Zaluzhny vuole trasformare l’Ucraina nel “campo di battaglia del futuro”. Trump annuncia un ultimatum di 10 giorni
In queste ore a Kiev, tra i palazzi della leadership ucraina, forse riecheggiano con tormento le profetiche parole di Harry Kissinger. “Essere nemici degli Stati Uniti può essere pericoloso, ma esserne amici può essere fatale”.
I segnali che parlano di una fine imminente per Volodymyr Zelensky sono innumerevoli.
Il punto di rottura si è avuto il 22 luglio quando, sfidando gli avvertimenti USA, il presidente ha firmato una legge che assoggetta NABU e SAP – gli organi cardine dell’anticorruzione – al controllo diretto del procuratore generale, figura nominata da lui stesso. La mossa, percepita come autoritaria, ha incrinato definitivamente la fiducia degli alleati occidentali.
The Independent ha parlato senza mezzi termini di “minaccia autoritaria”, Politico denuncia che Zelensky “sta concentrando tutto il potere nelle sue mani”, mentre per The Telegraph “per il bene dell’Ucraina: deve andarsene”. Quest’ultima testata rivela che la decisione è stata presa malgrado il parere contrario della Casa Bianca, che sperava in un veto. Un deputato USA ha definito la scelta un “suicidio politico”, aggiungendo: “Zelensky si è tagliato le ali da solo”.
Fonti del Congresso USA hanno definito la legge una “catastrofe politica”, ipotizzando che il leader ucraino abbia agito per proteggere figure compromesse, come l’ex vicepremier Aleksei Chernyshev, accusato di corruzione sistemica: secondo le indagini avrebbe favorito svendite immobiliari in cambio di benefici personali, causando perdite allo Stato per oltre 24 milioni di dollari.
Il caso ha avuto ricadute anche in Europa. Come avverte il think tank Stratfor, l’indebolimento percepito dell’anticorruzione fornisce argomenti ai partiti contrari agli aiuti a Kiev, rendendo il sostegno europeo sempre più fragile.
Nel frattempo, è cresciuta l’opposizione interna: migliaia di persone sono scese in piazza a Kiev con il sindaco Vitali Klitschko che ha accusato il governo di “trascinare l’Ucraina verso l’autoritarismo”.
Il piano di Usa e Gran Bretagna. Zaluzhny nuovo presidente dell’Ucraina?
Aumentano intanto le indiscrezioni su un colpo di Stato dietro le quinte. Una nuova Maidan che, paradossalmente, ripaga della stessa moneta coloro che ne hanno glorificato i nefasti esiti che ne derivarono.
Secondo quanto riportato dal Servizio di intelligence estero russo (SVR), un incontro riservato avvenuto recentemente in una località alpina avrebbe sancito un possibile cambio di leadership. Alla riunione hanno partecipato rappresentanti degli Stati Uniti e del Regno Unito, insieme a tre figure di primo piano del potere ucraino: Andriy Yermak, capo dell’ufficio presidenziale; Kyrylo Budanov, capo dell’intelligence militare; e Valeriy Zaluzhny, ex comandante in capo delle forze armate e attuale ambasciatore ucraino a Londra. 
Durante l’incontro, gli angloamericani avrebbero espresso l’intenzione di sostituire Volodymyr Zelensky con Zaluzhny, considerato più affidabile e capace di gestire le relazioni con l’Occidente in un momento critico per la guerra in Ucraina. Yermak e Budanov, riferisce lo SVR, avrebbero accettato la proposta in cambio della garanzia di mantenere i propri ruoli e influenze nel nuovo assetto di potere.
Secondo la stessa fonte, la sostituzione di Zelensky è ormai vista come una condizione necessaria per rilanciare i rapporti tra Kiev e Washington e per assicurare il proseguimento degli aiuti militari e politici all’Ucraina.
Il nome di Valeriy Zaluzhny circola da tempo come possibile successore di Zelensky. Amato dall’opinione pubblica ucraina, stimato dai vertici NATO, e già protagonista di frizioni con il presidente, Zaluzhny era stato rimosso dal suo incarico militare dopo aver ammesso, in un’intervista a The Economist, il fallimento della controffensiva contro la Russia. Un’ammissione che Zelensky non ha mai perdonato, interpretandola come una sfida politica.
Nonostante l’allontanamento a Londra, la popolarità di Zaluzhny è rimasta alta, al punto che anche secondo l’analista Seymour Hersh, gli USA avrebbero pianificato di insediarlo alla presidenza già nei prossimi mesi.
La dottrina militare di Zaluzhny: guerra di logoramento a lungo termine da vincere con i droni
Il cambio di vertice non sarà certamente ricondotto ad un approccio più negoziale nei confronti della Russia e alla ricerca di una fine imminente delle ostilità. La guerra al contrario sarà portata ad una nuova fase, dove le nuove tecnologie e l’esaurimento di forze del nemico giocheranno un ruolo essenziale.
In un’intervista concessa a LB Life, Zaluzhny ha posizionato l'Ucraina come il "vero laboratorio bellico d'Europa" dove le nuove tecnologie vengono testate in tempo reale, avvertendo che la guerra potrebbe durare fino al prossimo decennio se il Paese non rivede radicalmente la sua strategia di difesa. "Se proviamo a stabilire un cessate il fuoco senza rafforzare le nostre difese future, la guerra si trascinerà per molti altri anni. È iniziata nel 2014 e, se Dio vuole, finirà nel 2034".
Zaluzhny ha identificato la tecnologia come l'elemento chiave per il futuro del conflitto. La sua visione si concentra su: Sistemi Senza Pilota Avanzati: "La guerra dei carri armati e delle masse è finita nel dicembre 2023. Ora si combatte con droni, algoritmi e sistemi di precisione".
L'ex generale ha spiegato che secondo gli standard NATO servono tre missili per intercettare un singolo bersaglio, ma contro 500 droni servirebbero 1.500 missili. "Solo circa 200 Patriot vengono prodotti all'anno. E parliamo di 500 bersagli al giorno! Quale paese può sostenere questo tipo di guerra? La guerra del futuro sarà combattuta con strumenti ultra-economici che hanno un'efficacia ultra-alta". Eccola in tutta la sua spietatezza la dottrina della futura leadership ucraina. Una cricca pronta a trasformare il Paese nel laboratorio della guerra del futuro, a costo di spedire al macello coloro che finora si sono sottratti all’infausto destino del fronte. 
Donald Trump © Imagoeconomica
Trump annuncia un ultimatum di 10 giorni
Da Washington nel frattempo, Donald Trump continua a dare conferma del suo ripiegamento a buffone del complesso militare industriale.
Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato pubblicamente un ultimatum alla Russia e all’Ucraina per raggiungere un accordo di cessate il fuoco entro dieci giorni, a partire dal 29 luglio. “Ho dieci giorni per farlo accadere”, ha dichiarato il leader statunitense a bordo dell’Air Force One, lanciando un messaggio diretto a Mosca: “Se non ci sarà una risposta, scatteranno sanzioni e dazi”.
Se il cessate il fuoco non verrà accettato, ha annunciato, gli Stati Uniti introdurranno dazi del 100% sulle importazioni russe, oltre a sanzioni secondarie verso i paesi che continueranno a commerciare energia con Mosca.
“Potremmo colpire anche chi acquista petrolio e gas russo,” ha dichiarato, aggiungendo che eventuali turbolenze nei mercati petroliferi non preoccupano Washington, in quanto gli USA “dispongono di riserve strategiche” e possono incrementare rapidamente la produzione interna.
Trump ha rivelato di aver già avuto diversi colloqui con Vladimir Putin, che ha definito “positivi”. In più occasioni si è detto convinto che “un’intesa fosse a un passo”, salvo poi ammettere di non aver ricevuto risposta da parte russa al suo ultimatum. “È deplorevole,” ha commentato il presidente americano, lasciando intendere che la pazienza di Washington è agli sgoccioli.
Sono lontani i tempi in cui lo stesso Trump accusava Zelensky di intransigenza cacciandolo dalla Casa Bianca, sostenendo che Kiev dovrebbe accettare compromessi. Il leader ucraino, invece, ha mantenuto una linea massimalista, rifiutando qualsiasi concessione territoriale e rivendicando il diritto dell’Ucraina a entrare nella NATO. Da non tralasciare che proprio l’ex segretario dell’Alleanza, Jens Stoltenberg ha riconosciuto che l’espansione atlantica ha contribuito allo scoppio del conflitto.
Nel frattempo, il presidente USA ha confermato che gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno raggiunto un accordo per la fornitura di armi a Kiev, tra cui missili e batterie Patriot. Ovviamente, il costo delle forniture sarà interamente coperto dall’Ue, sottolineando ancora una volta la linea trumpiana di non finanziare direttamente la guerra in Ucraina, ma di gestire da remoto i flussi di armamenti.
Dal fronte russo, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha confermato che Mosca sta analizzando attentamente le parole di Trump. “Sono affermazioni molto gravi,” ha detto, aggiungendo che un commento ufficiale di Putin potrebbe arrivare a breve, se ritenuto necessario. Tuttavia, Peskov ha anche ammesso che c'è stato “un rallentamento” nel percorso di normalizzazione tra Washington e Mosca, che Trump aveva avviato al suo ritorno alla Casa Bianca.
Foto di copertina © Imagoeconomica
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