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Il generale Pierre Schill: pronti ad inviare truppe francesi in Ucraina nel 2026, mentre nel Donbass il fronte crolla

Mentre la diplomazia è al collasso, con Trump che si allinea alle posizioni dei volenterosi su un immediato cessate il fuoco – senza risolvere le cause profonde del conflitto – e la Russia che il 22 ottobre ha condotto ampie esercitazioni strategiche della triade nucleare, una visita negli Usa sembra accendere una flebile speranza.
Credo che Russia, Stati Uniti e Ucraina siano abbastanza vicini a una soluzione diplomatica”, ha affermato, parlando alla CNN, l’inviato speciale del Cremlino per gli investimenti esteri e capo del fondo sovrano russo Kirill Dmitriev, in visita negli Stati Uniti.

Il fulcro della visita è rappresentato dall'incontro con Steve Witkoff, inviato speciale di Trump, programmato per oggi 2a Miami, dove l'inviato russo ha sottolineato che la Russia cerca "una soluzione definitiva, non vuole solo un cessate il fuoco" temporaneo.
Riguardo alle nuove sanzioni americane, Dmitriev si è detto ottimista, minimizzando il loro impatto, sostenendo che "non sono un grosso problema" e che porteranno solo a un aumento dei prezzi del petrolio e della benzina a livello globale, inclusi gli Stati Uniti.
Tuttavia, secondo la Reuters, l'amministrazione del presidente statunitense, starebbe preparando ulteriori sanzioni che potrebbe utilizzare per colpire settori chiave dell'economia russa se il presidente Vladimir Putin continuasse a rimandare la fine della guerra di Mosca in Ucraina.

Funzionari statunitensi hanno inoltre anche dichiarato alle controparti europee di sostenere l'uso da parte dell'UE di beni russi congelati per acquistare armi statunitensi per Kiev, e Washington ha avviato discussioni interne sull'utilizzo di beni russi detenuti negli Stati Uniti per sostenere lo sforzo bellico dell'Ucraina, hanno affermato due funzionari statunitensi.
Un’altra mossa suicidale per l’Europa che questa volta lascia interdetti persino i più intraprendenti leader del Vecchio Continente. Il Belgio, infatti, si trova in una posizione particolarmente delicata, ospitando presso Euroclear il 90% degli asset russi congelati. Il primo ministro belga Bart De Wever ha posto tre condizioni categoriche prima di dare il suo assenso: mutualizzazione completa dei rischi legali, garanzie finanziarie da tutti gli Stati membri e coinvolgimento di altri Paesi che detengono asset russi.​ La questione principale è che, in caso di contenziosi internazionali, il Belgio si trovi a dover ripagare cifre colossali da solo. 

 

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Ma il rischio più insidioso è quello sistemico, legato alla credibilità del sistema finanziario europeo e alla stabilità dell'euro. D’altronde quale paese non occidentalmente allineato investirebbe più in un’Unione Europea, prossima a depredare i beni confiscati all’ennesimo ordine impartito da Washington?
In ogni caso sono molto ottimistiche le parole di Dmitriev che ha confermato come l'incontro tra Trump e Putin non sia stato cancellato ma solo "posticipato", e che probabilmente si svolgerà "in una data successiva", ma ha criticato i tentativi dei paesi europei, "compresa la Gran Bretagna, di far fallire il dialogo diretto tra il presidente Putin e (l’omologo statunitense - ndr)".

Il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, non ha mancato di dare conferma di questa linea: “Abbiamo avuto un incontro mirato e produttivo della Coalizione dei Volenterosi. La pressione rimane l'unico linguaggio che la Russia capisce, e le sanzioni coordinate con i nostri alleati e amici sono fondamentali per costringere Putin a sedersi al tavolo dei negoziati. Abbiamo discusso il sostegno energetico urgente in vista dell'inverno che si avvicina, nonché la necessità di rafforzare la difesa aerea dell'Ucraina. L'Europa sta ampliando la cooperazione nell'industria della difesa e sta promuovendo il lavoro su un credito per le riparazioni, le cui opzioni saranno presentate a breve”, ha dichiarato durante la riunione dei volenterosi a Londra.
Un’occasione dove il primo ministro Keir Starmer ha definito “ridicole” le richieste territoriali di Vladimir Putin, riconfermando la necessità di intensificare la pressione sulla Russia nel 2025, annunciando l’accelerazione della consegna di armamenti, tra cui oltre 5000 missili leggeri e altri sistemi a lungo raggio, sottolineando la necessità di rafforzare la difesa aerea di Kyiv e di garantire la continuità del supporto militare occidentale. 

 

La Francia pronta a schierare le truppe in Ucraina nel 2026

Il presidente francese Emmanuel Macron, al contempo, ha ribadito che l’obiettivo della coalizione è una pace “giusta, credibile e duratura”, invitando a mantenere alta la pressione sulla Russia. In un colloquio con Volodymyr Zelensky ha inoltre promesso nuovi missili Aster, programmi di addestramento e l’invio di aerei Mirage. Il leader ucraino, da parte sua, ha riaffermato che l’integrità territoriale dell’Ucraina non può essere oggetto di compromessi e che qualsiasi concessione delle regioni occupate equivarrebbe a premiare l’aggressore.
La parola d’ordine è che la guerra deve continuare. Nessun passo indietro sulla questione che per Mosca è davvero fondamentale, come ricordato da Dmitriev: la neutralità e la demilitarizzazione di un Paese, invece inondato di armi occidentali sempre più letali e forse presto anche di truppe.

Un’eventualità paventata dal capo di stato maggiore dell'esercito francese, Pierre Schill, capo di il 24 ottobre.
"Saremo pronti a schierare forze nell'ambito delle garanzie di sicurezza, se necessario, a sostegno dell'Ucraina", ha annunciato Schill davanti ai parlamentari francesi, sottolineando che il 2026 sarà "l'anno delle coalizioni", con riferimento alle esercitazioni militari multinazionali Orion 26 che testeranno tutti i concetti di coordinamento e interoperabilità tra le componenti terrestri, aeree e navali alleate.​
Secondo Schill, le forze terrestri francesi sono preparate a rispondere simultaneamente a "tre allerte", una delle quali include un potenziale dispiegamento in Ucraina. Ha inoltre ricordato il "livello di emergenza nazionale" della Francia, che consente di mobilitare circa 7.000 soldati entro un periodo compreso tra 12 ore e cinque giorni, nonché il "primo livello di allerta NATO", che rimane un elemento centrale della postura difensiva francese. 

 

Il fronte ucraino crolla

Nel frattempo, la situazione è critica per le truppe ucraine ormai circondate nelle città di Pokrovsk e Mirnograd. Il comando delle Forze Armate russe ha lanciato un ultimatum senza precedenti alle truppe asserragliate: abbandonare il territorio entro lunedì 27 ottobre, altrimenti le unità circondate saranno completamente distrutte.​​
L'ultimatum arriva mentre circa il 70% di Pokrovsk è ormai sotto controllo russo, con le forze di Mosca che hanno superato la linea ferroviaria che taglia la città in due. I militari ucraini, tagliati fuori dalle principali vie di rifornimento, si trovano in una situazione sempre più disperata, con le ultime strade di collegamento verso Kramatorsk sotto il tiro dell'artiglieria russa.​​
Al contempo, l'agenzia russa TASS ha confermato che le difese ucraine nelle zone meridionali e sudorientali di Krasnoarmeysk (nome russo di Pokrovsk) sono completamente crollate. Le truppe russe stanno rapidamente espandendo la loro testa di ponte in quella zona del fronte, sfruttando il cedimento delle linee difensive nemiche che erano scarsamente presidiate.​
L'avanzata russa ha assunto dimensioni impressionanti: solo nelle ultime 24 ore sono stati conquistati sei insediamenti e oltre 52 chilometri quadrati di territorio. Si tratta della spinta territoriale più veloce dall'inizio del conflitto, con progressi simultanei su otto settori diversi del fronte.​

 

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Mirnograd si trova in una posizione ancora più critica rispetto a Pokrovsk. La città è più esposta e più inserita nella sacca che le forze russe stanno utilizzando per avviluppare le truppe ucraine nell'area. I combattimenti per Mirnograd sono intensi, mentre i russi continuano a spingere per completare l'accerchiamento operativo dell'intero settore.​​
L'analista militare tedesco Julian Röpke ha definito la situazione "un incubo" dal punto di vista militare e logistico, sottolineando che le forze ucraine cercano di mantenere quest'area semi-assediata solo per ragioni politiche. Le unità ucraine non hanno ricevuto ordini di ritirata dal comando, nonostante le evidenti difficoltà e le pesanti perdite.​
Nella direzione di Vovchansk, nel nord dell'oblast di Kharkiv, le forze russe hanno continuato ad avanzare a sud-ovest della città, espandendo ulteriormente la loro testa di ponte sulla riva meridionale del fiume Vovcha. Dopo aver stabilito il controllo su gran parte della periferia occidentale, le truppe russe hanno iniziato ad attaccare dalla città verso il villaggio di Synelnykove.​
In particolare, a Vovchansk i militari russi sono riusciti a stabilire il controllo sulle restanti parti residenziali a ovest della linea ferroviaria e hanno assicurato nuove posizioni nelle foreste adiacenti.
L'avanzata russa minaccia di portare al crollo dell'intera "fortress belt" ucraina nel Donetsk, quella cintura fortificata lunga una cinquantina di chilometri che va da Kramatorsk a Slovyansk a Kostyantynivka a Pokrovsk. Gli ucraini avevano iniziato a fortificare questa zona già nel 2014, investendo per anni enormi risorse e usando Pokrovsk e Kostyantynivka come avamposti militari.​
Se Pokrovsk dovesse cadere completamente, come ha affermato il presidente Zelensky paragonando la battaglia a quella di Bakhmut, l'intera linea del fronte si sgretolerebbe. La perdita di questo snodo logistico cruciale significherebbe "effettivamente la perdita di quasi tutta la regione di Donetsk", aprendo nuove opportunità ai russi per offensive nelle regioni di Zaporizhia e Dnipropetrovsk. 

Foto di copertina © Imagoeconomica 

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