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Le parole della Relatrice speciale ONU sul Territorio palestinese occupato sulle colonne del Fatto

La fame a Gaza è un crimine calcolato scientificamente dal governo israeliano, un obiettivo da raggiungere per convincere i palestinesi che sopravviveranno ad andarsene nel fenomeno che a Tel Aviv chiamano migrazione volontaria”. A parlare è Francesca Albanese, Relatrice speciale ONU sul Territorio palestinese occupato, rispondendo alle domande di Giampiero Calapà sul Fatto Quotidiano. "Non è una guerra, nella Striscia non c'è un esercito palestinese schierato contro l'Idf". 
Ciò che si sta consumando in Palestina, è "uno dei genocidi più crudeli della Storia, perché perpetrato con l’uso di tecnologia e mezzi da Ventunesimo secolo - ha detto -. È quasi inimmaginabile per la nostra mente accettare che la fame lunga mesi possa spingere a mangiare la terra e i sassi. I palestinesi della Striscia sono privati di tutto, Israele ha l’obiettivo di ridurre quelle persone, bambini compresi, allo stato ferino. I bisogni primari più elementari vengono negati a una popolazione di 2 milioni di persone che viene continuamente sfollata e sbattuta da una parte all’altra della Striscia, 365 chilometri quadrati, adesso in larga misura sempre più verso sud".
L'ultima delle atrocità, emerse solo grazie ai video di ardui palestinesi che dall'enclave raccontano il loro dramma sui social (con non poche difficoltà), è il divieto di balneazione nella costa della Striscia. "Devono negare ai disperati privi di acqua corrente anche la possibilità di lavarsi in mare. Sono tutti elementi dello stesso progetto criminale di Israele, attuato col pieno sostegno e con la complicità degli Stati Uniti - ha commentato Albanese -. Il progetto criminale è la pulizia etnica. Che si sta attuando con il genocidio nella Striscia di Gaza, ma anche con lo svuotamento della Valle del Giordano o con l’istallazione di altri 300 check-point in Cisgiordania".
Tra il valico di Kerem Shalom e Zikim ci sono, secondo alcune stime, circa 950 camion fermi da settimane. L'ennesima prova che dimostra il disegno di una fame programmata e voluta da Israele, ha sottolineato la Relatrice speciale. "Il problema a monte è consentire la responsabilità di distribuire gli aiuti allo stesso Stato accusato di crimini contro l’umanità e pensare che possa farlo attraverso questa Ghf, la Gaza Humanitarian Foundation, a rigor di diritto internazionale. Hanno creato un meccanismo infernale - ha continuato -. Siamo di fronte a una situazione giuridica che non consentirebbe neppure di discutere con Israele la questione degli aiuti umanitari, è tutto sbagliato. La sfacciataggine di quel che vogliono fare è ben raffigurata nel video realizzato con l’intelligenza artificiale dalla ministra israeliana Gila Gamliel: la sfacciataggine dei dettagli, con i nuovi coloni che mangiano nei nuovi ristoranti proprio mentre i bambini e le persone muoiono di fame. Ma Israele non uscirà da questo orrore con lo stesso candore con cui ci è entrato dopo il 7 ottobre".

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Foto © Paolo Bassani 

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