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Le bombe nucleare B61-12 dispiegate nella base RAF Lakenheath. Regno Unito e Germania guidano il maxi-rilancio del sostegno militare a Kiev

In un clima di apparente calma prima di uno tsunami, l’Europa non è mai stata così vicina alla guerra nucleare come in questo momento. 
Per la prima volta dal 2008, gli Stati Uniti hanno dispiegato armi nucleari tattiche su suolo britannico, con diverse bombe termonucleari B61-12 che sono state trasferite alla base aerea di RAF Lakenheath nel Suffolk. Gli ordigni sono stati trasportati dal U.S. Air Force Nuclear Weapons Center presso la Kirtland Air Force Base nel New Mexico verso una nuova struttura di stoccaggio sicura costruita appositamente presso il sito britannico. 
La conferma è arrivata dalle dichiarazioni dell'amministratrice della National Nuclear Security Administration (NNSA), Jill Hruby: "Le nuove bombe gravitazionali B61-12 sono completamente schierate in avanti, e abbiamo aumentato la visibilità della NATO alle nostre capacità nucleari”, ha affermato in un discorso al Hudson Institute. 
È solo l’ultimo tassello di un grande puzzle apocalittico. Un dispiegamento a cui va aggiunto il recente accordo storico sulla cooperazione nucleare, noto come Dichiarazione di Northwood, siglato il 10 luglio tra il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer presso la base militare di Northwood, a nord-ovest di Londra. 
Si tratta di un’intesa che permetterà di coordinare fino a 515 testate nucleari e di sincronizzare le pattuglie dei sottomarini strategici a propulsione nucleare con capacità balistica (SSBN). Entrambi i Paesi mantengono ciascuna almeno 4 flotte di questa tipologia ciascuna: la Francia con la classe Le Triomphant e il Regno Unito con la classe Vanguard. Ciascun sottomarino trasporta 16 missili balistici. Attraverso questa cooperazione entrambi i Paesi potranno moltiplicare le capacità offensive con il dispiegamento dei mezzi in acque internazionali.
Difficile, effettivamente, parlare di misure di deterrenza quando, in un crescente delirio autodistruttivo, si parla apertamente di attaccare la Russia pur di ottenere una svolta favorevole nel conflitto.
Nel silenzio generale, lasciano correre i brividi lungo la schiena le parole del maggiore generale delle Forze Armate tedesche Christian Freuding (in foto), direttore del centro situazionale per l'Ucraina presso il Ministero della Difesa, che ha proposto pubblicamente attacchi diretti contro aeroporti e infrastrutture proprio sul territorio russo.
“La prima possibilità, ovviamente, è condurre noi stessi operazioni offensive antiaeree utilizzando mezzi a lungo raggio, in linea di principio una guerra aerea: aerei che colpiscono gli aeroporti prima ancora che questi mezzi possano essere impiegati", ha affermato Freuding, mentre con occhi vitrei e impassibili osserva la sua intervistatrice.
Il generale ha specificato che non solo gli aeroporti dovrebbero essere presi di mira, ma anche le imprese dell'industria della difesa possono diventare obiettivi, ammettendo che Mosca ha avuto "seri successi nella produzione di missili".
"Qui dobbiamo riconsiderare se le misure economiche adottate siano sufficienti e dove possiamo trovare leve per ridurre la produzione russa, soprattutto in questo settore", ha concluso il maggior generale.
Dichiarazioni che assumono una gravità ancora maggiore se consideriamo che la Germania ha formalmente avviato l’acquisto dei sistemi missilistici americani “Typhon”, capaci di lanciare missili Tomahawk e SM-6. Al contempo si prevede il dispiegamento in territorio tedesco, entro il 2026, dei missili ipersonici “Dark Eagle”, in grado di colpire Mosca in meno di dieci minuti, minando la possibilità russa di una rappresaglia efficace. 
Berlino ha inoltre siglato un accordo storico con Kiev per la produzione congiunta di missili a lungo raggio, trasformando, di fatto, l’Ucraina in un avamposto operativo della strategia militare occidentale.


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John Healey © Imagoeconomica 


Londra e Berlino guidano il pressing per un maggiore supporto militare

In questo contesto, Kiev rimane un fondamentale ariete offensivo da sfruttare fino all’ultimo uomo. Si è tenuta proprio oggi la 29ª riunione virtuale del Gruppo di Contatto per la Difesa dell'Ucraina, tra il ministro della Difesa britannico John Healey e il suo omologo tedesco Boris Pistorius.
"Uniti dobbiamo fermare questa macchina da guerra, sostenendo l'Ucraina con tutte le nostre forze", ha dichiarato Pistorius, sottolineando l'urgenza di potenziare le capacità di difesa aerea del Paese. La Germania, ha annunciato, fornirà ulteriori sistemi di difesa aerea, munizioni essenziali e contribuirà rapidamente alla consegna di cinque sistemi Patriot, considerati di importanza strategica. 
Dall’altra parte della Manica, il Regno Unito conferma il proprio impegno con aiuti militari senza precedenti. "Quest'anno abbiamo promesso oltre 4,5 miliardi di sterline in supporto militare, il livello più alto mai raggiunto", ha affermato Healey. Di questi, 700 milioni sono destinati a munizioni d'artiglieria, razzi a lunga gittata e missili difensivi, con circa 150 milioni già consegnati negli ultimi due mesi. Healey ha inoltre sottolineato che Londra ha fornito finora quasi 50.000 droni all’Ucraina, in linea con l’obiettivo di decuplicarne il numero entro l’anno.


Il nuovo rimpasto del governo Zelensky per alimentare la macchina della guerra

In questo contesto catastrofico, è emblematico il recente rimpasto del governo ucraino, con la nomina a Primo Ministro della fautrice dell’accordo sui minerali Yulia Svyrydenko.
Un cambio di assetto che si inserisce in un contesto internazionale in cui la posizione dell’amministrazione Trump (rieletto nel 2024) è più favorevole all’Ucraina rispetto al passato, soprattutto per quanto riguarda la fornitura di armi. Il tycoon ha anche lanciato un ultimatum diretto a Mosca di 50 giorni per mettere fine alla guerra, al cui scadere saranno imposti l’imposti dazi doganali del 100%.  
Effettivamente la candidatura di Svyrydenko, fino al 2024, era stata ostacolata proprio per la mancanza di sostegno da parte degli Stati Uniti. Il fatto che ora sia stata approvata indica un mutato atteggiamento dell’amministrazione americana, che evidentemente la considera una figura affidabile e in linea con la nuova direzione politica di Washington. In secondo luogo, Svyrydenko ha già indicato tra le sue priorità l’aumento della produzione nazionale di armamenti e il miglioramento dell’efficienza tecnologica dell’esercito. Un orientamento che si integra con l’approccio dell’amministrazione Trump, a favore di un’Ucraina più autosufficiente sul piano militare, capace di ridurre la dipendenza dagli aiuti diretti Usa. Non è un caso che lo stesso leader ucraino abbia annunciato un mega-accordo con il tycoon che prevede l’acquisto di droni ucraini testati in combattimento in cambio di armi e tecnologie statunitensi avanzate. 


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Boris Pistorius © Imagoeconomica 


Anche la nomina dell’ex premier Denys Shmyhal a Ministro della Difesa non lascia scampo ad equivoci. È stato proprio Shmyhal ad annunciare oggi – sempre durante la 29ª riunione del Gruppo di contatto per la difesa dell'Ucraina –che il Paese ha bisogno di 6 miliardi di dollari per colmare il deficit nella produzione di armi nel 2025.
"Questo ci consentirebbe di produrre più droni FPV (con visuale in prima persona), più droni intercettori per respingere gli attacchi Shahed e ulteriori armi a lungo raggio, in modo che la guerra possa continuare anche sul territorio russo", ha spiegato Shmyhal. 


Proseguono i negoziati tra Kiev e Mosca su questioni umanitarie

Nel frattempo, nel mainstream di facciata, trapela la solo apparente spinta al raggiungimento di un negoziato. Si profila all’orizzonte un nuovo incontro tra le delegazioni di Russia e Ucraina, che potrebbe rappresentare un passo rilevante verso una soluzione diplomatica del conflitto. Le due parti avrebbero già avviato uno scambio di memorandum sulla visione di una possibile pace e, secondo una fonte russa, si preparano ora a confrontarsi su temi umanitari come il ritorno dei prigionieri e dei bambini deportati.
L’incontro dovrebbe tenersi in Turchia, dove Mosca e Kiev avevano già avviato contatti significativi nei mesi scorsi, culminati in uno scambio di prigionieri e nel rimpatrio delle salme di militari ucraini. Secondo quanto riferito da fonti di RIA Novosti, la delegazione ucraina avrebbe recentemente rilanciato la proposta di una nuova riunione negoziale, ricevendo segnali incoraggianti da parte russa. 
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiarito che l’obiettivo dell’incontro sarà duplice: da un lato facilitare nuove intese umanitarie, dall’altro gettare le basi per un futuro incontro tra i capi di Stato. “Abbiamo bisogno di maggiore dinamicità nei negoziati per porre fine alla guerra. Ora i nostri rappresentanti stanno preparando almeno un altro scambio con la Russia”, ha dichiarato Zelensky. 

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