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Lord Robertson: si discute cooperazione nucleare britannico-tedesca. Pokrovsk circondata: 5.500 soldati ucraini intrappolati nella nuova “caldaia” del Donbass 

Non smette di sorprendere la dissonanza negoziale-cognitiva propria dell’amministrazione Donald Trump.
Una dinamica riaffiorata ieri in un’intervista rilasciata al canale YouTube ungherese Ultrahang dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, il quale ha ricordato come, durante il vertice di agosto 2025 in Alaska, Trump e Putin avessero concordato di perseguire una “pace a lungo termine” piuttosto che un cessate il fuoco temporaneo. Il ministro ha sottolineato che il tycoon stesso aveva "formulato molto chiaramente" questa posizione: "Ciò che serve è una pace a lungo termine e sostenibile, non un cessate il fuoco immediato che condurrebbe alla guerra", avrebbe ribadito il presidente USA.
Ma tutto è deflagrato a causa “dell’enorme, incredibile pressione" esercitata dai "falchi" europei e dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky sull'amministrazione americana per bloccare qualsiasi cooperazione tra Stati Uniti e Russia. "Gli europei non dormono, non mangiano, cercano di torcere le braccia a questa amministrazione", ha dichiarato il ministro.
Allo Stato attuale “le relazioni tra Russia e Stati Uniti sono al punto più basso, con finora solo timidi tentativi di ristabilirle”, ha denunciato il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov.
Ad esacerbare lo scontro, ci hanno pensato i commenti di Trump, sull’ultimo test sul missile Burevestnik che il 21 ottobre ha percorso circa 14.000 chilometri in 15 ore.
Dovrebbe far cessare la guerra. Una guerra che avrebbe dovuto durare una settimana sta per iniziare il suo quarto anno. È quello che dovrebbe fare invece di testare missili”, ha detto Trump ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, aggiungendo – quasi con tono infantile e risentito – che "loro non giocano con noi e noi non giochiamo con loro", ricordando “che il più grande sottomarino nucleare del mondo si trova proprio al largo delle loro coste".
Di tutta risposta Lavrov ha ricordato che "per quanto riguarda il test in questione… È stato effettuato nel pieno rispetto dei nostri obblighi internazionali". 

Il missile "fine del mondo" in risposta alle provocazioni europee

Innegabile che l’annuncio della nuova arma in grado di trasportare testate atomiche con una gittata teoricamente illimitata, rappresenti un serio avvertimento ai propositi di piegare la Russia alle condizioni occidentali. Il messaggio è chiaro: Mosca rimane un concorrente militare globale e se sarà attaccata la reazione sarà decisa e temibile. 


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Vladimir Putin


Lo ha ribadito sempre il portavoce del Cremlino Peskov: "Le Forze Armate risponderanno duramente ai tentativi delle Forze Armate ucraine di lanciare attacchi in profondità in Russia".
Un’idea, quest’ultima, appoggiata da Zelensky, che finora non ha ottenuto i missili a lungo raggio Tomahawk da Trump, ma spera di ottenerli dai Paesi europei. 

La Triade nucleare europea

Nel frattempo le ultime indiscrezioni del The Telegraph sull’assetto militare europeo sono sempre più preoccupanti.
Secondo la pubblicazione, alti ufficiali militari britannici, tra cui l'ex segretario generale della NATO Lord Robertson, avrebbero sollecitato il governo di Sir Keir Starmer ad avviare negoziati con Berlino per un nuovo accordo di difesa che potrebbe includere una qualche forma di condivisione nucleare.
Una mossa che arriva dopo la Dichiarazione di Northwood del 10 luglio scorso, che ha visto il Regno Unito e la Francia stabilire di coordinare i loro deterrenti nucleari indipendenti stimati in 515 testate nucleari.
Londra vanta sottomarini stealth della classe Vanguard: HMS Vanguard, HMS Victorious, capaci di armare fino a 16 missili Trident II D5, ciascuno, a sua volta, capace di portare fino a otto testate atomiche. D’altra parte Berlino, a partire dal 2026, dovrebbe ospitare i missili a lungo raggio Tomahawk e gli ipersonici Dark Eagle provenienti dagli Stati Uniti in grado di garantire al Paese un assetto offensivo non indifferente.
Senza contare che Gran Bretagna e Germania stanno già sviluppando congiuntamente una nuova arma di precisione Deep Strike con una gittata superiore ai 2.000 chilometri. Una militarizzazione che certamente non potrà che destare allarme nei palazzi del Cremlino.
"Se la Russia continua a dispiegare retorica nucleare, costringerà a prendere alcune decisioni all'interno dell'Europa nel suo insieme", ha avvertito Robertson.  


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Il tycoon cerca l’accordo con Pechino per pressare Putin

I toni in ogni caso sono più accesi che mai e sembra che il pericoloso mantra che ora infetta la testa del tycoon americano – sotto le pressioni dei partner europei e degli elementi più guerrafondai della sua amministrazione – è che la Russia, sotto pressione, possa cedere alle condizioni occidentali.
A veicolare queste sono gli stessi strateghi statunitensi: “Il dittatore russo Vladimir Putin non è in grado di sconfiggere l'Ucraina sul campo di battaglia per diverse ragioni”, riporta il quotidiano La Stampa, citando due fonti di alto rango dell'intelligence americana.
L’esperto cita il massiccio coinvolgimento dei riservisti, la difficile situazione economica del Paese, le capacità tecnologiche e militari dell'Ucraina e la lenta avanzata dell'esercito russo in Ucraina.
Al contempo si segnalano le criticità date dai problemi economici della Russia che sono piuttosto tangibili. Il Fondo Monetario Internazionale ha stimato la crescita economica russa allo 0,6%, ben al di sotto del 4% previsto per il 2024, e il calo dei proventi derivanti dalle esportazioni di petrolio e gas non farà che peggiorare la situazione del Cremlino.
In questo contesto si inseriscono contro le due maggiori compagnie petrolifere del Paese, Rosneft e Lukoil, che producono insieme oltre il 5% del petrolio mondiale.
Tuttavia, come segnalano molti analisti al Financial Times, sono molti i dubbi sul fatto che le nuove sanzioni possano realmente bloccare le esportazioni di petrolio russo, poiché queste due compagnie troveranno probabilmente modi per eluderle, seguendo l’esempio di Surgutneftegaz e Gazprom Neft, già colpite da sanzioni a gennaio, ma ancora attive grazie all’uso di intermediari e della cosiddetta “flotta ombra”.
Il quotidiano britannico osserva che le perdite iniziali saranno in parte compensate dal rialzo dei prezzi del petrolio, aumentati del 5% dopo l’annuncio delle misure, e che, nonostante un temporaneo calo dei volumi, i ricavi delle esportazioni potrebbero successivamente riprendersi. Amos Hochstein, managing partner della società d’investimento TWG Global, ha avvertito che le sanzioni rischiano di danneggiare gli stessi Stati Uniti, poiché un forte aumento dei prezzi compenserebbe la Russia e penalizzerebbe i consumatori americani e gli alleati di Washington. Sul fronte cinese, la reazione è stata complessa: PetroChina, Sinopec, CNOOC e Zhenhua Oil hanno inizialmente sospeso gli acquisti di petrolio russo via mare, interrompendo importazioni comprese tra 250.000 e 500.000 barili al giorno, ma le raffinerie indipendenti, note come “teapots”, che assorbono circa 1,4 milioni di barili giornalieri, sono pronte a continuare a comprare dopo una breve pausa, non appena emergeranno nuovi meccanismi per aggirare le restrizioni.
Ora l’obiettivo di Trump è ingraziarsi la Cina per continuare a fare pressione su Mosca. A questo sono serviti gli accordi con Pechino, discussi pochi giorni fa a Kuala Lumpur. Gli Stati Uniti sospenderanno l’imposizione di dazi del 100% sulle merci cinesi prevista per il 1° novembre, mentre la Cina posticiperà di un anno l’entrata in vigore del sistema di licenze per l’esportazione di terre rare, fondamentali per i settori tecnologici e militari. Pechino si è inoltre impegnata ad aumentare gli acquisti di soia e altri prodotti agricoli americani, sostenendo così l’agricoltura statunitense. 


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Xi Jinping © Imagoeconomica 


In sostanza, il tavolo negoziale è pronto per l’incontro tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping previsto per il 30 ottobre 2025 in Corea del Sud.
“Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump chiederà di fare pressione sulla Russia affinché risolva la situazione in Ucraina durante il suo prossimo incontro”, ha rivelato a questo proposito il rappresentante permanente degli Stati Uniti presso la NATO, Matthew Whitaker.
Resta da vedere se Pechino sarà disposta a cedere su quello che oggi è il suo principale alleato. Difficile che Xi Jinping sarà incline a favorire una sconfitta di Mosca, con la consapevolezza che il prossimo capitolo bellico sarà Taiwan. 

A Pokrovsk si chiude il calderone: 5500 ucraini accerchiati

"Ho parlato con i militari. Particolare attenzione a Pokrovsk e anche alle zone limitrofe. È lì che si trova ora il maggior numero di forze d'attacco dell'occupante e dove si svolgono importanti attività d'assalto. I combattimenti continuano", ha annunciato Volodymyr Zelensky, senza entrare ulteriormente nei dettagli.
In realtà, si fa il possibile per nascondere una situazione già disperata. Le ultime indiscrezioni delle Forze Armate della Federazione Russa vedono ormai completato l’accerchiamento attorno alla roccaforte ucraina Pokrovsk-Mirnograd, isolando oltre 5.500 militari ucraini. Un’operazione, condotta congiuntamente dalle unità della 2ª Armata Interforze della Guardia e della 51ª Armata, che ha portato alla riconquista strategica di Rodynske, consolidando così la tenuta dell’accerchiamento.
Secondo fonti militari, le forze russe hanno sfondato le linee difensive a nord della città “come un coltello nel burro”, riuscendo a ricongiungersi con le truppe provenienti da sud. Di conseguenza, tutti i reparti ucraini ancora presenti a est della città e nell’area di Myrnohrad risultano ora completamente circondati. Dopo aver completato l’operazione di blocco, il comando russo ha offerto alle truppe ucraine una possibilità di resa, garantendo l’incolumità a chi deporrà le armi. Non è ancora noto se l’offerta sia stata accettata.
Come riferito dagli analisti, il comando ucraino difficilmente deporrà le armi, temendo l’impatto politico e mediatico di eventuali immagini di soldati ucraini catturati. Zelensky non può permettersi di consentire che vengano pubblicati online filmati di colonne di prigionieri che depongono le armi, come è stato visto a Mariupol. Immancabili in questo caso le analogie con le sorti della Sesta Armata tedesca a Stalingrado nel 1942, quando Berlino proibì sia lo sfondamento che la resa, condannando le proprie truppe all’accerchiamento.
Il quotidiano russo Readovka riferisce che le forze di Mosca, nelle ultime ore, hanno inoltre respinto diversi tentativi ucraini di rompere l’assedio nella zona di Dobropillya, dove sono in corso scontri vicino ai villaggi di Zolotoy Kolodez, Kucherov Yar e Shakhove. L’obiettivo delle unità ucraine sarebbe quello di interrompere il contatto tra la 2ª e la 51ª Armate russe, per aprire un corridoio verso ovest.
Per il giornalista ucraino Andriy Tsaplienko, Kiev avrebbe già dato mandato alle unità del GUR (intelligence militare) di intervenire nella zona di Pokrovsk per contrastare infiltrazioni e sabotaggi, mentre in un’intervista televisiva, il comandante delle forze d’assalto aviotrasportate, Oleg Apostol, ha riconosciuto apertamente la mancanza di volontari e la necessità di “coercizione” per mantenere le truppe al fronte.

Foto di copertina © Imagoeconomica 

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