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Washington dà il via libera alle sanzioni e agli attacchi a lungo raggio per Kiev, ma Trump smentisce. Ora Zelensky rilancia: “Non cederemo territori alla Russia”

Non sembra finire più l’odissea del tira e molla dei negoziati. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato oggi la sospensione del suo piano per un incontro con il presidente russo Vladimir Putin a Budapest, dichiarando di non voler avere un "incontro sprecato" o una "perdita di tempo".​
Una decisione che rimanda il vertice nella capitale ungherese, arrivata dopo una telefonata lunedì tra il Segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.​ 
"Non voglio avere un incontro sprecato", ha dichiarato oggi il tycoon ai giornalisti, aggiungendo di non voler "perdere tempo, quindi vedremo cosa succederà". Infine ha ammesso di non aver ancora "preso una decisione. Deciderò nei prossimi giorni”, ha aggiunto. 

 

Washington dà il via libera alle sanzioni e agli attacchi a lungo raggio per Kiev

Nella confusione che regna sovrana alla Casa Bianca, è emerso nelle ultime ore che gli Stati Uniti hanno revocato una restrizione fondamentale all'uso di alcuni missili a lungo raggio da parte dell'Ucraina, consentendo a Kiev di intensificare gli attacchi contro obiettivi in Russia.
Lo rivela il Wall Street Journal, citando fonti dell'amministrazione statunitense. Secondo la pubblicazione, già martedì le forze ucraine hanno utilizzato un missile da crociera britannico Storm Shadow per colpire Bryansk.
Di concerto, il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessant, durante una riunione coi giornalisti, ha annunciato che Washington adotterà un significativo aumento delle sanzioni contro la Federazione Russa.
Notizie che parlano di un altro cambio di rotta statunitense sull’approccio negoziale con Mosca, ma ecco che poche ore dopo l’indiscrezione del WSJ, arriva l’ennesima smentita del miliardario newyorchese.
"Questa è una fake news! Gli Stati Uniti non hanno nulla a che fare con questi missili, non importa da dove provengano o cosa ne faccia l'Ucraina", ha scritto sul suo account social, Truth Social.
È evidente che è in corso una lotta interna tra le forze più pacifiste del club MAGA e il partito della guerra che comanda a bacchetta gli europei.
Ne è convinto anche l'analista britannico Alexander Mercuris, secondo cui l’estrema contraddittorietà mancanza di una posizione unitaria sui negoziati con Mosca tra i membri dell'amministrazione del presidente statunitense.
Secondo l'esperto, Trump capisce che la situazione in Ucraina lascia molto a desiderare e non è abituato a investire in progetti non redditizi.
"Loro (gli ucraini, ndr) non hanno armi. L'Europa non ha quasi né armi né denaro. Questo significa che non c'è alcun vantaggio in questo, che Trump cercherà di usare a suo vantaggio per uscire rapidamente da questo progetto non redditizio", ha spiegato Merkuris.


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D’altra parte funzionari russi hanno affermato che i preparativi per il vertice proseguono. "Le date non sono ancora state fissate, ma prima di allora è necessaria una preparazione approfondita, e questo richiede tempo", ha dichiarato ai giornalisti il ​​portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.
Anche un funzionario statunitense ha ammesso alla Reuters che il vertice non è stato annullato, ma che per il momento la parte americana si sta concentrando sulla prossima visita di Trump in Asia.
Ma la campagna di sabotaggio è in pieno svolgimento. "Al momento, gli europei non sono realmente concentrati sulla pace e stanno facendo poco per raggiungerla", aveva affermato ieri Peskov, commentando i rapporti del Servizio di intelligence estero russo secondo cui i membri europei della NATO stanno continuando ampi preparativi per un potenziale conflitto armato con la Russia.
Già venerdì, Emmanuel Macron ha annunciato che si terrà un incontro della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”, con la partecipazione di alcuni leader in presenza a Londra e altri in collegamento virtuale, alla quale prenderà parte anche Volodymyr Zelensky. Badate bene che l’iniziativa dei volenterosi mira a sostenere l’Ucraina attraverso un rafforzamento militare costante, che include forniture di armi, munizioni, sistemi di difesa, droni e addestramento, oltre alla possibilità di dispiegare una forza multinazionale di deterrenza sul territorio dopo un eventuale cessate il fuoco. 

 

L’Occidente incartato sul cessate il fuoco che non risolve il conflitto

Non si può nemmeno ignorare il fatto che la sospensione dell’incontro diplomatico tra Washington e Mosca è avvenuto dopo la telefonata tra Rubio e Lavrov, dove quest’ultimo ha ribadito le sue precedenti condizioni per raggiungere un accordo di pace, tra cui la cessione del controllo dell'Ucraina sull'intera regione sud-orientale del Donbass. Un punto fermo che equivaleva a respingere la dichiarazione di Trump della scorsa settimana, secondo cui entrambe le parti avrebbero dovuto fermarsi alle attuali linee del fronte.
Ma, come spiegato recentemente dal Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, un cessate il fuoco immediato significherebbe "dimenticare le cause profonde di questo conflitto" e "rifiutare di sradicare le cause fondamentali" della guerra. Lavrov ha sottolineato che "fermarci dove siamo" contraddirebbe gli accordi raggiunti durante il vertice tra Putin e Trump in Alaska nel mese di agosto, dove secondo Mosca, si era convenuto sulla necessità di una "pace duratura e sostenibile" piuttosto che un semplice cessate il fuoco.
Mosca vede le “cause profonde” nella progressiva militarizzazione dell’Ucraina con armi occidentali sempre più sofisticate e letali.  Mosca considera dunque intollerabile l’avvicinamento di Kiev alla NATO e all’Unione Europea, chiedendo che l’Ucraina mantenga uno status di neutralità e non ospiti truppe dell’Alleanza, nonché il riconoscimento internazionale della sua sovranità sulla Crimea e sulle regioni di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia, insieme al ritiro delle forze ucraine da tutte le aree del Donbass.


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Ovviamente l’Occidente ha sempre votato contro soluzioni che intervengano su queste questioni vitali per Mosca e ha optato fin, anche in questa occasione, di imporre un cessate il fuoco senza condizioni.
Il 21 ottobre, i principali leader europei hanno firmato una dichiarazione congiunta insieme a Zelensky, che ribadisce questi propositi: "Siamo tutti uniti nel desiderio di una pace giusta e duratura, meritata dal popolo ucraino. Sosteniamo fermamente la posizione del Presidente Trump secondo cui i combattimenti dovrebbero cessare immediatamente e che l'attuale linea di contatto dovrebbe essere il punto di partenza dei negoziati. Restiamo fedeli al principio secondo cui i confini internazionali non devono essere modificati con la forza". 

 

Zelensky ora rilancia: non cederemo territori alla Russia

Ovviamente l’approccio belligerante europeo volto alla militarizzazione forzata di Kiev rinsalda le posizioni massimaliste del leader ucraino che continua ad alzare la posta in gioco.
L'Ucraina è pronta a negoziare con la Russia, ma non a condizione di rinunciare ai territori ucraini”, ha affermato Zelensky in una conferenza stampa, citato da un giornalista di Unian.
"(Siamo pronti - ndr) a passare alla diplomazia. Sosteniamo la questione del cessate il fuoco. Siamo pronti alla diplomazia, ma non a condizione di dover intervenire da qualche parte, cedendo all'aggressore la nostra terra, i nostri territori. Naturalmente, non si tratta di chilometri. E la questione riguarda certamente le nostre case, la nostra gente, la nostra storia, la nostra identità. Questa è la nostra integrità territoriale", ha sottolineato il capo di Stato che ha poi accusato Mosca di non essere pronta ai negoziati. 


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Mosca continua a colpire gli impianti energetici ucraini, prossimi al collasso

Nel frattempo i raid non si fermano. Nella notte tra il 21 e il 22 ottobre 2025, la Russia ha lanciato uno dei più massicci attacchi combinati contro l'infrastruttura energetica dell'Ucraina dall'inizio dell'invasione su larga scala. Un’offensiva che ha colpito duramente le centrali elettriche e le reti di distribuzione in tutto il paese, causando vittime civili e blackout diffusi proprio mentre l'inverno si avvicina.​ Le Forze Armate russe hanno utilizzato un arsenale combinato di 433 vettori aerei, tra cui 405 droni d'attacco di tipo Shahed, Geran e altri; 11 missili balistici Iskander-M/KN-23; 9 missili da crociera Iskander-K; 4 missili aeroballistici ipersonici Kh-47M2 Kinzhal lanciati da caccia MiG-31K; e 4 missili guidati Kh-59/69. La difesa aerea ucraina ha abbattuto o neutralizzato 349 obiettivi aerei, ma 12 missili e 55 droni hanno colpito direttamente 26 località.​ 
"Il riscaldamento durante questo inverno sarà un grande punto interrogativo",  ha dichiarato preoccupato il deputato della Verkhovna Rada Oleksiy Goncharenko, secondo cui "è stato praticamente distrutto tutto il sistema di distribuzione del gas" sul territorio controllato dal governo ucraino.
A subire danni particolarmente significativi sono le centrali termoelettriche della capitale: le CHP-4, CHP-5 e CHP-6 sono state colpite, provocando grandi incendi e interruzioni di corrente in diverse zone della città. Due persone sono morte e 21 sono rimaste ferite nella capitale. La CHP-5, che fornisce elettricità e riscaldamento a centinaia di migliaia di residenti, è stata gravemente danneggiata.​
A Zaporizhzhia un massiccio attacco con droni ha messo fuori uso la centrale idroelettrica di Dnipro e bloccato il traffico sulla diga, causando numerosi feriti. A Izmail, nel porto sul Danubio, esplosioni hanno danneggiato le strutture energetiche e lasciato la città senza luce e acqua. Nella regione di Poltava, missili Kinzhal hanno colpito infrastrutture chiave e la centrale di Kremenchuk, provocando decine di esplosioni e interruzioni di corrente. In quella di Chernihiv, un attacco con droni ha causato morti e feriti, lasciando parte della regione completamente al buio. Anche le aree industriali di Dnipropetrovsk hanno subito pesanti danni, con interruzioni elettriche e colpi alle centrali idroelettriche. Nella regione di Cherkasy, bombardamenti su impianti energetici e di comunicazione hanno portato a interruzioni di corrente programmate, mentre in quella di Kirovohrad quasi trenta insediamenti sono rimasti senza elettricità e i soccorsi sono stati immediatamente attivati per affrontare le conseguenze degli attacchi.

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