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Il portavoce del Cremlino Peskov: nuove forniture prolungheranno il conflitto. Macron: Europei non abbandoneranno mai Kiev, lotteremo per cessate fuoco 

Il teatro dell’assurdo alla Casa Bianca ha offerto un altro delirante spettacolo al mondo intero.
Sembra passata un’era geologica da quando nella campagna elettorale del 2024, Donald Trump aveva promesso che se sarebbe stato rieletto “in 24 ore la guerra sarà finita. Parlerò con Putin e con Zelensky e li farò sedere a un tavolo. È facile. Non sarebbe mai dovuta iniziare, e io la farò finire".
Nei primi mesi del suo insediamento si era mostrato persino riconoscente verso Putin per gli sforzi diplomatici: "siamo sulla strada giusta", aveva affermato, aggiungendo che "la Russia vuole fare grandi affari con gli Stati Uniti quando questo bagno di sangue sarà finito, io sono d'accordo".
Era arrivato persino a cacciare Volodymyr Zelensky dalla Casa Bianca, perché, a detta sua, l’Ucraina avrebbe dovuto accettare compromessi per raggiungere un accordo di pace con la Russia. Ebbene il leader ucraino, al contrario, ha rifiutato categoricamente qualsiasi passo indietro dalle sue posizioni, ribadendo che “Putin è un killer” e che non intende scendere a patti.
Un assetto che ha continuato a mantenere durante i recenti negoziati di Istanbul, proponendo un memorandum massimalista che chiedeva il cessate il fuoco senza condizioni, il non riconoscimento dei territori annessi alla Russia e, soprattutto, nessun obbligo di neutralità per l’Ucraina.
Badate bene, lo stesso Zelensky ha affermato in più occasioni che il Paese non dispone delle forze militari sufficienti per riprendere il controllo di Crimea e Donbass.
“Di fatto questi territori sono ora controllati dai russi. Non abbiamo la forza per riconquistarli. Possiamo contare solo sulla pressione diplomatica della comunità internazionale per costringere Putin a sedersi al tavolo delle trattative”, dichiarò in un’intervista al quotidiano Le Parisien.
Questo senza contare che la questione del possibile ingresso del Paese nella Nato è stato il principale fattore che ha spinto Putin ad entrare in guerra, come ammesso dallo stesso ex segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg. È stato alla commissione affari esteri del parlamento europeo che l’ex numero uno dell’Organizzazione del trattato dell’Atlantico del Nord ha riconosciuto come il rifiuto di Washington a trattare su una fine dell’espansione ha determinato la genesi della catastrofe ancora in corso.
Ebbene Kiev persegue un conflitto che a detta dello stesso capo dei servizi segreti ucraini, Kyrylo Budanov, potrà portare a “processi molto pericolosi per l’esistenza stessa del Paese”.
 
Perché, dunque, Kiev non accetta i compromessi che potrebbero salvare le fondamenta stesse dello Stato? Per arrivare ad una risposta bisogna passare per il partito della guerra europeo che non smette di sostenere la guerra per procura fino all’ultimo ucraino. Inoltre operazioni come Spider Web, prive di alcun senso militare per cambiare le sorti della guerra, dirette a colpire la triade nucleare russa, mostrano il chiaro intento di cercare un’escalation del conflitto in grado di coinvolgere gli Stessi Stati Uniti. Zelensky cerca dunque di rilanciare le sue carte fino all’ultimo in un gioco che si fa sempre più pericoloso.
Il vecchio continente è evidentemente già in mano alla lobby delle armi controllata dai grandi fondi d’investimento come Blackrock, Vanguard e State Street. Trump, al contrario, è stato gradualmente preso per le orecchie e ricondotto a più consone condotte per il complesso militare industriale.  


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Il clamoroso cambio di posizione del tycoon sulla guerra in Ucraina

Il primo segnale di un cambio di rotta era arrivato nel marzo 2025, quando Trump aveva ammesso pubblicamente di essere stato "un po' sarcastico" riguardo alla promessa della pace in 24 ore. "Quello che intendo davvero è che vorrei risolvere la questione e, credo, credo che ci riuscirò", aveva dichiarato in un'intervista,
Nel maggio scorso ha ulteriormente virato contro ogni possibile riconciliazione. "Putin è impazzito, sta uccidendo inutilmente un sacco di gente", aveva dichiarato il 26 maggio.
Ed infine, l’ultimo voltafaccia da clownesco degli ultimi giorni. Il 2 luglio 2025, gli Stati Uniti hanno annunciato la sospensione di parte delle forniture militari all'Ucraina, un nuovo colpo di scena ha riempito i titoli dei giornali questa mattina.
"Invieremo più armi. Devono essere in grado di difendersi. Sono stati colpiti molto duramente in questo momento. Molto duramente. Dovremo inviare più armi. Soprattutto armi difensive. Sono stati colpiti molto, molto duramente. Tantissime persone stanno morendo in questo caos", ha detto oggi Trump ai giornalisti.
Putin "sta dicendo un mucchio di stronzate" sull'Ucraina, ha aggiunto durante una riunione di gabinetto alla Casa Bianca. "È sempre molto gentile, ma alla fine si rivela insignificante", precisa, rivendicando la nuova decisione, che certamente non accelererà la fine dei combattimenti.
Una promessa a cui ha fatto seguito la conferma del Pentagono sulle ulteriori forniture militari:
“Su indicazione del presidente Trump, il Dipartimento della Difesa sta inviando ulteriori armi difensive all'UCRAINA per garantire che gli ucraini possano difendersi mentre lavoriamo per garantire una pace duratura e assicurare la cessazione delle uccisioni", si legge nella dichiarazione.
Al centro della questione ci sono i sistemi antimissile Patriot: inizialmente gli Stati Uniti avevano previsto la consegna di trenta unità, ma il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva bloccato l'invio, riconsiderando le riserve disponibili a seguito degli attacchi contro i siti nucleari iraniani. Secondo quanto riportato dal sito Axios, dopo il ripensamento Washington dovrebbe ora fornire a Kiev dieci sistemi.
Immediata la reazione del Cremlino a questo repentino cambio di assetto. "Queste azioni non rientrano certamente in una logica di soluzione pacifica. La linea scelta dagli europei è chiaramente volta a prolungare i combattimenti", ha dichiarato il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, durante un briefing con la stampa, riportato da Interfax.
“È ovvio che anche gli europei siano attivamente coinvolti nel riempire l'Ucraina di armi", ha aggiunto il portavoce, spiegando che "di certo queste iniziative non stanno contribuendo granchè agli sforzi per promuovere un accordo pacifico. Questa è la linea degli europei, decisamente mirata a promuovere materialmente la prosecuzione dei combattimenti". 


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In particolare è Berlino, sotto la guida del cancelliere Friedrich Merz che nel maggio scorso ha firmato un accordo storico con l’Ucraina. Un piano che prevede investimenti per 5 miliardi di euro destinati alla produzione congiunta di armamenti, inclusi missili a lungo raggio con una gittata di 2.000-2.500 km, superando persino quella dei Taurus tedeschi. 
Piani che non contemplano certo una cessazione dei combattimenti: non si smorza infatti “l’interventismo” dei volenterosi. Durante una visita di Stato nel Regno Unito, il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito l'impegno “incrollabile” dell'Europa a sostegno di Kiev.
"Non abbandoneremo mai l'Ucraina", ha promesso davanti al Parlamento britannico, in un discorso tenuto in inglese, sottolineando che gli sforzi europei proseguiranno “fino all’ultimo minuto” per raggiungere un cessate il fuoco e aprire negoziati finalizzati a una pace solida e duratura, poiché – ha spiegato – “in gioco ci sono la nostra sicurezza e i nostri valori fondamentali”. 
Giovedì, il presidente francese copresiederà con il primo ministro britannico Keir Starmer una riunione della cosiddetta “coalizione dei volontari”, che riunisce i Paesi disposti a sostenere concretamente la sicurezza dell’Ucraina.  
Nel frattempo, Kiev traduce nei fatti questi vuoti retorici, dove la parola pace viene evocata in modo sempre più sibillino e sinistro. 
“L'Ucraina non conta più su una rapida fine della guerra”, ha dichiarato l'ex ministro della Difesa Oleksii Reznikov, in un'intervista al Times, dove ha spiegato che nel Paese sta crescendo la consapevolezza che il conflitto con la Russia potrebbe durare ancora a lungo e che probabilmente “non ci sarà pace finché Putin non si dimetterà”. 
"Ora l'attenzione non è rivolta ai negoziati o al compromesso, ma alla necessità di prepararsi a un lungo confronto", ha aggiunto Reznikov. 
Una nuova fase dove Kiev punta sulla resilienza interna, sul logoramento delle forze russe e sull’intensificazione della pressione diplomatica internazionale su Mosca. A questo scopo le autorità ucraine “continuano a sottolineare l’importanza di mantenere costante il flusso di aiuti militari ed economici”, affinché il Paese non soccomba sotto il peso dell’esaurimento delle risorse.  
Se è questo il sostegno al cessate il fuoco che intendono dare i leader UE, probabilmente lo troveranno dopo l’ultimo europeo sacrificato sull’altare del partito della Terza Guerra Mondiale.  

Foto di copertina © Imagoeconomica 

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