Putin rompe il silenzio sulle trattative in corso con le controparti statunitensi e lancia la sua proposta per porre fine alle ostilità, avanzando l'idea di “un’amministrazione transitoria" per l'Ucraina, sotto l'egida delle Nazioni Unite, allo scopo di organizzare elezioni presidenziali "democratiche" nel Paese e poi negoziare un accordo di pace con le nuove autorità.
"Potremmo naturalmente discutere con gli Stati Uniti, anche con i Paesi europei, e naturalmente con i nostri partner e amici, sotto l'egida dell'Onu, la possibilità di istituire un'amministrazione di transizione in Ucraina", ha dichiarato il leader del Cremlino durante un incontro con i marinai russi a Murmansk.
Il presidente russo non vede, evidentemente, in Zelensky una controparte affidabile per raggiungere un qualsiasi negoziato e se anche fosse raggiunto, un nuovo governo potrebbe invalidare la firma di qualunque trattato, in quanto stipulato da un presidente fuori mandato.
L’intento è dunque “organizzare un'elezione presidenziale democratica che porti a un governo competente e che abbia la fiducia del popolo, per poi iniziare i negoziati con queste autorità su un accordo di pace e firmare documenti legittimi", ha spiegato Putin.
Il presidente russo è ben consapevole che con Zelensky, sempre più inebriato dal riarmo europeo e da un desiderio di rivalsa, non sarà mai possibile raggiungere una pace duratura. Intervistato l’altro ieri dal quotidiano francese Le Figaro, il leader ucraino ha promesso che mai si sarebbe arreso alla rinuncia dell’integrità territoriale del Paese. “Una cosa è certa: non cederemo mai i nostri territori occupati alla Russia. Queste terre appartengono agli ucraini. Quando le riavremo? Forse non subito. Forse dovremo farlo tramite mezzi diplomatici. "La diplomazia provoca meno vittime e perdite delle armi", ha dichiarato l’ex comico, immemore delle sue dichiarazioni rilasciate 3 anni prima, durante i negoziati di Istanbul che avrebbero potuto per tempo fermare l’immane carneficina. "Lo status neutrale e non nucleare dell’Ucraina siamo pronti ad accettarlo: se ricordo bene, la Russia ha iniziato la guerra per ottenere questo", affermò il 28 marzo 2022, aggiungendo però che "è impossibile portare la Russia a ritirarsi da tutti i territori occupati: questo porterebbe alla Terza guerra mondiale".
D’altra parte Mosca chiede espressamente che vengano riconosciute come russe le 4 regioni annesse. Una distanza siderale con i propositi di Kiev che, per l’appunto, ora guardano speranzosi al Rearm Europe da 800 miliardi di euro.
Non secondario il fatto che per Putin, allo stato attuale, è più conveniente dilazionare i negoziati a tempo indeterminato per strappare a Kiev ancora più territori e arrivare all’estate con le armi in pugno.
“Putin non può perdere l’occasione di attaccare in estate. Finora Putin ha usato soltanto due estati su tre per attaccare a testa bassa. L’estate 2022 è stata dominata da un equilibrio relativo. All’offensiva russa ha corrisposto la controffensiva ucraina nel Karkhiv e a Kherson. Eravamo ancora in una fase in cui Putin non aveva avviato gli investimenti smisurati che avrebbe fatto dopo. Il punto di svolta è stato il ritiro dei russi dalla parte occidentale di Kherson, ripresa l’11 novembre 2022 dagli ucraini. I russi si imbestialirono; il loro nazionalismo e la loro voglia di rivincita raggiunse l’acme. L’estate successiva è stata dominata dalla fallita controffensiva ucraina, iniziata il 5 giugno 2023. Sebbene i russi abbiano conquistato territori anche durante la controffensiva di Zelensky, Putin si è difeso, più che attaccare, in una sorta di tiro al piccione”, scrive il professore associato alla LUISS, Alessandro Orsini su Sicurezza Internazionale. 
A questo proposito, tra le forze armate ucraine cresce la preoccupazione per una possibile nuova offensiva russa su vasta scala. Secondo Ivan Tymochko, capo del Consiglio dei riservisti ucraini, Mosca potrebbe presto lanciare attacchi nelle regioni di Sumy, Kharkiv e Zaporizhia, considerando tutti i confini con Russia e Bielorussia come zone ad alto rischio. L'ufficiale Valeriy Prozapas ha aggiunto che i russi stanno preparando teste di ponte per un'avanzata anche verso Kherson, Mykolaiv e Odessa, con l'obiettivo strategico di collegare la Crimea alla Transnistria e creare un corridoio terrestre continuo. Questo permetterebbe alla Russia di consolidare il controllo sul Mar Nero e isolare ulteriormente l'Ucraina. Gli ufficiali di Kiev sottolineano la necessità di prepararsi al peggio.
La Casa Bianca ha subito respinto la proposta avanzata da leader del Cremlino. A confermalo è stato un portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca. Secondo il dirigente Usa, il governo di Kiev è determinato dalla sua costituzione e dai suoi cittadini, riporta Nbc citando la Reuters.
Putin, d’altra parte non ha mancato di guardare con favore il mandato del presidente Trump, sostenendo che “vuole sinceramente che la guerra finisca". Tuttavia, "il conflitto ucraino è' complesso e richiede un'attenta discussione. Per una soluzione pacifica, è necessario affrontare le cause profonde del conflitto", ha concluso, assicurando che "la Russia accoglie con favore la risoluzione di qualsiasi conflitto, compreso questo, con mezzi pacifici, ma non a scapito degli interessi di Mosca".
Il tycoon, parlando alla Casa Bianca, ha riconosciuto che “ci sono progressi, ma c’è malcontento tra le parti”.
Secondo il capo del Cremlino, Mosca è pronta a trattare con il vecchio continente, ma “l'Ue si comporta in modo incoerente e cerca di ingannare Mosca”. Di fatto, la condizione dei leader europei per la revoca sanzioni richiede il ritiro truppe russe dall'Ucraina.
Violazione reciproche sul cessate il fuoco
Nel frattempo si moltiplicano le accuse incrociate tra Russia e Ucraina sulla violazione del cessate il fuoco sulle infrastrutture energetiche dalla durata di 30 giorni.
Il Ministero della Difesa russo ha pubblicato le immagini dell’attacco alla stazione di misurazione del gas di Sudzha nella regione di Kursk, accusando Kiev di aver eseguito il raid su ordine di Londra.
"Ci sono motivi per credere che la guida e il targeting degli attacchi siano stati effettuati tramite sistemi satellitari francesi, e l'inserimento delle coordinate e del lancio sia stato effettuato da specialisti britannici. Il comando è stato dato da Londra", afferma il dipartimento, aggiungendo che la stazione era già stata attaccata da Kiev e ora, dopo l’ennesimo raid missilistico, è quasi distrutta.
"Questi sono ben lungi dall'essere i primi atti di terrore delle Forze armate ucraine contro le infrastrutture energetiche della Russia dopo che il divieto di bombardare tali strutture è stato annunciato il 18 marzo. Sono stati effettuati attacchi contro le imprese dell'industria del gas, le sottostazioni di distribuzione di energia, le strutture di stoccaggio del petrolio, comprese quelle appartenenti al consorzio internazionale Caspian Pipeline, nelle regioni di Bryansk, Kursk, Belgorod, Crimea e Krai di Krasnodar. Il terrore scatenato dal regime di Kiev contro il settore energetico russo è un'ulteriore prova della sua incapacità di negoziare", ha denunciato il portavoce del Ministero degli Esteri russo.
D’altra parte, Kiev accusa Mosca di aver colpito altre infrastrutture del gas appartenenti a Naftogas "Si tratta del diciottesimo attacco combinato alle infrastrutture del gruppo dall'inizio della guerra e dell'ottavo dall'inizio di quest'anno", spiega la compagnia nazionale su Telegram, specificando che non ci sono state vittime, ma "gli impianti di produzione del gas sono stati danneggiati".
Foto di copertina © Imagoeconomica
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