Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

The Guardian: l’Ucraina è in trattative con gli Stati Uniti per sospendere il divieto di attacchi in profondità 

Si intensifica la pericolosa spinta offensiva della Germania verso un riarmo che trascinerà l’intero continente nel baratro della guerra nucleare.
Il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius (SPD), dopo la sua recente visita al Pentagono ha annunciato che il governo ha formalmente manifestato agli Stati Uniti, attraverso una “letter of request”, l’intenzione di acquistare i sistemi missilistici “Typhon”. Si tratta di un sistema sviluppato da Lockheed Martin, ufficialmente noto come Mid-Range Capability (MRC) costituito da una piattaforma mobile di lancio per missili a medio raggio.  
Attualmente, il Typhon è in grado di lanciare due tipi di missili: lo Standard Missile-6 (SM-6), in grado di intercettare i bersagli balistici in fase terminale e il Tomahawk, un missile da crociera con una portata che può raggiungere i 2.500 chilometri, impiegato storicamente per attacchi contro obiettivi terrestri ma sempre più idoneo anche a missioni anti-nave.
Come ribadito a margine del vertice dell’Alleanza Atlantica di luglio 2024, è proprio il 2026 la data cardine stabilita per trasferire i missili Tomahawk e SM6 in territorio tedesco. 
Uno schieramento che, secondo il Pentagono, rappresenta una “misura straordinaria” di rafforzamento della deterrenza avanzata (forward defense) sul fianco orientale NATO.
In poche parole, assisteremo al dispiegamento in territorio tedesco di un sistema dual-use in grado di colpire obiettivi in Russia e, eventualmente, rispondere alla rappresaglia in un assetto che pone Mosca in un pericoloso svantaggio strategico rispetto agli Stati Uniti, non disponendo di analoga deterrenza nei confronti di Washington. 
Ma non finisce qui. Nella dichiarazione congiunta tra Stati Uniti e Germania si prevedeva anche lo schieramento dei missili ipersonici Dark Eagle, in grado di percorrere circa 2.775 chilometri e raggiungere velocità pari a Mach 17 (oltre 20.000 km/h). In sostanza, sarebbero in grado di raggiungere Mosca in soli 10 minuti, erodendo ancora più nettamente la capacità russa di attuare una rappresaglia. 
Il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha già chiarito che la risposta di Mosca a queste minacce sarà esplicita. 
"Senza nervi, senza emozioni, elaboreremo innanzitutto una risposta militare a questa nuova minaccia", ha sottolineato, definendo la decisione americana come "un anello nella catena di escalation" finalizzata a danneggiare la sicurezza russa. 
In questo senso, è l’uscita degli Stati Uniti dal trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces), – che eliminava e proibiva tutti i missili nucleari e convenzionali lanciati da terra con gittata tra 500 e 5.500 km – ad aver permesso lo schieramento di questi sistemi nel continente europeo.   


missili dep 359365234


I missili a lungo raggio che raggiungerebbero Kiev

A questo si aggiunge un tassello ancora più preoccupante: proprio la Germania, sotto la guida del cancelliere Friedrich Merz, nel maggio scorso ha firmato un accordo storico con l’Ucraina che prevede investimenti per 5 miliardi di euro destinati alla produzione congiunta di armamenti, inclusi missili a lungo raggio con una gittata di 2.000-2.500 km.
L’Ucraina, di fatto, diventerebbe il bastione avanzato, o meglio l’agnello sacrificabile per sferrare attacchi in profondità con armi occidentali. Un quadro che chiarisce in modo inequivocabile il perché Putin non si fermerà nel condurre la sua guerra fino alla demilitarizzazione di Kiev.
Il 14 luglio 2025, il presidente americano Donald Trump ha lanciato un ultimatum diretto al leader del Cremlino, durante un incontro nello Studio Ovale con il segretario generale della NATO Mark Rutte. Il tycoon ha concesso alla Russia 50 giorni per raggiungere un accordo di pace in Ucraina, minacciando altrimenti l'imposizione di "dazi molto severi" al 100% e sanzioni secondarie.
Nonostante gli ultimatum – con annesse promesse di ulteriori forniture militari all’Ucraina – Mosca non ha lasciato trapelare alcuna intenzione di lasciarsi intimorire.
Per l’appunto, come riportato da fonti del Cremlino alla Reuters, Putin intende continuare a combattere in Ucraina finché l’Occidente non si impegnerà alle sue condizioni per la pace, imperturbabile di fronte alle minacce di sanzioni più severe di Donald Trump, e le sue richieste territoriali potrebbero ampliarsi con l’avanzata delle forze russe. 

Kiev ora vuole ottenere il permesso americano per gli attacchi a lungo raggio in Russia

Come se ciò non bastasse, Kiev stessa ora preme per azioni più audaci.
Durante un’intervista al canale televisivo conservatore americano Newsmax, Volodymyr Zelensky ha nuovamente sollecitato l'Occidente a fornire armi a lungo raggio.
"Siamo pronti all'azione, a una dimostrazione di forza", ha assicurato il leader ucraino, evidentemente ancora promotore del mantra della “pace attraverso la forza”, nonostante la situazione al fronte sia sempre più critica e lui stesso abbia già ammesso l’impossibilità di riconquistare le regioni perduti nel Donbass. 


zelensky ima 2469829

Volodymyr Zelensky © Imagoeconomica 


Eppure Zelensky, intervistato da Newsmax, ha sottolineato che "i russi capiscono solo la forza. Quindi, solo sanzioni severe e solo armi potenti".  
Un gioco pericoloso che vede il leader ucraino disposto a scommettere su una svolta attraverso azioni sempre più audaci in territorio russo, in aperta violazione della dottrina nucleare del Cremlino. Per essere chiari: il nuovo testo – aggiornato nei mesi scorsi – abbassa la soglia per l’uso delle armi atomiche che ora potrebbe essere giustificato in caso di attacchi ucraini al territorio russo con armi fornite dalla NATO. 
In questo contesto, operazioni come Spider Web, prive di alcun senso militare per cambiare le sorti della guerra, dirette a colpire i bombardieri strategici, mostrano il chiaro intento di ottenere un’escalation del conflitto in grado di coinvolgere gli stessi Stati Uniti
Ebbene, ora Kiev non disdegna nemmeno di ottenere il via libera di usare armi a lungo raggio americani, vista la metamorfosi clownesca di Donald Trump, ora più incline ad accettare i diktat del partito della guerra. 
Secondo il The Guardian, l’Ucraina è in trattative con gli Stati Uniti per rimuovere le attuali restrizioni sull’uso dei missili ATACMS a lungo raggio, con l’obiettivo di colpire basi militari e infrastrutture strategiche ben oltre il confine russo. Lo ha confermato Vadym Skibitskyi, maggiore generale e vicecapo dell’intelligence militare ucraina (HUR), secondo cui le discussioni con Washington “sono ancora in corso”. Un nodo strategico che potrebbe cambiare significativamente l’andamento del conflitto su una piega ancora più drammatica.

Foto di copertina © Imagoeconomica

ARTICOLI CORRELATI

Trump: stop agli aiuti gratuiti. L'Ue paghi per Kiev, ultimatum a Putin di 50 giorni

Trump cambia volto ma non la guerra: l’Ucraina resta un affare per l’America

La conferenza che vuole ricostruire l'Ucraina, ma rischia di affossarla

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos