La Germania vara un piano di riarmo da 377 miliardi di euro, il più grande dal 1945. Il generale Mandon avverte: “L’Europa deve essere pronta a uno scontro entro quattro anni”
Nel vecchio continente il futuro odora di trincee e morte, con le parole dei leader Ue che descrivono un sogno europeo ormai confinato in una terza guerra mondiale combattuta sul terreno.
I segnali ci sono tutti: il ministro dell’Interno tedesco, Alexander Dobrindt (Csu), ha annunciato al quotidiano Handelsblatt di voler proporre alla prossima conferenza dei ministri dell’Interno dei Länder di novembre di “integrare il tema della preparazione alle crisi nella vita scolastica quotidiana” ipotizzando una lezione apposita di due ore affinché i giovani nelle scuole vengano preparati alle crisi, che contemplano ovviamente anche un potenziale conflitto su larga scala.
Un’idea accolta favorevolmente dall’esponente dei Verdi, Leon Eckert, che ha suggerito di estendere l’iniziativa all’istituzione di una “giornata di formazione nazionale per coinvolgere le persone in tutta la Germania nei preparativi di una crisi”.
Dobrindt auspica anche che ciascuno disponga di una scorta di emergenza in casa. “Una torcia elettrica, batterie o una radio a manovella sono precauzioni sensate. Se si hanno queste cose non si sta creando panico, si stanno prendendo precauzioni”, ha precisato, prefigurando l’indomabile spirito di sopravvivenza tedesco a suon di gadget all’ultimo grido in grado di sfidare il fungo atomico all’orizzonte.
Ovviamente non ci può essere guerra senza un piano di riarmo che la alimenti. Ebbene Berlino – secondo quanto rivelato da documenti governativi visionati da Politico – sta pianificando un’espansione militare colossale da 377 miliardi di euro, la più grande dalla Seconda Guerra Mondiale. Nei file visionati dalla pubblicazione emerge come la Germania intenda aggiornare radicalmente le proprie capacità militari attraverso circa 320 nuovi progetti di armi e attrezzature.
Un piano che include 561 sistemi di difesa aerea Skyranger 30 a torretta per la protezione a corto raggio, con un’arma a cannone dalla portata di 3 chilometri e missili da 6 chilometri, oltre a 14 batterie IRIS-T SLM per la difesa aerea a medio raggio, con una portata di 40 chilometri. Sono previsti anche 396 missili antiaerei SLM e 300 missili a corto raggio IRIS-T LFK, insieme a 400 missili da crociera Tomahawk Block Vb con una gittata fino a 2.000 chilometri e 3 lanciatori terrestri mobili Typhon.
Alexander Dobrindt © Imagoeconomica
Per le forze terrestri, il piano prevede l’acquisto di 687 veicoli da combattimento Puma entro il 2035, di cui 662 equipaggiati con cannone MK30 2 ABM da 30 millimetri, proiettili a frammentazione aerea e missili anticarro MELLS Spike LR con una portata di 4 chilometri.
Sul fronte aereo e navale, sono inclusi 4 aerei pattuglia antisommergibile P-8A Poseidon e 15 caccia F-35 aggiuntivi.
Per quanto riguarda i droni, il piano stanzia circa 1,6 miliardi di euro per 12 droni LUNA NG di livello brigata, con un raggio di volo compreso tra 100 e 150 chilometri, oltre a 4 veicoli navali senza pilota uMAWS per un valore di circa 675 milioni di euro e munizioni destinate ai droni IAI Heron TP.
Infine, la sezione spaziale del piano prevede una spesa di 14 miliardi di euro per una costellazione di satelliti in orbita terrestre bassa, destinata alle comunicazioni di comando, alla protezione dalle interferenze e alla modernizzazione delle infrastrutture spaziali.
Dei 320 progetti, 178 hanno già appaltatori designati, con le aziende tedesche che dominano gli appalti noti, rappresentando circa 160 progetti per un valore di 182 miliardi di euro. Rheinmetall emerge come il principale beneficiario industriale, apparendo in 53 linee per oltre 88 miliardi di euro.
Cosa ne sarà di questo investimento senza un reale utilizzo sul terreno?
I piani francesi per inviare le truppe in ucraina
A rispondere a questa domanda ci aiutano le ultime indiscrezioni che arrivano dalla Francia. Il Servizio di Intelligence Estero russo (SVR) ha riferito che lo Stato Maggiore delle Forze Armate francesi, su ordine del Presidente Emmanuel Macron, si sta preparando a schierare un contingente militare di circa 2.000 soldati e ufficiali in Ucraina per sostenere Kiev.
In particolare, secondo l'SVR, il nucleo di questa forza sarà costituito da unità d'assalto della Legione Straniera francese, principalmente composte da cittadini provenienti da paesi dell'America Latina. "I legionari sono già stati dispiegati nelle regioni polacche al confine con l'Ucraina e stanno svolgendo addestramento al combattimento intensivo", ha precisato il servizio di intelligence russo.
Ma non si tratta solo di indiscrezioni dell’intelligence russa dalla dubbia veridicità. È Parigi stessa a parlare apertamente dei suoi piani.
La Francia è pronta a "schierare delle forze" militari in Ucraina "nel quadro delle garanzie di sicurezza", ha dichiarato pochi giorni fa il capo di Stato maggiore dell'esercito francese, Pierre Schill, intervenendo alla Commissione Difesa dell'Assemblea nazionale. "L'anno 2026 sarà posto sotto il segno delle coalizioni", ha esordito Schill, specificando che la Francia mantiene attualmente un livello di prontezza nazionale di 7.000 soldati mobilitabili entro 12 ore-5 giorni – sia per missioni interne che per impegni NATO – nonché la capacità di mobilitare una divisione di circa 20.000 soldati entro 30 giorni e di comandare un corpo di coalizione di 60.000 militari.
Pierre Schill
Ma il delirio non finisce qui e ad arricchire l’isteria si è aggiunto Fabien Mandon, nuovo capo di Stato Maggiore delle Forze Armate francesi che paventa la minaccia di un’aggressione russa entro i prossimi 3 o 4 anni dalla quale, tuttavia, l’Europa potrà certo difendersi.
"Il primo obiettivo che ho dato alle forze armate è di essere pronte per uno scontro tra tre o quattro anni, che sarebbe una forma di test", ha dichiarato Mandon, sottolineando la necessità di compiere uno "sforzo di riarmo" nel Paese. Il generale ha precisato che mentre la Russia rappresenta una minaccia, "non può farci paura se abbiamo voglia di difenderci", evidenziando il rapporto di forza favorevole all'Europa: 4 a 1 sul piano demografico e un PIL di oltre 17.000 miliardi di euro contro i 1.300 miliardi russi.
Mosca risponde con la deterrenza
Non è mancata la risposta russa a questi piani dopo che, pochi giorni fa, Vladimir Putin ha presentato il missile a propulsione nucleare Burevestnik capace di trasportare un ordigno atomico testata nucleare con una gittata praticamente illimitata.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito "allarmanti" le informazioni sui piani della Francia di inviare truppe in Ucraina, sottolineando che "la stragrande maggioranza dei paesi dell'UE segue una linea di condotta militarista" e ha avvertito che le truppe russe "ascoltano costantemente discorsi e lingue stranieri sulle loro radio lungo la linea di contatto. Quindi, questi stranieri sono lì. Li stiamo eliminando".
La portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha risposto sarcasticamente al rapporto dell'SVR, consigliando al Presidente Macron di inviare soldati francesi a guardia dei musei del paese, dove ultimamente le rapine sono diventate più frequenti, riferendosi al furto di gioielli per 88 milioni di euro dal Louvre nell'ottobre 2024.
Lavrov: "L'Europa si prepara a una grande guerra"
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov alla Terza Conferenza Internazionale di Minsk sulla Sicurezza Eurasiatica ha denunciato che "l'Europa non fa mistero dei suoi preparativi per una nuova grande guerra europea a ovest dello Stato dell'Unione di Russia e Bielorussia" e sta "costruendo una coalizione a tal fine".
Il Ministro degli Esteri russo ha ricordato che a luglio Francia e Regno Unito hanno concordato di coordinare le loro forze nucleari, "creando una sorta di Intesa per lo sviluppo di sistemi missilistici". Ha inoltre ricordato che Germania e Regno Unito hanno recentemente firmato un accordo sulla cooperazione militare e ora "si sono cominciate a sentire voci che chiedono di aggiungere una dimensione nucleare a questa cooperazione militare".
Tuttavia, il ministro degli Esteri russo ha anche affermato che "la Russia non ha mai avuto, e non ha, alcuna intenzione di attaccare alcuno Stato membro attuale della NATO o dell'UE" e che Mosca è "pronta a sancire questa posizione nelle future garanzie di sicurezza per questa parte dell'Eurasia". Ha però criticato i leader dell'UE per aver evitato di considerare queste future garanzie "su una base veramente collettiva".
Lavrov ha accusato la NATO di continuare la sua espansione "senza fermarsi un solo istante, nonostante le promesse fatte ai leader sovietici che l'alleanza non si sarebbe spostata nemmeno di un centimetro verso est", violando "palesemente gli impegni di massimo livello dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.
Ricordiamo a questo proposito che nel 1990, gli Stati Uniti avevano promesso a Gorbacev che la NATO non si sarebbe espansa verso est se il Cremlino avesse accettato la riunificazione tedesca nella NATO e l’accordo sul non dispiegamento di truppe straniere sul territorio dell’ex DDR fu incorporato nell’articolo 5 del Trattato sullo stato finale della Germania, firmato il 12 settembre di quell’anno dai ministri degli Esteri delle due Germanie, Stati Uniti, Unione Sovietica, Gran Bretagna e Francia.
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