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Kallas: “Non può ricadere tutto su di noi”, crepe nell’asse euro‑atlantico. Amburgo ospita Red Storm Bravo: test di proiezione rapida verso il fianco Est

Persino tra i leader europei qualcuno ancora mostra una minima capacità di intendere e di volere, rispetto all’evidente processo di trasferimento di ogni onere finanziario e militare al vecchio continente per fare la guerra alla Russia. 
Un gioco che porterà tutti gli alleati della NATO al collasso entro pochi anni. 
Persino l'Alta Rappresentante dell'Unione Europea per la politica estera Kaja Kallas, in un'intervista a Politico rilasciata a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ora protesta: "È stato lui a promettere di fermare le uccisioni. Quindi non può ricadere tutto su di noi". 
Dichiarazioni che arrivano mentre Trump conferma il suo cambio di rotta a 180° sul raggiungimento della pace in Ucraina. Secondo il tycoon il Paese sarebbe "in posizione di combattere e vincere recuperando tutta l'Ucraina nella sua forma originale", ovviamente con il supporto dell'Unione Europea e della NATO, che "possono fare quello che vogliono" con le armi americane. Un grande business per l’ex imprenditore immobiliare statunitense che ha ricominciato a controbattere le posizioni massimaliste e guerrafondaie di Zelensky, accompagnate dal sabotaggio dei negoziati proprio dei leader Ue, evidentemente soggiogati da quello stato profondo desideroso della Terza Guerra Mondiale ad ogni costo. Gli Usa, almeno per ora, ne saranno avidi spettatori. 
L'ex premier dell'Estonia ha altresì sottolineato l'importanza del ruolo americano nell’Alleanza "L'America è il più grande alleato della NATO. Quindi, se si parla di ciò che la NATO dovrebbe fare, significa anche ciò che l'America dovrebbe fare". 
Tuttavia a Bruxelles avrebbero già pronta la soluzione magica. La Commissione europea ha proposto un piano innovativo per sfruttare i beni congelati della Banca centrale russa ed emettere una somma straordinaria di 140 miliardi di euro all'Ucraina, che il paese ripagherebbe solo dopo che Mosca avrà coperto i costi della distruzione. 
Una proposta anticipata per la prima volta da Ursula von der Leyen. "Questa è la guerra della Russia. Ed è la Russia che dovrebbe pagare", ha affermato il Presidente della Commissione. "Non dovrebbero essere solo i contribuenti europei a pagarne le conseguenze". 
In sintesi, l’Unione Europea non procederebbe a una confisca diretta dei beni sovrani russi, ma utilizza la liquidità immobilizzata presso Euroclear come base per finanziare un prestito di grandi dimensioni all’Ucraina. In questo modo il diritto di Mosca su quei fondi resta formalmente intatto, mentre i rimborsi del prestito vengono legati a eventuali risarcimenti futuri da parte russa.  


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Ursula von der Leyen © Imagoeconomica 


L’intera architettura del piano ruota attorno a Euroclear, che custodisce circa 176 miliardi di euro di liquidità russa, con altri 10 miliardi attesi. Una somma che viene trasferita alla Commissione europea, la quale la impiega per erogare a Kiev un prestito a tasso zero. Parallelamente, Euroclear stipula con la Commissione un contratto di debito “su misura” che lo obbliga a reinvestire per ricostituire progressivamente le somme cedute. 
Tuttavia, appare evidente come, salvo un esproprio forzoso dai conti correnti, i contribuenti europei potrebbero essere costretti a scendere in trincea una volta che gli ucraini saranno decimati. 
In particolare è la Germania che si sta preparando alla guerra. Dal 25 al 29 settembre Amburgo ospita l'esercitazione Red Storm Bravo con circa 500 militari proprio per testare la proiezione rapida di truppe verso il fianco est della NATO, mentre all'inizio del mese, nella fase Grand Eagle di «Quadriga 2025», sono stati trasferiti mezzi e personale verso Klaipėda. La logistica civile-militare prevede per l’appunto uno scenario di “escalation russa”.  
Berlino prevede già di investire per la difesa 649 miliardi di euro nei prossimi cinque anni (2025–2029) ed aumentare la forza complessiva da 260.000 a 460.000 effettivi, includendo anche i riservisti, entro il 2035. Nel mese di agosto è stata già approvata una riforma del servizio militare che introduce un modello ibrido, a metà tra volontario e obbligatorio. 

L’inevitabile sconfitta dell’Ucraina analizzata dal The Telegraph

Sono i dati più crudi a mostrare che il futuro della guerra – se sarà alimentata a tempo indeterminato – vedrà l’Europa in prima linea. 
Un’analisi del The Telegraph racconta le cifre del conflitto che mostrano il quadro più impietoso del rapporto di forze in atto. La Russia dedica attualmente il 7,2% del PIL alla spesa militare per il 2025, pari a 15,5 trilioni di rubli (circa 160 miliardi di dollari). Questo rappresenta il 37% della spesa federale totale russa. In termini assoluti, la spesa russa per la difesa ammonta a circa 145 miliardi di dollari secondo le valutazioni più recenti.  
L'Ucraina, dal canto suo, ha raggiunto livelli di spesa militare straordinariamente elevati: 36,65% del PIL nel 2023, con previsioni per il 2025 che indicano 2,2 trilioni di hryvnia (53,2 miliardi di dollari) per la difesa. Questo corrisponde a circa 172 milioni di dollari al giorno. La disparità è evidente: mentre la Russia destina una frazione relativamente gestibile della sua economia alla guerra, l'Ucraina ha trasformato la propria economia in una macchina bellica totale, sostenibile solo attraverso massicci aiuti esterni.
Inoltre, le sanzioni occidentali hanno prodotto risultati opposti a quelli sperati. L'economia russa ha continuato a crescere nonostante le restrizioni, con il rublo che mantiene sostanzialmente lo stesso valore del periodo pre-conflitto. La chiave di questa resilienza risiede nella natura autosufficiente dell'economia russa per quanto riguarda cibo, energia e armamenti.  


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Il pivot verso Oriente ha funzionato efficacemente. Il commercio trilaterale tra Cina, India e Russia ha raggiunto 452 miliardi di dollari nel 2023, in aumento dai 351 miliardi del 2022. La Cina ha importato oltre 100 milioni di tonnellate di petrolio russo nel 2024, rappresentando quasi il 20% del suo consumo energetico totale. Le esportazioni di petrolio verso l'India sono cresciute a circa 140 miliardi di dollari dal 2022. Entrambi i paesi hanno sostituito l'Europa come principali partner commerciali della Russia.  
L'imposizione di tariffe statunitensi del 50% sulle esportazioni indiane nell'agosto 2025 ha ulteriormente consolidato l'alleanza cino-russo-indiana, creando un blocco economico alternativo al sistema occidentale. 
Per non parlare dell’arsenale nucleare. Mosca possiede circa 5.460 testate nucleari, di cui 1.718 strategiche dispiegate, con una triade completa in modernizzazione, seppur con ritardi per ICBM Sarmat e bomber PAK DA. L’Europa schiera deterrenti molto più ridotti: Regno Unito 225 testate e Francia 290, per un totale di 515 vettori che dalla Northwood Declaration del 10 luglio potranno essere coordinati da ambo gli Stati.  
La componente autonoma tattica europea è limitata al missile francese ASMP-A, mentre la NATO mantiene la condivisione di bombe statunitensi B61 in Paesi ospitanti. L’arsenale europeo si basa soprattutto su sottomarini lanciamissili balistici e su un ridotto elemento aerotrasportato francese.  
Anche il sistema di reclutamento ucraino si trova in crisi profonda. Il programma di volontariato lanciato nel febbraio 2025 per reclutare uomini tra 18 e 24 anni, con incentivi di 24.000 dollari e stipendi fino a 2.900 dollari mensili, ha attirato meno di 500 volontari. Un fallimento che evidenzia l'esaurimento della motivazione volontaria che aveva caratterizzato le prime fasi del conflitto. 
La mobilitazione forzata presenta problemi sistemici. Molte unità operano con circa la metà dell'organico previsto, creando gap pericolosi nelle linee difensive. La corruzione diffusa nel sistema di mobilitazione, incluso il rilascio di falsi certificati medici di esenzione, mina ulteriormente l'efficacia del reclutamento. 
I rapporti tra forze russe e ucraine sono ora di almeno 3:1 in generale, e fino a 6:1 in alcuni settori. Uno squilibrio numerico che permette alla Russia di utilizzare tattiche di logoramento metodico, conservando il personale mentre erode le posizioni ucraine. 

Foto di copertina © Imagoeconomica 

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