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Una verità sottesa trova ormai una conferma esplicita: Donald Trump ha abbandonato Volodymyr Zelensky al suo destino. È stato il quotidiano tedesco Bild a rivelare che, durante la telefonata di lunedì scorso con Vladimir Putin, il tycoon ha fatto un’inversione a U sulla richiesta alla Russia di accettare un cessate il fuoco incondizionato di 30 giorni. Una condizione che Mosca era disposta ad accettare solo in cambio dello stop delle consegne di armamenti a Kiev.
Su questo punto, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, ha minacciato – con il suo ricorrente pungente e cinico sarcasmo – che la cosiddetta “zona cuscinetto” di sicurezza potrebbe estendersi su quasi tutto il territorio ucraino se continueranno gli aiuti militari occidentali a Kiev.
Il dietrofront del presidente Usa ha lasciato “scioccati” i leader europei, secondo la pubblicazione.
Fonti anonime hanno riferito che Trump ha detto che “la Russia e l’Ucraina cercheranno ora una soluzione tra di loro”. A quel punto, “tutti hanno trattenuto il fiato”. Stiamo parlando del cancelliere tedesco Friedrich Merz, il francese Emmanuel Macron, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e altri partecipanti alla chiamata.
Oggi Zelensky ha deciso di rispondere con sgarbo alla presa di distanze del miliardario newyorchese e sul suo canale telegram ha lanciato rimandi taglienti, a seguito dei raid russi di questa mattina nella regione di Zhytomyr, che hanno provocato almeno 12 morti tra i civili.
“Ogni attacco terroristico russo di questo tipo è motivo sufficiente per nuove sanzioni contro la Russia. La Russia sta prolungando questa guerra e continua a uccidere ogni giorno. Il mondo può anche essere in vacanza, ma la guerra continua, indipendentemente dai fine settimana e dai giorni feriali. Questo non può essere ignorato. Il silenzio dell’America e il silenzio di altri nel mondo non fanno che incoraggiare Putin”, ha scritto il leader ucraino su Telegram, specificando che, durante la notte, le forze russe hanno lanciato quasi 300 droni kamikaze - perlopiù Shahed - e circa 70 missili di vario tipo, inclusi missili balistici, prendendo di mira numerose regioni tra cui Kiev, Odessa, Dnipro, Kharkiv, Sumy e altre.
Si tratta del più grande attacco aereo russo, secondo il Financial Times, che parla, precisamente, di 367 missili e droni verso l'Ucraina.
"Attualmente la Russia produce missili e droni a un ritmo più rapido di quanto li utilizzi, accumulando riserve e aumentando la pressione sulle difese già messe a dura prova dall'Ucraina", ha sottolineato la pubblicazione, secondo cui alcuni funzionari ucraini e analisti occidentali avvertono che la Russia potrebbe preparare una nuova offensiva aerea su larga scala.
Il Ministero della Difesa russo parla di un massiccio attacco con armi di precisione e droni contro impianti del complesso militare-industriale ucraino, inclusi siti di produzione di componenti per missili, radioelettronica, esplosivi, carburanti per missili e droni da combattimento. “Sono stati colpiti anche centri di comunicazione satellitare e radiointelligence”, precisa in una nota.


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“Ogni attacco terroristico russo è una ragione sufficiente per imporre nuove sanzioni", ha dichiarato, sottolineando che solo una pressione economica reale potrà fermare la guerra. "Putin deve essere costretto a pensare non ai prossimi lanci di missili, ma a come porre fine alla guerra", ha concluso.
Ma né l’Europa e nemmeno gli Stati Uniti sono in grado di imporre sanzioni che possano piegare Putin alle posizioni di Zelensky. Anche se Washington adottasse la linea dura delle tariffe al 500% su qualunque paese che commerci con Mosca, di fatto, danneggerebbe gli stessi alleati degli Usa. Anche i Paesi come Israele, Taiwan e Giappone, subirebbero conseguenze negative dall’introduzione di dazi sui prodotti russi, poiché dipendono in varia misura dalle importazioni di materie prime come plastica, nafta e gas naturale liquefatto. Persino l’Europa nel 2024 ha aumentato l’importazione di GNL dalla Russia del 19,3%.
Ora il leader ucraino è in una situazione più scomoda che mai. Mentre prosegue a rivendicare la sua linea massimalista sul mantenimento della sovranità e l’integrità territoriale senza cedere territori, la situazione militare è sempre più sconfortante.
Solo pochi giorni fa, l'ex comandante in capo delle forze armate ucraine e attuale ambasciatore dell'Ucraina a Londra, Valeriy Zaluzhny, ha dichiarato che Kievnon dovrebbe sperare nel ripristino dei confini del 1991, poiché la Federazione Russa ha le risorse per continuare la guerra”.L’unica speranza, secondo Zaluzhny è “la distruzione del suo potenziale militare-economico”, mentre nelle condizioni attuali, “possiamo solo parlare di una guerra ad alta tecnologia per la sopravvivenza, in cui un minimo di risorse umane, un minimo di mezzi economici vengono impiegati per ottenere il massimo beneficio. L'Ucraina non è in grado di sostenere un'altra guerra nelle condizioni demografiche ed economiche e non può nemmeno pensarci".
Per dirla in altre parole, se la guerra proseguirà ancora qualche mese, l’Ucraina è spacciata e lo stesso Zelensky rischia di vedersi presto sostituito.
Alla domanda di un giornalista della BBC, che chiedeva se Mosca sia pronta a sedersi al tavolo con il leader ucraino, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov è stato chiaro: "State mettendo il carro davanti ai buoi. Prima dobbiamo avere un contratto, e quando sarà raggiunto, decideremo. Ma il presidente Zelensky, come ha ripetutamente affermato il presidente Vladimir Putin, non ha legittimità".
Intanto Mosca sembra pronta a preparare una nuova offensiva via terra. Sky News riferisce che le forze armate russe stanno aumentando la loro presenza militare nei pressi di Kharkov, orami divenuta una “città fortezza”. Un corrispondente dell’emittente televisiva ha fatto notare che, dopo la liberazione della regione di Kursk, più di 50.000 militari russi sono schierati nelle immediate vicinanze del confine con la regione.
Al contempo, il Ministero della Difesa russo ha comunicato la conquista dell’insediamento di Romanovka, situato nella Repubblica Popolare di Donetsk, da parte delle unità del Battlegroup South. L’operazione si inserisce nell’ambito della più ampia offensiva russa nell’est dell’Ucraina, inquadrata nell’operazione militare speciale. Stando al rapporto ministeriale, le forze ucraine avrebbero subito perdite ingenti nelle ultime 24 ore, con circa 1.400 soldati uccisi lungo le diverse linee del fronte. Le perdite più consistenti sono state registrate nei settori centrale e meridionale, con centinaia di vittime anche nelle aree settentrionali, occidentali, orientali e lungo il fiume Dnepr.

Foto di copertina © Imagoeconomica

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