Un grande circo nel teatro dell’assurdo gestito da clown ormai in preda alla follia. In questi termini si potrebbero descrivere i 12 giorni più caldi degli ultimi decenni che stavano per gettare il mondo intero nell’abisso.
"Oggi, dopo l'eroica resistenza della nostra grande nazione, la cui determinazione fa la storia, stiamo assistendo all'istituzione di una tregua e alla fine di questa guerra di 12 giorni imposta dall'avventurismo e dalla provocazione" di Israele, ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, secondo l'agenzia di stampa ufficiale iraniana IRNA.
Trump, che fino a pochi giorni fa, assieme al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, paventava un cambio di regime in Iran, ora afferma totalmente il contrario, poiché ritiene che “ciò scatenerebbe il caos”.
Ma riassumiamo brevemente i fatti: Israele il 13 giugno ha lanciato un attacco coordinato e ha fatto deflagrare i negoziati sul nucleare pacifico, colpendo installazioni nucleari e militari iraniane, uccidendo figure di spicco, tra cui il capo dei Pasdaran. Una guerra che ha rafforzato la posizione di Netanyahu, salvandolo da una crisi politica interna che rischiava di far cadere il suo governo.
Una violazione dell’articolo 2 della carta delle Nazioni Unite, giustificata da un presunto pericolo nucleare iraniano, mentre sia l’AIEA, sia l’intelligence USA hanno confermato l’assenza di prove concrete sull’imminenza della creazione di un ordigno atomico, sostenendo che Teheran avrebbe impiegato almeno tre anni per essere in grado di produrla.
Donald Trump, da presidente che si era eletto come pacificatore del mondo “presidente di pace”, si è lasciato trascinare dalle pressioni guerrafondaie del deep state più sionista e nella notte tra il 21 e il 22 giugno, ha lanciato l’operazione "Midnight Hammer", colpendo con bombardieri B-2 tre siti nucleari iraniani (Fordow, Natanz, Esfahan) usando bombe penetranti GBU-57. Un'altra entrata in guerra in aperta violazione dell’articolo della carta ONU.
Poco più di 24 ore dopo, Teheran ha risposto, con un attacco “telefonato” contro la base americana di Al-Udeid in Qatar, definita "la più grande risorsa strategica degli Stati Uniti nella regione". Nessuna vittima è stata registrata. Una mossa atta a lasciare aperta la finestra diplomatica senza perdere la faccia. Trump ha minimizzato l’episodio: “nessun americano è stato ferito... si sono liberati di tutto” e ha lodato l’Iran “per averci avvisato tempestivamente”. Ha poi annunciato un cessate il fuoco: “Ufficialmente, l’Iran darà inizio al cessate il fuoco... la guerra sarà considerata finita!”, ha scritto, chiudendo poi con un accorato appello di pace: “Dio benedica Israele, l’Iran e il mondo intero”.
Bilancio: da parte israeliana 28 morti e 900 feriti israeliani, mentre Teheran conta 610 vittime (tra cui 14 scienziati nucleari) e oltre 4700 feriti.
Risultato: l'Agenzia iraniana per l'energia atomica ha annunciato la ripresa dell'arricchimento di uranio. "Il programma nucleare iraniano riprenderà senza interruzioni e siamo pronti a riavviare l'arricchimento. Il nostro programma non si fermerà'", ha assicurato l'agenzia citata dai media iraniani.
Tuttavia, Netanyahu, non ha mancato di capitalizzare un qualche successo mediatico dalla breve campagna di bombardamenti: "Questa vittoria durerà per generazioni. Abbiamo rimosso due minacce esistenziali immediate: la minaccia di annientamento da parte di bombe nucleari e la minaccia di annientamento da parte di 20.000 missili balistici", ha detto in dichiarazioni ai media. "Se non avessimo agito ora, lo Stato di Israele avrebbe presto corso il rischio di annientamento, ma questo non è accaduto perché nel momento cruciale ci siamo sollevati come un leone e il nostro ruggito ha scosso Teheran e ha echeggiato in tutto il mondo", ha proseguito senza esitazioni.
Gli attacchi americani non hanno scalfito i siti di arricchimento dell’Uranio
Nel frattempo emergono le prime indiscrezioni sui risultati dei bombardamenti che, a detta del presidente Usa, avrebbero “completamente e totalmente annientato” gli impianti di arricchimento nucleare iraniani. Stessa opinione avanzata dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha parlato dell’annichilimento delle ambizioni nucleari dell'Iran.
Ebbene, secondo la CNN, che cita una prima valutazione dell'intelligence statunitense, descritta da quattro persone informate al riguardo, lo scorso fine settimana i bombardamenti non hanno distrutto i componenti principali del programma nucleare del Paese e probabilmente ne hanno solo ritardato l'attuazione di mesi.
Una valutazione elaborata dalla Defense Intelligence Agency, il braccio operativo del Pentagono per l'intelligence, che ha studiato i danni di battaglia condotta dal Comando Centrale degli Stati Uniti in seguito agli attacchi statunitensi.
Nonostante l’impiego di una dozzina di bombe GBU-57 da 13 tonnellate sganciate dai bombardieri B-2 sull’impianto di arricchimento del combustibile di Fordow e il complesso di arricchimento di Natanz, “non hanno completamente distrutto le centrifughe e l'uranio altamente arricchito dei siti”, dicono fonti a conoscenza della valutazione.
In sostanza, l'impatto su tutti e tre i siti – Fordow, Natanz e Isfahan – è stato in gran parte limitato alle strutture in superficie, che hanno subito gravi danni.
Il tycoon, nel suo desiderio di non veder deturpato il suo ego mastodontico, avrebbe anche rinviato il briefing per tutti i parlamentari della Camera volti a discutere sul tema."Trump ha appena annullato un briefing riservato della Camera sugli attacchi all'Iran senza alcuna spiegazione. Il vero motivo? Afferma di aver distrutto 'tutti gli impianti e le capacità nucleari'; il suo team sa di non poter sostenere le sue arroganze e le sue sciocchezze", ha commentato su X il deputato democratico Pat Ryan di New York.
Le frizioni israeliane con gli Usa dopo l’annuncio della tregua
Dopo che il cessate il fuoco è entrato ufficialmente in vigore alle 7:30 ora di Teheran (le 6:00 in Italia), con l'Iran che doveva cessare per primo le operazioni, non sono mancate tensioni, molte delle quali rimaste ancora in sospeso.
Israele ha immediatamente accusato l'Iran di aver violato la tregua, affermando che due missili balistici erano stati lanciati dall'Iran verso il territorio israeliano dopo l'entrata in vigore della tregua. Subito dopo, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato di aver dato "istruzioni ai militari di rispondere con forza alla violazione del cessate il fuoco da parte dell'Iran con attacchi ad alta intensità contro obiettivi nel cuore di Teheran".
Circostanza poi ostinatamente negata da Teheran: nessun missile è stato lanciato in direzione del nemico" dalle 7:30 ora iraniana, ha dichiarato un alto ufficiale iraniano alla CNN.
Trump ha poi subito pubblicato un messaggio perentorio su Truth Social rivolto a Israele: "Non sganciate quelle bombe. Se lo fate, è una violazione grave. Riportate a casa i vostri piloti, subito!". Il presidente ha poi chiarito di non essere "contento di Israele" e di essere "davvero scontento" per il comportamento di entrambi i paesi.
La svolta è arrivata con una telefonata tra i due alleati. Secondo la CNN, Trump è stato "particolarmente risoluto e diretto" nel colloquio, e Netanyahu "ha compreso la gravità della situazione e i timori di Trump". Dopo la conversazione, il tycoon ha annunciato: "Israele non attaccherà l'Iran. Tutti gli aerei torneranno a casa, mentre faranno un saluto amichevole all'Iran". L'ufficio del premier israeliano ha confermato che "in seguito al colloquio tra il presidente Trump e il primo ministro Netanyahu, Israele si è astenuto da ulteriori attacchi".
Il peso della Russia nel cambio di rotta statunitense
Mentre nel circo mediatico in corso tutti glorificano le proprie vittorie, vere o presunte, Mosca appare in religioso silenzio. Eppure, non si può escludere che il repentino cambio di rotta della postura americana alla guerra senza limiti con Teheran possa essere stata condizionata dal suo più vicino alleato.
La Russia ha assunto una posizione estremamente ferma contro qualsiasi tentativo di cambio di regime in Iran. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che un cambio di regime in Iran è "inaccettabile" e che l'assassinio dell'ayatollah Ali Khamenei "aprirebbe il vaso di Pandora", avvertendo che il Cremlino reagirebbe "molto negativamente" a una tale eventualità.
Il 17 gennaio 2025, Putin e Pezeshkian avrvano firmato un trattato di partenariato strategico ventennale che include una clausula fondamentale: "nessuna delle due parti permetterà che il proprio territorio venga utilizzato per minacciare la sicurezza dell'altra". Un accordo prevede anche "una più stretta collaborazione tra i servizi di intelligence e l'organizzazione di esercitazioni militari congiunte"
Di fatto, la cooperazione russo-iraniana si è intensificata significativamente, con Teheran che ha fornito droni e tecnologia militare alla Russia per la guerra in Ucraina. Parallelamente, Mosca ha garantito supporto tecnologico e protezione diplomatica all’alleato, creando un sistema di mutua dipendenza strategica che rende estremamente costoso per gli Stati Uniti perseguire un cambio di regime completo.
Il vicepresidente del consiglio di sicurezza Dmitry Medvedev, col suo glaciale sarcasmo apocalittico, ha addirittura suggerito che "diversi Paesi sono pronti a fornire direttamente all'Iran le loro armi nucleari".
La Terza Guerra Mondiale si è presa una pausa.
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