Lavrov: “Nessun congelamento della linea del fronte”, Mosca teme la “nuova beffa di Minsk”
È sempre più evidente come si stia riproponendo la stessa dinamica che ha generato l’impasse negoziale nei mesi scorsi, soprattutto dopo l’incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin ad Anchorage il 15 agosto.
Secondo quanto rivelato oggi dal The Telegraph, l’incontro tra Trump e Putin previsto in Ungheria è stato annullato. Una decisione maturata in seguito alla conversazione telefonica avvenuta oggi tra il segretario di Stato Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, durante la quale la preparazione dei colloqui tra i due Paesi è giunta a un punto morto.
In particolare si presume che Lavrov abbia detto a Rubio che Mosca “non accetterà il congelamento della linea del fronte in Ucraina”. Ed ecco che anche l’atteso incontro tra i due diplomatici è stato rinviato in data da destinarsi.
Proprio questa mattina il ministro degli Esteri russo, citato dalla TASS, ha detto che Mosca è contraria a una cessazione immediata delle ostilità in Ucraina, affermando che nel vertice con Vladimir Putin in Alaska, anche il presidente Usa Donald Trump aveva sostenuto che “serve una pace duratura e sostenibile e non un immediato cessate il fuoco".
Il Cremlino, in sostanza, non ha alcun interesse nell’attuare una tregua che, di fatto, senza interruzione dei flussi militari, rappresenterebbe una pausa operativa per permettere al Paese di riorganizzare le sue forze, con tanto di truppe europee al seguito.
A questo proposito, il Ministro della Difesa britannico John Healey ha dichiarato pubblicamente che il Regno Unito è pronto a spendere ben oltre 100 milioni di sterline per il possibile dispiegamento di truppe britanniche in Ucraina, se Donald Trump riuscirà a negoziare un accordo per il cessate il fuoco con la Russia. Questi fondi sarebbero destinati sia alla preparazione che al dispiegamento effettivo delle forze, come parte di una forza multinazionale finalizzata alla sicurezza post-ceasefire in Ucraina.
D’altro canto, lo stesso Zelensky si ostina a non voler riconoscere i territori occupati di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia che Mosca ha inglobato nella sua costituzione.
“Siamo tutti uniti nel desiderio di una pace giusta e duratura, che il popolo ucraino merita. Sosteniamo con forza la posizione del presidente Trump secondo cui i combattimenti devono cessare immediatamente e l’attuale linea di contatto deve essere il punto di partenza dei negoziati. Rimaniamo fedeli al principio secondo cui i confini internazionali non devono essere modificati con la forza", ha dichiarato in un join statement con i vertici Ue e i leader di Gran Bretagna, Francia, Italia, Finlandia, Danimarca, Norvegia, Polonia e Germania.
"Se [Putin] lo vuole, ti distruggerà", aveva ammonito Trump al leader ucraino durante l’ultimo incontro alla Casa Bianca dove, secondo le segnalazioni di funzionari europei, il tycoon avrebbe dunque esortato il leader ucraino ad accettare la proposta territoriale della Russia di scambiare l'intero Donbass con parti delle regioni di Zaporizhzhia e Kherson, anche se in seguito ha negato di aver richiesto una completa cessione del Donbass.
“I paesi che compongono l’Ue e la Nato stanno lavorando per ostacolare ogni cosa. Non c’è nessuna questione che non li interessi tranne come danneggiare la Russia, minare le nostre posizioni e rendere più difficile per noi risolvere i problemi che dobbiamo affrontare. Questo è l’unico obiettivo di tutta la politica dell’Ue. Sono la forza più distruttiva sulla scena internazionale. Pertanto, non c’è da stupirsi che si dedichino a ogni tipo di sabotaggio. Siamo pronti a questo e sappiamo come contrastarlo”: ha dichiarato a questo proposito il viceministro degli Esteri russo Sergey Ryabkov. 
Il piano europeo da 12 punti
Come rivelato da Bloomberg, le nazioni europee, in collaborazione con l’Ucraina, starebbero definendo una proposta di pace in 12 punti che mira a porre fine alla guerra lungo le attuali linee del fronte, rifiutando le richieste del presidente russo di cessione territoriale, in particolare dell’intera regione del Donbass.
Il piano prevede che un comitato per la pace, presieduto proprio da Trump, supervisioni l’attuazione dell’accordo e ne monitori il rispetto. Russia e Ucraina dovrebbero accettare un cessate il fuoco immediato e fermare ogni ulteriore avanzata lungo le linee di battaglia, con un chiaro rifiuto delle pretese russe sul Donbass. Dopo la tregua, verrebbero affrontate questioni umanitarie urgenti: il ritorno in Ucraina di tutti i bambini deportati in Russia e lo scambio completo dei prigionieri di guerra.
Kiev riceverebbe inoltre garanzie di sicurezza concrete dai partner occidentali per evitare futuri attacchi, insieme a fondi consistenti per la ricostruzione delle infrastrutture distrutte e a un percorso accelerato verso l’adesione all’Unione Europea. Si parla ovviamente delle truppe dei volenterosi sopra menzionate, oltre che di un indiscusso supporto militare senza fine.
Le sanzioni contro Mosca verrebbero revocate in modo graduale e condizionato: i circa 300 miliardi di dollari di riserve della Banca centrale russa attualmente congelati sarebbero restituiti solo se la Russia contribuirà finanziariamente alla ricostruzione ucraina, mentre un meccanismo automatico reintrodurrebbe tutte le restrizioni in caso di nuove aggressioni. Infine, Mosca e Kiev avvierebbero negoziati sulla gestione amministrativa dei territori oggi occupati, ma senza alcun riconoscimento legale della loro annessione, mantenendo fermo il principio dell’integrità territoriale dell’Ucraina.
Nessuna volontà in sostanza di intervenire sulle cause profonde del conflitto. Si prospetta per Mosca l’inaccettabile beffa degli accordi di Minsk (2014-2022) che, come ammesso dall’ex cancelliere tedesco, Angela Merkel, a dicembre 2022, “sono serviti a dare tempo all’Ucraina. Tempo che ha usato per rafforzarsi, come possiamo vedere oggi. L’Ucraina del 2014-2015 non era l’Ucraina di oggi […] era ovvio per tutti noi che il conflitto sarebbe stato congelato, ma questo ha solo dato tempo prezioso all’Ucraina”. 
Le accuse del capo dell'intelligence russa: la NATO si prepara alla guerra
Nel mentre, il direttore del Servizio di intelligence estero russo (SVR), Sergei Naryshkin, ha lanciato pesanti accuse contro i Paesi dell’Alleanza, durante la riunione del Consiglio dei capi delle agenzie di sicurezza e dei servizi speciali degli Stati membri della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), tenutasi a Samarcanda il 21 ottobre 2025. Secondo Naryshkin, i membri europei dell'Alleanza Atlantica starebbero conducendo preparativi accelerati per un conflitto armato su larga scala con la Russia.
"Vediamo chiaramente come gli alleati europei della NATO si stiano preparando per la guerra contro il nostro Paese", ha dichiarato il capo dell'SVR, secondo cui l'Alleanza ha ricevuto l'ordine di fornire rapidamente alle Forze di Reazione Alleate della NATO tutte le risorse necessarie per questo scopo. Il direttore dell'intelligence ha evidenziato come sia stato avviato un processo di aumento esponenziale della produzione del complesso militare-industriale europeo.
I dati sulla crescita del complesso militare industriale europeo parlano chiaro: la spesa per la difesa dei paesi dell'Unione Europea è aumentata del 19% raggiungendo il record di 343 miliardi di euro nel 2024, con previsioni di ulteriore crescita fino a 381 miliardi di euro nel 2025. Gli analisti finanziari prevedono che le aziende di difesa europee potrebbero aumentare i loro ricavi dai clienti europei in media del 10,5%-11,5% all'anno per il prossimo decennio. A giugno 2025, il Consiglio Europeo ha riaffermato l'impegno ad aumentare significativamente la spesa per la difesa, con i membri europei della NATO che hanno concordato di elevare i contributi fino al 5% dei rispettivi PIL nazionali entro il 2030.
Infine, Naryshkin ha poi rivolto accuse contro i servizi di intelligence britannici. Secondo il capo dell'SVR, dopo l'attentato al gasdotto Nord Stream, Londra sta testando i propri limiti pianificando sabotaggi nel Mar Baltico e nel Mar Nero. "Le agenzie di intelligence britanniche, convinte della propria impunità dopo il bombardamento del gasdotto Nord Stream, continuano a testare i limiti di ciò che è ammissibile nei confronti dei partner dell'UE preparando sabotaggi nel Mar Baltico e nel Mar Nero", ha affermato.
Foto © Imagoeconomica
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