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Whitaker da Zelensky: “La guerra deve finire”, ma il leader ucraino incalza: “Ci servono i Tomahawk”

Non sembra esserci fine alla disperata ostinazione di Kiev e dell’Europa per un rilancio nella guerra in grado di cambiare le sorti di una battaglia già persa.
Mentre Donald Trump – dopo che si era svincolato dal processo negoziale con Mosca per l’ennesima volta – si presta ad abbandonare la strada di fare pressione a Putin, dichiarando che “a volte bisogna lasciarli litigare”, il rappresentante permanente degli Stati Uniti presso la NATO, Matthew Whitaker (in foto), è arrivato a Kiev, lanciando un messaggio molto chiaro.
"Ho chiarito che questa guerra insensata deve finire e che la pace raggiunta grazie agli sforzi del presidente Trump è l'unica via percorribile", ha scritto sul social X.
Gli Stati Uniti si sono evidentemente ormai convinti che la vittoria è a portata di mano della Russia.
In un lungo articolo pubblicato ieri sulla fonte analitica americana UnHeard intitolata "La perdita di Pokrovsk sarà una catastrofe per l'Ucraina", gli esperti della pubblicazione prevedono che le "porte di Donetsk" saranno prese entro un mese e che la cattura della città stessa "consentirà alla Russia di interrompere le linee di rifornimento dell'Ucraina lungo il fronte orientale e darà a Mosca l'impulso per avanzare sulle importanti città fortezza di Kramatorsk e Slavyansk". Ma il significato puramente militare di Pokrovsk non è la sua caratteristica più importante.
Secondo la pubblicazione, la città sarebbe fondamentale per un altro scontro: “quello in corso tra l'Ucraina e Donald Trump".  Il tycoon ha dimostrato ripetutamente di voler sostenere "un vincitore". La perdita di questo insediamento non lo incoraggerà a raddoppiare il sostegno all'Ucraina per prevenire ulteriori sconfitte, ma piuttosto lo spingerà a mettere ulteriormente in discussione se valga la pena investire in un "investimento dubbio".
Ma Zelensky ancora una volta rilancia e alza la posta in gioco. "Gli Stati Uniti dovrebbero essere aperti alle possibilità offerte dalle armi a lungo raggio. Questo è molto importante. Anche come deterrente, dobbiamo averle a disposizione. Abbiamo bisogno del sostegno degli Stati Uniti. Abbiamo bisogno del sostegno del presidente Trump su questo punto. Ciò eserciterà una pressione decisiva sulla Russia", ha dichiarato durante un videomessaggio dal fronte ai partecipanti alla Conferenza sull'allargamento dell'UE a Bruxelles, trasmesso da Euronews.
Allo stesso tempo, Zelensky continua a credere che la Russia non otterrà il successo militare, ma i partner internazionali dell'Ucraina, ovviamente gli europei, “devono risolvere la questione del sostegno all'Ucraina”. Ciò include il finanziamento della produzione di armi nazionali, il supporto con sistemi di difesa aerea e, in generale, il supporto all'Ucraina in tutti i settori. 
Tuttavia, con il Pentagono che ha autorizzato la fornitura di missili Tomahawk lasciando la decisione finale al Comandante in Capo, Trump probabilmente rifiuterà, lamentandosi dei problemi di personale di Kiev e rafforzandosi nella sua convinzione che l'Ucraina non "ha le carte in mano".​ 


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Di diverso avviso sono proprio i leader europei. Il mese scorso, Bloomberg, citando fonti, ha riferito che i paesi del Vecchio Continente e Kiev stanno discutendo un piano per la risoluzione del conflitto che si compone di 12 punti, tra cui la cessazione delle ostilità lungo la linea del fronte, un'adesione accelerata all'UE, garanzie di sicurezza per l'Ucraina e la rinuncia al riconoscimento giuridico dei territori liberati come territorio russo.
Di fatto, una proposta scellerata per continuare il conflitto. Mosca ha ripetutamente sottolineato che l'annessione della Crimea, della Repubblica Popolare di Donetsk (DPR), della Repubblica Popolare di Luhansk (LPR) e delle regioni di Zaporizhia e Kherson è sancita dalla Costituzione e non è soggetta a discussione. Putin ha anche affermato che la Russia non ha mai preso in considerazione l'idea di fornire garanzie a Kiev in cambio di territori. Questo senza contare che la proposta europea non tiene conto delle cause profonde della guerra individuale nella progressiva militarizzazione occidentale ai confini della Russia.
D’altra parte, il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski è stato chiaro nei giorni scorsi, dichiarando che "gli ucraini stanno pianificando questa guerra per tre anni, ed è ragionevole. Dobbiamo convincere Putin che siamo pronti a mantenere questa linea per almeno (questo tempo - ndr)".
Una strada suicidale per l’Europa che si trova davanti a numeri impietosi, oltre ai risultati sul campo di battaglia. Secondo il generale Christopher Cavoli, ex comandante supremo alleato in Europa, l'industria russa sta producendo e modernizzando 1.200 carri armati all'anno e consegnando tre milioni di proiettili di artiglieria di grosso calibro - tre volte le stime iniziali del governo statunitense e più della produzione combinata dei 33 paesi NATO.
Nel frattempo, sempre oggi l’Ue ha stanziato una nuova tranche di 1,8 miliardi di euro di aiuti all'Ucraina nell'ambito dello Strumento per l'Ucraina. La sola Germania prevede di aumentare il sostegno a Kiev del 35% nel 2026, fino a raggiungere l'equivalente di 11,5 miliardi di euro. Lo ha riportato oggi all'Afp un portavoce del ministero delle Finanze della più grande economia europea, aggiungendo che, in accordo con il ministero della Difesa, il governo avrebbe proposto "ulteriori 3 miliardi di euro di aiuti per l'Ucraina" inclusi "artiglieria, droni, veicoli blindati, nonché la sostituzione di due sistemi di difesa aerea Patriot".
Un accanimento terapeutico per allontanare l’indicibile realtà della sconfitta e la “terribile” eventualità di una pace che comprometterebbe i bilanci delle principali industrie belliche europee, galvanizzate dal piano "ReArm Europe", con l'obiettivo di raggiungere il nuovo target della NATO del 5% del PIL entro il 2035.


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Basti pensare che la Rheinmetall, il colosso tedesco degli armamenti, ha visto il prezzo delle sue azioni salire di oltre il 1.000% dall'invasione russa dell'Ucraina nel 2022.
Cosa farà l’Ue quando l’Ucraina sarà sul punto di collassare? Manderà le sue truppe, come pianificato dall’ex capo di Stato Maggiore francese, Pierre Schill, oppure rischierà l’escalation più drammatica inviando i missili a lungo raggio?


A Pokrovsk la situazione è critica

Ormai nessuno riesce più a nascondere il fatto che al fronte la situazione è disperata. L’ex vice ministro della Difesa ucraino Vitaliy Deynega ha chiesto un ordine immediato di ritiro da Pokrovsk e Myrnohrad, affermando che l’Ucraina ha “praticamente perso” le due città. Il giornalista di Bild, Julian Röpcke stima che l’85% della città contesa sia sotto controllo russo, un quadro che Kiev contesta negando, almeno ufficialmente, qualsiasi accerchiamento delle proprie truppe.​
Tuttavia, mappe e aggiornamenti di DeepState e altre fonti OSINT indicano infiltrazioni russe e combattimenti urbani nel centro di Pokrovsk, con aree contese e presenze nemiche soprattutto a est e a sud della città.​ Analisi di campo descrivono l’uso sistematico da parte russa di piccoli gruppi e droni per penetrare e disturbare la logistica ucraina, rendendo critiche le linee di rifornimento e la tenuta del dispositivo difensivo locale.​
Deynega ha scritto che “abbiamo praticamente perso Pokrovsk” e che i rapporti dello Stato Maggiore sono “sempre più pieni di menzogne”, chiedendo un ordine di ritiro per salvare paracadutisti e marines dall’accerchiamento e dal logoramento.​
“Se nessuno firma presto l’ordine di ritiro, rischiamo di perdere non solo un numero significativo di paracadutisti e marines altamente motivati [...] ma anche di trovarci in una situazione in cui semplicemente non ci sarà nessuno a coprire le falle sul fronte; le fortificazioni in retrovia passeranno rapidamente alla Russia”, ha scritto criticando la narrazione ufficiale del governo.​
Secondo Deynega, mantenere anche  Myrnohrad “non ha senso” perché la logistica è “suicida e aperta”, con attrezzature già perdute e impossibili da evacuare in sicurezza dalle aree minacciate.​
Ha aggiunto che i russi osservano “in tempo reale” grazie ai droni e che “bisogna salvare” le unità che rifiutano di restare senza ordini formali, per evitare perdite ulteriori e il collasso di settori del fronte.​
Il Ministero della Difesa russo riferisce di “stringere il cerchio” sulle unità ucraine nell’area di Kupyansk e Petropavlivka, indicando circa 40 militari ucraini eliminati nelle ultime 24 ore in quel settore.​ Vladimir Putin ha inoltre parlato di forze ucraine “bloccate e circondate” a Kupyansk e Krasnoarmiysk (Pokrovsk), dicendosi pronto a far entrare giornalisti per verificare sul posto, affermazioni che le autorità ucraine contestano.​ Ma anche qui, Aggiornamenti OSINT e analisi ISW mostrano infiltrazioni russe e pressione ai margini della città, ma non un accerchiamento completo, con zone centrali ancora contese e linee ucraine in difesa mobile.​
Per l’ex ufficiale dei Marines e analista Scott Ritter, la Russia punta a chiudere più “sacche” lungo il fronte, mettendo potenzialmente a rischio accerchiamento fino a 50.000 militari ucraini, pur prevedendo che una parte riuscirà a ripiegare sotto il fuoco.​​
Ritter sostiene che Mosca detenga l’iniziativa e una superiorità tattica e industriale, mentre l’Ucraina fatica a rimpiazzare le perdite, prospettando un possibile “collasso” se la dinamica attuale dovesse proseguire.

Foto © Imagoeconomica 

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