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A Mosca il clima è tutt’altro che disteso rispetto alla situazione internazionale, sul fronte delle contradittorie e talvolta estremamente allarmanti di Donald Trump.
"Trump, nonostante il suo cambio di retorica, è diventato praticamente indistinguibile da Biden e dai globalisti nella sua politica estera. Mantiene la stessa egemonia, lo stesso desiderio di preservare un mondo unipolare, nonostante il fatto che dopo il suo insediamento, Trump abbia tentato di compiere diversi passi verso il riconoscimento di un mondo multipolare, promettendo di porre fine a conflitti e guerre, raggiungere un accordo con la Russia e smettere di sostenere il regime terroristico di Kiev", ha dichiarato in modo lapidario ieri, “l’ideologo di Putin”, Alexander Dugin su Sputnik Radio. 
Il decorso degli ultimi eventi parla chiaro. Dopo il vertice di Anchorage, in Alaska, del 15 agosto 2025, in cui Donald Trump e Vladimir Putin si erano confrontati per oltre tre ore, sembrava aprirsi uno spiraglio per una soluzione diplomatica. I due leader avevano convenuto di affrontare le “cause profonde” del conflitto ucraino, discutendo del mancato ingresso di Kiev nella NATO e della tutela dei diritti delle comunità russofone. L’intesa, prudente ma promettente, avrebbe dovuto proseguire con un nuovo incontro, annunciato per fine ottobre a Budapest. 
Ma la dinamica cambiò improvvisamente. Il 17 ottobre, nel colloquio alla Casa Bianca con Volodymyr Zelensky, Trump mutò rotta: propose un cessate il fuoco lungo le attuali linee del fronte, di fatto accantonando la linea negoziale tracciata in Alaska. Pochi giorni dopo, il 22 ottobre, cancellò a sorpresa l’appuntamento con Putin a Budapest, liquidando l’iniziativa con una battuta amara: “Ogni volta che parlo con Vladimir, abbiamo belle conversazioni, ma non portano da nessuna parte”, dichiarò.  Seguì una nuova ondata di pressione, con sanzioni dirette contro i giganti energetici russi Rosneft e Lukoil. 
Nel frattempo, l’Unione Europea consolidava la propria posizione a sostegno di Kiev, ribadendo il rifiuto di riconoscere le conquiste territoriali russe e varando un piano di riarmo senza precedenti da 800 miliardi di euro. Il 5 novembre 2025, Bruxelles ha approvato un accordo politico per includere l’Ucraina nel Fondo europeo per la difesa, passo che segna l’avvio della sua integrazione nella filiera industriale e tecnologica militare del continente. 
E infine, l’ultima piaga velenosa tuonata dal tycoon americano sulla possibilità di riprendere i test nucleari statunitensi, abbandonati dal 1992, specificando di aver incaricato il Dipartimento della Guerra di iniziare test su base “paritaria” rispetto a Russia, Cina e altri paesi che, secondo lui, “li fanno senza dirlo”. 
"La Russia e la Cina testano armi nucleari senza dirlo. Anche gli Usa faranno test. Abbiamo più armi nucleari di qualsiasi altro Paese. La Russia è seconda. La Cina è terza, molto distante, ma sarà al livello della Russia tra cinque anni. È un tema molto importante. Abbiamo abbastanza armi nucleari per far saltare in aria il mondo 150 volte", ha dichiarato in un’intervista televisiva alla giornalista Norah O'Donnell. 
Sul tema, oggi il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, non ha usato mezzi termini. “Mosca è allarmata dalle dichiarazioni di alcuni funzionari statunitensi secondo cui testare questo tipo di arma perseguirebbe obiettivi geopolitici”, ha dichiarato a Ria Novosti, denunciando un netto allontanamento dal concetto di inaccettabilità di una guerra nucleare. 


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"Non abbiamo ancora ricevuto chiarimenti dai nostri colleghi americani su cosa intendesse realmente il presidente Trump: test nucleari o test sui vettori, o cosiddetti test subcritici, che non comportano una reazione nucleare e sono consentiti dal Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari, non c'è ancora una risposta", ha proseguito, ribadendo la posizione della Russia su questo tema, espressa dal presidente Vladimir Putin nel 2023.
"Se una qualsiasi delle potenze nucleari effettua test sulle armi nucleari, non sui vettori, non sui test subcritici, allora la Russia farà lo stesso". 

L’ultima brusca virata dai negoziati

Riguardo all’annullamento del vertice di Budapest, il Ministro degli Esteri russo ha poi commentato le indiscrezioni del Financial Times, secondo cui gli Stati Uniti hanno deciso di cancellare il vertice previsto a Budapest tra Donald Trump e Vladimir Putin dopo Lavrov avrebbe inviato a Washington un memorandum con le stesse richieste già avanzate da Putin, presentate come la chiave per affrontare le “cause profonde” della guerra.
"Il memorandum a cui si riferiscono i giornalisti del FT non è un documento, è una bozza completamente non ufficiale che è stata inviata ai nostri colleghi non dopo la conversazione tra Putin e Trump, ma diversi giorni prima di quella conversazione", ha continuato il diplomatico russo, spiegando che, pur non essendo d'accordo su ogni singolo punto, “avevano certamente raggiunto un'intesa”. Dopo il colloquio con il Segretario di Stato Marco Rubio, fu pianificato un incontro tra i rappresentanti dei ministeri degli Esteri, delle forze armate e delle agenzie di intelligence dei due Paesi. È stato a quel punto, continua Lavrov, che "gli americani non hanno fatto più alcun passo".
In sostanza, la parte russa si aspettava che fossero gli Stati Uniti a decidere la sede e la data dell'incontro preparatorio, ma tutto è deflagrato nel nulla più assoluto.  


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Le bombe nucleari Usa in Europa

Al contrario, parallelamente all’infiammarsi della retorica nucleare del presidente Trump, giorni scorsi voli sinistri hanno solcato i cieli europei.
Martedì 4 novembre un gigantesco cargo militare C-17 Globemaster III è atterrato alla base aerea di Ghedi, nel Bresciano; il velivolo appartiene al 62° Airlift Wing della Joint Base Lewis–McChord, l’unica squadriglia USA certificata per il trasporto di bombe nucleari. 
Il C-17 aveva fatto tappa il 3 novembre a Ramstein, il 4 a Volkel e poi a Ghedi restando in sede circa 20 ore, per poi partire verso Incirlik e infine Lakenheath, sito ri-preparato dal 2022 per accogliere bombe nucleari. 
Ghedi rientra negli accordi di “Nato Nuclear Sharing” e, secondo lo studio del 2005 di Hans Christensen per l’NRDC, ospiterebbe circa 20–40 bombe atomiche statunitensi di tipo B61 (modelli B61-3, B61-4 e B61-7), che potrebbero essere state già sostituite dalle B61-12, versione modernizzata con potenze pre-selezionabili di 0,3; 1,5; 10 e 50 kilotoni e dotata di kit di coda telescopico e guida inerziale assistita da GPS. 
Il cargo ha evitato di sorvolare la Svizzera, dettaglio interpretato come precauzione tipica per trasporti di materiale nucleare e quindi indice che il carico poteva essere nucleare.
Nei giorni scorsi a Mosca si era tenuta una riunione con membri permanenti del Consiglio di sicurezza, in un clima da alta tensione, in merito ai sinistri programmi di dispiegamento bellico nel cuore dell’Europa. 
“Gli Stati Uniti hanno condotto un'esercitazione a ottobre per provare un attacco missilistico nucleare preventivo contro la Russia. Inoltre, Washington prevede di schierare missili in Europa e nella regione Asia-Pacifico, con un tempo di volo di sei-sette minuti dalla Germania alla Russia centrale”, ha dichiarato il Ministro della Difesa Andrei Belousov, evocando chiaramente i piani di dispiegamento in Germania, a partire dal 2026, di missili a lungo raggio Tomahawk e gli ipersonici Dark Eagle provenienti dagli Stati Uniti in grado di raggiungere il cuore della Russia in 6-7 minuti. 
Per usare le recenti parole del capo del Pentagono, Pete Hegseth “Ci prepariamo per la guerra. Questo è un momento 1939”.   

Foto © Imagoeconomica 

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