Peskov: stiamo studiando la fattibilità di iniziare i preparativi per i test nucleari. Military Watch Magazine: 1,7 milioni di vittime ucraine dal 2022. Ucraina al buio, tutte le centrali distrutte
Prima il vertice di Anchorage, in Alaska, del 15 agosto 2025, quando Trump e Putin si incontrarono per circa tre ore, concordando di concentrarsi sulle “cause profonde” del conflitto ucraino, incluso il rifiuto di trascinare l’Ucraina nella NATO e la necessità di garantire i diritti della popolazione russofona. Poi, a metà ottobre, l’annuncio di un nuovo incontro con Putin a Budapest, in Ungheria, da tenersi entro due settimane.
Il 17 ottobre vi fu il faccia a faccia tra Trump e Zelensky alla Casa Bianca, ed è lì che il tycoon cambiò registro, promuovendo un cessate il fuoco basato sulle attuali linee di combattimento e abbandonando di fatto l’approccio discusso in Alaska. Il 22 ottobre, il presidente americano cancellò bruscamente l’incontro programmato con Putin a Budapest, dichiarando: “Ogni volta che parlo con Vladimir, ho delle belle conversazioni, ma poi non portano da nessuna parte”. Da qui, via di sanzioni alle maggiori compagnie petrolifere russe, Rosneft e Lukoil.
Sullo sfondo, l’Unione europea — sostenendo a spada tratta le posizioni massimaliste di Kiev sul non riconoscimento dei territori occupati — continua a fornirle supporto militare nel quadro di un piano di riarmo colossale da 800 miliardi di euro. Il 5 novembre 2025 è stato raggiunto un accordo politico per includere Kiev nel Fondo europeo per la difesa, nell’ambito della sua graduale integrazione nella base industriale e tecnologica europea.
“All’epoca, al vertice in Alaska, gli americani ci avevano assicurato che Zelensky non avrebbe ostacolato il processo di pace. A quanto pare, su questo tema sono sorte alcune difficoltà. Inoltre, per quanto ne sappiamo, Bruxelles e Londra stanno cercando di convincere Washington ad abbandonare l’intenzione di risolvere la crisi con mezzi politici e diplomatici, per impegnarsi pienamente negli sforzi militari contro la Russia, entrando così a far parte del ‘partito della guerra’”, ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov in un’intervista a Ria Novosti, alla luce del recente deragliamento negoziale.
Lavrov ha inoltre sottolineato che, nonostante il compromesso raggiunto ad Anchorage, “Mosca non abbandona i suoi principi fondamentali: l’integrità territoriale della Russia e la scelta degli abitanti di Crimea, Donbass e Novorossiya non sono oggetto di discussione”. Ha poi aggiunto: “Stiamo ora aspettando la conferma dagli Stati Uniti che gli accordi di Anchorage rimangano in vigore”.
Il presidente Zelensky continua infatti a rifiutare il ritiro delle Forze Armate ucraine da qualsiasi territorio e chiede regolarmente un cessate il fuoco lungo la linea del fronte, considerandolo una condizione necessaria per ulteriori negoziati di pace.
Nella stessa intervista, Lavrov ha nuovamente criticato l’ipotesi che gli asset russi congelati presso la società belga Euroclear possano essere utilizzati dall’Unione europea per finanziare l’assistenza a Kiev. “Il cinismo con cui la Commissione europea interpreta la Carta delle Nazioni Unite e le norme del diritto internazionale — comprese le disposizioni sull’immunità sovrana e sull’inviolabilità degli asset delle banche centrali — non ci sorprende più da tempo”, ha dichiarato il ministro. “Tali azioni costituiscono un vero e proprio inganno e una rapina. A quanto pare, negli europei si sono risvegliati gli antichi istinti dei colonizzatori e dei pirati”, ha aggiunto.

Lavrov ha poi avvertito che, “se il piano dovesse realizzarsi, la Russia risponderà in modo appropriato, nel rispetto del principio di reciprocità, degli interessi nazionali e della necessità di risarcire i danni causati”. E ancora: “La confisca delle nostre riserve auree e valutarie non salverà i protetti di Kiev: è chiaro che il regime non sarà in grado di ripagare alcun debito e non restituirà mai i suoi prestiti”.
Secondo il ministro, “non tutti nell’Unione europea sono disposti ad adottare ciecamente tali misure, che comportano gravi rischi per la reputazione dell’Eurozona come polo economico”. Lavrov ha infine auspicato che “Bruxelles e le altre capitali occidentali possano ancora tornare in sé e abbandonare questa avventura”.
Peskov: la Russia studia la fattibilità dei test nucleari
Nel frattempo, “il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato uno studio sulla fattibilità della preparazione ai test nucleari”, ha dichiarato il portavoce presidenziale Dmitri Peskov in un’intervista a Pavel Zarubin, giornalista del programma Mosca. Cremlino. Putin.
La decisione arriva dopo che Donald Trump ha ordinato l’avvio immediato dei test sulle armi nucleari. Mercoledì mattina, Peskov ha precisato che Putin non ha ancora dato l’ordine di iniziare i preparativi: “Prima di tutto è necessario determinare se la Russia abbia effettivamente bisogno di condurli. Tale decisione deve essere ben fondata e attentamente ponderata”, ha sottolineato, avvertendo che la Russia sarebbe costretta ad agire di conseguenza se gli Stati Uniti o altri Paesi procedessero con test nucleari.
Nel 1996 è entrato in vigore il Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari. 187 Stati vi hanno aderito, ma solo 178, tra cui la Russia, lo hanno ratificato. Stati Uniti, Cina e Israele non l’hanno ancora fatto. Inoltre, i Paesi dotati di armi nucleari si sono impegnati volontariamente ad astenersi dai test. Torneremo agli anni ’50 del secolo scorso, quando la guerra nucleare silenziosa si combatteva già nei deserti, in mare e nell’alta atmosfera?
Le cifre devastanti del conflitto: Military Watch Magazine parla di 1,7 milioni di vittime ucraine
Emergono intanto dati sconcertanti sulle perdite che la guerra per procura contro la Russia è costata all’Ucraina. Secondo Military Watch Magazine (MWM), Kiev avrebbe perso 1,7 milioni di soldati, cifra che include caduti e dispersi dall’inizio dell’operazione militare su vasta scala nel febbraio 2022. Numeri che rappresentano un’ecatombe senza precedenti nella storia militare contemporanea.

La progressione di queste perdite è drammatica: nel 2022 il Paese ha perso 118.500 uomini, nel 2023 ben 405.400, nel 2024 oltre 595.000 e, solo nel 2025, già 621.000. Questa crescita esponenziale mostra come il conflitto si sia intensificato nel tempo, con costi umani sempre più elevati.
Uno degli aspetti più allarmanti è il sistema di rimpiazzo del personale, basato interamente sulla mobilitazione forzata. Secondo MWM, l’addestramento dei nuovi reclutati è estremamente sommario: spesso dura appena due giorni prima dell’invio in prima linea. Le conseguenze sono catastrofiche: l’80-90% di questi soldati non sopravvive al primo impiego tattico. In alcuni settori del fronte più intensi, la vita media dei militari ucraini non supera le quattro ore, a testimonianza della drammatica asimmetria tra numero di truppe e preparazione tattica.
Ucraina al buio: l’attacco alle infrastrutture energetiche
Parallelamente al collasso militare, l’Ucraina affronta una crisi energetica devastante. Nella notte tra il 7 e l’8 novembre 2025, Mosca ha lanciato quello che la compagnia energetica ucraina Centrenergo ha definito “il colpo più massiccio alle centrali termoelettriche dall’inizio della guerra”.
L’attacco, che ha impiegato centinaia di droni e un numero di missili “mai visto prima”, ha colpito ripetutamente le infrastrutture energetiche ucraine, fino a un’unità al minuto. Il risultato è stato totale: tutte e tre le centrali termoelettriche gestite da Centrenergo — Trypillia nella regione di Kiev, Zmiivska nella regione di Kharkiv e Vuhlehirska nel Donetsk — sono state messe fuori servizio.
“Ci siamo fermati. Ora: zero generazione. Zero! Abbiamo perso ciò che stavamo ripristinando 24 ore su 24. Completamente!”, ha dichiarato la compagnia. Tutti e tre gli impianti erano appena stati ricostruiti dopo i devastanti attacchi del 2024.
Secondo il ministero dell’Energia ucraino, l’ondata di raid — una delle più intense dall’inizio dell’autunno — ha colpito non solo gli impianti energetici, ma anche snodi ferroviari cruciali, paralizzando temporaneamente la distribuzione di acqua e gas. L’attacco ha causato almeno quattro morti e danni estesi alle centrali elettriche del Paese.
L’operatore nazionale Ukrenergo ha annunciato interruzioni di corrente fino a 16 ore al giorno in gran parte delle regioni, con situazioni particolarmente critiche a Kiev, Dnipropetrovsk, Donetsk, Kharkiv, Poltava, Chernigiv e Sumy. A Dnipro, una delle principali città dell’est del Paese, un attacco ha distrutto un edificio di nove piani, causando due morti e sei feriti.
Anche l’Ucraina ha iniziato a colpire infrastrutture energetiche russe: a Voronezh, a circa 250 chilometri dal confine, un attacco con droni ha danneggiato la centrale CHPP-1, che fornisce energia termica a quattro distretti della città e a un migliaio di imprese, incluso il principale impianto petrolchimico Voronezhsintezkauchuk. L’incendio è stato spento, ma decine di migliaia di persone sono rimaste senza elettricità e riscaldamento.
Nella regione di Belgorod, oltre 20.000 residenti sono rimasti senza luce a causa dei gravi danni alla rete elettrica e termica. A Kursk, un incendio ha colpito un impianto nel villaggio di Korenevo, lasciando senza elettricità dieci località. A Bryansk, il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver abbattuto 44 droni ucraini.
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