Un nuovo passo verso la guerra e la militarizzazione è stato compiuto oggi dal parlamento europeo, che sta portando l’intero continente sulla via dello scontro inesorabile con Mosca.
Con 399 sì, 198 no e 71 astenuti è stata approvata la risoluzione sulla relazione sulla politica di sicurezza e di difesa comune dell’Unione Europea.
Il testo presentato dalla maggioranza, di concerto con la commissione Von Der Leyen, “insiste sulla necessità di un approccio, di politiche e di sforzi congiunti realmente comuni nel settore della difesa, nonché di un cambiamento di paradigma nella politica di sicurezza e di difesa comune dell’Ue che consenta all’Ue di agire con decisione ed efficacia nel suo vicinato e sulla scena mondiale”.
In particolare, sulla questione dell’Ucraina viene ribadito il sostegno nei confronti del Paese “di fronte alla guerra di aggressione della Russia e alla fornitura in tempo utile di tutti i mezzi militari necessari all’Ucraina per difendersi, respingere le forze armate russe e ausiliarie, porre fine al conflitto, proteggere la sua sovranità e ripristinare la sua integrità territoriale entro i confini riconosciuti a livello internazionale”.
Come se ciò non bastasse, il testo “invita gli Stati membri a revocare tutte le restrizioni che impediscono all’Ucraina di utilizzare sistemi d’arma occidentali contro obiettivi militari legittimi in territorio russo, conformemente al diritto internazionale”.
Un assunto, quest’ultimo, che entra in aperta violazione con la dottrina nucleare russa, presentata da Vladimir Putin a novembre 2024, dove il Cremlino ha ridefinito i criteri per l'uso del deterrente nucleare, includendo non solo attacchi diretti con armi atomiche, ma anche aggressioni convenzionali sostenute da potenze nucleari, che verrebbero interpretate come un attacco congiunto.
Putin ha sottolineato che la Russia si riserva il diritto di ricorrere alle armi nucleari se la sua sovranità o quella della Bielorussia (membro dell'Unione di Stato con Mosca) fosse minacciata, anche con mezzi convenzionali.
Quando rischiammo la guerra nucleare. La Cia che forniva gli obiettivi a Kiev per la vittoria
Ma anche la questione territoriale dell’Ucraina entra in rotta di collisione con un’escalation incontrollata del conflitto, considerando che Mosca ha annesso ai confini di Stato le repubbliche popolari di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia.
Una recente inchiesta del New York Times, evidenzia alcuni retroscena curiosi, che fanno seguito all’inizio del conflitto, in merito alla penetrazione dell’intelligence Usa in Ucraina. In particolare viene rivelato che nella primavera del 2022, due mesi dopo l'invasione russa, due generali ucraini di alto rango furono segretamente trasportati a Clay Kaserne, il quartier generale dell'esercito americano in Europa a Wiesbaden, Germania. Qui, il tenente generale Mykhaylo Zabrodskyi incontrò l’omologo Christopher T. Donahue, comandante del 18° corpo aviotrasportato, che gli propose una partnership di intelligence, strategia e tecnologia. 
L’obiettivo consisteva nel consentire agli ucraini di infliggere un duro colpo ai russi invasori nonostante la loro inferiorità numerica con un piano che gli avrebbe permesso di ottenere un vantaggio sul campo di battaglia entro l'autunno, iniziando con l'addestramento degli artiglieri ucraini sui nuovi obici M777. Con l'introduzione dei sistemi missilistici HIMARS, capaci di colpire fino a 50 miglia di distanza, la partnership divenne ancora più letale.
La pubblicazione sottolinea l’approssimarsi di un’escalation incontrollata quando la Cia diede autorizzazione per l'Operazione Lunar Hail, una campagna di bombardamenti per costringere i russi a ritirare le infrastrutture militari dalla Crimea.
Un gioco rischioso che portò la minaccia atomica al suo apice, quando l'intelligence statunitense sentì il generale russo Surovikin parlare dell'uso di armi nucleari tattiche per impedire agli ucraini di attraversare il Dnipro. Le agenzie di intelligence stimarono che, se le linee russe a sud fossero crollate, la probabilità di un attacco nucleare sarebbe salita al 50 percento.
Alla fine l’operazione fallì e l’allarme rientrò. Tuttavia questo è un esempio emblematico dello scenario sinistro a cui i nostri leader europei ci stanno conducendo.
Il riarmo che piace all’industria bellica europea. Ma ancor più a quella Usa
Di fatto, “un inno alla guerra che chiede ai Paesi membri di preparare le famiglie e i giovani con esercitazioni e iniziative che facciano partecipare la società civile a questo sforzo bellico”, come denunciato da una delegazione dei 5 Stelle. "Abbiamo votato contro il testo finale proprio perché includeva questo emendamento", ha dichiarato il M5S, annunciando una mobilitazione per sabato 5 aprile, quando "scenderemo in piazza con migliaia di cittadini per suonare la sveglia a un'Europa che sembra aver scelto la strada della guerra e del riarmo".
Un piano, in cui 800 miliardi di euro saranno destinati all’industria bellica già festeggia bilanci da capogiro. L’esempio più emblematico è Rheinmetall, le cui azioni, prima della guerra in Ucraina, viaggiavano attorno agli 80 euro. Oggi hanno superato i 1.342 euro, portando la capitalizzazione di Borsa a 60 miliardi e sorpassando i colossi dell’auto tedeschi. Con un piano di assunzione di 8.000 lavoratori nei prossimi due anni per aumentare la produzione, il gigante della difesa sta anche valutando l’acquisto dello stabilimento Volkswagen di Osnabrück, destinato alla chiusura. Un segnale chiaro: mentre l’industria automobilistica fatica, quella bellica avanza a pieno ritmo.
Tuttavia, non saranno europei i colossi a trarne maggior beneficio, bensì come sempre, i produttori americani, che già dominano il mercato europeo delle forniture militari. Uno studio di Ambrosetti rivela che, dei 100 miliardi di euro di spesa extra stanziati dai Paesi Nato UE dall’inizio della guerra in Ucraina, ben il 78% è finito a contractor fuori dall’Europa – e di questi, l’80% direttamente oltreoceano. Solo il 18% degli acquisti avviene in modo collaborativo tra Paesi europei, mentre il resto alimenta i big della difesa USA: Lockheed Martin con gli F-35, Raytheon con i missili, Boeing con velivoli ed elicotteri. Ed ecco la famosa indipendenza strategica europea che i nostri rappresentanti dell’Ue, vorrebbero porre in essere.
The Telegraph: la Casa Bianca ammette che il cessate il fuoco sarà posticipato
Nel frattempo sul fronte negoziale, la situazione è momentaneamente di stallo. Funzionari della Casa Bianca hanno riconosciuto che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non sarà in grado di raggiungere un cessate il fuoco in Ucraina entro Pasqua. Nonostante il tycoon si sia posto l'obiettivo di raggiungere un completo stop dei combattimenti entro aprile o maggio, per poi stabilire una pace duratura, i suoi alti funzionari, evidenziano che nessun accordo verrà raggiunto nei prossimi mesi. Una prospettiva che aumenta la probabilità che la guerra si trascini a lungo.
Contemporaneamente, Trump lascia trapelare possibili nuove sanzioni contro la Russia, dimostrandosi irritato dalle recenti dichiarazioni di Putin.
I negoziati sono fermi sulla questione di una tregua navale, con Mosca che condiziona qualsiasi progresso alla rimozione delle sanzioni su fertilizzanti e prodotti agricoli, ma né Washington né Bruxelles sembrano disposte a concedere questa contropartita. La Russia ha precedentemente posto delle condizioni, tra cui l'interruzione della mobilitazione e delle forniture di armi all'Ucraina. Inoltre, Putin ha confermato di recente di non considerare Zelensky legittimo e di non avere intenzione di negoziare con lui.
In questo stallo, emergono due possibili sviluppi. Da un lato, la guerra potrebbe proseguire indefinitamente, con Putin che mantiene le sue richieste e l'Occidente che le respinge, portando potenzialmente a un'escalation o a un disimpegno americano. Dall'altro, non si potrebbe escludere che dietro le tensioni pubbliche si nasconda un'intesa tra Trump e Putin, con il primo che finge semplicemente di mostrarsi “ugualmente distante” da entrambe le parti del conflitto, mentre il secondo guadagna tempo sul campo di battaglia.
Putin ha ancora bisogno di tempo per cacciare definitivamente le truppe ucraine dalla regione di Kursk e per avanzare nelle regioni di Donetsk e Zaporizhzhia.
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