Mentre la data ufficiale per il raggiungimento della pace in Ucraina sembra prorogarsi di mese in mese, Donald Trump continua a mostrarsi imperturbabile e fiducioso.
“Zelensky e Putin sono "pronti a raggiungere un accordo", ha annunciato il tycoon a bordo del suo aereo, sostenendo che sono stati fatti "grandi progressi" e che entrambi i leader sono pronti a raggiungere l’intesa che potrà fermare “l'uccisione di migliaia di giovani ogni settimana".
Dichiarazioni rilasciate a margine della visita del rappresentante di Putin, Kirill Dmitriev, che il miliardario newyorchese ha definito molto positiva. "Non parlo di persone specifiche. Dirò semplicemente che ci sono ottime conversazioni in corso in questo momento sul tema Ucraina-Russia", ha aggiunto.
Lo stesso Dmitriev ha annunciato che la Russia potrebbe accettare alcune garanzie di sicurezza per l’Ucraina, confermando che i negoziati con Washington hanno avuto esito favorevole.
"Alcune garanzie di sicurezza in una forma o nell'altra potrebbero essere accettabili", ha detto Dmitriev a Fox News, senza specificare a cosa si riferisse in concreto, definendo, allo stesso tempo, l'ingresso dell'Ucraina nella Nato "completamente impossibile".
In precedenza, lo stesso leader del Cremlino aveva sostenuto più di una volta che la pace in Ucraina era possibile solo dopo la sua "smilitarizzazione", e il suo ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha "categoricamente" respinto la possibilità della presenza di truppe dei Paesi della Nato in Ucraina, anche in forma di peacekeeping della Ue.
Dmitriev ha trascorso due giorni a Washington per una serie di colloqui con l'inviato speciale di Donald Trump per il Medio Oriente, Steve Witkoff. Fonti di NBC News riferiscono che abbia incontrato anche influenti senatori repubblicani, tra cui Lindsey Graham e Markwayne Mullin, con i quali avrebbe discusso della possibilità di porre fine alla guerra in Ucraina e delle condizioni poste dal Cremlino per un eventuale cessate il fuoco.
Sebbene Dmitriev non abbia fornito dettagli specifici sugli interlocutori, ha confermato che i colloqui hanno riguardato principalmente temi di natura economica e investimenti, incluso il ripristino dei voli diretti tra Russia e Stati Uniti, sospesi dall'inizio del conflitto in Ucraina.
L'incontro ha richiesto un’eccezione alle sanzioni: Dmitriev, infatti, è attualmente soggetto a restrizioni statunitensi, ma le autorità USA hanno sospeso temporaneamente le misure per consentirgli di ottenere il visto necessario per la visita.
Reciproche accuse tra Russia e Ucraina di violazioni della tregua
Tuttavia persistono le reciproche accuse tra Kiev e Mosca di violazione del cessate il fuoco sulle infrastrutture energetiche.
Il Ministero della Difesa russo ha denunciato ieri che l’Ucraina ha attaccato quattro strutture critiche nelle regioni di Lugansk, Kursk, Belgorod e Zaporizhia.
In particolare, il dipartimento militare segnala che nella notte tra il 2 e il 3 aprile si sono verificati diversi attacchi ucraini contro infrastrutture energetiche e del gas in territorio russo. A Lugansk, un drone ha colpito la stazione di distribuzione del gas "Svatovo", causando un incendio e lasciando senza fornitura oltre 11.000 persone. Nella regione di Kursk, un attacco drone alla centrale elettrica ha interrotto la linea ad alta tensione da 110 kV, privando di corrente più di 1.200 abitazioni. Nello stesso giorno, nella regione di Belgorod, un bombardamento di artiglieria ha danneggiato la sottostazione "Maksimovka", lasciando senza elettricità 1.700 residenti del distretto di Shebekinsky. Infine, nella regione di Zaporizhia, un drone ha provocato un incendio alla sottostazione "Vasilyevka", interrompendo l'erogazione di energia a circa 9.000 persone nelle aree circostanti. Questi attacchi hanno causato significative interruzioni dei servizi essenziali nelle regioni colpite.
Al contempo, secondo il capo della DPR, Denis Pushilin, una persona è stata uccisa e altre cinque sono rimaste ferite, tra cui un dipendente del Ministero delle Emergenze, in seguito all'aggressione armata delle Forze Armate ucraine avvenuta venerdì a Gorlovka.
“L'Ucraina dimostra con i suoi attacchi ai civili russi che i suoi piani non prevedono un cessate il fuoco e una soluzione politica del conflitto con la Russia”, ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.
Raid russo a Kryvyi Rih: 19 morti
D’altra parte il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato l'attacco missilistico russo sulla città di Kryvyi Rih, nella regione di Dnipropetrovsk, la sera di venerdì 4 aprile, mostrando le conseguenze dell'attacco in una foto.
"Un missile russo ha colpito una città qualunque. Proprio in fondo alla strada. In una zona con edifici residenziali. In via preliminare, si tratta di un attacco balistico... L'operazione di salvataggio è in corso. Almeno 5 case sono state danneggiate", ha osservato il presidente, sottolineando che c'è una sola ragione per cui gli attacchi russi continuano: la Federazione Russa non vuole un cessate il fuoco.
Il bilancio nelle ultime ore è salito a 19 morti e 68 feriti, come scritto su Telegram dal capo del Consiglio di difesa della città, Oleksandr Vilkul, come riporta Ukrinform. "A seguito degli attacchi terroristici, 68 persone sono rimaste ferite. 40 persone sono attualmente in ospedale (due bambini, di 5 e 8 anni, sono stati portati a Dnipro all'ospedale Mechnikov in condizioni estremamente gravi). Dei feriti nei nostri ospedali, 17 sono in gravi condizioni, tra cui 2 bambini".
La formula di Zelensky che allontana le trattative
Le recenti rivendicazioni del leader ucraino non sembrano molto conciliabili con la volontà di raggiungere una fine completa delle ostilità.
Durante un incontro con i leader locali di Chernihiv, ha sottolineato che l’Ucraina non accetterà riduzioni significative delle sue forze armate, puntando invece su una continua modernizzazione anche dopo la fine del conflitto. Un altro punto irrinunciabile, da lui posto in evidenza, è il riconoscimento dei territori occupati come ucraini, sebbene abbia lasciato intravedere una possibile soluzione diplomatica graduale per il loro recupero. "Una pace giusta significa il ritorno di tutte le terre, ma se alcuni territori possono essere restituiti nel tempo attraverso negoziati, potrebbe essere l’unica via, perché la guerra non può durare all’infinito", ha affermato, senza però specificare quali aree potrebbero rientrare in questo compromesso.
Sul fronte della sicurezza, il presidente ha tenuto aperta la possibilità di un futuro ingresso nella NATO, ammettendo che, nonostante le resistenze attuali, l’Ucraina continuerà a cercare garanzie di difesa paragonabili a quelle dell’Alleanza fino a quando non verrà formalmente integrata.
Un assetto incompatibile con la posizione di Mosca, che detiene un vantaggio considerevole sul campo di battaglia e, come premessa per l’avvio dei negoziati di pace, chiede il riconoscimento internazionale della sovranità russa sulla Crimea e sulle regioni di Kherson, Zaporizhzhia, Lugansk e Donetsk. Condizioni che, secondo la Reuters, sarebbero state comunicate durante una serie di incontri tra Russia e Stati Uniti svoltisi nelle settimane antecedenti all’annuncio della proposta di un cessate il fuoco di 30 giorni.
Non ci sarà pacchetto di aiuti militari che potrà porre un freno alle rivendicazioni russe, salvo un’escalation incontrollata del conflitto.
Basti considerare che l’ultimo rapporto del Royal United Services Institute (RUSI), ha evidenziato che Mosca è riuscita a superare la NATO nella produzione di equipaggiamenti militari nel 2022-2024, il che rappresenta una "minaccia strategica" per l'Occidente e un "rischio catastrofico" per l'Ucraina.
“La Russia non rinuncerà alla Crimea e ai territori (conquistati -ndr)”, ha affermato Eric Prince, fondatore della più grande compagnia militare privata degli Stati Uniti, Blackwater, citato da Asia Times.
"Sono determinati a mantenere le regioni di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhia, che sono regioni tradizionalmente di lingua russa, e naturalmente hanno già la Crimea. Non rinunceranno a quella", ha proseguito, sottolineando che gli ucraini non hanno alcuna possibilità di recuperare i territori perduti e che Kiev dovuto concludere un accordo con la Russia un anno e mezzo fa.
Una realtà ammessa anche dal segretario generale della NATO, Mark Rutte, che alla commissione affari Esteri del parlamento europeo, ha dovuto constatare come la Russia produca in 3 mesi quello che l’Alleanza “da Washington a Los Angeles, produce in un anno”.
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