Dietro la visita dell’inviato di Trump, la crisi peggiora: 162 morti per fame, bambini uccisi mentre cercano cibo, e l’ONU accusa la GHF di essere una copertura per la pulizia etnica
A Gaza va tutto bene, di carestie neanche l’ombra. Con questi commenti si potrebbe riassumere la visita a Gaza dell'inviato speciale del presidente Donald Trump per il Medio Oriente Steve Witkoff, accompagnato dall'ambasciatore USA in Israele Mike Huckabee.
Tutto sembrava già predisposto come un set cinematografico al centro di distribuzione degli aiuti gestito dalla Gaza Humanitarian Foundation (GHF) nella città di Rafah.
"Oggi abbiamo trascorso oltre cinque ore a Gaza - stabilendo i fatti sul terreno, valutando le condizioni e incontrando la Gaza Humanitarian Foundation e altre organizzazioni", ha dichiarato Witkoff, elogiando la solidale efficienza della Gaza Humanitarian Foundation, l’organizzazione americana, con sede nel Delaware, che si occupa di distribuire gli aiuti umanitari in collaborazione con Israele.
"GHF consegna più di un milione di pasti al giorno, un'impresa incredibile! Hamas odia GHF perché distribuisce cibo alla gente senza che venga saccheggiato da Hamas. Oltre 100 milioni di pasti serviti in 2 mesi", ha commentato l’ambasciatore, condividendo poi sui social una fotografia che mostra palestinesi affamati dietro filo spinato con cartelli che glorificano i viveri consegnati.
Non c’è stato nemmeno il disturbo di preoccuparsi del fatto che dietro quel recinto c’erano persone evidentemente affamate e scheletriche, come nei peggiori campi di concentramento nazisti.
Riemerge così l’accusa, già avanzata da Israele e Stati Uniti, secondo cui il movimento islamista avrebbe sottratto gli aiuti alimentari, lasciando la popolazione a morire di fame. Un’ipotesi che contrasta con quanto dichiarato recentemente dall’agenzia governativa Usaid, secondo cui non vi è alcuna prova di una simile “grande rapina”. Più misurato il tono di Witkoff, che ha definito il suo viaggio a Rafah come un tentativo di offrire al presidente Trump un quadro chiaro della crisi umanitaria e contribuire all’elaborazione di un piano per la distribuzione di cibo e assistenza medica alla popolazione di Gaza.
Nei fatti, la visita si è rapidamente configurata come una passerella atta a mascherare il massacro deliberato davanti alle telecamere.
Proprio al termine della passerella diplomatica, infatti, è ripresa la stessa sanguinosa routine che caratterizza il corridoio di Netzarim. Secondo Al Jazeera dodici persone sono state uccise mentre aspettavano le scorte di cibo, mentre un altro attacco a un'abitazione nel centro di Gaza ha ucciso cinque persone della stessa famiglia. Solo il giorno precedente, 91 palestinesi erano stati uccisi e oltre 600 feriti mentre tentavano di ottenere aiuti. 
Nessuna menzione al fatto che l'ONU si rifiuta di collaborare con la GHF, definendo i suoi metodi di distribuzione "intrinsecamente pericolosi" e in violazione dei principi di neutralità umanitaria. Secondo l', i pasti distribuiti dalla GHF sono "significativamente inadeguati" rispetto ai bisogni nutrizionali della popolazione. Basti pensare che dal 2 marzo 2025, Israele ha bloccato completamente l'ingresso di tutti gli aiuti nella Striscia di Gaza e prima di questa data, necessitava di 500-600 camion di aiuti al giorno per soddisfare i bisogni umanitari di base. Attualmente entrano solo circa 67 camion al giorno in media, mentre l'ONU ha 6.000 camion carichi di aiuti pronti ad attraversare in Gaza se il blocco venisse revocato.
Nei fatti, la Gaza Humanitarian Fundation rappresenta solo una comoda copertura per mascherare il genocidio in corso. D’altronde era state molto inequivocabili le parole del Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich pronunciate pubblicamente a maggio di quest’anno: "Entro pochi mesi... Gaza sarà totalmente distrutta". Proprio il 5 maggio 2025, il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato un piano per conquistarla e sequestrare il territorio ed espellere con la forza la popolazione palestinese.
Le misura della carestia e le stragi di civili pianificate
Il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF) ha avvertito che l’Enclave corre un grave rischio di carestia: una persona su tre resta per giorni senza cibo.
"Più di 320.000 bambini piccoli sono a rischio di malnutrizione acuta", ha commentato venerdì’ in una Ted Chaiban, vicedirettore esecutivo dell'UNICEF per l'azione umanitaria e le operazioni di fornitura, dopo un recente viaggio in Israele, Gaza e nella Cisgiordania occupata.
Secondo Chaiban, l'indicatore di malnutrizione a Gaza ha "superato la soglia della carestia". "Oggi voglio concentrarmi su Gaza, perché è lì che la sofferenza è più acuta e dove i bambini muoiono a un ritmo senza precedenti", ha affermato, lanciando un appello urgente. “Siamo a un bivio e le scelte fatte ora determineranno se decine di migliaia di bambini vivranno o moriranno”.
Aveva solo 17 anni, Atef Abu Khater, un palestinese morto oggi di malnutrizione secondo una fonte medica dell'ospedale al-Shifa. All'inizio di questa settimana, Khater, che era in buona salute prima della guerra a Gaza, è stato ricoverato in terapia intensiva, secondo cui il ragazzo non rispondeva più alle cure.
La Classificazione Integrata della Sicurezza Alimentare (IPC) indica che 470.000 persone stanno affrontando una fame catastrofica e l'intera popolazione sta vivendo una grave insicurezza alimentare14. Al 30 luglio 2025, 162 persone, inclusi 92 bambini, sono morte per malnutrizione dal 7 ottobre 2023. 
La GHF è stata accusata di gravi violazioni dei diritti umani e di aver preso di mira i civili. Le Nazioni Unite affermano che più di 1.300 palestinesi sono stati uccisi mentre cercavano di procurarsi cibo dai centri di assistenza della GHF.
Anthony Bailey Aguilar, un tenente colonnello in pensione delle Forze Speciali dell'Esercito degli Stati Uniti presso la GHF, ha testimoniato ad Human Rights Watch di aver assistito a un comandante israeliano che ordinava di sparare a tre bambini disarmati sollevati da un adulto per evitare di essere schiacciati dalla folla. Quando ha rifiutato di dare l'ordine, il comandante ha risposto: "Dì ai tuoi uomini di sparargli ora o gli spareremo noi".
Un riservista israeliano della 252ª Divisione ha rivelato in un'intervista a Sky News che le truppe ricevevano ordini di sparare a chiunque entrasse in aree definite "zone interdette", indipendentemente dal fatto che rappresentassero una minaccia.
"Abbiamo un territorio in cui ci troviamo, e i comandi sono: tutti coloro che entrano devono morire. Se sono dentro, sono pericolosi, devi ucciderli. Non importa chi sia”. Il soldato ha descritto l'uccisione arbitraria di civili: "Sparavamo a persone povere, civili che non hanno davvero molte scelte... Era come praticamente chiunque entrasse nel territorio, e potrebbe essere anche un adolescente in bicicletta".
In precedenza anche il quotidiano israeliano Haaretz ha riferito che i soldati erano "ordinati di sparare a folle disarmate vicino ai punti di distribuzione alimentare a Gaza, anche quando non era presente alcuna minaccia". "Sparavamo mitragliatrici dai carri armati e lanciavamo granate. C'è stato un incidente in cui un gruppo di civili è stato colpito mentre avanzava sotto la copertura della nebbia", ha testimoniato uno dei militari.
Foto di copertina © Imagoeconomica
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