Il generale Donahue rivela che l'Alleanza atlantica può “sopprimere la difesa russa” nella regione contesa. Mosca si prepara all’offensiva
Sono cupe ore di ordinaria follia quelle che si stanno consumando in Ucraina nel giorno in cui il parlamento ha approvato il più grande rimpasto di governo dall’inizio della guerra. Un’iniziativa, partita dal presidente Volodymyr Zelensky, che ha portato alla nomina di primo ministro Yulia Svyrydenko, la principale artefice dell’accordo con gli Stati Uniti sulle risorse minerarie. Un patto che ha permesso a Kiev di ottenere garanzie nei rapporti con gli Stati Uniti e, soprattutto, sostegno militare.
È un riassetto all’insegna della guerra totale quello che si prefigura nella nuova compagine di governo. Alla difesa è stato nominato Denis Shmyhal che ha subito parlato di un popolo unito e pronto a combattere fino all’ultimo. "La mobilitazione in Ucraina sta procedendo secondo i piani" e "molte persone si stanno unendo all'esercito per difendere il loro paese", ha dichiarato evocando un quadro totalmente distaccato dalla realtà drammatica che vive il Paese.
In realtà, contrariamente alle dichiarazioni, l'Ucraina sta affrontando una crisi di diserzioni senza precedenti. ABC News riporta che potrebbero esserci fino a 200.000 disertori in Ucraina, mentre fonti di intelligence indicano che 49.000 uomini in età di leva sono stati fermati ai confini mentre tentavano di fuggire dal paese.
La situazione è così grave che si sono verificati agguati contro i reclutatori, incluso l'omicidio di un ufficiale addetto al reclutamento a Poltava da parte di un civile ucraino.
Questa è l’Ucraina di Volodymyr Zelensky che ora, in un'intervista esclusiva al New York Post, ha annunciato un “mega accordo con Donald Trump che vedrebbe gli Stati Uniti acquistare droni ucraini testati sul campo di battaglia in cambio dell'acquisto da parte di Kiev di una serie di armi dagli Usa.
"Il popolo americano ha bisogno di questa tecnologia, e dovete averla nel vostro arsenale", ha detto Zelensky al New York Post a proposito dei più recenti droni ucraini, che sono stati in grado di penetrare le difese russe per neutralizzare bombardieri pesanti e colpire fino a 1280 chilometri oltre il confine. "Penso che questo sia davvero un mega-affare, una vittoria per tutti, come si dice", ha aggiunto, evocando lo scenario, da lui più auspicato, nonché il più pericoloso per il mondo intero. “Trump – continua il leader ucraino – ha il potere di metterlo in ginocchio accelerando l'introduzione di sanzioni che potrebbero causare un'esplosione sociale".
Un accordo che gioverebbe all’upgrade militare degli Usa nella nuova dottrina strategica dominata dai velivoli senza pilota. Come ha dichiarato Trent Emenaker del Defense Innovation Unit: "Non stiamo fornendo al soldato americano ciò di cui ha bisogno per sopravvivere nel combattimento moderno. Se dovessimo andare in guerra domani, avremmo tutto quello di cui abbiamo bisogno? No.
Martedì e il giorno prima, il Financial Times e il Washington Post avevano pubblicato documenti secondo cui l'occupante della Casa Bianca avrebbe chiesto al capo del regime di Kiev di organizzare attacchi contro Mosca e San Pietroburgo. Secondo il FT, Trump avrebbe agito in questo modo nell'ambito della sua strategia per "costringere la Russia a negoziare". Come ha scritto il WP, Zelensky avrebbe risposto chiedendo armi al leader americano. 
Donald Trump © Imagoeconomica
Indiscrezioni smentite dalla portavoce della Casa Bianca Carolyn Levitt, ma in ogni caso un dato è chiaro e drammatico.
Negli ultimi mesi, Donald Trump ha completamente stravolto il suo approccio alla guerra in Ucraina. Ora lo ammette anche l’Economist, secondo cui, dopo aver minacciato di tagliare gli aiuti militari e definito Vladimir Putin un “genio”, ora “sta dimostrando un'ostentata disponibilità a sostenere Kiev”.
Proprio lunedì scorso, il tycoon americano ha dato a Mosca un ultimatum di 50 giorni, per sostenere un accordo di pace con l’Ucraina, pena: dazi del 100% sulle importazioni di beni russi.
Pressioni che non scompongono minimamente la volontà del Cremlino di perseguire i suoi obiettivi strategici di smilitarizzazione del Paese, di fatto, sempre più avamposto delle armi occidentali in grado di colpire la Russia.
In questo contesto assume una particolare gravità la decisione del cancelliere tedesco Friedrich Merz, di firmare un accordo storico con Kiev che prevede investimenti per 5 miliardi di euro destinati alla produzione congiunta di armamenti, inclusi missili a lungo raggio con una gittata di 2.000-2.500 km. Misure prese mentre Berlino si prepara ad ospitare sistemi Typhon e missili Dark Eagle in grado di colpire Mosca in poco più di 10 minuti.
A questo dobbiamo aggiungere l’ultimo vertice dei volenterosi del 10 luglio in cui i ministri della Difesa di circa 30 Paesi, inclusi per la prima volta gli Stati Uniti con una delegazione guidata da Keith Kellogg, hanno deciso di istituire a Parigi il quartier generale della futura Multinational Force Ukraine (MFU), almeno per il primo anno. L’obiettivo: schierare una forza composta da 10.000 a 30.000 soldati, pronta a intervenire in Ucraina dopo un eventuale cessate il fuoco.
“I piani militari a cui la coalizione dei volenterosi sta lavorando per assicurare un eventuale cessate il fuoco in Ucraina, prevedono anche il ricorso a forze di pace sul terreno”, ha confermato Keir Starmer rispondendo a chi gli chiedeva, durante la sua conferenza stampa oggi a Londra con Friedrich Merz, se l'invio di forze di pace in Ucraina sia un'opzione realistica.
Un’ipotesi che Mosca non ritiene minimamente tollerabile.
"Abbiamo ripetutamente affermato che il dispiegamento di forze armate di altri Stati sotto qualsiasi bandiera è assolutamente inaccettabile. Consideriamo ciò come una preparazione a un intervento straniero. Considereremo le cosiddette forze multinazionali come obiettivi militari legittimi", ha commentato oggi la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. 
I piani della NATO di attaccare Kaliningrad
Ci sono ulteriori segnali che danno ulteriore conferma dello scenario apocalittico che l’Alleanza atlantica sta predisponendo per l’Europa, ormai trasformata nel bastione avanzato della guerra di Washington contro Mosca. In un'intervista concessa a Defense News, il generale Christopher Donahue, comandante dell'esercito americano in Europa e Africa nonché delle forze terrestri della NATO, ha rivelato apertamente che l'Alleanza Atlantica ha già sviluppato un piano operativo per "sopprimere" la capacità difensiva della Russia nell'enclave di Kaliningrad. Si tratta di una delle dichiarazioni più esplicite degli ultimi anni riguardo alle strategie militari occidentali in un’area altamente sensibile del continente europeo.
“Se si guarda a Kaliningrad... è circondata da paesi NATO su tutti i lati. Non c'è assolutamente alcun motivo per cui non possiamo sopprimere la zona A2AD (anti-accesso e interdizione d’area) da terra, per scoraggiare la Russia... e più velocemente di quanto potremmo mai fare. Abbiamo già pianificato e sviluppato le capacità necessarie”, ha affermato Donahue.
La regione di Kaliningrad, situata tra Polonia e Lituania, rappresenta uno dei baluardi strategici più avanzati della Russia in Europa, sede di importanti sistemi missilistici e forze aeronavali. Per anni è stata considerata una "fortezza" A2AD, cioè un'area in grado di negare l'accesso a forze nemiche attraverso radar, missili a lungo raggio e altri strumenti di interdizione.
Le parole del generale Donahue suggeriscono che la NATO non solo considera realistico un eventuale scenario di confronto diretto con Mosca in quella regione, ma ha già preparato il piano offensivo che trascinerà il continente nella terza guerra mondiale. 
Mosca si prepara all’offensiva
Un dato è inequivocabile: Vladimir Putin non ha alcuna intenzione di concludere il conflitto, almeno finché l’Occidente non accetterà di eliminare “le cause profonde” della guerra.
Secondo quanto riportato dalla CNN, citando fonti ucraine e il canale di notizie UNN, la Russia sarebbe a pochi giorni o settimane dal lanciare una nuova offensiva estiva su larga scala in Ucraina. Per l’operazione sarebbero già stati schierati circa 160.000 soldati lungo il fronte orientale. Le forze russe avrebbero compiuto piccoli ma strategici avanzamenti, rafforzando le proprie posizioni in modo da poter isolare le truppe ucraine in tre snodi chiave del Donbass: Pokrovsk, Kostiantynivka e Kupyansk.
"La Russia ha compiuto progressi fondamentali, posizionandosi meglio per isolare le forze ucraine", scrive la CNN, evidenziando il rischio di accerchiamento in alcuni dei settori più fragili del fronte.
Uno dei focolai più attivi in queste ore è Volchansk, dove l’esercito russo avrebbe attraversato il fiume Volchya e sarebbe riuscito a consolidare la propria presenza sulla riva sinistra, in una vasta area boschiva. Gli analisti militari ucraini hanno confermato che le truppe russe sono riuscite a stabilire un controllo parziale su 5,2 km² di territorio, inclusa la parte settentrionale della foresta tartara. "In precedenza la fanteria russa aveva tentato di attraversare a nuoto il Seversky Donets e ora ha preso piede nella foresta", riconoscono fonti militari ucraine.
Foto di copertina © Imagoeconomica
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