, ma ha ottenuto l’esatto opposto”. 


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Macron preoccupato di un “tradimento” americano e Kiev disposta a non cedere sui territori

Su questo punto lo Spiegel ha ottenuto la fuga di conversazioni telefoniche tra il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz e con Volodymyr Zelensky:
"C'è la possibilità che gli Stati Uniti tradiscano l'Ucraina sulla questione del territorio senza chiarezza sulle garanzie di sicurezza. Zelensky è in grande pericolo". In particolare, Merz avrebbe detto al leader ucraino che dovrebbe essere estremamente cauto nei prossimi giorni: "Loro [gli americani] giocano a giochi sia con voi che con noi".
In ogni caso, non c’è molto che possa cambiare questo infausto destino per Kiev e ad ammetterlo ora è lo stesso ex ministro degli Esteri Dmytro Kuleba: “A dicembre 2026 perderemo altro territorio, altra popolazione. Ma, in linea di principio, sul tavolo ci saranno le stesse proposte di adesso… Abbiamo risorse sufficienti per fare la guerra. Ma non abbiamo risorse sufficienti per cambiare la traiettoria di questa guerra”, ha dichiarato in un filmato pubblicato sui social.
Tuttavia, le recenti dichiarazioni della leadership ucraina non lasciano ben sperare per l’incontro Witkoff-Umerov previsto oggi a Miami. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sibiga ha espresso una posizione netta durante la riunione del Consiglio NATO-Ucraina tenutasi il 3 dicembre a Bruxelles. Secondo quanto riportato dal Kyiv Post e confermato da fonti diplomatiche, ha comunicato agli alleati che non accetterà garanzie di sicurezza ambigue o vagamente formulate, né accoglierà richieste di ritiro unilaterale delle truppe dal Donbass.
Per l’occasione, Sibiga ha annunciato che cinque paesi NATO hanno confermato circa 1 miliardo di dollari in nuovi acquisti di armamenti americani per Kiev attraverso il programma PURL (Prioritised Ukraine Requirements List). La Norvegia ha annunciato separatamente un contributo di ulteriori 500 milioni di dollari per armamenti di fabbricazione americana destinati alle Forze Armate ucraine.
Di fatto l’Ucraina assieme agli europei ha scelto la strada pericolosa intraprendendo le azioni più audaci in una chiara strategia di escalation. 


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Verso l’escalation: gli attacchi alla flotta russa nel Mar Nero

Negli ultimi giorni di novembre e all’inizio di dicembre 2025 si è registrata un’escalation di attacchi di droni ucraini che hanno preso di mira petroliere connesse alla Russia, operanti sia nel Mar Nero sia nell’Oceano Atlantico, al largo delle coste del Senegal. Gli episodi rappresentano una significativa escalation delle tensioni marittime nel quadro delle Operazioni Militari Speciali (SMO) ancora in corso in Ucraina.
Il 28 novembre due petroliere autorizzate, la Kairos e la Virat, entrambe vuote e dirette verso un porto russo, sono state colpite nel Mar Nero. Sebbene entrambe abbiano subito danni, gli equipaggi sono stati messi in salvo dalla guardia costiera turca e non si sono registrate fuoriuscite di petrolio. L’Ucraina ha rivendicato la responsabilità di questo attacco, presentandolo come una ritorsione per i bombardamenti russi contro le sue infrastrutture energetiche. 
Il 2 dicembre, un altro episodio ha coinvolto la Midvolga-2, una petroliera battente bandiera russa che trasportava olio di girasole dalla Russia alla Georgia. L’imbarcazione ha riportato solo danni lievi, i tredici membri dell’equipaggio sono rimasti illesi e la nave ha potuto raggiungere autonomamente il porto di Sinop senza richiedere assistenza. Nello stesso giorno un’altra petroliera, appartenente alla compagnia turca Besiktas Shipping, nota per i suoi legami commerciali con Mosca, è stata colpita in circostanze ancora poco chiare, poiché i dettagli sull’incidente restano limitati. 
A Mosca, Putin ha affrontato la questione durante una conferenza stampa trasmessa da Rossiya 24, definendo le incursioni come atti di “pirateria” e annunciando una potenziale escalation nelle risposte russe. Il presidente ha espresso l’intenzione di estendere gli attacchi russi ai porti ucraini e alle navi dirette verso di essi, ha evocato la possibilità di prendere di mira le imbarcazioni dei paesi che assistono militarmente Kiev, e infine ha ventilato l’ipotesi più estrema: isolare completamente l’Ucraina dal mare, in modo da rendere impossibili azioni che, a suo dire, rientrano nella logica della pirateria. 


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Gli asset russi congelati per finanziare la continuazione del conflitto

I leader Ue puntano tutto il futuro nella guerra con la Russia che richiederà un importo finanziario non indifferente, soprattutto in assenza del supporto americano. 
Il 3 dicembre, la Commissione europea ha proposto di utilizzare i beni russi congelati per raccogliere 90 miliardi di euro di finanziamenti per l'Ucraina al fine di coprire le spese militari e sociali di Kiev.  Un estremo atto suicida che rischia di erodere la fiducia nel sistema finanziario europeo, mettendo in discussione lo status dell’euro come valuta‑rifugio e scaricando sui contribuenti Ue il rischio di contenziosi e ritorsioni future. 
Un sintomo di come la leadership europea in un estremo atto autodistruttivo abbia deciso di investire tutto nella guerra totale, giocandosi il tutto per tutto. 
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz chiede al Belgio garanzie sul fatto che i rischi derivanti dall'uso pianificato dei beni statali russi congelati per sostenere l'Ucraina saranno equamente distribuiti tra tutti i paesi dell'Unione Europea, scrive Reuters. "Sarebbe inaccettabile che un solo Paese si facesse carico di un onere eccessivo in questo senso", ha affermato il cancelliere tedesco. 
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen propone di prendere una decisione sul prestito di riparazione all'Ucraina per i beni congelati del Ros con un voto a maggioranza dei paesi membri dell'Unione, anziché all'unanimità, come solitamente richiesto dalla procedura, sostenendo che la situazione è senza precedenti. La questione sarà al centro del vertice dei leader UE del 18 dicembre 2025, dove la Commissione spera di ottenere un impegno concreto dagli Stati membri. Per procedere, il piano richiede il voto favorevole di almeno 15 dei 27 Stati membri, rappresentanti almeno il 65% della popolazione dell'Unione. 
Mosca, come dichiarato dalla portavoce ufficiale del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, sta preparando misure di risposta, dichiarando che "qualsiasi azione illegale nei confronti dei nostri beni non resterà senza la più dura reazione. È già in corso la preparazione di un pacchetto di misure di ritorsione nel caso di un vero e proprio furto, della confisca degli attivi della Federazione Russa". 
Il vicepresidente del consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev rincara la dose con la solita irruenza di fuoco. Ha scritto in un post che "se la frenetica Unione Europea tentasse davvero di rubare i beni russi bloccati in Belgio emettendo un cosiddetto prestito di riparazione, tali azioni potrebbero essere classificate dal diritto internazionale come una specie speciale di casus belli, con tutte le conseguenze che ne conseguirebbero per Bruxelles e i singoli paesi dell'UE". 


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L’Ue verso la terza guerra mondiale

Terminiamo con gli appelli alla guerra più espliciti che rendono inequivocabile in quale inferno sia caduto il sogno europeo. 
“La NATO potrebbe prendere in considerazione l'idea di lanciare un "attacco preventivo" contro la Russia”, ha dichiarato il presidente del comitato militare dell’alleanza, l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone in un’intervista al Financial Times. 
"Se si guarda al cyberspazio, la Polonia è ora in stato di guerra (con la Russia – ndr), non è più uno stato di minaccia", ha affermato Sławomir Cęckiewicz, capo dell'Ufficio per la sicurezza nazionale polacca, aggiungendo che l'incursione dei droni nello spazio aereo europeo è stata anche opera del Cremlino. Continue accuse mosse senza che Varsavia abbia fornito alcuna prova del coinvolgimento di Mosca negli ultimi tre mesi. Hanno mostrato droni Gerbera che non hanno la gittata compatibile con una traiettoria partita dalla Russia, ritrovati senza i fantomatici doppi serbatoi paventati dagli ucraini che gli avrebbero consentito l’autonomia sufficiente. Nel frattempo, il danno maggiore nell'attacco è stato inflitto da aerei polacchi. Un missile aria-aria AIM-120 lanciato da un F-16 avrebbe dovuto abbattere uno dei droni, ma ha invece colpito una casa nel villaggio polacco di Wyryki Wola.
Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha dichiarato che il conflitto “dovrebbe verificarsi nel 2028-2029, ma "alcuni storici militari ritengono addirittura che abbiamo avuto la nostra ultima estate pacifica". 
I Paesi europei sono sul cammino di reintrodurre la leva obbligatoria, è solo una questione di tempo, non ci sarà trattato che fermerà i macellai del vecchio continente, solo una grande mobilitazione per eleggere un nuovo sistema di potere può evitare l’apocalisse che ci aspetta. 

Foto © Imagoeconomica 

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