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Il leader del Cremlino: “Ci spingono alla guerra, ma ogni potere ha un limite”. Von der Leyen promette nuovi programmi militari per Kiev, Rutte lancia allarmi nucleari 

L’escalation verso la guerra totale tra oriente ed occidente divampa in maniera sempre più esponenziale.
Il Wall Street Journal, citando funzionari americani, ha riferito che gli Stati Uniti forniranno all'Ucraina informazioni di intelligence per attacchi missilistici contro l'infrastruttura energetica russa.
"Trump ha recentemente firmato un'autorizzazione per i servizi di intelligence e il Pentagono a supportare Kiev nell'esecuzione di tali attacchi. Secondo le fonti, Washington chiede anche agli alleati della NATO di fornire un supporto analogo", afferma la pubblicazione, segnalando che è la prima volta che l'amministrazione fornisce assistenza ai raid ucraini con missili a lungo raggio.
L'amministrazione Trump sta inoltre valutando la possibilità di fornire a Kiev "armi potenti che permettano di colpire più obiettivi all'interno del territorio russo".
In particolare, "Tomahawk", "Barracuda" e altri missili americani a base terrestre e aerea con un raggio di circa 500 miglia, hanno riferito rappresentanti della Casa Bianca.
"Siamo pronti a qualsiasi situazione", così si potrebbe sintetizzare il duro, quanto solenne discorso, di Vladimir Putin alla riunione del Valdai International Discussion Club, trasmesso dai principali media mondiali.
“La fornitura di missili Tomahawk all'Ucraina danneggerebbe i rapporti tra Russia e Stati Uniti”, ha subito chiarito il leader russo, precisando che Mosca è pronta a rispondere a tali azioni aggressive. “I sistemi di difesa aerea si sono adattati ai missili ATACMS e si adatteranno anche ai Tomahawk, abbattendoli”, ha aggiunto.
Ha inoltre definito il cambio di nome del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti in "Dipartimento della Guerra", un atto aggressivo, evocando una sinistra metafora: "come chiami una nave, così salperà".
In ogni caso, Putin si è detto impegnato a restaurare le relazioni con gli Stati Uniti.
"Trump, in linea di principio, è una persona che sa ascoltare, è un buon ascoltatore, è <…> un interlocutore confortevole", ha affermato, commentando i recenti colloqui in Alaska, dicendosi fiducioso del fatto che il leader americano è pienamente impegnato a normalizzare le relazioni tra Mosca e Washington, ma viene ostacolato.
L’ostacolo principale è chiaramente rappresentato dal partito della guerra che oggi domina l’Unione europea.
"Purtroppo, non è ancora stato possibile porre fine ai combattimenti" in Ucraina. "Ma la responsabilità ricade principalmente sull'Europa, che sta costantemente intensificando il conflitto".
“A quanto pare, la guerra con i russi è quasi alle porte – continua Putin – Ripetono questa sciocchezza, questo mantra più e più volte. Ecco, guardo, vi dico onestamente, a volte guardo cosa e come dicono là. Penso, ma non possono crederci. Non possono credere a quello che dicono. Che la Russia stia per attaccare la NATO. Ma è impossibile crederci. E cercano di convincere la loro gente”.
È effettivamente innegabile che da quando si sono tenuti i colloqui in Alaska il 15 di agosto, l’Ue ha fatto di tutto per sabotare il proseguimento degli accordi di pace. 


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Mosca premeva per risolvere le cause profonde della guerra, individuate persino dall’ex segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, nel progressivo avanzamento dell’Alleanza Atlantica verso i confini russi, nonché la crescente militarizzazione di Kiev alle porte di Mosca.
Trump d’altra parte ha abbandonato le pressioni su Zelensky per cedere dalle sue condizioni massimaliste ed irrealistiche: nessun passo indietro sui territori occupati, neutralità o militarizzazione delle forze armate. 

Putin: tutta la NATO in guerra con noi

Di fatto, l’Ue continua ad usare Kiev come carne da macello per la guerra contro Mosca.
La “Drone Coalition” internazionale co-guidata da Lettonia e Regno Unito ha contrattualizzato l’invio di 30.000 droni a favore dell’Ucraina, finanziati da più paesi europei, con annunci operativi resi pubblici a Ramstein a gennaio 2025. A fine maggio 2025 Berlino ha siglato con l’Ucraina un memorandum per produrre e acquistare insieme sistemi d’arma a lungo raggio di fabbricazione ucraina, accompagnato da un nuovo pacchetto di aiuti militari da 5 miliardi di euro.
Tutto questo senza contare che la militarizzazione dell’Europa procede agli stessi ritmi che precedettero la prima guerra mondiale. i vari Paesi Ue, con i bilanci che convergono verso il 3% del PIL in spese per la difesa, vedono un budget investito nella difesa con un aumento tra circa 30% e 50% dal 2025 al 2030. Teniamo conto che tra il 1908 e il 1913 la spesa militare dei sei Grandi della Europa (Regno Unito, Francia, Germania, Austria-Ungheria, Russia, Italia) aumentò di circa il 50% in valori reali.
Nel 2024, la spesa per il riarmo dei 27 Stati membri dell'UE ha raggiunto il record assoluto di 343 miliardi di euro, con un aumento del 19% rispetto al 2023. Per il 2025 si prevede un ulteriore incremento a 381 miliardi di euro, portando la spesa al 2,1% del PIL europeo. Il piano ReArm Europe, ribattezzato Readiness 2030, prevede investimenti per 650-800 miliardi di euro, con la sospensione temporanea del Patto di Stabilità e Crescita per consentire maggiore flessibilità fiscale.
“Tutti i Paesi della Nato sono in guerra con noi", ha poi evidenziato il leader russo, ammonendo che il Paese "sta monitorando attentamente la crescente militarizzazione” del vecchio continente.
E ancora, "la risposta della Russia alla militarizzazione dell'Europa sarà molto convincente. Nessuno dubita che la risposta a questa situazione non tarderà ad arrivare".
Ha infine evocato una sinistra metafora che richiama la legge di causa-effetto. “Qualunque potenziale accumuli un singolo paese o un gruppo di paesi, ogni potere ha comunque un limite. Il pubblico russo conosce un detto popolare: ‘contro un bastone non c'è rimedio se non un altro bastone’. E questo compare sempre. Questa è l'essenza degli eventi che accadono nel mondo. Sempre!”. 

Gravi provocazioni in arrivo

Il leader russo ha poi lanciato un serio monito contro possibili atti di sabotaggio contro i siti energetici sensibili della Russia.
Le unità di sabotaggio ucraine hanno più volte fatto saltare le linee elettriche verso le centrali nucleari di Kursk e Smolensk”, ha evidenziato Putin. 


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Mark Rutte © Imagoeconomica 


L’ultimo episodio risale all'11 settembre 2025, quando la società nucleare russa Rosatom accusò l'Ucraina di aver lanciato un drone che esplose vicino al terzo reattore della centrale di Smolensk. L'attacco causò danni minori, tra cui la rottura di alcune finestre, ma non provocò vittime e i livelli di radiazione rimasero normali. Un altro raid si verificò il 17 agosto 2025, quando le forze russe intercettarono un drone ucraino di tipo "Spis" sopra il territorio del sito. Anche in questo caso, l'impianto continuò a operare normalmente senza danni significativi.
"Questo è un gioco pericoloso – ha tuonato il capo del Cremlino – e le persone dall'altra parte devono capirlo. Se continuano a giocare con questo, hanno ancora centrali nucleari funzionanti dalla loro parte. Cosa ci impedisce di rispondere allo stesso modo? Dovrebbero pensarci". 

Dall’Ue continua l’isteria e la militarizzazione dell’Ucraina

Nel frattempo, dal continente europeo, il linguaggio continua a non tradire la tradizione orwelliana di una guerra ineluttabile che arriva dall’Eurasia. In questo senso, il nuovo monito lanciato oggi dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha alimentato ulteriormente il clima di allarme che da Bruxelles viene ormai diffuso senza sosta. Intervistato dal Tg1, l’ex premier olandese ha ribadito che "siamo tutti in pericolo. I più avanzati missili russi potrebbero colpire Roma, Amsterdam o Londra a cinque volte la velocità del suono. Non possono essere intercettati con i nostri sistemi anti-missile tradizionali. Perciò sono un gravissimo pericolo. Significa che siamo tutti sul fronte orientale, non solo l'Estonia, la Polonia o la Romania, ma anche l'Italia"
Rutte ha poi rincarato la dose, definendo Mosca "il nostro principale avversario, la principale minaccia nel lungo periodo". A suo avviso, l’incremento delle capacità militari russe "potrebbe effettivamente rappresentare una minaccia credibile contro la Nato, come hanno sottolineato alcuni colleghi europei". Un discorso ben predisposto allo scopo di preparare l’opinione pubblica certamente a uno scontro diretto con la Russia, piuttosto che a un percorso diplomatico. 
Sulla stessa linea, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che sempre oggi ha voluto ribadire, al fianco del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la determinazione dell’Ue a proseguire la sua strategia di sostegno militare. "Il nostro obiettivo rimane un'Ucraina forte e libera. La Russia deve sapere che l'UE e i suoi partner hanno la volontà e i mezzi per continuare a sostenere l'Ucraina fino a quando non sarà raggiunta una pace giusta e duratura". Von der Leyen ha inoltre annunciato un nuovo programma di armamenti avanzati destinati a Kiev: "Presto lanceremo un nuovo programma per fornire all'Ucraina il vantaggio tecnologico di cui ha bisogno sul campo di battaglia. Stiamo lavorando insieme al futuro dell'Ucraina come Stato membro dell'Unione Europea. Questo è ciò che intendiamo quando diciamo: oggi, domani e per tutto il tempo necessario". 
D’altra parte, il leader ucraino ha ribadito la necessità di “aumentare la pressione e aumentare la pressione ora, in modo che siano costretti a porre fine alla guerra e cambiare la loro politica".
Una strategia che non sta portando molti risultati positivi all’Ucraina. Gli ultimi dati di AFP, indicano che il numero di attacchi russi in Ucraina a settembre è aumentato del 36% rispetto ad agosto: Mosca ha lanciato 5638 droni a lungo raggio e 185 missili, di cui, secondo il Financial Times, è migliorata anche l’efficacia. 
In particolare, il tasso di intercettazione dei missili balistici in Ucraina è migliorato durante l'estate, raggiungendo il 37% ad agosto, ma è crollato al 6% a settembre, nonostante un minor numero di lanci, secondo i dati pubblici dell'aeronautica militare ucraina compilati dal Centre for Information Resilience con sede a Londra e analizzati dalla pubblicazione. 

Foto di copertina © Imagoeconomica 

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