Il sociologo sul Fatto: “L’Europa spinge Kiev a colpire la Russia. Il rischio è quello di un conflitto nucleare”
La Russia ha ripreso con intensità i bombardamenti su Kiev, e lo ha fatto non solo per logorare l’Ucraina, ma anche perché la prospettiva di una soluzione negoziata sembra essersi ulteriormente allontanata. È questa l’analisi avanzata da Alessandro Orsini, sociologo ed esperto di terrorismo internazionale, sulle pagine del Fatto Quotidiano, a pochi giorni dal vertice che ha visto l’incontro tra Putin e Donald Trump in Alaska; atteso da alcuni e probabilmente temuto da chi dalle guerre riesce sempre a ricavarci qualcosa.
Tornando ad Orsini, la sua conclusione è netta: da una parte Putin pretende il riconoscimento delle annessioni territoriali e la smilitarizzazione dell’Ucraina; dall’altra, l’Europa non solo rifiuta di cedere porzioni di territorio, ma si muove per rafforzare militarmente Kiev, trasformandola in una sorta di avamposto avanzato della Nato. Senza dimenticare che “il vertice in Alaska - precisa Orsini - ha anche rilanciato la proposta di Meloni di costruire una sorta di articolo 5 della Nato intorno all’Ucraina”. Insomma, “il vertice in Alaska non è stato un disastro, ma ha prodotto un disastro”, con i Paesi europei che sembrano decisi a spingere l’Ucraina a colpire direttamente il territorio russo, garantendole armi sempre più sofisticate.
“Fallito il vertice in Alaska, e procedendo da un disastro all’altro, Putin potrebbe giungere alla conclusione che l’unico modo per annullare la minaccia della Nato in Ucraina sia quello di rovesciare Zelensky marciando su Kiev. Una delle ragioni per cui Putin bombarda Kiev così pesantemente - ha proseguito il noto sociologo - è perché vuole porsi nella condizione di conquistarla più facilmente in caso di necessità. Questo spiega la disperazione con cui Zelensky invoca i sistemi di difesa aerea. La pessima notizia è che quei sistemi servono a Israele, che si prepara a una nuova guerra con l’Iran in via di fuoriuscita dal Trattato di non proliferazione nucleare”.
Altro tasto dolente riguarda le fragilità che gravitano attorno agli equilibri internazionali, con Francia e Germania che “concepisono l’Ucraina come il loro scudo”. Per questo motivo, se Putin desse l’impressione di voler conquistare Kiev, potrebbero intervenire militarmente con truppe sul campo, non tanto per combattere direttamente, quanto per dissuaderlo con una sorta di “deterrenza fisica”. È proprio qui che il rischio di un’escalation nucleare diventerebbe ancora più concreto, con la Russia pronta a ricorrere alle armi atomiche non tanto per piegare l’Ucraina, che potrebbe essere sconfitta anche con mezzi convenzionali, quanto per scoraggiare e contenere l’ingresso diretto della Nato nel conflitto. “Putin non ha bisogno delle testate nucleari per sconfiggere l’Ucraina; gli servono soltanto per sconfiggere la Nato. Le cose si metteranno sempre peggio per l’Ucraina. Putin sa di dover risolvere i problemi con la Nato in Ucraina con questa guerra e non un’altra. Non si accontenterà di soluzioni rimaneggiate; non accetterà compromessi che lascino aperti i problemi più importanti. Non smetterà di martellare l’Ucraina. Dopo averla indebolita a caro prezzo, i russi - ha concluso Orsini - non consentiranno all’Ucraina di rafforzarsi nuovamente. Zelensky dovrà trattare con il coltello alla gola. Almeno da questo punto di vista, Putin è come Draghi, il quale ha sempre dichiarato che i problemi con la Russia possono essere risolti soltanto con la forza”.
Foto © Imagoeconomica
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