Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Almeno 42 palestinesi uccisi da attacchi Israele dall'alba

Il massacro indiscriminato dei Palestinesi potrebbe presto seguire una tregua temporanea. Proprio ieri Hamas ha dichiarato di aver risposto "con spirito positivo" alla proposta di cessate il fuoco a Gaza mediata dagli Stati Uniti e di essere pronto ad avviare colloqui per l'attuazione dell'accordo, che prevede il rilascio degli ostaggi e negoziati per porre fine al conflitto. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha addirittura affermato che un accordo di cessate il fuoco tra Israele e il movimento della resistenza islamica potrebbe essere raggiunto la prossima settimana.
Secondo quanto rivelato da Al Jazeera, nella bozza della proposta, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si impegnerebbe a garantire un cessate il fuoco temporaneo della durata di 60 giorni. Hamas, da parte sua, accetterebbe di rilasciare dieci prigionieri israeliani ancora in vita e di consegnare i corpi di altri diciotto, a partire dal primo giorno dell’intesa.
L’accordo permetterebbe inoltre l’ingresso di aiuti umanitari urgenti nella Striscia di Gaza, inclusi generi alimentari, che verrebbero distribuiti attraverso canali concordati come le Nazioni Unite e la Mezzaluna Rossa. Le operazioni militari offensive israeliane cesserebbero completamente, mentre tutte le altre attività militari e di sorveglianza verrebbero sospese per dieci ore al giorno.
Durante il periodo di tregua, Israele riorganizzerebbe le proprie forze, ridistribuendole nel nord di Gaza, nel corridoio di Netzarim e nel sud del territorio. Infine, la proposta prevede l’apertura immediata dei negoziati per arrivare a un cessate il fuoco permanente.

Una via sibillina per la deportazione forzata

Non è escluso che l’attuale proposta potrebbe nascondere un piano di trasferimento forzato dei palestinesi verso l’Egitto. Dal maggio 2024, Israele ha preso il controllo del corridoio di Philadelphi, lungo la frontiera egiziana, chiudendo così ogni via d’uscita non controllata da Tel Aviv. Le evacuazioni forzate dell’IDF e la creazione di “zone sicure” nel Sud di Gaza stanno spingendo la popolazione verso il Sinai, senza garanzie di ritorno. Intanto, la Gaza Humanitarian Foundation, legata a interessi USA e israeliani, distribuisce aiuti solo nel Sud, militarizzando l’assistenza e costringendo i civili ad abbandonare il Nord.
Curiosamente un paper della JINSA/Vandenberg Coalition (think tank vicino all’attuale amministrazione USA) propone di includere nel cessate-il-fuoco una “lettera segreta” in cui l’Egitto accetta la libertà d’azione israeliana nel corridoio di Philadelphi e la creazione di una “command-and-control room” congiunta USA-Egitto-Israele. L’obiettivo sottolineato dal testo, è “garantire la sicurezza di Israele”, ma di fatto aprirebbe la porta a un dispositivo trilaterale di gestione dei flussi di popolazione fra Gaza e Sinai.
Le autorità egiziane, preoccupate da un esodo che destabilizzerebbe la regione, hanno finora resistito, ma Washington potrebbe mettere in campo le sue leve finanziarie (debito, vendita di F-15, aiuti economici) per rendere il compromesso più “digeribile”.
“I cittadini di Gaza saranno concentrati nel sud. Saranno totalmente disperati. Comprendendo che non c’è speranza e nulla da cercare a Gaza, cercheranno di trasferirsi altrove per iniziare una nuova vita”, ha affermato profeticamente il ministro delle finanze israeliano Bezalel Smotrich, intervistato dal Times of Israel del 6 maggio 2025.


orsini ale rob pisana

Alessandro Orsini © Roberto Pisana


Un piano diabolico che, secondo il professore associato alla LUISS, Alessandro Orsini, è in piena fase di compimento.
“Molti pensano che il cessate il fuoco a Gaza sia concepito per consentire ai palestinesi di riprendere a vivere; pensano che sia concepito per alleviare le pene dei palestinesi. Ma non è affatto così. I periodici cessate il fuoco accettati da Israele servono a Netanyahu per ricaricare le munizioni e ridare un po’ di sollievo ai soldati e all’economia”, scrive Orsini su Sicurezza Internazionale.
I numeri effettivamente parlano chiaro. Con quasi il 20% della forza lavoro attiva fuori dai luoghi di produzione, la Banca del Paese stima oneri per 2,3 miliardi di shekel (600 milioni di dollari) alla settimana. Una cifra insostenibile anche con l’aiuto statunitense, che deve già far fronte al suo deficit fuori controllo.
Anche quando si parla di tregua, la strategia genocida rimane comunque in agenda.
“Trump ha dichiarato ufficialmente che persegue il progetto della pulizia etnica a Gaza: un progetto che richiede necessariamente lo sterminio dei civili. Senza lo sterminio dei civili, Trump non potrebbe mai deportare un milione e mezzo di palestinesi. Il progetto di Trump è realizzabile soltanto se i palestinesi vengono costretti a lasciare la loro città ai coloni ebrei-israeliani”, continua il docente di sociologia del terrorismo, che ha poi evocato il piano diabolico promosso da Israele, di mettere addirittura i palestinesi gli uni contro gli altri, per accelerare il processo di annientamento.
“Per uccidere il maggior numero possibile di palestinesi, Israele li sta armando gli uni contro gli altri affinché si uccidano tra loro. Israele sta creando gruppi armati di palestinesi, che arma e paga affinché sparino su Hamas. Afflitti da fame e sete, i palestinesi possono essere comprati da Israele facilmente in cambio di denaro. Sotto il profilo della logica dello sterminio”, conclude Orsini, evidenziando dinamiche disumane, emerse già durante un’inchiesta del quotidiano Haaretz che testimoniava, citando fonti dell’IDF, colpi d'arma da fuoco contri i civili da parte di milizie sostenute e armate dall'esercito, nei centri di distribuzione degli aiuti.

Nel frattempo, nonostante le trattative in corso, la mattanza non si ferma. Secondo quanto dichiarato da fonti ospedaliere di Gaza, almeno 47 palestinesi sono stati uccisi dagli attacchi delle Forze di difesa israeliane (Idf) in diverse aree della Striscia di Gaza da questa mattina all'alba.
Secondo il Nasser Medical Complex, almeno sei persone sono state uccise e più di dieci sono rimaste ferite in un bombardamento israeliano di tende sfollate nella zona di al-Mawasi, a ovest della città di Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale. Inoltre nel quartiere Zeitoun di Gaza City, le forze israeliane hanno bombardato la scuola al-Shafi, uccidendo almeno cinque persone e ferendone altre. Fonti mediche parlano anche di due palestinesi uccisi e altri 15 feriti in un attacco israeliano a un impianto di desalinizzazione dell'acqua nei pressi della città di Gaza. Infine, dall'ospedale Nasser è giunta notizia che nove palestinesi, tra cui tre bambini, sono stati uccisi dalle forze israeliane nei pressi di un centro di soccorso a nord di Rafah.

Elaborazione grafica di copertina realizzata con supporto IA

ARTICOLI CORRELATI

Netanyahu cerca la fuga dai costi del genocidio. Trump annuncia la tregua di 60 giorni

Francesca Albanese: ''A Gaza un genocidio e molti ne traggono profitto. Il mondo dorme''

Gaza campo di sterminio. Anche l’IDF ammette le stragi deliberate ai civili in attesa di aiuti
   

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos