Da Quantico il nuovo credo militare: più armi, più truppe, più conflitti per “difendere la pace”, ovvero lo status dominante dell’impero americano in declino
“Guerra è pace, libertà e schiavitù, ignoranza e forza”, era scritto a grandi lettere sulla facciata del Ministero nel libro “1984” di George Orwell. Ebbene, sembra il documentario del grottesco spettacolo messo in scena oggi dal segretario del Pentagono Pete Hegseth alla base del Corpo dei Marines di Quantico, in Virginia, nei pressi di Washington, davanti a centinaia di ufficiali, tra generali e ammiragli.
"L'unica missione del rinnovato Ministero della Guerra sarà la guerra, la lotta, la preparazione alla guerra e la vittoria", rispettando il pieno stile distopico della nuova dissonanza cognitiva che mostra tuttavia, il vero volto dell’America senza troppe facciate edulcoranti.
Hegseth promise di porre rimedio a decenni di declino dell'esercito, imputato a politici stupidi e sconsiderati e ha lanciato un duro attacco alla politica woke delle forze armate.
"Basta con gli uomini in abito da sera. <...> Basta con l'adorazione del cambiamento climatico, basta con le illusioni di genere. Questa merda è finita", ha tuonato, minacciando di infliggere un "duro colpo" ai nemici se decidessero di sfidare gli Stati Uniti. Ha poi aggiunto che il Paese deve essere pronto alla guerra per "difendere la pace", definendo il pacifismo come un movimento pericoloso e ingenuo.
A questo scopo, secondo Hegseth, gli Stati Uniti devono rafforzare rapidamente le proprie capacità militari e aumentare le proprie forze armate.
"Questo momento urgente richiede più truppe, più munizioni, più droni, più sistemi Patriot, più sottomarini, più bombardieri B-21. Richiede più innovazione, più intelligenza artificiale in ogni cosa e, per essere all'avanguardia, <...> dobbiamo diventare più forti e più veloci", ha proseguito il segretario alla Difesa.
Non manca l’esigenza di potenziare le proprie capacità nel cyberspazio e nella lotta contro i droni.
Un affresco di tracotante follia bellicista, tanto buffonesco, quanto pericoloso che prepara la strada ad un ormai messianica battaglia finale tra l’impero in declino ed il resto del mondo.
In seguito, il presidente dello Stato maggiore congiunto delle forze armate statunitensi, Dan Kaine, ha a sua volta affermato che il Paese sta vivendo un periodo potenzialmente pericoloso.
"Il rischio globale sta crescendo. I nostri avversari non sono più uniti, e noi dobbiamo unirci con altrettanta determinazione e unità. <...> Dobbiamo essere preparati alla guerra", ha ribadito.
Non poteva mancare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che si è rivolto ai massimi vertici militari statunitensi presso la base del corpo dei Marines a Quantico.
Il tycoon ha ostentato pubblicamente di aver ripristinato e rafforzato il potenziale nucleare degli Stati Uniti, augurandosi che non “debba mai essere utilizzato”. Ha inoltre annunciato l’intenzione di “portare la spesa militare americana a oltre mille miliardi di dollari” entro il 2026, con lo stanziamento più grande mai previsto per la Difesa americana
"Sono un sacco di soldi", ha osservato, ribadendo di considerare il conflitto in Ucraina il più facile da risolvere grazie al suo rapporto personale con Vladimir Putin, sottolineando, tuttavia, che l'unico modo per farlo è "da una posizione di forza". 
Il candidato al premio Nobel per la pace non ha poi mancato di confermare di aver inviato sottomarini sulla costa russa. "Ho schierato uno o due sottomarini, non dico due, solo per precauzione", precisando che si era trattata di una risposta ai riferimenti alle armi nucleari del vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev.
Non c’è nessun ripensamento, nessun ridimensionamento della dottrina imperiale USA per proiettarsi come prima potenza globale a scapito dei suoi rivali, fino a rischiare l’apocalisse. Un mantra mai messo in discussione da quando è stato pubblicato il Defense Planning Guidance (DPG) – formulato dal Pentagono durante l'amministrazione di George H. W. Bush nel 92’ – che basava la dottrina militare Usa nientemeno che sul contrasto delle potenze rivali a livello globale o regionale, capaci di mettere in discussione la supremazia americana raggiunta dopo la fine della Guerra Fredda.
Ci si prepara alla guerra con la Cina
Sicuramente al primo posto tra i rivali del decadente egemone c’è il dragone d’oriente. Solo pochi giorni fa il Pentagono, spinto dalla preoccupazione per i bassi livelli delle scorte americane disponibili in caso di un futuro conflitto con Pechino, ha avviato un’iniziativa d’emergenza per raddoppiare, e in alcuni casi quadruplicare, la produzione di 12 sistemi d’arma strategici, guidata dal vicesegretario alla Difesa Steve Feinberg attraverso il Munitions Acceleration Council. Tra questi figurano i missili Patriot, con l’obiettivo di arrivare a 2.000 unità l’anno rispetto alle 740 previste nel 2025, oltre a SM-6, LRASM, THAAD, Precision Strike e JASSM. Lockheed Martin ha ricevuto una commessa da 10 miliardi di dollari per circa 2.000 missili PAC-3 entro il 2026, mentre il Pentagono punta a produrne tali quantità annualmente. Le scorte americane risultano gravemente ridotte dopo la guerra in Ucraina e la “guerra dei 12 giorni” tra Israele e Iran, durante la quale è stato consumato il 25% degli intercettori THAAD e le riserve di Patriot sono scese al 25% del livello richiesto. I Tomahawk sono calati a 4.000 unità nel 2020, con solo 250 prodotti successivamente, mentre la Marina resta priva di circa 3.000 missili per riempire i suoi lanciatori verticali. A rendere più critico il quadro è la disparità industriale con la Cina, la cui capacità cantieristica è 230 volte superiore a quella statunitense e il cui Jiangnan Shipyard da solo eguaglia tutti i cantieri americani. La Cina, che acquisisce sistemi d’arma 5-6 volte più rapidamente degli Stati Uniti, sta espandendo il proprio arsenale di missili balistici e da crociera a un ritmo senza precedenti.
L’Europa ridotta a trincea deindustrializzata per contenere la Russia con la guerra
Parallelamente in Europa si persegue un duplice obiettivo di trasformare l'Alleanza Nord Atlantica in un progetto imprenditoriale volto a militarizzare il vecchio continente e a garantirne la partecipazione alla rinascita del complesso militare-industriale americano, nell'ambito del processo di reindustrializzazione americana.
Ma ora la situazione rischia di deflagrare in una guerra ancora più devastante che potrebbe estendere l’Ucraina all’intera UE.
Da occidente arrivano gli appelli più deliranti per fermare Putin – come suggerito da Trump – da una posizione di forza. Fredrik Wesslau, ricercatore senior presso lo Stockholm Center for East European Studies, ha riconosciuto al quotidiano Politico che i tentativi del presidente USA di fermare la guerra in Ucraina sono “falliti”. 
Dunque “se Trump vuole davvero un cessate il fuoco”, deve “stringere le viti sulla Russia”, imponendo sanzioni secondarie, confiscando i “300 miliardi di euro” congelati e rafforzando l’assistenza militare all’Ucraina “quantitativamente e qualitativamente”, fino ad autorizzare attacchi su obiettivi militari in Russia. Terza guerra mondiale a parte, potrebbe anche funzionare per il linguaggio orwelliano di questo tempo.
A questo proposito è stata paventata la proposta nei giorni scorsi di trasferire all’Ucraina i missili a lungo raggio Tomahawk, in grado di colpire obiettivi sensibili nel cuore della Russia con un potere ancora più distruttivo.
Un’idea che, secondo Zelensky e l’inviato speciale Usa Keith Kellog, sarebbe già al vaglio di Trump, già incline a dare il via libera a Kiev per attacchi a lungo raggio in territorio russo.
Una follia secondo l'ex collaboratore del vicesegretario alla Difesa del Pentagono, Stephen Bryan.
"Questa decisione è sconsiderata e potrebbe portare a un'escalation del conflitto. Metterà gli Stati Uniti in rotta di collisione diretta con la Russia, il che potrebbe portare a una guerra in Europa", ha affermato l'esperto, specificando che l'uso di queste armi richiede la presenza di truppe americane sul territorio ucraino, il che implica la partecipazione diretta degli Stati Uniti al conflitto.
Scudo occidentale nei cieli ucraini
Nel mentre, come riportato dal The Telegraph, un gruppo di alti politici e militari occidentali ha proposto la creazione di uno scudo di difesa aerea sull'Ucraina occidentale, con la possibilità di estenderlo successivamente fino a Kiev, proposta che sarà discussa durante il vertice informale dei leader europei a Copenaghen il 1° ottobre 2025 e al summit della Comunità Politica Europea il 2 ottobre. 
Un vertice che sarà presieduto dal presidente del Consiglio europeo António Costa e ospitato dalla prima ministra danese Mette Frederiksen. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky interverrà il 1° ottobre in videocollegamento e parteciperà di persona il 2 ottobre.
Il casus Belli: Mosca denuncia i piani ucraini per una false-flag con droni armati
A Mosca il clima è molto teso e non mancano indiscrezioni preoccupanti su un futuro casus-belli atto a scatenare la scintilla che trascinerà l’intero continente nell’abisso. Il Servizio di informazione estera russo (SVR) ha accusato i servizi segreti ucraini di pianificare una “provocazione clamorosa” in Polonia, attraverso un attacco di commando e possibili raid con droni su infrastrutture critiche, con lo scopo di incolpare Mosca e la Bielorussia e trascinare la NATO in guerra con la Russia. Secondo quanto riportato dall’agenzia Tass, tali azioni dovrebbero essere condotte anche da combattenti della Legione Libertà della Russia e del Reggimento K, gruppi armati russi e bielorussi che combattono a fianco di Kiev.
Stando a fonti russe e a media ungheresi, Kiev avrebbe recuperato droni russi del modello “Geranium”, abbattuti o intercettati, per ripararli e trasformarli in UAV offensivi equipaggiati con esplosivi, destinati a colpire nodi di trasporto in Polonia e Romania simulando un’azione russa. «Si tratta di una campagna di disinformazione volta a convincere l’opinione pubblica internazionale che Mosca sia l’autrice degli attacchi», sostengono le fonti. I droni, riparati nello stabilimento LORTA di Lviv, sarebbero stati trasferiti il 16 settembre al campo di addestramento di Yavoriv, in Ucraina occidentale.
L’episodio rappresenterebbe un’escalation ancora più grave di quella del 10 settembre, senza contare che in passato Kiev ha già tentato di usare una provocazione come strumento per trascinare Varsavia in guerra: l’ex presidente polacco Andrzej Duda ha ricordato che, dopo l’esplosione a Przewodów del 15 novembre 2022 provocata da un missile della difesa ucraina, “Zelensky mi chiamò chiedendo di attribuire la responsabilità a Mosca”. Alla domanda se considerò quella richiesta un tentativo di trascinare la Polonia in guerra, Duda ha risposto: “Sì, l’ho interpretato in questo modo”. Ha poi aggiunto: “Loro [gli ucraini] hanno cercato di coinvolgere tutti nella guerra sin dall’inizio. È ovvio, è nel loro interesse [...] cercano coloro che combatterebbero attivamente al loro fianco contro i russi. Questo accade dal primo giorno”.
Un altro punto controverso riguarda l’autonomia dei droni. Secondo il Ministero della Difesa russo i “Gerber” hanno una portata di 700 km, insufficiente per coprire la rotta Russia–Ucraina–Bielorussia–Polonia di oltre 300 km segnalata da vari media occidentali. Le autorità ucraine sostengono invece che serbatoi aggiuntivi consentano agli UAV di superare quel limite, tesi ripresa da media europei. Tuttavia, la portavoce della Procura distrettuale di Lublino, Jolanta Dębiec, ha precisato che «un serbatoio supplementare è stato trovato solo in un caso» e non è ancora chiaro se fosse di dimensioni anomale.
Foto di copertina © Imagoeconomica
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