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Il presidente ucraino respinge l’offerta di compromesso avanzata da Washington e rilancia la strategia del riarmo con l’appoggio di Francia, Polonia e Paesi baltici

I dialoghi a porte chiuse tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky rivelano contenuti sempre più indicibili, traditi solamente dalla solita giullaresca conferenza stampa a cui il presidente americano ci ha ormai abituati. 
Cosa ne pensa dell’idea del tunnel tra Russia e USA?” –  gli chiede il tycoon, riferendosi ad un vecchio progetto sovietico per collegare lo stretto di Bering, recentemente rilanciato come ipotesi futuristica grazie alle nuove tecnologie. “Non sono molto contento di questa prospettiva”, risponde uno Zelensky dal volto risentito. Me lo immaginavo”, replica Trump, tra le risate dei presenti
Eppure nel loro faccia a faccia lontano dalle telecamere i toni si sono fatti subito accesi. Un funzionario Usa, parlando al Financial Times, ha affermato che Trump ha ricordato a Zelensky che stava perdendo la guerra, avvertendolo: "Se [Putin] lo vuole, ti distruggerà". 
Secondo le segnalazioni di funzionari europei, il tycoon avrebbe dunque esortato il leader ucraino ad accettare la proposta territoriale della Russia di scambiare l'intero Donbass con parti delle regioni di Zaporizhzhia e Kherson, anche se in seguito ha negato di aver richiesto una completa cessione del Donbass. 
Una realtà confermata dallo stesso Zelensky e sarebbe stato proprio l'inviato speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff, ad avanzare questa proposta che Kiev considera inaccettabile.
Il dialogo si è fatto acceso, tanto che, a un certo punto dell'incontro, il presidente degli Stati Uniti avrebbe gettato da parte le mappe del campo di battaglia dell'Ucraina.
Da segnalare come, in realtà, le ultime indiscrezioni della Reuters, sottolineano che l’ultima proposta avanzata da Putin giovedì vedeva Kiev cedere sole le parti della regione orientale del Donbass in cambio di alcune piccole aree delle altre due regioni di frontiera meridionali. 
In ogni caso, un dato è evidente ed inequivocabile: Trump, lungi dal rifiutarsi di speculare sul riarmo europeo, non vuole la Terza Guerra Mondiale ed è chiaro che Vladimir Putin, durante l’ultima telefonata, ha trasmesso al tycoon il fatto che inviare a Kiev i missili a lungo raggio Tomahawk – dalla gittata fino a 2500 km e capaci di trasportare testate nucleari – avrebbe rappresentato una grave escalation del conflitto in grado di trascinare gli Stati Uniti in prima linea. 
Ed ecco che le più messianiche aspettative di Zelensky su un sostegno americano a lungo raggio – pur di tentare un ribaltamento delle sorti del conflitto – sono state improvvisamente disattese. 
La fretta crescente per un’escalation nel supporto Usa, nasce da una situazione al fronte che volge sempre più al peggio. L'offensiva di Mosca nel Donbass ha raggiunto nel 2025 un'intensità senza precedenti dall'inizio dell'invasione su larga scala. Secondo l'Institute for the Study of War (ISW), da marzo a settembre 2025, i russi sono avanzati di almeno 4.100 km². 
Le città strategiche del Donbass stanno cadendo una dopo l’altra. L'11 agosto le forze armate RF hanno sfondato le linee ucraine a nord-est di Pokrovsk su un fronte di 13 chilometri, avanzando per almeno 15 km e bloccando l'autostrada Dobropolye-Kramatorsk, completando di fatto "l'accerchiamento operativo" della città. Un insediamento la cui caduta aprirebbe la strada verso Slovyansk e Kramatorsk, le ultime barriere fortificate ucraine nel Donetsk.​  


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Anche Kupyansk, nella regione di Kharkiv, è sotto pressione crescente. I russi sono entrati nel centro urbano a ottobre, e secondo fonti ucraine tutte le linee logistiche nel settore si trovano esposte al fuoco russo. La conquista di Kupyansk consentirebbe alle forze russe di estendere il controllo sulla regione di Kharkiv e minacciare da nord la roccaforte di Slovyansk.
Per non parlare della situazione drammatica dei raid contro gli impianti energetici. Dopo gli attacchi delle ultime settimane il Ministero dell’Energia ucraino ha riferito che oltre un terzo della capacità nazionale di trasmissione elettrica è danneggiato o fuori uso e che il 70% della capacità di generazione è stato perso, con più di 9 gigawatt distrutti in sei mesi.
L’arrivo dell’inverno, con temperature regolarmente sotto zero tra gennaio e febbraio, rischia di trasformare la crisi energetica in una catastrofe umanitaria. L’Ucraina necessita di almeno 13,2 miliardi di metri cubi di gas per il riscaldamento, ma anche le infrastrutture del gas sono state gravemente colpite: negli ultimi sette giorni di ottobre le forze russe hanno attaccato tre volte impianti critici nelle regioni di Kharkiv, Sumy e Chernihiv, nel più grande assalto del genere dall’inizio della guerra, secondo il CEO di Naftogaz Sergii Koretskyi. 

Zelensky rifiuta di accettare la realtà e si affida ai guerrafondai europei

Siamo vicini a una possibile fine della guerra. Ve lo dico con certezza. Questo non significa che finirà sicuramente”, annuncia oggi il leader ucraino su Rbc-Ucraina, ma poi afferma:
Non ci sarà alcun ritiro dal Donbass e la posizione dell'Ucraina su questa questione rimane invariata”, aggiungendo che la questione dei territori, in particolare delle regioni di Donbass, Zaporizhia e Kherson, resta incerta.
E ancora, secondo Zelensky non basterà fermare Putin con i colloqui: “è necessaria la pressione, ha sottolineato sul suo canale Telegram, osservando che l'Ucraina non ha mai cercato la guerra. 


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Emmanuel Macron



"Abbiamo concordato un cessate il fuoco incondizionato, abbiamo cercato opportunità di pace e abbiamo ripetutamente suggerito al mondo come fermare gli attacchi in cielo, a terra e in mare. Ma è la Russia che rallenta costantemente questo processo, manipolando, prolungando i negoziati, terrorizzando il nostro popolo con attacchi aerei e intensificando gli attacchi al fronte", ha sottolineato, senza menzionare il fatto che Mosca aveva condizionato un’eventuale immediata fine dei combattimenti ad una sospensione del supporto militare occidentale; condizione sempre rifiutata da Kiev. 
Ovviamente dal Cremlino non perdono attenzione sui dettagli. “Mosca prende atto di tutte le dichiarazioni contraddittorie provenienti da Kiev, che non contribuiscono agli sforzi per risolvere pacificamente il conflitto”, ha affermato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov in un briefing. 
Isolato e con le spalle al muro allo Studio Ovale, Zelensky sembra ora cerchi conforto nelle menti europee più guerrafondaie che già dopo gli incontri in Alaska hanno pensato bene di puntare su quelle che per Mosca sono le cause profonde della guerra, ovvero la progressiva militarizzazione del Paese con armi occidentali sempre più sofisticate, ma anche – perché no – militari europei. 
"Venerdì si terrà un incontro della coalizione dei volenterosi, alcuni di persona, altri virtualmente, ma alcuni di noi si riuniranno a Londra, e il presidente Zelensky sarà presente", ha annunciato oggi il presidente francese Emmanuel Macron, intervenendo al vertice dei nove paesi mediterranei dell'UE (MED9) in Slovenia. 
Tra gli obiettivi della coalizione, lo ricordiamo, c’è il rafforzamento militare dell'Ucraina attraverso forniture continue di armamenti, munizioni, sistemi di difesa aerea, artiglieria, droni e addestramento militare, nonché il dispiegamento di una forza multinazionale di deterrenza sul territorio una volta raggiunto il cessate il fuoco. 
Non a caso, come precisa il FT, “venerdì i leader occidentali della 'coalizione dei volenterosi' avranno anche delle conversazioni telefoniche con Zelensky per discutere di ulteriore supporto militare". 
A rincarare la dose di follia in questo quadro di psicosi bellica europea ci ha pensato il ministro degli Esteri dell'UE Kaja Kallas che, commentando le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti sulla necessità di discutere uno "scambio di territorio", ha affermato che Kiev "non può semplicemente arrendersi". Che la guerra continui a spese nostre, dunque! È ben chiaro come la pace non sia proprio ben vista nelle cancellerie europee. 
Nel frattempo, Trump da Washington lancia un tetro avvertimento: "Stiamo cercando di raggiungere un accordo. Se lo raggiungiamo, bene. Altrimenti, molte persone pagheranno un prezzo alto". 

Foto © Imagoeconomica 

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