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In Europa si continua a discutere di truppe sul terreno. Putin minaccia le forze occidentali: “Qualsiasi contingente militare occidentale sarà obiettivo legittimo”

Nella notte, a Kiev è tornato il terrore dai cieli, ma questa volta il fragore dei bombardamenti è stato senza precedenti.
Nella notte tra sabato e domenica, la Russia ha lanciato il più violento attacco aereo contro l’Ucraina dall’inizio della guerra, prendendo di mira una vasta serie di obiettivi su tutto il territorio nazionale. Le forze armate russe hanno colpito anche diversi obiettivi militari e industriali in tutto il Paese, in un’operazione che secondo l’aeronautica ucraina ha coinvolto ben 805 droni e 13 missili. I raid hanno causato la morte di almeno quattro persone e il ferimento di decine di altre, secondo quanto annunciato dalle autorità, oltre ad aver colpito l’edificio governativo nella capitale Kiev. Tra i corpi senza vita recuperati ci sono quello di una donna di 32 anni e del figlioletto di appena due mesi, rimasti uccisi nel quartiere Svyatoshynsky di Kiev.
"È stato effettuato un massiccio attacco <...> contro strutture per la produzione, l'assemblaggio, la riparazione, lo stoccaggio e il lancio di veicoli aerei senza pilota, nonché contro basi aeree militari nelle zone centrali, meridionali e orientali dell'Ucraina, tra cui l'impresa industriale Kyiv-67 nella periferia occidentale di Kiev e la base logistica STS-GRUPP", ha osservato il Ministero della Difesa russo.
A Kryvyi Rih, nell’Ucraina centrale, gli attacchi hanno provocato blackout elettrici estesi, mentre il fumo degli incendi scaturiti dalle esplosioni ha oscurato il cielo. A Odessa, sono stati presi di mira sia l’aeroporto “Shkolny” sia il porto, colpendo direttamente infrastrutture civili cruciali per la logistica e i rifornimenti. Anche a Zaporizhzhia le infrastrutture industriali sono state gravemente danneggiate, mentre a Starokonstantinov, nella regione di Khmelnytskyi, è stato centrato l’aerodromo locale.
Nella città industriale di Kremenchuk, le esplosioni hanno colpito l’area del ponte sul fiume Dnepr e quella della diga di Svetlovodsk, interrompendo la fornitura di energia a numerose abitazioni. Esplosioni sono state segnalate anche nelle città di Dnipropetrovsk e Kharkiv, alimentando il timore di una nuova intensificazione della campagna russa contro le infrastrutture strategiche ucraine.
“Il mondo può costringere i criminali del Cremlino a fermare le uccisioni: tutto ciò che serve è la volontà politica”, ha commentato il presidente Volodymyr Zelensky, di concerto con il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha chiesto una risposta decisa agli alleati. “Per la prima volta, più di 800 (!) droni e missili sono stati lanciati durante la notte. Civili uccisi e feriti, infrastrutture civili danneggiate a Kiev, Odessa, Kremenchuk, Kryvyj Rih, Zaporizhia, tra le altre città”.
Strategia europea? Nessuna diplomazia, nonchè misure decise ed ostinate per una sempre più massiccia militarizzazione dell’Ucraina.
Zelensky ha già reso noto su X di aver avuto un colloquio con il presidente francese Emmanuel Macron, durante il quale hanno discusso del violento attacco aereo russo avvenuto ieri sera. Zelensky ha ringraziato il capo dell’Eliseo per il sostegno e ha sottolineato come insieme abbiano coordinato le prossime mosse diplomatiche e i contatti con i partner internazionali, al fine di garantire una risposta adeguata.
"Con la Francia – ha spiegato Zelensky – stiamo lavorando a nuove misure per rafforzare le nostre difese."
Il Paese “condanna con la massima fermezza gli attacchi” che “rappresentano una nuova escalation e dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, che la Russia non ha alcuna intenzione di pace”, si legge in un comunicato del ministero degli Esteri.
  

La prospettiva di allargare la guerra a tutto il continente europeo

Ma quali sono invece le prospettive di pace dei nostri leader Ue, che tanto desiderano invece un continente finalmente libero da ogni conflitto e che non investa 800 miliardi di euro per il riarmo?

Le notizie trapelate sulla stampa internazionale sono sempre più inquietanti. Diversi governi europei, in particolare la Francia in coordinamento con UE e NATO, hanno diffuso piani straordinari per la preparazione degli ospedali civili ad accogliere un massiccio afflusso di feriti, soprattutto in vista di possibili scenari di guerra per il 2026.
Si parla della necessità di accogliere e trattare fino a 15.000 militari feriti, con picchi logistici calcolati su scenari peggiori tra 10.000 e 50.000 ricoveri in 10–180 giorni.
Il quadro diventa sempre più chiaro. Le “garanzie di sicurezza per l’Ucraina”, in discussione della coalizione dei volenterosi non sono altro che una maschera propagandistica per nascondere i piani di guerra che ora vanno molto al di là del potenziamento delle forze armate ucraine.

Non sembra un caso che a Kiev, per la prima volta dall’invasione del 2022, è stato colpito il principale edificio del governo, nel quartiere centrale di Pecherskyi, avvolto dalle fiamme all’alba.
Venerdì scorso il leader ucraino, al Forum Economico Internazionale Ambrosetti, si era lasciato andare con dichiarazioni sopra le righe, annunciando che si sta già costruendo un sistema di sicurezza in grado di “spingere il nemico verso la pace”. Ovviamente nessun proposito di ritrattare sulle condizioni massimaliste poste da Kiev, che allontanano in maniera assolutistica la pace rispetto a quelle che per Mosca sono le cause profonde della guerra: l’ingresso nella Nato, la progressiva militarizzazione del Paese con armi occidentali, nonché il rispetto della lingua russa e della chiesa ortodossa.
"Non posso rivelare tutti i dettagli ora, molti dei quali sono molto delicati e riguardano la sfera militare. Ma stiamo preparando una forza - a terra, in aria e in mare - che, semplicemente lavorando secondo i piani, eserciterà pressione sulla Russia affinché fermi la guerra", ha affermato il capo dello Stato, presupponendo che la probabilità che la Russia continui la guerra sarà ridotta dai sistemi dei droni, dai miglioramenti ai sistemi di difesa e dalle misure per prevenire gli attacchi nemici.
"Stiamo lavorando per migliorare i sistemi di difesa e prevenire gli attacchi russi, e questo spingerà la Federazione Russa a concludere un accordo di pace", ha aggiunto Zelensky, auspicando che le garanzie di sicurezza per l'Ucraina entrino in vigore immediatamente, senza attendere la cessazione delle ostilità.
"È importante che entrino in vigore immediatamente, senza attendere la fine delle ostilità", ha affermato il presidente.
Il 4 settembre 2025 si è tenuta a Parigi una riunione cruciale della "Coalizione dei Volenterosi", convocata e presieduta dal presidente francese Emmanuel Macron e dal primo ministro britannico Keir Starmer. Durante l'incontro, 26 dei 35 paesi partecipanti hanno formalizzato il loro impegno a fornire garanzie di sicurezza all'Ucraina, segnando un passo concreto verso un possibile dispiegamento internazionale sul territorio, subordinato, almeno per ora, a un accordo di cessate il fuoco o a un’intesa di pace.
Stando alle valutazioni preliminari, la missione europea di terra potrebbe contare su un contingente di dimensioni significative, oscillando tra i 25.000 e i 30.000 militari. Tuttavia, solo dieci dei ventuno paesi che avevano avanzato proposte operative si sono dichiarati realmente pronti a inviare truppe. Tra questi, il Regno Unito assumerebbe la guida della missione terrestre, affiancato da nazioni come Francia, Svezia, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, Australia e gli Stati baltici.
  

Putin: qualsiasi contingente militare occidentale sarà obiettivo legittimo”

Dall’altra parte, il presidente russo Vladimir Putin ha subito chiuso ad ogni ipotesi di permettere lo spiegamento di truppe europei nel Paese, specificando che qualsiasi contingente militare occidentale in Ucraina sarebbe considerato "obiettivo legittimo" per le forze russe. "Se appaiono truppe lì, specialmente ora durante le ostilità, presumiamo che saranno obiettivi legittimi per la loro distruzione", ha affermato durante il Forum Economico Orientale a Vladivostok.

Il presidente russo ha aggiunto che se venisse raggiunta la pace, "non vedo alcun senso nella loro presenza sul territorio ucraino", sostenendo che la Russia rispetterà pienamente eventuali accordi di pace. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha inoltre affermato che le garanzie di sicurezza dovrebbero essere fornite sia alla Russia che all'Ucraina, citando come precedente gli accordi di Istanbul del 2022.
Nelle menti degli europei serpeggia ancora un pericoloso complesso di superiorità che vuole spingere Mosca alla pace da una posizione di forza. Un approccio che amplificherà la violenza della risposta del Cremlino fino ad  un molto più tragico epilogo.

Immagine by Ufficio stampa del Presidente dell'Ucraina

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