Con Merz cade il tabù del riarmo: Berlino punta a un esercito forte e rilancia l’industria degli armamenti
Si tratta di un passaggio epocale, e al tempo stesso preoccupante, quello che la Germania si sta preparando a compiere. Dopo decenni di cautela e di vincoli autoimposti sulla produzione di armamenti, Berlino pianifica una spesa colossale che, nel tempo, raggiungerà i mille miliardi di euro: una cifra talmente straordinaria da aver richiesto persino una modifica della Costituzione. Sono fondi distribuiti su più anni, destinati a riportare la Germania a una capacità militare che non si vedeva da moltissimo tempo. Il ritmo della crescita della spesa è impressionante. Entro il 2026 si supereranno, infatti, i 108 miliardi di euro, e nel 2029 si arriverà a quasi 162 miliardi, con un incremento enorme rispetto sia ai livelli attuali che a quelli di soli cinque anni fa. Ciò significa che la Germania non solo diventerà la prima potenza militare europea, lasciando molto indietro la Francia, ma si collocherà addirittura al terzo posto al mondo dopo Stati Uniti e Cina, superando colossi come Russia e India. Insomma, si tratta di un cambiamento che avrà effetti inevitabili sugli equilibri geopolitici, perché conferirà a Berlino un peso nuovo e molto più imponente all’interno della NATO.
Il cancelliere Friedrich Merz - ha ricordato Rai News - ha ribadito che l’obiettivo è costruire “l’esercito convenzionale più forte d’Europa”. Non è un caso che, come per altri Paesi europei, anche la Germania guardi al piano di riarmo come a una nuova, gigantesca fase industriale basata sull’industria degli armamenti. Colossi come Rheinmetall e Thyssen-Krupp, già protagonisti nel settore militare, stanno vedendo aumentare gli ordini di carri armati, navi e missili. Intere catene di montaggio dovrebbero presto essere riattivate, mentre vecchi stabilimenti della manifattura pesante saranno riconvertiti con nuove linee di produzione dedicate alla Difesa. Anche aziende che non appartenevano tradizionalmente al settore, come Porsche o Volkswagen, stanno entrando nel comparto con investimenti mirati in tecnologie avanzate: satelliti, sensori, cybersicurezza e droni. Del resto, la direzione che la Germania - così come il resto d’Europa - sembra voler intraprendere è chiara già da tempo. Riguardo a Berlino, in particolare, lo stesso cancelliere Merz, intervenuto a marzo di quest’anno durante una seduta straordinaria del Bundestag, ha affermato che “il dividendo di pace del dopoguerra è da tempo esaurito”. Poi ha aggiunto: “La decisione che stiamo prendendo oggi sulla prontezza difensiva non può essere altro che il primo grande passo verso una nuova comunità di difesa europea, che includa anche Paesi che non fanno parte dell’Unione europea”.
Fonte: Reuters
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