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L'inviato di Trump vola a Mosca per una pace impossibile. Zelensky esulta speranzoso di una resa del Cremlino, ma il fronte crolla

A due giorni dalla fine della scadenza dell’ultimatum di Trump per la pace in Ucraina, l’inviato statunitense Steve Witkoff è frettolosamente volato a Mosca. Un’occasione inaspettatamente conviviale rispetto ai toni apocalittici e pagliacceschi che hanno caratterizzato la leadership di Donald Trump negli ultimi giorni.
Recentemente, in un post su Truth Social, il tycoon newyorchese aveva annunciato di aver ordinato il dispiegamento di due sottomarini nucleari classe Ohio “nelle regioni rilevanti”, armati con missili balistici Trident II, in risposta alle “dichiarazioni estremamente provocatorie” di Dmitry Medvedev. Una mossa che arriva dopo l’ultimatum che ha imposto a Mosca per la pace in Ucraina, ridotto da 50 a 10 giorni, con la minaccia di sanzioni devastanti e dazi al 100% sulle importazioni russe. Medvedev ha definito ogni ultimatum “un passo verso la guerra con gli Stati Uniti” e ha evocato la “Mano Morta”, il sistema di risposta nucleare automatica russo; Trump ha replicato accusandolo di “scherzare col fuoco” e includendo l’India, insieme a Mosca, tra le “economie morte”. Fonti militari indicano che i due sottomarini classe Ohio, ognuno armato con missili balistici nucleari Trident II, si sarebbero già diretti verso l’Atlantico settentrionale.
Witkoff ha incontrato Putin per circa tre ore in una missione dell'ultimo minuto per cercare una svolta nella guerra. L'assistente presidenziale russo Yuri Ushakov ha definito la conversazione tra i due "utile e costruttiva".
Secondo Ushakov, l’inviato statunitense avrebbe trasmesso a Putin "alcuni segnali" da parte di Trump sull'Ucraina, e Putin avrebbe trasmesso i suoi segnali al presidente degli Stati Uniti.
"Si è svolta una conversazione molto utile e costruttiva. Se dovessimo elencare gli argomenti, il primo è ovviamente la crisi ucraina. Il secondo tema sono le prospettive per un possibile sviluppo della cooperazione strategica tra Stati Uniti e Russia…Vedremo quando Whitkoff potrà riferire a Trump sulla conversazione avvenuta oggi. Dopodiché, ovviamente, potremo integrare i miei commenti con qualcosa di più sostanziale", ha affermato Ushakov.
Difficile ovviamente parlare di una pace all’orizzonte. Bloomberg e l'agenzia di stampa indipendente russa The Bell hanno riferito che il Cremlino potrebbe al massimo proporre una moratoria sugli attacchi aerei da parte di Russia e Ucraina, un'idea menzionata la scorsa settimana dal presidente bielorusso Alexander Lukashenko durante un incontro con Putin.
Da Washington, in ogni caso, ci sono segnali tutt’altro che distensivi. Sempre nella giornata di oggi il presidente americano ha firmato un decreto esecutivo che porta al 50% i dazi sulle importazioni dall’India, in risposta al rifiuto di New Delhi di interrompere gli acquisti di petrolio dalla Russia.
Nel mentre, il Dipartimento di Stato ha annunciato di aver approvato due contratti militari con Kiev da 104 milioni di dollari e 99,5 milioni di dollari per riparazioni, ricambi, manutenzione degli obici M777 e supporto logistico. Da maggio, gli Stati Uniti hanno già approvato sei contratti di fornitura di armi con l'Ucraina per un valore di un miliardo di dollari. 


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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sembra quasi gongolare trionfale, speranzoso di una definitiva resa russa su tutta la linea negoziale.
"La pressione su di loro sta funzionando. La cosa principale è che non ci ingannino nei dettagli. Né noi né gli Stati Uniti", ha affermato il leader ucraino in un videomessaggio serale, dopo un colloquio con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Tuttavia, tre fonti vicine al Cremlino hanno riferito alla Reuters che ritengono improbabile che Putin si pieghi all'ultimatum di Trump sulle sanzioni perché ritiene di stare vincendo la guerra e i suoi obiettivi militari hanno la precedenza sul suo desiderio di migliorare le relazioni con gli Stati Uniti, hanno detto alla Reuters tre fonti vicine al Cremlino.
"La visita di Witkoff è un ultimo disperato tentativo di trovare una soluzione che salvi la faccia a entrambe le parti. Non credo, tuttavia, che si arriverà a un compromesso tra le due parti", sostiene Gerhard Mangott, analista austriaco e membro di un gruppo di accademici e giornalisti occidentali che hanno incontrato regolarmente Putin nel corso degli anni.
"La Russia insisterà sul fatto di essere pronta a un cessate il fuoco, ma (solo) alle condizioni che ha formulato già negli ultimi due o tre anni", ha precisato in un'intervista telefonica.
"Trump sarà sotto pressione affinché faccia ciò che ha annunciato: aumentare le tariffe per tutti i paesi che acquistano petrolio e gas, e probabilmente anche uranio, dalla Russia”, ma fonti russe hanno riferito a Reuters che Putin era scettico sul fatto che ulteriori sanzioni statunitensi avrebbero avuto un impatto significativo, dopo le successive ondate di sanzioni economiche avvenute durante i tre anni e mezzo di guerra.
In effetti i numeri gli danno ragione: contrariamente alle aspettative occidentali del 2022, l'economia russa ha mostrato una capacità di adattamento superiore alle previsioni. Dopo un breve periodo di turbolenze iniziali, è riuscita a trasformare la sua economia in un sistema di guerra efficace, con tassi di crescita del PIL che hanno raggiunto il 3,2% nel 2024, superando molti paesi europei. Mosca ha reorientato il suo commercio verso paesi che non aderiscono alle sanzioni occidentali, aumentando l’interscambio con i paesi BRICS che hanno raggiunto il 40% del commercio mondiale nel 2022. La Cina è diventata il principale partner commerciale, assorbendo gran parte delle esportazioni energetiche russe a prezzi scontati. Al contempo, il commercio bilaterale con gli Stati Uniti è già ridotto ai minimi termini. Nel 2024 la Russia ha importato dagli USA solo 526 milioni di dollari (non miliardi) in tecnologie mediche, farmaci e macchinari.  Paradossalmente queste tariffe potrebbero danneggiare in misura maggiore proprio Washington.  Basti pensare che i dazi 100% sui fertilizzanti russi, ad esempio, colpirebbero duramente l'agricoltura americana. La Russia fornisce agli USA fertilizzanti azotati per 1,3 miliardi di dollari che rappresentando il 18% delle importazioni americane del settore. Un aumento dei prezzi dei fertilizzanti del 30-50% si tradurrebbe in un incremento dei prezzi alimentari del 5-10% negli Stati Uniti.
D’altra parte il leader russo non vuole irritare Trump e si rende conto che potrebbe sprecare l'opportunità di migliorare i rapporti con Washington e l'Occidente, ma gli obiettivi esistenziali di Mosca restano quelli di eliminare le cause profonde del conflitto. 


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Putin ha recentemente ribadito che le condizioni per la pace includono un impegno giuridicamente vincolante a che la NATO non si espanda verso est, la neutralità ucraina, la protezione dei russofoni e l'accettazione delle conquiste territoriali della Russia nella guerra.
D’altra parte Zelensky, con una situazione militare sempre più al collasso, continua a rivendicare condizioni massimaliste quali il non riconoscimento della sovranità della Russia sulle regioni conquistate e il diritto sovrano di decidere se aderire o meno alla NATO. 

I russi avanzano a Serebryansk: cresce il rischio di accerchiamento per Kiev

Intanto nell’est dell’Ucraina la pressione russa si intensifica. La zona forestale di Serebryansk, a lungo teatro di scontri statici senza guadagni rilevanti per nessuna delle parti, è ora al centro di una nuova offensiva russa che rischia di compromettere le difese ucraine su più fronti.
Secondo quanto riportato dal progetto analitico ucraino DeepState, le forze russe hanno ottenuto “risultati concreti” grazie a un'attenta pressione prolungata e all’individuazione di vulnerabilità tra le linee di difesa ucraine. Le truppe di Mosca sono riuscite a infiltrarsi nelle retrovie, sorprendendo unità ucraine impreparate, approfittando di difficoltà organizzative nell’area di responsabilità di una brigata ucraina non identificata.
“Il nemico sta cercando di consolidarsi nei punti di penetrazione, combattendo perfino contro piloti e operatori non in assetto da combattimento. È una situazione complessa, frutto di errori locali e di un massiccio impiego di fanteria russa”, affermano gli analisti.
Al contempo, le forze armate RF stanno guadagnando terreno anche intorno agli insediamenti di Torske e Zarichne, due villaggi strategici nella regione di Luhansk. Torske, già oggetto di intensi combattimenti nei mesi precedenti, è tornato ad essere un punto caldo, con incursioni continue di fanteria russa e operazioni di rastrellamento ucraine in corso. Zarichne, invece, è diventato una "zona grigia", teatro di azioni isolate da parte delle truppe russe, che sembrano preparare un assalto più ampio.
Nel tratto tra Hryhorivka e Serebryanka, la Russia ha impiegato anche equipaggiamenti d’assalto, ma l'intervento tempestivo delle unità di droni ucraine ha ridotto l'efficacia dell’attacco. Tuttavia, il continuo afflusso di fanteria costringe le Forze Armate ucraine a un delicato lavoro di contenimento, in un contesto che resta altamente instabile.
Parallelamente, nella regione di Kupyansk, le truppe russe stanno consolidando il controllo del villaggio di Sobolevka e dei suoi dintorni, avanzando di circa 4,5 chilometri verso ovest e minacciando l’ultima linea logistica vitale per le forze ucraine nella città. Il rischio di un nuovo accerchiamento in questa zona è considerato reale dagli analisti militari.
Anche Kolodezi, ulteriore punto critico lungo il fronte, è sotto attacco russo. Le forze di Kiev si trovano in seria difficoltà a contenere l’avanzata.

Foto di copertina © Imagoeconomica 

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