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Kallas: "Primo, indebolire la Russia. Secondo, sostenere l'Ucraina", Trump ha fretta di evitare di gestire la disfatta militare 

È stato un incontro teso quello avvenuto oggi a Kiev tra Volodymyr Zelensky e i generali, guidati dal ministro dell'esercito USA Daniel Driscoll.
Il tema principale è stato ovviamente il piano di pace elaborato dai rappresentanti speciali dei presidenti statunitense e russo, Steve Witkoff e Kirill Dmitriev, con condizioni ben lontane da quelle che il leader ucraino ha rivendicato in questi mesi. 

Tutti i 28 punti del piano di Donald Trump

Il testo prevede innanzitutto la conferma della sovranità ucraina e la stipula di un patto di non aggressione completo e globale tra Russia, Ucraina ed Europa, risolvendo tutte le ambiguità rimaste degli ultimi trent’anni. È previsto che la Russia si impegni a non invadere i paesi vicini, mentre la NATO non procederà a ulteriori espansioni. Verrà avviato un dialogo tra Russia e NATO, mediato dagli Stati Uniti, per allentare le tensioni e affrontare tutte le questioni di sicurezza, ponendo le basi per un futuro di cooperazione economica e di garanzia della sicurezza globale. 
All’Ucraina saranno offerte garanzie di sicurezza solide, ma la dimensione delle Forze Armate sarà limitata a 600.000 effettivi. Il Paese dovrà inserire in Costituzione il proprio status di non adesione alla NATO, mentre l’Alleanza affermerà nei propri statuti che l’Ucraina non vi entrerà in futuro; la NATO inoltre si impegnerà a non inviare truppe in territorio ucraino. Gli aerei da combattimento europei verranno invece dislocati in Polonia. 
Il piano introduce un sistema di garanzia assicurato dagli Stati Uniti, che avranno diritto a compensi per fornire tale garanzia. Qualora l’Ucraina dovesse lanciare un attacco non provocato sulla Russia o se invadesse la Russia, la garanzia decadrebbe. Nel caso opposto, cioè di una nuova invasione russa, scatterebbero una risposta militare coordinata e severe sanzioni, con la revoca di tutti i vantaggi e riconoscimenti ottenuti con l’accordo. In caso di attacco ucraino privo di motivazione contro Mosca o San Pietroburgo, la garanzia americana verrebbe invalidata. 
Sul piano europeo, l’Ucraina otterrà lo status di Paese idoneo all’adesione all’Unione Europea e, in attesa delle decisioni formali, avrà un accesso preferenziale temporaneo al mercato unico. È previsto anche un vasto programma di ricostruzione, che include la creazione di un Fondo di sviluppo gestito dagli Stati Uniti insieme a Kiev per investimenti in settori tecnologici, data center, intelligenza artificiale, oltre che nella modernizzazione delle infrastrutture energetiche e nella gestione congiunta dei gasdotti e degli impianti di stoccaggio. La ricostruzione toccherà anche le aree devastate dalla guerra, le città e le zone residenziali. La Banca Mondiale supporterà questi sforzi con uno speciale pacchetto di finanziamento rapido.
Parallelamente, la Russia sarà gradualmente reintegrata nell’economia globale; la discussione sullo sblocco delle sanzioni avverrà in modo selettivo, punto per punto. Gli Stati Uniti si impegneranno per un accordo di cooperazione economica di lungo termine con la Russia nei settori energetico, tecnologico, delle risorse naturali, dello sviluppo dei centri dati e dell’estrazione di terre rare nell’Artico. Inoltre, Mosca tornerà a far parte del G8. Quanto ai fondi russi congelati, 100 miliardi di dollari saranno investiti, sotto la guida statunitense, in progetti di ricostruzione ucraina: metà dei profitti di questa iniziativa andranno agli Stati Uniti, mentre l’Europa aggiungerà altri 100 miliardi. Le somme restanti verranno destinate a un fondo misto russo-americano per progetti economici comuni, con l’obiettivo di rafforzare i legami ed evitare nuove crisi.  


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La centrale nucleare di Zaporizhzhia sarà posta sotto supervisione AIEA, con l’energia prodotta equamente divisa tra Ucraina e Russia. Sul piano sociale, Ucraina e Russia lanceranno programmi scolastici per la tolleranza, l'eliminazione del razzismo e la protezione delle minoranze religiose, linguistiche e dei media, uniformandosi agli standard UE e respingendo qualsiasi attività di matrice nazista. 
Sul nodo cruciale dei territori occupati, la Crimea, Luhansk e Donetsk saranno riconosciute di fatto come russe, compresi dagli Stati Uniti. Le regioni di Kherson e Zaporizhia verranno “congelate” sulla linea di contatto, riconoscendo di fatto tale demarcazione. La Russia si impegna a rinunciare ad altri territori che aveva occupato al di fuori delle cinque regioni menzionate. Le forze ucraine si ritireranno dalla zona di Donetsk ancora sotto il proprio controllo, che diventerà una fascia demilitarizzata e neutrale, riconosciuta internazionalmente come Russa, ma senza presenza militare russa. 
Dopo la definizione delle nuove linee territoriali, nessuna delle parti potrà modificarle con la forza, pena la decadenza immediata di tutte le garanzie di sicurezza concordate dal piano. Per quanto riguarda le vie di comunicazione, la Russia si impegnerà a non ostacolare il libero uso del fiume Dnepr da parte dell’Ucraina, così come il libero trasporto del grano ucraino attraverso il Mar Nero. 
La questione dei prigionieri verrà affrontata con la costituzione di un comitato umanitario che si occuperà di scambi “tutto per tutto”, rimpatrio dei civili e dei bambini, ricongiungimenti familiari e sostegno alle vittime del conflitto. 
Il piano chiede inoltre che in Ucraina vengano indette elezioni entro 100 giorni e che tutte le parti coinvolte nel conflitto siano amnistiate per gli atti commessi, rinunciando reciprocamente a rivendicazioni future. L’accordo sarà giuridicamente vincolante e monitorato da un Consiglio per la Pace presieduto dal presidente Trump, che si occuperà di sanzionare eventuali violazioni.  

Zelensky accetta, ma l’Ue è pronta al sabotaggio

Una spada di damocle per le condizioni massimaliste ucraine che vedevano in prima linea il non riconoscimento dei territori russi occupati e garanzie di sicurezza massimizzato da un supporto militare occidentale senza limiti. Secondo un funzionario americano rimasto anonimo, Zelensky e Driscoll avrebbero "concordato scadenze ravvicinate per la firma".
"Oggi ho incontrato i rappresentanti degli Stati Uniti. Una delegazione importante e una conversazione molto seria. La parte americana ha presentato le sue proposte, i punti del piano per porre fine alla guerra, la sua visione. Fin dai primi giorni della guerra, abbiamo assunto una posizione estremamente semplice: l'Ucraina ha bisogno di pace. E di una pace vera, una pace che non sarà violata da una terza invasione. Una pace degna, in cui le condizioni siano rispettose della nostra indipendenza, della nostra sovranità e della dignità del popolo ucraino", ha scritto oggi il leader ucraino ammettendo di fatto, di aver accettato almeno nella sostanza i punti sopracitati. 
È della stessa idea anche Axios citando funzionari americani e ucraini rimasti anonimi, Ma ecco che alla sola parola “pace”, l’Europa è entrata nel panico più totale. 
“Non abbiamo sentito parlare di alcuna concessione da parte russa. Se la Russia volesse davvero la pace avrebbe potuto accettare un cessate il fuoco incondizionato già da tempo”, ha commentato stizzita il Capo della Politica Estera dell'UE, Kaja Kallas. 
Nella sua delirante invettiva la Kallas ha invece proposto il suo delirante contropiano infallibile. 
"Primo, indebolire la Russia. Secondo, sostenere l'Ucraina", ha chiarito con fredda ed infantile quanto inquietante sicurezza. 
Ma a parlar chiaro sull’indignazione generale dei leader europei ci ha pensato l’andamento azionario di oggi delle principali società europee della difesa che hanno chiuso la giornata in forte calo. Leonardo ha perso circa il 4,7% a Milano, mentre Rheinmetall ha registrato un ribasso di circa il 5,3% a Francoforte. Anche BAE Systems e Saab hanno subito perdite significative, comprese tra il 4% e il 7%, rispettivamente a Londra e Stoccolma. In negativo anche Thales e Babcock International, che hanno seguito la tendenza ribassista generale del settore. 
Gli impegni assunti dai paesi NATO europei sono ormai inderogabili e rappresentano cifre senza precedenti dal termine della Guerra Fredda. Al vertice dell'Aia del giugno 2025, gli alleati hanno concordato un obiettivo di spesa pari al 5% del PIL entro il 2035, di cui il 3,5% destinato alla difesa tradizionale e l'1,5% a infrastrutture critiche, cybersicurezza e resilienza. Questo rappresenta più del raddoppio rispetto alla media attuale del 2,2% del PIL, traducendosi in circa 800 miliardi di euro annui entro il 2030 per i soli membri europei della NATO.  


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“Gli europei si sono opposti al piano degli Stati Uniti che avrebbe costretto l'Ucraina a fare concessioni”, scrive la Reuters, spiegando che gli interlocutori li hanno definiti una capitolazione dell'Ucraina. 
"Non possiamo rinunciare ai territori proprio adesso che l'Ucraina sta avanzando. Kiev vincerà questa Guerra e la NATO sarà al suo fianco", ha dichiarato il segretario generale Mark Rutte in un impeto di follia. 
Ad esprimere opposizione al piano si è anche aggiunto il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski, mentre un importante funzionario tedesco lo ha definito "inaccettabile."
Nel frattempo la Russia, almeno a livello ufficiale, sembra totalmente messa in disparte in questa nuova tornata negoziale. “Il programma del presidente russo Vladimir Putin non include un incontro con i funzionari militari statunitensi dopo la loro visita a Kiev”, ha dichiarato il portavoce presidenziale Dmitry Peskov.  

I nodi cruciali non risolti che lasciano il Cremlino diffidente

Al contempo, il leader del Cremlino si è limitato a rilasciare un freddo commento sulla questione: “Abbiamo i nostri compiti. Il principale è il raggiungimento incondizionato degli obiettivi dell'operazione militare speciale".
In questo senso, il piano di Trump, pur allineandosi in alcuni punti presenta differenze sostanziali. Il testo concede il riconoscimento de facto di Crimea, Donetsk e Luhansk come russe (anche dagli Stati Uniti), ma “congela” Kherson e Zaporizhzhia lungo la linea di contatto, lasciando il resto dei territori contesi in una situazione temporanea e prevedendo il ritiro ucraino da parte della regione di Donetsk, che diventerà una zona cuscinetto demilitarizzata. 
Pur prevedendo anch’esso la neutralità e la non adesione alla NATO, non impone una stretta direttoa sul tipo di armamenti consentiti né prevede meccanismi di ispezione, lasciando a Kiev la gestione interna del settore armato nella cornice di nuove garanzie multilaterali. Mosca invece, soprattutto nelle sue richieste più avanzate, esige un controllo molto più penetrante su armamenti e capacità tecnologiche ucraine, incluso il divieto di missili o droni a lungo raggio, che il piano degli USA non specifica in quei termini.  

Il piano tedesco per i missili a lungo raggio in Ucraina

Ebbene proprio su questo punto, con tempismo perfetto, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha confermato durante una conferenza stampa congiunta con il primo ministro svedese Ulf Kristersson a Berlino che la Germania sta attivamente lavorando per fornire all'Ucraina sistemi d'arma a lunga gittata.
"Negli ultimi mesi abbiamo lavorato intensamente con il governo ucraino su progetti che tecnicamente chiamiamo 'fuoco a lungo raggio'. L'esercito ucraino sarà equipaggiato con tali sistemi d'arma", ha dichiarato Merz, spiegando che la Germania sta facendo tutto il possibile per fornire all'esercito ucraino sistemi con la gittata necessaria, aggiungendo che "questa quantità aumenterà nelle prossime settimane e mesi, se necessario, fino a quando tali sistemi potranno essere prodotti anche in Ucraina". 


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Quando interrogato specificamente sulla possibile fornitura dei missili Taurus, ha rifiutato di dare una risposta diretta, sostenendo che mantenere un certo grado di ambiguità sia strategicamente necessario. "Abbiamo concordato di non discutere pubblicamente i dettagli, perché riteniamo che sia necessario un certo grado di ambiguità, soprattutto per la parte russa, riguardo all'entità del nostro supporto militare in quest'area".
Ambiguità che certamente non aiuteranno mai il fronte negoziale e faranno desistere la Russia dal proseguire i suoi obiettivi esistenziali fino alla fine. 

Trump ha fretta di chiudere l’accordo. Il fronte crolla con i russi che prendono Kupyansk

Non sorprende che un alto funzionario degli Stati Uniti abbia rivelato che lo stesso Trump ha effettivamente esercitato forti pressioni su Zelensky perché accetti “proprio ora”. Come mai tanta fretta? I dati sul campo di battaglia evidenziano che il fronte ucraino è sempre più prossimo al collasso e il tycoon sembra intenzionato ad evitare di gestire un’umiliante sconfitta militare.
L'ISW ha registrato che a ottobre le forze russe hanno conquistato 461 chilometri quadrati di territorio ucraino. Pokrovsk, importante nodo logistico che apre le porte alle ultime fortezze di kramatorsk e Slaviansk, è diventata zona grigia, mentre nella vicina Myrnohrad le forze ucraine sono praticamente circondate.
La giornata di oggi segna inoltre la caduta di un altro bastione ucraino. Il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate russe Valery Gerasimov ha riferito a Putin della liberazione della città di Kupyansk, nella regione di Kharkiv, durante una visita al posto di comando del gruppo di forze "Ovest". Gerasimov ha aggiunto che "le unità del gruppo Zapad hanno liberato la città di Kupyansk" e hanno continuato a distruggere le formazioni ucraine accerchiate sulla riva sinistra del fiume Oskol. Putin ha osservato che circa 15 battaglioni delle Forze Armate ucraine sono bloccati nella città e nelle aree circostanti, elogiando il lavoro del comando e del personale militare.
Il comandante del gruppo, Sergei Kuzovlev, ha riferito che i combattenti stavano avanzando attivamente verso Krasny Liman, avevano liberato Petropavlovka e stavano combattendo per Kucherovka, Kurilovka e Kupyansk-Uzlovaya. Gerasimov ha inoltre affermato che le forze russe hanno preso il controllo del 70% di Pokrovsk e oltre l'80% di Vovchansk.​
Kupyansk, città strategica situata sul fiume Oskol che la divide in due parti, era stata liberata dalle forze ucraine nel settembre 2022 durante la controffensiva nella regione di Kharkiv. La sua eventuale cattura consentirebbe all'esercito russo di continuare la sua avanzata verso ovest nella regione.​ 

Kiev avrebbe perso 1,7 milioni di soldati

Al contempo, in una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 20 novembre, il rappresentante permanente della Russia presso l'ONU, Vasily Nebenzya, ha riferito che le forze armate ucraine hanno perso oltre 1,7 milioni di militari dall'inizio dell'operazione militare speciale.​
"Secondo documenti militari trapelati, le forze armate ucraine hanno perso più di 1,7 milioni di militari dall'inizio dell'operazione speciale... è comprensibile il motivo per cui i militari ucraini stanno fuggendo in massa dal campo di battaglia", ha dichiarato Nebenzya. 
Da segnalare che la cifra di 1,7 milioni di perdite ucraine era emersa per la prima volta nell'agosto 2025, quando gruppi di hacker russi tra cui KillNet, Palach Pro, User Sec e Beregini affermarono di aver violato il database dello Stato Maggiore ucraino. Gli hacker sostenevano di aver ottenuto documenti che mostravano 1,7 milioni di militari ucraini uccisi o dispersi dall'inizio della guerra.​​ 
Questa cifra è stata successivamente citata dal colonnello americano in pensione Douglas MacGregor, ex consigliere del Dipartimento della Difesa durante l'amministrazione Trump, che ad agosto 2025 aveva riferito di fonti al Pentagono che confermavano stime simili. MacGregor ha parlato di "1,7-1,8 milioni di ucraini uccisi" in diverse interviste, dichiarando che le sue fonti includevano contatti polacchi, ucraini e russi che visitavano cimiteri, ospedali e identificavano fosse comuni attraverso immagini satellitari. 

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