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Il linguaggio orwelliano del giardino fiorito europeo sembra oggi essere giunto al pieno compimento. “Guerra è pace, libertà è schiavitù, ignoranza è forza”.
Come si potrebbe meglio commentare il piano di riarmo che nell’ultimo vertice NATO ha definito gli obiettivi più ambiziosi verso una spesa per la difesa pari al 5% del pil entro il 2035. Un incremento di oltre il doppio rispetto all'attuale obiettivo del 2%, costituendo quello che il Segretario Generale Mark Rutte ha definito "un balzo quantico nella nostra difesa collettiva". 
Donald Trump, da buon businessman dopo aver paventato la possibilità che la Russia dopo il suo mandato possa invadere il vecchio continente e definito l’Articolo 5 sul principio della difesa collettiva, “interpretabile” ha dato un assist alle più rosee aspettative di investimento per l’industria bellica statunitense. Non a caso ha rivendicato con orgoglio il successo dell'accordo, definendolo "una vittoria monumentale per gli USA" e dichiarando: "Non so se è merito mio ma penso che sia merito mio". 
Sul tema del riarmo europeo è intervenuto Vladimir Putin che, parlando con i giornalisti in Bielorussia, ha continuato a tendere una mano ai Paesi NATO verso una possibile distensione.
La Russia è pronta a partecipare a un nuovo round di colloqui con l’Ucraina a Istanbul”, ha detto il leader del Cremlino durante la conferenza stampa a Minsk. “Abbiamo concordato che, dopo il completamento di questa fase (di attuazione degli accordi raggiunti in precedenza in Turchia, ndr), terremo un terzo round di negoziati. In generale, siamo pronti”.
Secondo Putin, i diplomatici che hanno guidato le delegazioni di Mosca e Kiev “continuano a mantenere contatti diretti per telefono” tra loro, e attualmente “stanno discutendo di quando si terrà la prossima tornata”, anche se i Memorandum di ambo le parti sono ancora all’antitesi.
Mosca chiede il ritiro totale delle truppe ucraine dalle quattro regioni che considera annesse (Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia, Kherson) e il riconoscimento internazionale dell’annessione della Crimea; esige inoltre che Kiev rinunci alla NATO, limiti le sue forze armate, revochi la legge marziale e interrompa la ricezione di armi e assistenza militare dall’Occidente. D’altra parte l’Ucraina insiste sul ritiro russo da tutti i territori occupati, inclusa la Crimea, il rispetto dell’integrità territoriale ucraina, garanzie di sicurezza da parte dei leader occidentali e prosecuzione degli aiuti militari.
Di fatto per la Russia, la questione più importante resta sempre quella della neutralità, come anche ammesso dall’ex segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, secondo cui il conflitto è iniziato proprio a causa dell’espansionismo ad Est dell’Alleanza.
D’altra parte, non a caso, Putin ha definito "sciocchezze" le accuse secondo cui la Russia rappresenterebbe una minaccia per la NATO, usate come giustificazione per l’aumento delle spese militari da parte dei Paesi dell’Alleanza. “L’intenzione dell’Occidente “è indicativa della sua aggressività”, ha proseguito. “Sullo sfondo di questa retorica sulla presunta aggressività immaginaria della Russia, si comincia a parlare della necessità di armarsi. Bene, che si armino pure. Riteniamo che il riferimento all’aggressività della Russia sia assolutamente infondato. Non siamo noi ad essere aggressivi, ma questo cosiddetto Occidente collettivo e aggressivo”. 


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Putin pronto a ridurre le spese militari

Al contrario “Mosca – ha dichiarato il presidente della Federazione – sta calibrando le proprie spese militari esclusivamente in funzione di quanto necessario per “completare l’operazione militare speciale” in Ucraina. “Questo è ciò che teniamo in considerazione, non piani aggressivi contro Paesi europei e Nato. Noi pianifichiamo di ridurre la spesa, mentre loro di aumentarla”, ha sottolineato Putin, aggiungendo: “Stiamo pianificando di ridurre le spese per la difesa. Per il prossimo anno, e per quello dopo ancora, e per i prossimi tre anni”.
Ha poi precisato che, sebbene non ci sia ancora un’intesa definitiva tra il ministero della Difesa, quello delle Finanze e quello dello Sviluppo Economico, “in generale tutti stanno pensando in questa direzione. E l’Europa sta pensando a come aumentare le proprie spese, al contrario”. Attualmente, ha ricordato, le spese militari russe rappresentano il 6,3% del PIL, pari a circa 13,5 trilioni di rubli, una cifra che ha definito “molto”.
Un’ulteriore differenza, secondo Putin, risiede nel fatto che Mosca investe “nel sostegno” al proprio “complesso militare-industriale”, mentre i Paesi europei, ha osservato, “spenderanno il 5%” del loro PIL “in acquisti dagli Stati Uniti e nel sostegno al complesso militare industriale di questi”. 

Il riarmo europeo che finanzia il complesso militare industriale Usa

I numeri parlano chiaro. Secondo il rapporto Draghi del 2024, il 78% degli appalti di difesa dell'UE da giugno 2022 a giugno 2023 è andato a fornitori extra-UE, con il 63% basato negli Stati Uniti. I dati SIPRI 2025 rivelano che gli Stati Uniti hanno consolidato la loro posizione dominante nel mercato europeo degli armamenti e le esportazioni di armi americane verso l'Europa sono aumentate del 233% nel periodo 2020-2024 rispetto al quinquennio precedente. Per la prima volta in due decenni, l'Europa rappresenta il 35% delle esportazioni totali di armi americane, superando il Medio Oriente come principale cliente. 


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Le prime commesse che riforniranno per anni i Paesi europei sono per la maggior parte made in U.S.A. La Lockheed Martin ha venduto i caccia F-35 a 12 Paesi europei, tra cui Grecia, Germania e Norvegia, mantenendo il controllo su aspetti cruciali come software, manutenzione e logistica, il che consente a Washington di intervenire su funzioni operative fondamentali. L’Italia ha acquistato 115 F-35 per 13 miliardi di euro. Raytheon, invece, ha firmato contratti miliardari per i sistemi Patriot con Germania e Romania. Se le aziende americane continueranno a detenere il 64% del mercato europeo, il maggiore budget militare del continente potrebbe portare all’industria bellica USA un guadagno annuo aggiuntivo di oltre 326 miliardi di euro, più che raddoppiando i ricavi attuali delle principali aziende del settore. 

Ministro della Difesa estone: pronti ad ospitare F-35 con armi nucleari

Mentre i leader europei alimentano lo spauracchio dell’invasione russa, di fatto, stanno facendo il possibile affinché diventi realtà, minando il principio della sicurezza indivisibile.
Il ministro della Difesa estone Hanno Pevkur ha dichiarato al quotidiano Postimees che l'Estonia è pronta ad ospitare aerei alleati con capacità nucleari, specificando che "se alcuni di loro, indipendentemente dal paese di origine, hanno anche la capacità di trasportare armi (atomiche) a doppio uso, questo non cambia in alcun modo la nostra posizione sull'ospitare gli F-35. Naturalmente, siamo pronti ad accogliere i nostri alleati".
Dichiarazioni strettamente collegate all'annuncio del primo ministro britannico Keir Starmer al vertice NATO dell'Aia riguardo l'acquisizione di 12 caccia F-35A con capacità nucleari. Questi velivoli, prodotti da Lockheed Martin, sono in grado di trasportare sia armi convenzionali sia bombe nucleari tattiche di fabbricazione americana, specificamente le bombe B61. 
Downing Street ha descritto questa acquisizione come "il più grande rafforzamento della posizione nucleare del Regno Unito in una generazione". Gli F-35A verranno schierati presso la base aerea di Marham nel Norfolk e saranno disponibili per la missione nucleare della NATO in caso di crisi. 
Immediata la reazione russa, con il portavoce presidenziale Dmitry Peskov che ha definito la disponibilità dell'Estonia come "una minaccia diretta" per la Russia. "Naturalmente rappresenterebbe un pericolo immediato", ha precisato, aggiungendo che questa è una delle tante "idee assurde" espresse dai politici della regione baltica. 
Ci aspettano anni tormentosi nell’eden europeo, destinato a divenire sempre più un poligono militare USA. 

Foto di copertina © Imagoeconomica 

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