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L’escalation missilistica in Europa che preoccupa Mosca. Peskov frena Trump, la Russia avverte sull’uso della forza

È una situazione di irreversibile avvitamento verso il terreno dello scontro totale. Non si nasconde più ormai l’intento offensivo dell’Occidente in prossimità dei confini russi e Mosca è pronta ad attuare le contromisure del caso. 
La Federazione Russa ha annunciato ufficialmente la fine del suo impegno volontario a non dispiegare missili terrestri a medio e corto raggio, ponendo fine a ogni autolimitazione precedentemente osservata in coerenza con il defunto Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty). 
Secondo quanto dichiarato dal Ministero degli Esteri russo, le mutate condizioni internazionali, in particolare il progressivo dispiegamento di missili terrestri americani in Europa e nella regione Asia-Pacifico, hanno reso insostenibile la continuazione della moratoria unilaterale adottata da Mosca dopo il collasso del trattato. 
"Poiché i nostri ripetuti avvertimenti in merito sono stati ignorati e la situazione si sta evolvendo lungo il percorso dell'effettivo dispiegamento di missili terrestri a medio raggio di fabbricazione americana in Europa e nella regione Asia-Pacifico, il Ministero degli Esteri russo rileva la scomparsa delle condizioni per il mantenimento di una moratoria unilaterale sullo spiegamento di armi simili ed è autorizzato a dichiarare che la Federazione Russa non si considera più vincolata dalle corrispondenti autolimitazioni precedentemente adottate", ha affermato in una nota ufficiale. 
Il Trattato INF, firmato nel 1987 tra Stati Uniti e Unione Sovietica, vietava la produzione, il collaudo e il dispiegamento di missili balistici e da crociera a base terrestre con gittate comprese tra 500 e 5.500 chilometri, nonché dei relativi lanciatori. Gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dall’accordo nel 2019, sostenendo che Mosca avesse violato le clausole del trattato — accusa sempre respinta dal Cremlino. 
Il governo russo valuterà ora quali contromisure adottare, in base a un’analisi approfondita sull’entità della presenza missilistica americana e occidentale nelle aree sensibili, nonché sull’evoluzione della sicurezza internazionale. 
Il Ministero degli Esteri ha sottolineato che la crescente presenza di missili nelle regioni limitrofe alla Russia rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza nazionale. Mosca ha inoltre ricordato come le sue richieste di una moratoria reciproca al dispiegamento di armamenti precedentemente vietati dal Trattato INF siano rimaste inascoltate dalla NATO. 

L’escalation missilistica in Europa che preoccupa Mosca

Non si tratta solo del recente schieramento dei sottomarini nucleari annunciato da Donald Trump, l’accerchiamento militare contro la Russia è sempre più deciso e non si nascondono nemmeno più i propositi di una guerra aperta da attuare entro i prossimi anni.
Recentemente, il Comandante dello Stato Maggiore di Pianificazione e Comando del Ministero Federale della Difesa tedesco Christian Freuding, in un’intervista priva di ambiguità, ha evocato attacchi diretti sul territorio russo: aeroporti, industrie belliche, centri logistici. 


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Dmitrij Peskov


La punta più acuminata di questa strategia è però rappresentata dal piano svelato il 17 luglio dal generale Christopher Donahue, comandante dell’Esercito USA in Europa e forze terrestri NATO. L’obiettivo: neutralizzare Kaliningrad, la più temuta enclave russa nel continente, saturata di missili Iskander e difese aeree stratificate. “Lo abbiamo già pianificato, possiamo distruggerla da terra più rapidamente di quanto non sia mai stato possibile”, ha dichiarato Donahue, presentando la nuova dottrina della NATO: la Eastern Flank Deterrence Line. 
Berlino ha inoltre avviato l’acquisto dei sistemi missilistici statunitensi Typhon, in grado di lanciare Tomahawk e SM-6, e ospiterà entro il 2026 i missili ipersonici Dark Eagle, capaci di raggiungere Mosca in meno di dieci minuti. L’accordo da 5 miliardi di euro per la co-produzione con Kiev di missili a lungo raggio segna, inoltre, un salto strategico: l’Ucraina, da paese assistito, diventa parte integrante del sistema militare europeo. La prima batteria del Typhon sarà integrata nel 2° Multi-Domain Task Force, con sede a Wiesbaden e porterà per la prima volta sul continente un sistema in grado di colpire con precisione a distanze finora appannaggio solo di grandi potenze.
Il presidente Vladimir Putin ha promesso che Mosca è pronta a ricorrere a "misure militari-tecniche" per ristabilire l’equilibrio strategico. Putin ha anche avvertito che Mosca potrebbe colpire con armi avanzate, come il missile Oreshnik, gli alleati NATO che consentano all’Ucraina di utilizzare missili a lungo raggio contro il territorio russo.
L’ Oreshnik è la nuova arma con cui la Russia intende rispondere all’avanzamento delle capacità NATO. Secondo quanto trapelato, è progettato per raggiungere bersagli fino a 5.500 chilometri di distanza, a una velocità ipersonica di Mach 10, rendendolo praticamente impossibile da intercettare. Può essere armato con testate convenzionali o nucleari e il suo dispiegamento è previsto in Bielorussia entro la fine del 2025. Putin ha sottolineato che l’utilizzo di più Oreshnik in un singolo attacco, anche se convenzionale, potrebbe avere effetti distruttivi comparabili a quelli di un attacco nucleare.
Ma ora l’Europa pensa anche ai prodotti di produzione propria, in parallelo alla cooperazione con gli Stati Uniti. Prosegue lo sviluppo di un’iniziativa autonoma denominata ELSA, acronimo di European Long-Range Strike Approach. L’obiettivo è quello di colmare il divario strategico rispetto alla Russia, attraverso la creazione congiunta di capacità missilistiche a medio raggio. Francia, Germania, Italia, Polonia, Regno Unito e Svezia sono coinvolti nel progetto, che mira allo sviluppo di missili da 1.000 a 2.000 chilometri di gittata sia di tipo cruise che balistico, con un primo documento strategico atteso entro la fine del 2024.

Peskov frena Trump, la Russia avverte sull’uso della forza

Nel frattempo Mosca ha dato anche risposta alle recenti minacce da circo del presidente americano che ha riportato pericolosamente la retorica nucleare al centro del discorso.
Il portavoce del presidente russo, Dmitry Peskov, ha ribadito in un'intervista a RIA Novosti che per Mosca "non può esistere un vincitore in una guerra nucleare" e che ogni riferimento all’uso di armi atomiche deve essere trattato con estrema responsabilità. 


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Donald Trump 


"Siamo molto cauti su qualsiasi dichiarazione relativa alla questione nucleare", ha detto Peskov, aggiungendo che "crediamo che tutti dovrebbero stare molto, molto attenti alla retorica nucleare." Il portavoce ha inoltre sottolineato che, pur comprendendo le differenze interne tra le varie posizioni nella leadership statunitense ed europea, la politica estera russa rimane chiara e coerente, sotto la guida diretta del presidente Vladimir Putin.
Trump, il 14 luglio, ha lanciato un ultimatum di 50 giorni a Mosca per raggiungere un accordo di pace con Kiev, periodo poi ridotto a soli dieci giorni. In caso contrario, ha minacciato tariffe del 100% su tutte le importazioni dalla Russia e sanzioni secondarie contro i Paesi che acquistano energia da essa. Inoltre, ha annunciato il ridispiegamento di due sottomarini nucleari americani in aree “rilevanti”, sottolineando che sono ora “più vicini alla Russia”. “Quando si tratta di armi nucleari, dobbiamo essere pronti”, ha dichiarato. 
Secondo quanto riportato da The American Conservative, le azioni del presidente statunitense rischiano però di ottenere l’effetto opposto a quello desiderato. La rivista sottolinea come la Russia goda di un vantaggio militare sufficiente per raggiungere i propri obiettivi in Ucraina, e che le aspettative occidentali di una riconquista completa da parte di Kiev siano "poco realistiche". Le minacce e gli ultimatum di Trump, secondo l’editoriale, non faranno altro che prolungare un conflitto destinato a concludersi con una vittoria russa, aggravando le tensioni e ritardando qualsiasi soluzione negoziata. 
Anche il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitry Medvedev, ha criticato duramente l’approccio di Trump, definendolo "un gioco pericoloso fatto di ultimatum". In un commento pungente, ha ironizzato sul fatto che il presidente americano dovrebbe ricordarsi dei suoi film preferiti sui morti viventi, riferendosi al sistema russo “Dead Hand” — l’automatismo strategico nucleare sviluppato durante la Guerra Fredda — la cui esistenza, anche solo teorica, continua a rappresentare un deterrente implicito. 
Nel frattempo, l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff è atteso a Mosca nei prossimi giorni per colloqui esplorativi. Secondo alcune fonti, la visita dovrebbe tenersi tra mercoledì e giovedì, nel tentativo di riportare il dialogo su binari più diplomatici. Tuttavia, il clima resta teso. 
A gettare ulteriore benzina sul fuoco è stato l’ambasciatore degli Stati Uniti presso la NATO, Matthew Whitaker, che ha affermato che gli USA continueranno a inviare armi a Kiev “per fermare la guerra”. In un’intervista a Newsmax TV, Whitaker ha affermato che è impossibile prevedere le azioni di Putin, definendo la sua mente "malata e contorta", ma ha anche sottolineato che “probabilmente non vorrà affrontare l’esercito più potente del mondo”.  

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