Produzione militare alle stelle e piani fino per il 2030: l’Alleanza Atlantica si prepara a un conflitto totale mentre l’Ucraina collassa al fronte
Ormai non si lascia più spazio a dubbi o omissioni sul futuro tetro che attende l’Europa per i prossimi anni.
"La Russia continuerà a essere una forza destabilizzante in Europa e nel mondo... Si stanno preparando a uno scontro a lungo termine. Non possiamo essere ingenui. Dobbiamo essere preparati anche noi", ha affermato oggi il segretario generale della NATO, Mark Rutte, intervenendo a un forum sulla difesa industriale in Romania, aggiungendo di aver smesso di “rispondere agli incontri organizzati da Putin".
Rutte ha anche annunciato progressi nella produzione bellica occidentale: "Fino a poco tempo fa, la Russia produceva più munizioni di tutti gli alleati della NATO messi insieme. Ma ora non più". L'obiettivo dichiarato è aumentare drasticamente la produzione in tutti i settori, dalla difesa aerea agli intercettori di droni, perché "la quantità è fondamentale… Come disse il presidente Roosevelt nel 1942, nemici potenti devono essere sconfitti in combattimento e superati nella produzione."
Conclusioni che probabilmente rimandano alle analisi del think tank Bruegel, secondo cui entro il 2026 l'Unione Europea dovrebbe raggiungere la massima produttività della sua industria militare – "L'Europa sarà in grado di produrre munizioni sufficienti per l'Ucraina" – garantendo al contempo la parità difensiva con la Russia. Inoltre, nel 2026 dovrebbero essere lanciati programmi militari-finanziari europei su larga scala (come il programma SAFE – Security Action for Europe – per l'approvvigionamento congiunto di equipaggiamenti).
In particolare, secondo gli analisti, entro il 2026, la produzione europea di proiettili d'artiglieria da 155mm dovrebbe raggiungere circa 2 milioni di unità all'anno, rappresentando un aumento di sei-otto volte rispetto ai livelli del 2022. Tuttavia, parlare di parità con la Russia è quantomeno azzardato, tenendo conto del fatto che, secondo varie fonti, tra cui Sky News, la produzione di artiglieria russa sarebbe di circa 4,5 milioni di unità all’anno ed è in costante aumento.
Ma sulle capacità di Mosca gli stessi leader della NATO entrano palesemente in contraddizione tra di loro.
Il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, in un’intervista al Corriere della Sera del 17 settembre scorso affermava spavaldo che “Putin sogna di tornare ai confini dell'ex Unione Sovietica. Ma da oltre 11 anni combatte in Donbass e non è ancora riuscito a prenderlo interamente, figuriamoci il resto!".
Dunque cosa farebbe il leader del Cremlino una volta raggiunta la pace, se non attaccare la NATO?
Il cortocircuito è totale, ma la strategia guerrafondaia europea segue ormai un piano ben consolidato: per prima cosa sabotare ogni progetto di risoluzione delle ostilità alimentando il conflitto, affinché la fiamma della guerra non si spenga mai, nella speranza di un futuro crollo del Cremlino.
È lo stesso Sikorski ad essere fin troppo chiaro su questo punto, dichiarando nei giorni scorsi, che "gli ucraini stanno pianificando questa guerra per tre anni, ed è ragionevole. Dobbiamo convincere Putin che siamo pronti a mantenere questa linea per almeno (questo tempo - ndr)".
Ad incalzare per lo scontro ci pensano anche i falchi più accaniti.
Il Segretario alla Difesa britannico John Healey, secondo quanto riportato da Politico, ha dichiarato che la cosiddetta "coalizione dei volenterosi" è pronta a intervenire in Ucraina in qualsiasi momento se verrà raggiunto un cessate il fuoco”. Tradotto: non ci sarà mai un cessate il fuoco tenendo conto che la Russia mai accetterebbe truppe occidentali nel territorio Ucraino, compresa una rinnovata militarizzazione del Paese per mano della NATO europea con acquisti diretti di armi statunitensi.
Mosca ha più volte ripetuto che le condizioni per una pace duratura comprenderebbero il riconoscimento delle 4 regioni occupate, la neutralità, la demilitarizzazione e il rispetto delle minoranze russofone. Condizioni che Zelensky, sostenuto dai macellai del vecchio continente, non si è mai detto disposto ad accettare.
I piani per inviare le truppe europee in Ucraina
Ma tra i commenti dei gerarchi dell’organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord, non c’è più mistero sul fatto che l’idea di un eventuale schieramento di soldati dell’alleanza dopo il cessate il fuoco appartiene solo al passato. Si può fare di più! L'ex Segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, in un'intervista al Guardian, ha esortato ad agire subito. "Se non apportiamo seri cambiamenti alla nostra strategia, rischiamo di ritrovarci in una situazione di guerra perpetua", ha affermato, proponendo di creare uno "scudo aereo" sull'Ucraina e di schierare truppe europee sul suo territorio fino a un cessate il fuoco”, non dopo. 
Gli fa eco il capo di Stato maggiore dell'esercito francese, Pierre Schill che, intervenendo alla Commissione Difesa dell'Assemblea nazionale, ha annunciato come l’anno 2026 "sarà posto sotto il segno delle coalizioni", specificando che la Francia mantiene attualmente un livello di prontezza nazionale di 7.000 soldati mobilitabili entro 12 ore-5 giorni, nonché la capacità di mobilitare una divisione di circa 20.000 soldati entro 30 giorni e di comandare un corpo di coalizione di 60.000 militari.
Ricordiamo che in precedenza, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza, Dmitry Medvedev aveva ammonito sul fatto che l'attuazione dell'idea di una no-fly zone sull'Ucraina e la possibilità per i paesi della NATO di abbattere i droni russi avrebbero significato una guerra aperta tra l'alleanza e la Russia.
Ma i leader europei sembrano sordi persino agli avvertimenti politici che arrivano dal Cremlino, con test di armi micidiali che potrebbero spazzare via il continente in pochi minuti.
Il 21 ottobre la Russia ha annunciato una prova “decisiva” del missile a propulsione nucleare Burevestnik, che secondo il capo di Stato Maggiore Valery Gerasimov è rimasto in volo per circa 15 ore coprendo ~14.000 km, dimostrando una propulsione che gli conferirebbe autonomia virtualmente illimitata e la capacità di volare a quote molto basse (dell’ordine di grandezza di ~50 metri) con traiettorie continuamente manovrate per complicare l’intercettazione; una settimana dopo, il 28 ottobre, è stato testato il drone sottomarino nucleare Poseidon (Status-6), descritto come lungo ~24 m con diametro 1,6–2 m, capace di velocità fino a 100 nodi (≈185 km/h), di operare oltre 1.000 m di profondità e di un raggio d’azione dell’ordine di 10.000 km, progettato per trasportare una testata termonucleare di alcuni megatoni e — nelle modalità descritte dalla Russia — finalizzato a generare tsunami costieri e contaminazioni radioattive su vasta scala.
Azarov: l’Ucraina sarà la punta di lancia dell’Alleanza contro Mosca
In Ucraina tra chi conserva ancora un barlume di cognizione di causa c’è grande apprensione. Secondo l’ex primo ministro ucraino, Mykola Azarov, i paesi membri della NATO “si stanno preparando a un duro scontro con la Russia per mano del regime di Kiev”, ha scritto sul suo canale Telegram, spiegando che l’Alleanza prevede “di riarmarsi entro il 2030” e “saranno stanziate enormi risorse per questo, circa 40 volte il bilancio annuale dell’Ucraina”.
“E dunque chi userà la NATO come ariete? L'Ucraina, ovviamente! Gli ucraini saranno costretti a combattere di nuovo! Ci si aspetta che entro il 2030 le risorse di mobilitazione dell'Ucraina saranno sufficienti per scatenare un'altra guerra con la Russia", ha previsto Azarov, concludendo che la NATO conta di "raggiungere la distruzione dello Stato russo" nella speranza che nei prossimi quattro anni " l'economia russa si indebolisca a causa delle sanzioni e la sua capacità di combattimento diminuisca". Piani che “tuttavia – ha aggiunto - "sono costruiti sulla sabbia".
La spesa militare del Vecchio Continente, in ogni caso, segna un cammino già segnato. Nel 2025 la spesa per la difesa raggiungerà 381 miliardi di euro (pari al 2,1% del PIL), mentre il piano Readiness 2030 prevede ulteriori 800 miliardi di euro di investimenti. Per centrare l’obiettivo NATO del 5% del PIL entro il 2035 saranno necessari 254 miliardi di euro aggiuntivi, portando la spesa annua europea a circa 635 miliardi di euro. 
Mosca risponde: dichiarazioni sconsiderate che sponsorizzano la continuazione del conflitto
La reazione russa alle parole di Rutte non si è fatta attendere. "Il Segretario generale della NATO, con le sue dichiarazioni sconsiderate, provocatorie e vergognose, sta deliberatamente capovolgendo tutto. È proprio l'élite politica europea che sta sponsorizzando la continuazione e l'escalation del conflitto militare con la Russia in Ucraina, gettando deliberatamente benzina sul fuoco", ha dichiarato.
Uno scontro ai ferri corti mentre cresce paurosamente la retorica nucleare.
Questa mattina Trump ha riproposto il suo tweet del 30 ottobre, in cui compare la sua dichiarazione sulla sua intenzione di condurre test sulle armi nucleari "su un piano di parità" con altri Paesi.
In una tesissima riunione del Consiglio di sicurezza russo, il ministro della Difesa Andrei Belousov ha denunciato che “gli Stati Uniti hanno condotto un’esercitazione per simulare un attacco nucleare preventivo contro la Russia” e intendono schierare missili a lungo raggio in Europa e nell’Asia-Pacifico, con tempi di volo di “sei-sette minuti dalla Germania alla Russia centrale”. Si tratta dei missili ipersonici Dark Eagle, prossimi a raggiungere il territorio tedesco entro il 2026.
Belousov ha accusato Washington di “ritirarsi sistematicamente dai trattati di stabilità strategica” e di sviluppare nuovi missili, sottomarini e il sistema orbitale “Golden Dome”, che con “fino a 16.000 satelliti” e un costo stimato fino a “oltre un trilione di dollari” punta a intercettare missili russi e cinesi in tutte le fasi di volo.
Il fronte al collasso, con provocazioni in vista
Nel frattempo, la situazione militare dell'Ucraina sta rapidamente degenerando lungo tutto il fronte orientale, con un'emorragia di personale che sta raggiungendo proporzioni allarmanti. Secondo la rivista Military Watch, l'altissimo tasso di mortalità nelle unità ucraine sta contribuendo all'aumento esponenziale dei casi di diserzione, con alcune unità di combattimento che registrano perdite dell'80-90 percento tra i coscritti.
I dati ufficiali della Procura generale ucraina rivelano che solo nel mese di settembre 2025 sono stati aperti quasi 17.200 casi per abbandono non autorizzato di un'unità militare, rendendolo il secondo mese più grave dell'anno. Secondo il giornalista ucraino Volodymyr Boyko, specializzato nel monitoraggio delle diserzioni, nei primi otto mesi del 2025 si sono registrati circa 143.000 casi di diserzione e assenza non autorizzata dal servizio militare nelle Forze armate ucraine, portando il totale da febbraio 2022 a oltre 265.000 casi.
Altre fonti indicano che il numero potrebbe essere ancora più alto. Più di 100.000 soldati sono stati formalmente accusati secondo le leggi ucraine sulla diserzione dall'inizio dell'invasione russa, con quasi la metà dei casi verificatisi solo nell'ultimo anno. Un parlamentare ucraino con conoscenza delle questioni militari ha stimato che il numero reale di disertori potrebbe arrivare fino a 200.000.
Il problema sta paralizzando i piani di battaglia ucraini. Intere unità hanno abbandonato le loro posizioni, lasciando le linee difensive vulnerabili e accelerando le perdite territoriali. Un ufficiale della 72ª Brigata ha dichiarato che la diserzione è stata una delle ragioni principali per cui l'Ucraina ha perso la città di Vuhledar in ottobre 2024. 
Kupyansk: la città sull'orlo della capitolazione
La città di Kupyansk, cruciale snodo logistico e ferroviario nella regione di Kharkiv, potrebbe cadere nelle mani delle forze russe entro breve tempo. I media russi, citando un comandante del distaccamento d'assalto del gruppo Zapad, sostengono che la conquista potrebbe avvenire già nella prossima settimana, anche se gli analisti considerano questa previsione ottimistica.
Le Forze armate ucraine continuano i loro tentativi di interrompere l'assedio, ma le truppe russe stanno avanzando lungo la riva destra del fiume Oskol. Nelle ultime 24 ore, gli operatori di droni del gruppo Zapad avrebbero preso il controllo di 25 edifici e distrutto cinque pick-up delle forze armate ucraine.
La situazione è complicata dalla geografia: Kupyansk è divisa in due dal fiume Oskol (Oskil in ucraino), un corso d'acqua consistente con pochissimi attraversamenti carrabili, il che rende difficoltosa sia l'offensiva russa che la difesa ucraina. Nonostante le difficoltà, fonti ucraine hanno riferito che alla fine di novembre 2024 le forze di Kyiv hanno respinto i soldati russi da Kupyansk e mantengono il controllo sulla situazione nei sobborghi della città... La cattura di Kupyansk allargherebbe il corridoio di rifornimento da nord a sud dall'oblast russo di Belgorod, alimentando i tentativi russi di conquistare l'intera regione del Donbas.
Pokrovsk: la trappola si stringe
Per quanto riguarda Pokrovsk, il Washington Post ha pubblicato un'analisi che suggerisce che è arrivato il momento per l'Ucraina di abbandonare la città.
"La permanenza delle forze armate ucraine in città, in condizioni di combattimenti di strada in corso, comporta di per sé seri rischi di pesanti perdite tra le truppe e il materiale ucraino, il che rappresenta un pericolo per l'intero paese, già significativamente inferiore in forza e numero", scrivono i giornalisti americani.
L'Ucraina ha già tentato di mantenere grandi città come Artemovsk (Bakhmut) e Avdeevka, dove ha subito enormi perdite per poi perdere comunque le città. Gli analisti militari occidentali affermano che la decisione di ritirare le truppe deve essere presa rapidamente, poiché la finestra per uscire da Pokrovsk potrebbe chiudersi rapidamente. 
La Russia ha concentrato almeno 100.000 truppe e centinaia di veicoli corazzati nel settore a sud e est di Pokrovsk. Zelensky ha dichiarato che le truppe russe superano in numero gli ucraini con un rapporto di 8 a 1, anche se sostiene che le affermazioni russe di aver accerchiato migliaia di soldati ucraini sono esagerate.
Il controllo dell'esercito russo su questo insediamento potrebbe aprirgli la strada verso le regioni di Dnipropetrovsk e Zaporizhzhia, meno protette, e influenzare potenzialmente le future trattative sull'Ucraina. La perdita di Pokrovsk rappresenterebbe la più grande città catturata dalla Russia da Bakhmut.
Secondo fonti sul campo, corridoi di rifornimento larghi tra uno e tre chilometri rimangono sotto controllo ucraino a nord della città, ma sono costantemente attaccati da droni russi che prendono di mira i veicoli che tentano di rifornire le unità ucraine ancora posizionate a Pokrovsk e Myrnohrad.
Le provocazioni in vista: accuse russe di sabotaggio pianificato
In questo contesto di collasso militare, il Servizio di Intelligence Estero russo (SVR) ha lanciato gravi accuse, sostenendo che la NATO sta esortando Kyiv a compiere una grande azione di sabotaggio con vittime tra la popolazione civile, simile al disastro aereo del volo MH17.
Secondo l'SVR, l'Occidente starebbe considerando l'opzione di un sabotaggio alla centrale nucleare di Zaporizhzhia con la fusione del nocciolo attivo dei suoi reattori nucleari. L'area di diffusione delle particelle radioattive coinvolgerebbe gli abitanti delle zone sotto il controllo di Kyiv e i cittadini dei paesi UE vicino al confine occidentale ucraino, con la responsabilità del sabotaggio che si vorrebbe attribuire alla Russia.
L'SVR ha inoltre affermato che, sotto la guida dell'intelligence occidentale, Kiev sta preparando una serie di provocazioni ad alto profilo, inclusa l'esplosione di una nave straniera nel Mar Baltico utilizzando mine navali di fabbricazione russa in possesso dell'Ucraina, per poi incolpare Mosca. L'obiettivo dichiarato sarebbe quello di spingere la NATO a chiudere l'accesso della Russia al Mar Baltico con il pretesto di garantire la sicurezza della navigazione marittima.
Per quanto riguarda la centrale nucleare di Zaporizhzhia, il Direttore Generale dell'AIEA Rafael Grossi ha ripetutamente espresso estrema preoccupazione per la sicurezza nucleare della struttura, che è stata teatro di attacchi con droni e bombardamenti. In aprile 2024, si sono verificati attacchi confermati con droni alla centrale, con un colpo diretto sulla cupola del reattore dell'Unità 6. La responsabilità di questi attacchi rimane poco chiara, con Russia e Ucraina che si accusano reciprocamente. Ma è difficile ipotizzare che Mosca si auto-bombardi un sito che controlla direttamente.
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