La risposta russa all’operazione ucraina, Spider Web, diretta contro i bombardieri strategici russi, sembra essersi abbattuta sul Paese la notte scorsa.
Mosca ha lanciato nelle ultime ore contro le città ucraine, incluso Kiev, 407 droni e oltre 40 missili balistici e da crociera, in quello che si configura come l’attacco più massiccio dall’inizio della guerra.
L’attacco combinato, iniziato dopo le 3 del mattino e durato fino all'alba, ha portato alla distruzione di infrastrutture strategiche situate a Kiev, Ternopil, Lutsk, Rivne, Zhitomir, Drohobych e la periferia di Leopoli, nonché una serie di strutture delle Forze armate ucraine nelle regioni di Khmelnytsky, Sumy e Dnipropetrovsk.
Solo nella capitale ucraina, secondo il sindaco Vitali Klitschko, sono quattro le persone morte e almeno 20 i feriti, a seguito dei raid russi. Colpita la più grande centrale termoelettrica della città (TPP)-5, la centrale termoelettrica di Darnitskaya (TPP-4), nonché l'area di posizionamento del sistema missilistico di difesa aerea Patriot. Due missili ipersonici Kinzhal avrebbero colpito anche la storica fabbrica “Bolshevik”, abbandonata da parecchi anni, ma, a detta di alcuni blogger filorussi, oggi sede di officine di assemblaggio delle armi occidentali.
"Per quanto riguarda specificamente gli attacchi notturni, se si legge attentamente la dichiarazione del Ministero della Difesa russo, si legge che sono stati effettuati in risposta agli atti terroristici del regime di Kiev", ha commentato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, parlando ai giornalisti.
“La Russia deve rispondere. È questo il momento perché Stati Uniti ed Europa agiscano in modo decisivo per fermare la guerra. Coloro che non esercitano pressioni sufficienti sono complici dell’aggressione di Mosca”, gli replica il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky sul social network X.
Ma Trump non sembra avere alcuna intenzione di correre in direzione delle richieste del leader ucraino. Come riporta il New York Times, nemmeno la visita del cancelliere tedesco Friedrich Merz allo Studio Ovale è riuscita a convincere Washington a svolgere un ruolo più attivo nella difesa dell'Ucraina. “Quando a Trump è stato chiesto se avrebbe imposto nuove sanzioni alla Russia, come aveva precedentemente minacciato, il presidente ha deviato la domanda e ha lasciato intendere che – al contrario – l’Ucraina potrebbe essere soggetta a ritorsioni”, riporta la pubblicazione.
“Beh, ieri sera hanno dato a Putin la scusa per andare a bombardarli a tappeto. Ecco perché non mi è piaciuto. Quando l'ho visto, ho detto: Ora arriva l'attacco”, ha affermato il tycoon in un filmato pubblicato sui social, commentando i raid ucraini contro la triade nucleare russa.
Il presidente statunitense, evidentemente, ha compreso che la guerra dovrà andare avanti ancora per diverso tempo, date le posizioni inconciliabili. Secondo un articolo della Tass, il memorandum negoziale russo richiede "la neutralità dell'Ucraina, il che significa il suo impegno a non aderire ad alleanze e coalizioni militari, il divieto di qualsiasi attività militare... e il dispiegamento di forze militari straniere". La controparte ucraina sostiene, al contrario, che “non sarà "costretta a essere neutrale. Può scegliere di far parte della comunità euro-atlantica e procedere verso l'adesione all'UE". “Questo, in sostanza, è lo scopo di questa guerra”, riporta il Wall Street Journal. 
Donald Trump © Imagoeconomica
La guerra dell’intelligence dietro le linee
Non si sono fermati nemmeno nelle ultime ore gli attacchi in profondità delle forze armate di Kiev contro le infrastrutture militari in territorio russo. Lo Stato maggiore ucraino ha reso noto che tra gli obiettivi colpiti figurano due importanti aeroporti militari: Engels, nella regione di Saratov, e Dyagilevo, nella regione di Ryazan. Engels è considerato una base strategica per l'aviazione a lungo raggio russa, mentre Dyagilevo ospita aerei cisterna e caccia d'appoggio, utilizzati per operazioni di bombardamento nel Paese. Nella regione di Saratov, almeno tre grandi serbatoi di carburante sarebbero stati colpiti, innescando un vasto incendio che le squadre di emergenza russe non sarebbero riuscite a domare. L’area è stata scossa da decine di esplosioni. Un ulteriore attacco avrebbe colpito il centro logistico del 30° reggimento motorizzato della 72ª Divisione dell’Esercito russo, situato nella zona di Kulbaki, nella regione di Kursk.
“La guerra sporca dell’Ucraina è appena iniziata”, titola il Washington Post, secondo cui l’operazione Spider Web, lanciata dal Tenente Generale Vasyl Malyuk, capo dell'SBU, segna una svolta nella continuazione del conflitto, attraverso operazioni sotto copertura. Ovviamente, pur rimanendo nell’ombra, rimane evidente il ruolo della CIA che si era infiltrata nell’apparato intelligence ucraino da oltre un decennio, addestrando e dirigendo operazioni di sabotaggio all’interno della Russia, come evidenziato mesi fa dal New York Times.
La pubblicazione sottolinea, in sostanza, che la natura del conflitto potrebbe spostarsi da battaglie di artiglieria a una nuova forma di guerra: sabotaggio, eliminazione di obiettivi, indebolimento delle infrastrutture, compresi possibili attacchi agli interessi dei paesi coinvolti nell’approvvigionamento militare di entrambe le parti. 
Friedrich Merz © Imagoeconomica
La Russia prepara l’offensiva estiva per infliggere un colpo mortale all’Ucraina
Nel frattempo, Mosca prepara quella che dovrebbe essere l’offensiva decisiva in vista di una possibile chiusura delle ostilità entro l’Estate.
Il mese scorso, le forze russe sono avanzate al ritmo più veloce da novembre scorso, conquistando una media di 5,5 miglia quadrate al giorno a maggio, il doppio rispetto ad aprile, secondo Deep State, un progetto di intelligence open source ucraino.
Come riporta l'intelligence militare ucraina, circa 125.000 soldati russi sarebbero ammassati lungo i confini di Sumy e Kharkiv e negli ultimi dieci giorni, quattro villaggi di confine sarebbero caduti sotto il controllo delle forze d'invasione.
Stiamo parlando di Andriivka, Vodolahy, Kindrativka e Oleksiivka, la cui conquista ha ridotto la distanza da Sumy a meno di 20 km. Gli analisti di Deep State segnalano che ora circa 2.020 metri separano le truppe russe dai confini amministrativi di Dnipropetrovsk, con pressioni quotidiane verso Novopavlivka.
Tuttavia, come sottolinea il Telegraph, sembra improbabile che le città siano gli obiettivi principali di Putin. Potrebbero altresì essere operazioni mirate a distogliere le forze ucraine dall'obiettivo principale: Donetsk.
“Dopo aver ritirato le truppe da Kursk, i comandanti ucraini intendevano rinforzare le unità sovraccariche a Donetsk. La necessità di difendere Sumy ha ostacolato questo ridispiegamento. Di conseguenza, le forze russe hanno violato le difese tra le città di Pokrovsk e Toretsk, aumentando la pressione su Kostiantynivka, un importante snodo logistico”, scrive la pubblicazione.
In particolare, la caduta di Konstantinovka rappresenterebbe un colpo devastante per la logistica ucraina nel Donbass, in quanto la città è un nodo cruciale che collega le roccaforti dell’ultima linea di difesa, ovvero Kramatorsk e Slavyansk, fondamentali per i rifornimenti e il movimento delle truppe. Con il controllo russo della strada Ugledar-Konstantinovka e del villaggio di Popov Yar, le linee di approvvigionamento ucraine si interromperebbero, tagliando le unità schierate a Pokrovsk e Toretsk. Un isolamento logistico che costringerà le forze ucraine a dipendere da rotte secondarie vulnerabili, esposte ai bombardamenti russi.
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