Kallas: gli istruttori europei addestreranno gli ucraini in loco. L’UE continua a militarizzare il conflitto. A Kupyansk si sgretola un altro fronte ucraino
Donald Trump, caduto ancora nel vicolo cieco delle sue contraddizioni quotidiane, non perde l’occasione di guardare ad Est per additare le responsabilità del progressivo naufragare dei negoziati.
"Sembra che ogni volta che penso che siamo vicini a questo, lui (il presidente russo Vladimir Putin, ndr) se ne vada e sganci un'altra bomba su qualcuno, e questo è del tutto inaccettabile", ha detto in un'intervista al conduttore radiofonico Steve Rosenberg.
In precedenza, l'amministrazione del tycoon aveva già minacciato di implementare una "seconda fase" di sanzioni più severe che, secondo il segretario al Tesoro Scott Bessent, assieme a misure secondarie contro i compratori di petrolio russo, avrebbero potuto portare al "collasso completo" dell'economia russa.
Bruxelles, nel frattempo, non arretra nell’alimentare le cause profonde della guerra e procede senza sosta nella militarizzazione dell’Ucraina fino al punto di non ritorno.
“L'Unione europea sta lavorando per modificare il mandato della Missione di assistenza militare in Ucraina (EUMAM Ucraina) in modo che gli istruttori europei possano addestrare il personale militare ucraino direttamente sul territorio ucraino”, ha annunciato l'Alto rappresentante dell'UE Kaia Kallas durante un discorso al Parlamento europeo.
La Kallas ha sottolineato con orgoglio che l'Unione Europea e i suoi Stati membri hanno fornito quasi 169 miliardi di euro di sostegno finanziario all'Ucraina dall'inizio della guerra su vasta scala della Russia contro l'Ucraina nel 2022. Un importo che include 63 miliardi di euro per il sostegno militare al Paese.
"Solo quest'anno, forniranno 25 miliardi di euro a partire da oggi", ha affermato l’alto rappresentante Ue, secondo cui i Paesi europei hanno consegnato l’80% dei 2 milioni di proiettili di artiglieria.
"Puntiamo a raggiungere il 100% entro ottobre", ha aggiunto, precisando che ora, Bruxelles è pronta a modificare il mandato della Missione EUMAM Ucraina per far sì che la formazione avvenga direttamente in zona di guerra. “La più grande garanzia di sicurezza per l’Ucraina è un esercito forte”, ha dichiarato Kallas. E l’Europa sembra voler fare sul serio.
L'Alto rappresentante dell'UE ha aggiunto che gli europei continueranno a rafforzare l'industria della difesa ucraina, anche aiutando l'Ucraina a produrre più equipaggiamento militare sul territorio dei paesi dell'Unione europea. 
A questo proposito, la Germania ha lanciato un’iniziativa da 300 milioni di euro per l’acquisto di droni ucraini a lungo raggio, in partnership con l’industria della difesa di Kiev. “Vogliamo garantire flessibilità e opzioni di incremento della produzione”, ha dichiarato il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius.
Dall’altra parte, la tedesca Rheinmetall è pronta a consegnare all’Ucraina il sistema mobile di difesa aerea Skyranger, progettato per neutralizzare minacce aeree a corto raggio, inclusi droni e missili. Le prime consegne sono attese entro l’anno.
Lo Skyranger è un avanzato sistema di difesa aerea mobile installato su veicoli, progettato per neutralizzare droni, elicotteri e missili a corto raggio in un raggio operativo di circa quattro chilometri quadrati. Equipaggiato con un cannone da 30 mm, missili terra-aria a corto raggio – come il DefendAir sviluppato da MBDA – e una sofisticata suite di sensori, tra cui un radar 3D e componenti elettro-ottiche per l’identificazione dei bersagli, il sistema rappresenta una delle soluzioni più efficaci contro le minacce aeree moderne.
Lo stesso colosso bellico tedesco ha annunciato l’apertura di una fabbrica di veicoli blindati in Ucraina, rafforzando così la cooperazione strategica con Kiev.
Ma non finisce qui: la Rheinmetall ha ricevuto l'ordine per costruire la prima fabbrica di munizioni in Ucraina, con un investimento di centinaia di milioni di euro. La produzione dovrebbe iniziare entro 24 mesi e produrrà un numero a sei cifre di proiettili da 155 mm annualmente. Il gruppo ha inoltre firmato contratti per la fornitura immediata di decine di migliaia di moduli di propulsione per proiettili 155mm, con consegne già in opera dal gennaio di quest'anno. Incrementi si avranno anche sui volumi delle unità prodotte che passeranno da 70.000 a 1,1 milioni nel 2027. L'Europa nel complesso raggiungerà circa 2 milioni di munizioni entro la fine del 2025, contro le 300.000 del 2020-2021. 
Kupyansk: le Forze Armate ucraine si ritirano
Nel frattempo il fronte nord-orientale ucraino registra in queste ore un nuovo e significativo sviluppo: le Forze Armate ucraine hanno cominciato a ritirarsi dalla parte settentrionale di Kupyansk, su entrambe le rive del fiume Oskol. La ritirata, confermata da diversi rapporti, tra cui quello di Readovka del 9 settembre, rappresenta un momento cruciale nell’attuale dinamica del conflitto. Le truppe russe stanno avanzando in profondità nella zona industriale della città, costringendo il comando ucraino a una riorganizzazione difensiva per evitare il collasso delle posizioni.
Il ritiro non appare disordinato, ma dettato da considerazioni tattiche e operative: l’impossibilità di mantenere una linea di difesa continua e la crescente pressione russa rendono la posizione insostenibile. Kiev punta ora a costruire una nuova linea di contenimento più corta e densa, che potrebbe estendersi da Blagovatovka al villaggio di Podoly, passando per Yubileyny e la zona forestale di Olkhovaya Roshcha. L’obiettivo è duplice: guadagnare tempo per evacuare le forze ancora presenti nelle aree a est di Oskol e difendere i punti di attraversamento chiave, in particolare nei pressi del ponte ferroviario vicino a Kupyansk-Uzlovy.
Dietro il riposizionamento c’è l’urgenza di salvare ciò che resta della cosiddetta "testa di ponte di Kupyansk". Secondo fonti russe, sono circa 3.000-4.000 i militari ucraini ancora presenti sulla riva orientale del fiume, un contingente composito che include truppe regolari, mercenari e unità mobilitate con urgenza. La loro sopravvivenza è fondamentale per Kiev, non solo per mantenere viva la resistenza nella zona, ma anche per garantire copertura a eventuali future operazioni difensive verso Izyum e Balakleya.
Ma la pressione militare russa non si limita al campo di battaglia terrestre. Secondo un’inchiesta del Financial Times, l’uso dei droni kamikaze "Geran" da parte di Mosca ha raggiunto una frequenza media di oltre 5.000 unità al mese durante l’estate. Il ritmo degli attacchi non accenna a diminuire, anzi. Le Forze Armate russe sembrano puntare su un logoramento strategico delle retrovie ucraine, dove i droni – molto meno costosi dei missili – costringono Kiev a consumare in fretta le proprie risorse di difesa aerea.
Il problema, come fa notare la pubblicazione, è che l’Ucraina si trova sempre più a corto di munizioni e sistemi di difesa, mentre l’Occidente, pur mantenendo aperto il flusso degli aiuti, non riesce a garantire i volumi necessari per riequilibrare la situazione. Il confronto economico e industriale tra i due schieramenti sta giocando un ruolo crescente: ogni missile intercettore lanciato costa all’Ucraina molto più di quanto costi alla Russia inviare un drone suicida. La sproporzione sta diventando insostenibile.
Foto di copertina © Imagoeconomica
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