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Putin all’omologo statunitense: “La Russia raggiungerà i suoi obiettivi”. Bild: accordi per acquisto sistemi Patriot da parte di Berlino

È stata come un fulmine al ciel sereno per Kiev, la decisione di Donald Trump di sospendere le forniture militari all’Ucraina. 
Uno stop annunciato proprio ieri dalla Casa Bianca, che ha giustificato la scelta con la necessità di "mettere al primo posto gli interessi americani". Una decisione, presa dal responsabile politico del Pentagono Elbridge Colby dopo una revisione delle dotazioni della Difesa che riguarda: Missili intercettori PAC-3 per i sistemi di difesa aerea Patriot; munizioni d'artiglieria da 155 millimetri; missili anticarro AGM-114 Hellfire; sistemi GMLRS (Guided Multiple Launch Rocket System); Stinger e altri sistemi antiaerei. 
Secondo quanto riportato dall’Economist, l'America non avrebbe potuto scegliere momento peggiore per bloccare le spedizioni di preziose attrezzature per la difesa aerea.
Funzionari ucraini affermano che il Pentagono ha respinto gli aerei cargo che consegnavano intercettori per la difesa aerea e altre armi alle basi europee nella notte del 30 luglio, da dove sarebbero stati trasportati via terra in Ucraina. 
Secondo la pubblicazione, già a partire da luglio, l’assenza di sistemi di difesa occidentali avanzati, come i missili Patriot e le munizioni GMLRS, renderà vulnerabili ampi settori dello spazio aereo ucraino, consentendo alla Russia di intensificare i bombardamenti con armi guidate, colpendo duramente soprattutto il nord del Paese e compromettendo la profondità della difesa.
Il Pentagono è da tempo preoccupato per l'impatto della guerra in Ucraina sul suo approvvigionamento di armi. Secondo alcune fonti, i funzionari del dipartimento della Difesa hanno diffuso note dall'inizio di quest'anno, esprimendo preoccupazione per le scorte insufficienti. Si ritiene che la decisione di interrompere le spedizioni sia stata motivata dalla necessità di spostare le risorse militari americane dall'Europa e dal Medio Oriente all'Asia e alla rivalità con la Cina. 
È chiaro che il tycoon sta utilizzando lo stop agli aiuti come leva di pressione su Zelensky per spingerlo ad accettare negoziati con la Russia, spostando l’asse del flusso bellico su nuovi orizzonti più redditizi. Come ha dichiarato il vicepresidente J.D. Vance: "La porta è aperta finché Zelensky è disposto a parlare seriamente di pace". 
A questo proposito, nella giornata di oggi, Trump ha avuto una cordiale conversazione telefonica con Vladimir Putin
Nell’occasione, come riportato da Ria Novosti, il leader del Cremlino ha ribadito la disponibilità della Russia a proseguire i negoziati di pace, richiamando gli accordi già abbozzati a Istanbul. Ha anche sottolineato che Mosca non rinuncerà agli obiettivi che si è prefissata, tra cui l’eliminazione delle cause strutturali che, secondo il Cremlino, sono all’origine della guerra. 
Un riferimento evidente all'espansione della NATO, riconosciuto come causa centrale della guerra in Ucraina anche dal Segretario Generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg, in sede ufficiale presso la commissione affari esteri del Parlamento europeo.  





Trump, da parte sua, ha rinnovato l’appello a una rapida cessazione delle ostilità, ritenuta ormai urgente anche alla luce delle crescenti divisioni interne negli Stati Uniti sul sostegno militare a Kiev. Il tema delle forniture americane di armi, tuttavia, non è stato direttamente affrontato durante il colloquio.
Oltre alla politica internazionale, i due leader hanno affrontato anche il tema della cooperazione economica. È emersa l’intenzione condivisa di rilanciare progetti comuni, in particolare nel settore energetico e spaziale. Putin ha anche proposto a Trump un’iniziativa culturale che ha suscitato interesse: uno scambio di film tra Russia e Stati Uniti che promuovano i valori tradizionali, ritenuti affini sia all’attuale amministrazione russa sia all’agenda politica di Trump. Quest’ultimo avrebbe accolto con favore l’idea, apprezzandone il potenziale simbolico.0
A margine della telefonata, Putin si è congratulato con Trump per l’approvazione da parte del Congresso statunitense di una riforma fiscale, energetica e sull’immigrazione, e gli ha rivolto auguri per il Giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti. Ha inoltre ricordato il contributo storico della Russia alla formazione dello Stato americano, evocando i legami tra i due popoli. 
Sebbene non sia stato fissato un nuovo incontro personale, entrambi i leader hanno lasciato intendere che, se necessario, si potrà organizzare in tempi brevi. L’assistente presidenziale Yuri Ushakov ha definito il tono della conversazione come “costruttivo, concreto e sulla stessa lunghezza d’onda”, sottolineando la volontà reciproca di mantenere aperto il dialogo. 
Un colloquio che arriva 24 ore prima di quello tra il capo della Casa Bianca e il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che probabilmente chiederà a Trump il perché della decisione di tagliare le forniture di armi al suo Paese. 

Trump batte cassa dalla disponibilità europea a perseguire le ostilità

C’è un'altra faccia della medaglia che concerne l’improvvisa sospensione delle forniture belliche: il trasferimento del carico finanziario della guerra all’Europa che sembra ben disposata a sostituirsi al supporto USA. In sintesi, perché continuare a fornire aiuti militari a Kiev gratis, quando possiamo pagare noi? 
"Si tratta di un messaggio chiaro che ci invita a rafforzare il nostro sostegno, in particolare per aumentare le capacità di difesa europee non solo a livello dell'UE ma anche a livello paneuropeo", ha affermato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, commentando la decisione.  


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Friedrich Merz © Imagoeconomica


Nonostante gli sforzi, infatti, l'Europa non può immediatamente sostituire tutti i sistemi americani: Le scorte di Iris-T tedeschi e Samp/T sono già esaurite e la produzione europea richiederà mesi per essere operativa a pieno regime. 
Non è un caso che le prime indiscrezioni di accordi sotto banco diventano di ora in ora sempre più concrete. Secondo la BILD, il governo tedesco sta lavorando urgentemente a una soluzione di emergenza per trasferire nuovi sistemi di difesa aerea e un numero sufficiente di missili all'Ucraina. La pubblicazione precisa che Berlino starebbe aspettando il consenso del Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth per la cessione di due sistemi Patriot, per i quali la Germania è disposta a pagare. Un’informazione confermata ai giornalisti da fonti governative che certifica come il ritiro di Washington dal supporto diretto a Zelensky rappresenti un affare più redditizio di quanto sembri! 
Paradossalmente, anche se Trump dovesse sospendere gli aiuti, l'industria bellica americana beneficerebbe fortemente del riarmo europeo, in quanto Washington controlla il 42% del mercato mondiale degli armamenti. 

Pressione nell’Ucraina nord-orientale: Yunakovka cade, Mosca avanza nella regione di Sumy

Il 3 luglio le truppe russe hanno preso il controllo del villaggio strategico di Yunakovka, segnando un'importante avanzata nella direzione di Sumy. Dopo settimane di intensi combattimenti, le forze di Mosca sono riuscite a respingere l’esercito ucraino, aprendo una nuova direttrice offensiva verso Maryino, sul fianco orientale della linea difensiva ucraina. Secondo fonti russe, l’area rappresenta un punto vulnerabile per Kiev, che non avrebbe avuto il tempo di completare le fortificazioni difensive, rendendo possibile un'infiltrazione nelle retrovie.  


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Con la perdita di Yunakovka, Kiev è costretta a rivedere i piani sul fronte nord-orientale. Il 225° reggimento d’assalto ucraino, che avrebbe dovuto garantire la tenuta del fronte, non è riuscito a fermare l’avanzata russa e in risposta, ha avviato contrattacchi tra Khotyn e Pisarevka, dove teme lo smembramento delle proprie difese. 
Sul piano operativo, i le Forze armate RF hanno modificato l’approccio tattico: invece di insistere sulla pressione diretta in settori ormai consolidati, puntano ora a sfruttare le aree forestali e paludose per operazioni di fanteria, dove la superiorità numerica e l’esperienza possono garantire un vantaggio. Il terreno, difficile da percorrere con mezzi pesanti, potrebbe diventare decisivo nei prossimi scontri. 
Sul fronte interno, la Russia continua la sua strategia di colpire i centri di reclutamento ucraini (TCC). L’ultimo attacco con droni “Geran” ha colpito Poltava, provocando la distruzione di documentazione cartacea contenente dati sulla mobilitazione. Secondo alcuni analisti, si tratta di un tentativo sistematico di interrompere la capacità dell’Ucraina di rimpiazzare le perdite e di mantenere attivi i cicli di mobilitazione. 
Al contempo Kiev si mantiene attiva negli attacchi alle infrastrutture strategiche di Mosca. Il 1° luglio, alcuni droni hanno colpito l'impianto militare Kupol a Izhevsk, a oltre 1.300 chilometri dal territorio controllato dall'Ucraina. La struttura produce sistemi di difesa aerea Tor e Osa, oltre a droni d'attacco Harpy per l'esercito russo. Sono stati colpiti anche i depositi di carburante nella regione di Luhansk occupata, il quartier generali militari nella regione di Donetsk e i sistemi di difesa aerea in Crimea. 

Foto di copertina © Imagoeconomica 

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