Medvedev: ritorsioni inevitabili dopo l’attacco di droni russi in Siberia
I recenti colloqui di Istanbul lasciano spazio a prospettive tutt’altro che edificanti per un Paese già martoriato da tre anni di guerra.
Volodymyr Zelensky sembra abbia deciso di giocarsi il tutto per tutto, lanciando sul tavolo la carta più pericolosa: quella degli attacchi in profondità in territorio russo, tanto inutili dal punto di vista di una svolta sul campo di battaglia, quanto propizi per una violenta reazione russa che spinga gli Stati Uniti ad un rinnovato approccio belligerante contro Mosca.
Dell’attuazione di tale piano ne è convinto anche Zoltan Koskovich, analista del Centro Ungherese per i Diritti Fondamentali.
"Zelensky sta cercando di spingere il Cremlino in un conflitto nucleare. È malsano e folle, ma è alle strette. Significa anche che l'esercito ucraino presto collasserà", ha scritto sul social network X.
Piuttosto che una pace ingloriosa, si proferisce un tiro di dadi sul crinale di un’escalation ancora più violenta. Lo ha detto chiaro l'ex comandante in capo delle forze armate ucraine e attuale ambasciatore dell'Ucraina a Londra, Valeriy Zaluzhny, secondo cui Kiev “non dovrebbe sperare nel ripristino dei confini del 1991, poiché la Federazione Russa ha le risorse per continuare la guerra”. L’unica speranza, secondo Zaluzhny è “la distruzione del suo potenziale militare-economico”, mentre nelle condizioni attuali, “possiamo solo parlare di una guerra ad alta tecnologia per la sopravvivenza, in cui un minimo di risorse umane, un minimo di mezzi economici vengono impiegati per ottenere il massimo beneficio. Il capo dell’Intelligence ucraina Kyrylo Budanov, parlava addirittura di un pericolo per l’esistenza stessa dello Stato se la guerra si fosse protratta oltre l’estate.
A Washington sono in molti ad essere preoccupati. "Non possiamo permettere che un paese che sponsorizziamo finanziariamente e con cui abbiamo un accordo economico pensi di poter attaccare il territorio russo e trascinarci in un conflitto con la Russia”, ha dichiarato allarmato l'ex consigliere di Trump, Steve Bannon, precisando come il recente attacco all'aviazione strategica russa rischia di scatenare una terza guerra mondiale.
Le azioni di sabotaggio ucraine che rischiano di esacerbare lo scontro
Nell’operazione Spider Web, condotta dall’Ucraina nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno 2025, Kiev ha colpito cinque basi aeree russe, tra cui Belaya (Siberia, 4.000 km dal confine), Olenya (Murmansk), Diaghilevo (Ryazan) e Ivanovo, dove erano stanziati bombardieri Tu-95, Tu-22M3 e aerei da sorveglianza A-50.
Un attacco diretto alla triade nucleare russa, che avrebbe perso almeno 41 aerei militari, secondo il Servizio di sicurezza ucraino (SBU). Diversi analisti citati dal Financial Times, sostengono che i velivoli danneggiati o distrutti negli attacchi rappresentavano circa il 20% dei mezzi a lungo raggio di Mosca pronti al combattimento.
Un raid che entra direttamente in rotta di collisione con la dottrina nucleare russa, aggiornata solo pochi mesi fa e sottoscritta da Vladimir Putin in persona. In base al nuovo testo, Mosca si riserva il diritto di usare armi nucleari non solo in risposta a un attacco nucleare, ma anche in caso di attacchi convenzionali che rappresentino una "minaccia critica" alla sovranità e all’integrità territoriale della Russia o dei suoi alleati, in particolare la Bielorussia. Si prevede la possibilità di risposta nucleare anche contro attacchi convenzionali da parte di stati non nucleari (come l’Ucraina) se sostenuti da stati nucleari. 
Azione di sabotaggio a cui va aggiunto l’attacco lanciato nella giornata di oggi contro il ponte di Kerch. Un video pubblicato sempre dall’SBU mostra l’esplosione che colpisce un pilone della struttura, costruita da Mosca dopo l'annessione unilaterale della penisola nel 2014.
L’intelligence ucraina in una nota rivela che “oggi, senza vittime tra la popolazione civile, alle 4.44 del mattino è stato attivato il primo ordigno esplosivo". Di conseguenza "i sostegni subacquei sono stati gravemente danneggiati al livello inferiore: 1.100 kg di esplosivo hanno contribuito a questo. Il ponte è infatti in stato di emergenza".
Il capo dei servizi ucraini, Vasyl Malyuk, ha confermato l'attacco, sostenendo che "non c'è posto per strutture russe illegali sul territorio del nostro Stato. Pertanto, “il ponte di Crimea è un obiettivo assolutamente legittimo”.
Infine, almeno 700.000 persone nelle regioni ucraine occupate di Zaporizhzhia e Kherson sono rimaste senza corrente elettrica oggi, a seguito di una serie di attacchi ucraini con droni e bombardamenti di artiglieria.
Secondo quanto riferito dalle autorità filorusse locali, l’attacco avrebbe colpito le sottostazioni elettriche in territori controllati da Mosca, compreso Energodar, nei pressi della centrale nucleare di Zaporizhzhia.
"Vedrete che dopo questo attacco <...> l'Ucraina subirà nuovi duri colpi, la sua posizione peggiorerà e Zelensky sarà costretto a negoziare da una posizione sempre più svantaggiosa", commenta Alessandro Orsini, professore di sociologia e direttore del Centro di Ricerca sulla Sicurezza Internazionale presso l'Università Luiss di Roma, sul social network X.
Tempestivo, in questo senso, è stato l’annuncio del vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev che, commentando il raid agli aeroporto, ha preannunciato una “punizione inevitabile”.
''A tutti coloro che sono preoccupati e aspettano una vendetta (per l'attacco ucraino contro le basi aeree russe del primo giugno), preoccuparsi è una normale caratteristica umana. Il castigo è inevitabile. È bene ricordare: Il nostro esercito sta avanzando attivamente e continuerà l'offensiva. Tutto ciò che dovrebbe essere fatto esplodere sarà fatto esplodere e coloro che dovrebbero essere sterminati scompariranno'', ha scritto sul suo canale Telegram.
Anche secondo il New York Times, che cita funzionari statunitensi, Mosca sta preparando un grave attacco di rappresaglia contro l'Ucraina dopo le incursioni del 1° giugno.
"L'intelligence americana non ha ancora stabilito quali (azioni di rappresaglia specifiche – ndr) porterà a termine la Russia, ma i funzionari ritengono che Mosca potrebbe riprendere gli attacchi con i droni contro obiettivi civili, colpire il sistema energetico o lanciare nuove ondate di missili balistici a medio raggio", si legge nella pubblicazione.
Kiev a New York per ottenere supporto, ma Trump si smarca
In questo contesto, si inserisce con sinistro tempismo il viaggio negli Stati Uniti del capo dell’ufficio di Zelensky, Andrij Yermak.
“Abbiamo discusso della situazione al fronte, dei risultati degli incontri di Istanbul, dell’importanza di rafforzare le sanzioni contro la Russia e dell’assistenza alla difesa dell’Ucraina”, ha affermato Yerma, aggiungendo che, a suo dire, Mosca “sta facendo di tutto per mantenere acceso il fuoco. E questo dovrebbe essere fermato con la forza, perché l'Ucraina ha fatto di tutto per fermare la guerra. Ma se la Russia non cessa il fuoco volontariamente, saremo costretti a condurre operazioni e a distruggere il loro potenziale militare".
Ma Donald Trump sembra poco propenso a recepire gli appelli all’inasprimento della pressione su Mosca. 
Andrij Yermak
"Il presidente Trump ha raggiunto il limite della sua pazienza, non è una persona molto paziente… Credo che il mio presidente stia dicendo che se non volete fermare le morti insensate ovunque, non contate su di noi a lungo, perché l'America non sarà più globalista", ha affermato l'ambasciatore statunitense in Turchia, Tom Barak.
La presa di distanza da Kiev, si è ulteriormente palesata con le dichiarazioni della portavoce della Casa Bianca, Caroline Levitt, secondo cui, l'Ucraina non ha avvertito il presidente degli Stati Uniti Donald Trump degli attacchi agli aeroporti russi.
In precedenza, un funzionario ucraino anonimo citato da Axios aveva riferito che il presidente americano era stato informato in anticipo rispetto all’operazione militare, forse per sabotare ogni intesa tra il tycoon e il leader del Cremlino.
L’Europa incalza sulla pace attraverso la forza
Nel frattempo, il vecchio continente non vede più altro futuro che non sia la guerra permanente con la Russia e non sembra allarmato alla prospettiva di alzare la posta in gioco nello scontro.
“A mio avviso, dobbiamo cambiare mentalità: non aspettare la pace, ma crearla. E vedo un'unica via: attuare la formula della 'pace attraverso la forza' aumentando la forza a disposizione dell'Ucraina". Sono queste le parole del commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, durante il suo intervento alla conferenza ''Ripensare la difesa europea: Sfide e prospettive future'' all'Aia.
Il commissario europeo ed ex primo ministro lituano ha espresso scetticismo sull'efficacia della diplomazia nel porre fine alla guerra in Ucraina, sostenendo che "Vladimir Putin non vuole la pace".
Ha inoltre evidenziato l’incertezza che circonda la posizione futura degli Stati Uniti nel conflitto, sottolineando la necessità per l’Europa di prepararsi a un possibile disimpegno americano: "Forse ridurranno il loro ruolo. Questo significa che la pace in Europa, la pace in Ucraina, diventerà una responsabilità dell'Unione europea, e su questo dobbiamo cambiare mentalità", ha aggiunto.
Parallelamente, il quotidiano The Telegraph, rivela che anche funzionari di Regno Unito e Francia stanno elaborando i piani per una forza di pace in Ucraina e hanno discusso della necessità di "essere realistici" riguardo alla fine del sostegno Usa a Kiev.
Secondo la pubblicazione, Londra e Parigi hanno concordato di spostare l'attenzione dal dispiegamento di truppe europee per sostenere un eventuale cessate il fuoco al mantenimento della difesa a lungo termine di Kiev.
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