New York Times: improbabile che il nuovo piano venga accettato dalla Russia. Lavrov: "L’Europa ha sprecato la sua occasione sulla crisi ucraina"
Improvvisamente un clima di ottimistica euforia ha scosso gli animi della stampa internazionale.
"Gli ucraini hanno accettato l'accordo di pace", titola trionfale CBS News, secondo cui Washington e Kiev hanno raggiunto un’intesa sui termini principali del piano. Resterebbero solo “dettagli minimi” da risolvere.
In particolare, il Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale ucraino, Rustem Umerov, ha confermato che le delegazioni hanno raggiunto "una comprensione comune sui termini principali dell'accordo discusso a Ginevra".
C’è un particolare non trascurabile da sottolineare tuttavia. Il piano originale è stato significativamente modificato rispetto alla versione dei 28 punti che prevedeva il riconoscimento di Crimea, Lugansk e l'intera regione di Donetsk (incluso il 25% ancora sotto controllo ucraino) come territori de facto russi; riduzione dell'esercito ucraino a 600.000 effettivi; abbandono permanente delle aspirazioni ucraine di adesione alla NATO e il divieto per l'Ucraina di possedere armi a lungo raggio.
Il nuovo testo da 19 punti
Dalla stampa internazionale iniziano a emergere alcuni dettagli del nuovo testo in 19 punti, frutto dei negoziati a Ginevra tra Stati Uniti, Ucraina ed Europa.
Secondo Reuters, che cita la bozza preparata da Londra, Parigi e Berlino, l’Ucraina si impegnerebbe a non riconquistare militarmente le aree occupate, e i negoziati sugli eventuali scambi di territori partirebbero dalla linea del fronte attuale. Il solito cessate il fuoco preliminare che per Mosca esula dalla risoluzione delle cause profonde della guerra.
Anche il Guardian mette in evidenza che la controproposta ucraino-europea punta a far partire le trattative dalla situazione militare sul terreno, senza riconoscere automaticamente come russe né le zone già occupate né quelle a cui Mosca aspira. Nessun riconoscimento immediato, dunque, delle acquisizioni militari. Il Financial Times riporta inoltre che la questione territoriale — inclusi i possibili scambi — sarebbe stata “rimessa tra parentesi” e rinviata a un incontro diretto tra Trump e Zelensky, che secondo fonti ucraine potrebbe avvenire già la prossima settimana. 
Donald Trump
Il secondo nodo riguarda l’adesione dell’Ucraina alla Nato. Il Financial Times sostiene che la questione sia stata rinviata, senza una decisione immediata. Reuters, invece, riferisce che la bozza europea lega l’ingresso di Kiev al consenso di tutti i membri dell’Alleanza. Il Guardian sottolinea inoltre che la proposta non esclude esplicitamente la futura adesione, ma ribadisce la necessità che l’Ucraina mantenga libertà di scelta, avvertendo però che Mosca potrebbe tentare di imporre condizioni restrittive.
A chiarire i dubbi più irrisolti ci ha pensato il capo dell’Ufficio del Presidente ucraino Andriy Yermak che, citato da Axios, sottolinea come “l’Ucraina non rinuncerà alla sua adesione alla NATO in futuro, nonostante il piano di pace degli Stati Uniti”.
Non parliamo certo di una questione di poco conto per Mosca. Come ricordato dall’ex segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg alla commissione Affari Esteri del parlamento europeo il 7 settembre 2023, Putin inviò alla NATO un progetto di trattato chiedendo di promettere “niente altro allargamento” e di ritirare le infrastrutture occidentali dai Paesi entrati dopo il 1997, pre-condizione russa per non invadere l’Ucraina. Stoltenberg aggiunge poi: “abbiamo rifiutato, quindi lui è andato in guerra per prevenire NATO, più NATO, vicino ai suoi confini, ma ha ottenuto l’esatto opposto”.
Si tratta dunque di una posizione molto distante dal cosiddetto “Piano Trump”, che chiedeva non solo che Kiev inserisse addirittura in Costituzione la rinuncia permanente all’ingresso nella Nato, ma anche che l’Alleanza stessa lo sancisse nel proprio statuto.
Un’altra questione centrale riguarda la dimensione delle forze armate ucraine. Mentre la proposta iniziale americana fissava un limite di 600.000 militari, Reuters spiega che la bozza europea alza il tetto a 800.000 uomini in tempo di pace. Secondo il The Guardian, la proposta in 19 punti includerebbe garanzie di sicurezza simili all’Articolo 5 della Nato: un eventuale attacco russo sarebbe considerato un’aggressione contro tutti i firmatari, che potrebbero rispondere in modo coordinato — pur senza prevedere l’ingresso formale dell’Ucraina nel Patto Atlantico.
Sparita anche la proposta del piano originale di destinare 100 miliardi di dollari degli asset russi bloccati in Europa alla ricostruzione dell’Ucraina, sotto gestione statunitense, con il 50% dei profitti riservato a Washington; il resto sarebbe confluito in un fondo congiunto Usa-Russia. Nel nuovo piano, riferisce Reuters, gli asset resterebbero invece congelati fino a eventuali risarcimenti da parte di Mosca, senza alcuna spartizione immediata dei profitti. 
Sergej Lavrov
Truppe europee pronte dopo la firma degli accordi
A peggiorare la situazione si aggiungono i propositi dei falchi più guerrafondai del vecchio continente. In prima fila ovviamente il presidente francese Emmanuel Macron che ha confermato come, una volta firmato un accordo di pace, verranno dispiegate forze di rassicurazione e deterrenza europee sul territorio ucraino. Macron ha precisato che queste truppe non saranno posizionate sulla linea del fronte, bensì in città di retrovia come Kiev e Odessa, con funzioni di protezione delle infrastrutture critiche e dei centri nevralgici del Paese.
Le forze includeranno contingenti britannici, francesi e turchi, affiancati da militari di altri Paesi partecipanti. Il loro compito principale sarà: assistenza alla sicurezza e protezione di aree strategiche Funzione di deterrenza contro eventuali future aggressioni.
Macron ha ribadito che questa iniziativa non avverrà sotto l'egida della NATO, ma attraverso una coalizione intergovernativa (la cosiddetta "coalition of the willing") guidata principalmente da Francia e Regno Unito.
Al contempo, secondo quanto dichiarato da AFP, il capo dell’Eliseo giovedì annuncerà la ripresa delle reclute volontarie nell'esercito. Obiettivo: preparare 2000-3000 nuovi soldati nel primo anno e poi passare a un ritmo di 50.000 nuovi soldati all'anno.
New York Times: improbabile che il nuovo piano venga accettato dalla Russia
Mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato di aver incaricato il suo inviato speciale Steve Witkoff di incontrare il presidente russo Vladimir Putin a Mosca e che restano da concordare solo alcune divergenze riguardo al proposto "piano di pace", il New York Times evoca scenari foschi. 
Steve Witkoff
“Per la Casa Bianca, il problema della revisione del (trattato - ndr) per includere un maggior numero di questioni ucraine è che ciò riduce la probabilità che venga accettato dalla Russia. L'amministrazione comprende perfettamente che rinunciare ad alcune richieste del piano di pace presentato la scorsa settimana potrebbe risultare inaccettabile per la Russia, ha dichiarato un portavoce della Casa Bianca”, scrive la pubblicazione, citando alcuni funzionari Usa.
Contemporaneamente al viaggio di Witkoff, il Segretario dell'Esercito degli Stati Uniti, Dan Driscoll, incontrerà la parte ucraina", ha dichiarato il capo della Casa Bianca.
Lavrov: “L’Europa ha sprecato la sua occasione sulla crisi ucraina”
Nel frattempo il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov evoca il quadro impietoso di un’unione europea che vuole rendersi protagonista di un negoziato – con proposte da sabotaggio tra l’altro – mentre in passato è stata protagonista di inganni e tradimenti su qualunque accordo fosse stato messo in piedi con Mosca.
“Quando i nostri colleghi europei dichiarano a gran voce che non ci sarà un nuovo Minsk, che non si può decidere nulla senza l'Europa, perché ‘ci riguarda direttamente’. Eppure l'Europa ha fallito su tutti i fronti, a partire dal 2014”, ha dichiarato Lavrov, parlando coi giornalisti, spiegando che “è stata proprio l'Europa a presiedere l'accordo sul piano di risoluzione a febbraio 2014 tra Yanukovich e l'opposizione. È stata l'Europa a mettere la propria firma di garanzia sul documento firmato da Yanukovich e dagli oppositori. Ed è stata l'Europa, la mattina in cui l'opposizione, violando tutto il documento firmato, ha occupato gli edifici governativi, a lavarsene le mani dicendo che "a volte la democrazia assume forme e pieghe molto insolite".
A proposito degli accordi di Minsk che avrebbero dovuto fermare le incursioni delle milizie di Kiev contro le popolazioni civili russofone e garantito loro uno status autonomo, ricordiamo le postume ammissioni di Angela Merkel:
"L'Ucraina del 2014-2015 non era l'Ucraina di oggi. Era ovvio per tutti noi che il conflitto sarebbe stato congelato, ma questo ha solo dato tempo prezioso all'Ucraina per rinforzarsi e modernizzarsi."
Ecco cosa cerca Bruxelles per questo nuovo piano in corso: una Minsk 3, ma difficilmente Mosca sarà disposta a cadere nell’inganno per l’ennesima volta.
“Il piano dell’UE prevede la fine del conflitto lungo le linee del fronte», mentre il piano statunitense prevede il ritiro delle forze ucraine dal Donbass”, ha concluso Lavrov, concludendo che per Mosca, questo mette in luce la frammentazione interna al fronte occidentale.
Foto © Imagoeconomica
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