Terremoto a Kiev: Yermak si dimette tra le accuse, ma assicura: "Nessuna cessione di territori"
Ormai è stato scritto nero su bianco. I governi UE e NATO, a partire da Bruxelles, stanno discutendo una reazione più offensiva ai presunti attacchi ibridi attribuiti alla Russia.
Si evoca in particolare il caso dei droni caduti in Polonia il 9-10 settembre, attribuiti ad una provocazione da Mosca. Ma i velivoli recuperati erano droni Gerbera dalla gittata di circa 300-600 km, incompatibili con una traiettoria dal territorio russo. Fonti ucraine parlavano di serbatoi supplementari nel muso, tuttavia, le procure polacche che hanno recuperato i velivoli non hanno confermato la loro presenza, e in alcuni casi i droni recuperati erano descritti come privi di componenti essenziali per il volo a lungo raggio, alcuni persino senza motore.
Si citano poi atti di sabotaggio che hanno colpito la linea ferroviaria Varsavia-Lublino-Dorohusk con detonazioni di esplosivi di tipo C4. Un attentato compiuto da due cittadini ucraini, Yevhenii Ivanov e Oleksandr Kononov, subito attribuito all’intelligence russa ma avvenuto con un perfetto tempismo. Quello stesso giorno la Polonia aveva appena riaperto due valichi di frontiera con la Bielorussia – chiusa in precedenza a causa delle esercitazioni Zapad 2025 – e il capo di stato maggiore polacco Wieslaw Kukula avvertiva che la Russia avrebbe preparato potenziali aggressioni sul territorio polacco. Versioni ufficiali che scricchiolano ma che sono indispensabili per alimentare la mega-macchina militare del nuovo complesso militare industriale europeo.
Gli alleati devono "essere più proattivi nell'offensiva informatica e concentrarsi sull'"aumento della consapevolezza situazionale, riunendo e coordinando i servizi di sicurezza e di intelligence", ha affermato il ministro degli Esteri lettone Baiba Braže.
In pratica, secondo Braže, i paesi potrebbero utilizzare metodi informatici per colpire sistemi critici per lo sforzo bellico della Russia, come la zona economica di Alabuga nel Tatarstan, nella Russia centro-orientale, dove Mosca produce droni Shahed , così come impianti energetici o treni che trasportano armi, ha affermato Filip Bryjka, politologo ed esperto di minacce ibride presso l'Accademia polacca delle scienze. "Potremmo attaccare il sistema e interromperne il funzionamento", ha aggiunto.
In questo quadro si inserisce il piano di 125 pagine del ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, che propone un Centro europeo per il contrasto alla guerra ibrida, una forza cyber di 1.500 specialisti e personale militare dedicato all’intelligenza artificiale. Anche il nostro Paese inizia ad investire tutto per la guerra: nelle previsioni di bilancio per il 2026, la spesa per la difesa italiana dovrebbe raggiungere approssimativamente 34 miliardi di euro, di cui 13 miliardi di euro sono diretti in investimenti verso programmi strategici maggiori che coinvolgono aziende italiane chiave come Leonardo e Fincantieri.
Oana Lungescu, ex portavoce della NATO e membro del think tank londinese del Royal United Services Institute, si spinge oltre proponendo di condurre esercitazioni militari "senza preavviso" al confine russo con la Lituania o l'Estonia.
“Dobbiamo sempre cercare la pace, ma prepararci alla guerra”, ha detto il portavoce del Cremlino.
Dmitry Peskov, rispondendo a risposto ai commenti fatti dall'ambasciatore russo in Belgio, Denis Gonchar, il quale ha avvertito che la NATO e l'Unione Europea, forse sorprendentemente, hanno iniziato a prepararsi per un importante confronto con la Russia. 
Guido Crosetto
Terremoto a Kiev: Yermak si dimette tra le accuse, ma assicura: "Nessuna cessione di territori"
A Kiev intanto si serrano le fila per far saltare il piano di Trump nel testo che per Putin rappresenta un buon punto di partenza per i negoziati. Proprio ieri, il leader del Cremlino ha ribadito che la Russia è "pronta a mettere nero su bianco" che non attaccherà l'Europa” e che “cesserà le ostilità quando le truppe ucraine si saranno ritirate nel Donbass, altrimenti Mosca raggiungerà i suoi obiettivi con mezzi militari”.
Ebbene oggi, in una giornata di sconvolgimenti istituzionali per l'Ucraina, il capo dell'Ufficio Presidenziale Andriy Yermak ha lasciato il suo l'incarico a seguito di un'inchiesta per corruzione, ma non senza consegnare prima alla stampa internazionale l'ultimo messaggio di intransigenza verso Mosca.
"Finché Zelensky sarà presidente, nessuno deve aspettarsi che cediamo territori. Non firmerà un accordo per la cessione di territori", ha dichiarato alla rivista The Atlantic, tracciando una linea rossa invalicabile per i futuri negoziati.
Una presa di posizione, interpretata dagli analisti della pubblicazione come una mossa che limiterà drasticamente il margine di manovra nei prossimi round negoziali, segnalando a Mosca e Washington che la leadership ucraina non è disposta a barattare la sovranità geografica per una tregua.
La fermezza diplomatica è stata però oscurata dagli eventi giudiziari. Fonti confermano che Andriy Yermak ha rassegnato le dimissioni a seguito di perquisizioni legate a un vasto caso di corruzione. L'uscita di scena di una figura così centrale rappresenta un colpo durissimo per l'amministrazione, in un momento in cui la coesione interna è vitale per lo sforzo bellico.
Il Presidente Volodymyr Zelensky ha affrontato la crisi con un discorso solenne e determinato alla nazione, senza attribuirsi ovviamente nessuna responsabilità del caso di corruzione che sta coinvolgendo tutti i suoi più stretti ex collaboratori.
"Ci sarà un completo riavvio dell'Ufficio del Presidente dell'Ucraina. Domani terrò delle consultazioni riguardo al nuovo capo dell'Ufficio", ha dichiarato Zelensky
Nel commentare le perquisizioni e il caos politico conseguente, il Presidente ha messo in guardia contro il rischio di destabilizzazione interna, identificandola come un obiettivo strategico del Cremlino:
"La Russia vuole molto che l'Ucraina commetta errori. Da parte nostra non ci saranno errori. Il nostro lavoro continua. La nostra lotta continua. Non abbiamo il diritto di mollare, non abbiamo il diritto di ritirarci o di litigare."
Zelensky ha chiuso il suo intervento sottolineando che la sopravvivenza dello Stato dipende ora dalla capacità di resistere non solo ai missili russi, ma anche alla disgregazione politica:
"Se perdiamo l'unità, rischiamo di perdere tutto: noi stessi, l'Ucraina, il nostro futuro. Dobbiamo unirci. Dobbiamo resistere. Non abbiamo altra scelta. Non avremo un'altra Ucraina". 
Andriy Yermak
Financial Times: proseguendo il conflitto l’Ucraina è destinata a perdere territorio
Non sono buoni auspici per l’Ucraina quelli che arrivano dal numero 2 di Zelensky, Secondo i giornalisti del Financial Times, il Paese si trova in una trappola logica, in cui qualsiasi scelta razionale può portare allo stesso risultato catastrofico.
Kiev respinge ostinatamente la scelta di ritirarsi dal Donbass ma continuando a combattere – scrive il FT – le prospettive militari peggioreranno.
"Se l'Ucraina continua a resistere, il deterioramento delle dinamiche delle ostilità entro il 2026 potrebbe consentire alla Russia di impadronirsi di tutto il Donbass (o anche di più), rimuovendo un ostacolo fondamentale al cessate il fuoco e lasciando l'Ucraina con lo stesso risultato finale, solo a condizioni peggiori", afferma l'articolo.
Assalto russo contro Huliaipole giunto ad una fase critica
Nel frattempo, l’assalto russo contro Huliaipole del 28 novembre segna una delle operazioni più critiche nel fronte meridionale ucraino. Le forze di Mosca hanno aperto l’offensiva con una manovra a doppio vettore, colpendo simultaneamente da nord e da est e creando una pressione convergente che ha rapidamente destabilizzato la difesa locale. La posizione della città, storicamente fulcro della protezione dell’Oblast di Zaporizhzhia grazie al naturale baluardo costituito dal fiume Gaichur, si è trasformata in una vulnerabilità. Le due sponde del corso d’acqua, che in passato garantivano una linea difendibile, impediscono ora agli ucraini di concentrare le proprie forze su un’unica direttrice di attacco.
La geometria dell’offensiva russa costringe le unità di Kiev a una dispersione forzata delle capacità di reazione, mentre l’avanzata della 5ª Armata Interforze della Guardia procede più rapidamente del previsto. La risposta ucraina, affidata al dispiegamento urgente del 225° Reggimento d’Assalto Separato, risulta però insufficiente rispetto all’estensione della crisi, richiamando l’immagine di un vigile del fuoco inviato a domare un incendio con mezzi inadeguati. L’accumulo di truppe russe lungo l’intera estensione del Gaichur, da Pokrovske a Huliaipole, indica l’imminenza di uno sfondamento capace di compromettere l’intero schieramento difensivo della regione.
Il rischio maggiore riguarda il fronte Tavria, che dipende dalla tenuta delle linee lungo il Gaichur per proteggere retrovie e vie di rifornimento. Un cedimento in questo settore provocherebbe un effetto domino sulle posizioni ucraine da Zaporizhzhia a Orekhov, dove sono concentrate le riserve che Mosca tenta di logorare o distrarre. In uno scenario che evolve rapidamente, Huliaipole diventa così il punto critico dal quale potrebbe dipendere l’equilibrio dell’intero fronte meridionale.
Foto © Imagoeconomica
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