Dazi al 100% e missili a Kiev: il tycoon continua a fare del conflitto un affare senza eliminare le cause profonde
C’è un nuovo ultimatum lanciato oggi dal presidente Donald Trump che riguarda la guerra in Ucraina, ma non contempla più i tempi per il raggiungimento della “pace in 24 ore”. Sono tempi ormai molto lontani, quelli in cui la nuova amministrazione Usa si diceva pronta a chiudere con tutte le guerre.
"Sono deluso dal presidente Putin, perché pensavo che avremmo raggiunto un accordo due mesi fa, ma non sembra esserci riuscito. Quindi sulla base di ciò aggiungeremo dazi secondari e se non raggiungiamo un accordo entro 50 giorni saranno tariffe del 100%. Spero di non doverlo fare”, ha dichiarato il presidente Usa, nel corso dell'incontro alla Casa Bianca con il segretario generale della Nato, Mark Rutte.
Tradotto: la guerra andrà avanti ancora a lungo. Il tycoon ha definitivamente abbandonato le pressioni sull’Ucraina affinché il Paese trovi compromessi con Mosca. Richieste che aveva intimato con ostinazione allo stesso Zelensky, in quel turbolento faccia a faccia allo Studio Ovale di pochi mesi fa.
"O fate un accordo o noi siamo fuori. E se siamo fuori, ve la vedrete da soli e non credo che sarà bello", tuonò in quell’occasione al leader ucraino.
Oggi il quadro è completamente stravolto e l’Ucraina continua a mantenere fede al suo memorandum massimalista che chiede il cessate il fuoco senza condizioni, il non riconoscimento dei territori annessi alla Russia e, soprattutto, nessun obbligo di neutralità per l’Ucraina.
Una tregua, non vincolata all’interruzione delle forniture militari, durante la quale l’occidente prevede di inviare addirittura truppe di terra, come ribadito da Macron e Starmer all’ultimo vertice dei volenterosi il 10 luglio. La coalizione si è detta pronta a schierare una forza di peacekeeping "nelle ore successive alla firma di un cessate il fuoco", con il compito di monitorare e garantire il rispetto della tregua nello spazio aereo e nelle acque territoriali ucraine, oltre a fornire supporto logistico e operativo per il “ripristino delle capacità militari dell’esercito ucraino”.
Come se non bastasse, la Germania ha confermato che fornirà all'Ucraina centinaia di missili a lungo raggio, con le prime consegne previste entro la fine di luglio 2025. Il maggiore generale Christian Freuding, responsabile del coordinamento del sostegno militare tedesco all'Ucraina, ha dichiarato che il primo lotto finanziato dalla Germania sarà consegnato entro la fine di luglio.
Condizioni che Mosca non sarà mai disposta ad accettare, a costo di continuare a combattere fino allo scoppio della Terza Guerra Mondiale. Lo ha ribadito Vladimir Putin, durante la sua ultima conversazione telefonica con il tycoon, dove ha ribadito che la Russia “persegue i suoi obiettivi, ovvero l'eliminazione delle cause profonde ben note che hanno portato alla situazione attuale”.
Premesse della catastrofe nel cuore dell’Europa che include in modo particolare la presenza militare occidentale ai confini russi e le aspirazioni euro-atlantiche dell’Ucraina. 
È stato lo stesso ex segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ad ammettere che Putin è entrato in guerra per non avere l’Alleanza ai suoi confini.
Tra le condizioni di pace proposte nel memorandum proposto dal Cremlino ad Istanbul figurano il riconoscimento della sovranità russa sulla Crimea e sulle regioni occupate (Zaporizhzhia, Cherson, Luhansk, Donetsk), la rinuncia dell’Ucraina all’ingresso nella NATO, la cessazione degli aiuti militari occidentali a Kiev, l’eliminazione delle sanzioni contro la Russia e la creazione di zone cuscinetto tra Russia e Ucraina.
A confermare la determinazione del leader del Cremlino a proseguire nei suoi obiettivi, ci sono anche le indiscrezioni di Axios, secondo cui, durante la conversazione con Trump, Putin ha promesso che entro due mesi occuperà nuovi territori fino ai confini amministrativi delle regioni ucraine dove la Russia ha già delle posizioni. Trump avrebbe condiviso questi dettagli con il presidente francese Macron, aggiungendo: "Vuole prendersi tutto".
Le nuove tariffe, un boomerang per gli Stati Uniti?
Durante oltre tre anni di guerra, i paesi occidentali hanno interrotto la maggior parte dei loro legami finanziari con Mosca, ma si sono astenuti dall'adottare misure che avrebbero impedito alla Russia di vendere il suo petrolio altrove. Ciò ha permesso a Mosca di continuare a guadagnare centinaia di miliardi di dollari dalla spedizione di petrolio ad acquirenti come Cina e India.
“Trump per mesi ha cercato di convincere Putin a negoziati pacifici, ora questa porta chiuderà”, ha commentato il senatore Lindsey Graham, principale promotore delle tariffe del 100% sui prodotti russi, che il livello dello scontro si alza di un gradino molto più insidioso.
“Cina, India e Brasile, soffriranno molto se continuano ad aiutare Putin”, ha continuato, senza evocare le ripercussioni che queste misure potrebbero avere sugli stessi Stati Uniti e i suoi alleati.
Era questo l’oggetto di un’analisi firmata dal senatore Rand Paul e pubblicata da Responsible Statecraf, L’articolo evidenziava che nel 2024, ad esempio, gli Stati Uniti avevano importato dalla Russia uranio arricchito e plutonio per un valore di 624 milioni di dollari, mentre il greggio russo arriva comunque negli USA tramite paesi terzi, rendendo di fatto Washington stessa, potenziale destinataria delle sanzioni previste dalla legge. Anche alleati come Israele, Taiwan e Giappone finirebbero penalizzati: Tel Aviv ha importato 10,6 milioni di dollari in plastica dalla Russia nel 2024; Taiwan è stato il principale acquirente russo di nafta, e il Giappone ha ricevuto gas naturale liquefatto e plastica per milioni di dollari. 
In Europa, l’impatto sarebbe altrettanto devastante. Basti pensare che nel 2024 le importazioni di GNL russo da parte dell’Unione Europea sono aumentate del 19,3%, con oltre 837.000 tonnellate arrivate nei primi 15 giorni del 2025.
Armi all’Ucraina. L’Europa comprerà
Al centro dei colloqui immancabile il discorso delle armi all’Ucraina per le quali Trump, da buon businessman ha infine ammesso a chiare lettere che “noi produciamo il migliore equipaggiamento, i migliori missili, il meglio di tutto, i Paesi europei lo sanno e abbiamo fatto un accordo oggi, in base al quale noi invieremo le armi e loro pagheranno”.
Parole che alla presenza di Rutte sanciscono un nuovo accordo con la NATO per l’Invio dei sistemi d’arma a Kiev.
Il segretario generale dell’Alleanza ha confermato che l’obiettivo è fornire a Kiev "un numero massimo di equipaggiamento militare", tra cui missili, sistemi di difesa aerea e munizioni, con l’intento di indurre il presidente russo Putin a "riconsiderare" i negoziati di pace. Il solito mantra della “pace attraverso la forza” che sta solo dimostrando di portare l’Ucraina in un collasso sempre più profondo.
Ma cosa c’è di meglio di un conflitto permanente che farà fruttare cifre da capogiro al complesso militare industriale.
“Abbiamo trasferito l'onere della difesa europea dai contribuenti americani alle spalle dei contribuenti europei, dove dovrebbe essere. E la tradizionale protezione dell'Europa sarà ora affidata alla popolazione europea”, ha dichiarato con orgoglio il rappresentante permanente degli Stati Uniti presso la NATO Matthew Whitaker in onda su Fox News.
Gli indici dei principali titoli della Difesa testimoniano le buone mosse della marionetta trumpiana, ormai priva di ogni credibilità internazionale. Il Dow Jones U.S. Defense Index oggi ha registrato una chiusura a 740.58 punti, toccando nuovi massimi storici, dopo aver segnato un trend positivo del 3,30% negli ultimi 5 giorni, sulla base delle indiscrezioni della nuova politica guerrafondaia/mercantilistica statunitense.
Il presidente Usa ha già confermato che gli Stati Uniti invieranno sistemi di difesa aerea Patriot all'Ucraina: "Invieremo loro i Patriot, di cui hanno disperatamente bisogno". Berlino non si fa trovare impreparata e, come annunciato oggi dal generale Freuding, si è già offerta di acquistarne due da inviare a Kiev. Anche la Norvegia non è da meno e si è impegnata ad acquistare un sistema Patriot da fornire all’alleato.
Investimenti per la pace? Non sono più in programma nel verde giardino europeo.
Foto di copertina © Imagoeconomica
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