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L’Europa impazzita anela ora al riarmo e alla guerra totale.  Ogni giorno le dichiarazioni si fanno più temerarie e incoscienti, senza badare alle future conseguenze, come se ormai non ci fosse altro destino che non contempli un apocalittico scontro con Mosca, da cui Washington si sta coscienziosamente tirando fuori.
Gli ultimi annunci del presidente francese Emmanuel Macron sono emblematici in questo senso: “Offriremo agli alleati lo scudo nucleare”, ha dichiarato alla vigilia del vertice dei 27, assicurando il sostegno incrollabile di Parigi alla causa ucraina, affinché Kiev possa emergere vittoriosa nello scontro con Mosca.
“Il percorso verso la pace può passare solo attraverso l’Ucraina – ha proseguito – e questa pace non può significare una capitolazione di Kiev”. Macron ha lanciato un appello ai cittadini francesi, esortandoli a un impegno comune e a una mobilitazione per “proteggere le generazioni future”, ribadendo la necessità di rafforzare una difesa europea “indipendente” dagli Stati Uniti. “Speriamo che gli Usa rimangano al nostro fianco, ma dobbiamo essere pronti nel caso in cui non lo facciano”, ha avvertito. Il capo dell’Eliseo ha inoltre prospettato il dispiegamento di truppe europee per sostenere Kiev: “Saranno lì per garantire il rispetto della pace, una volta raggiunta”. Una dichiarazione che dimostra come Parigi, insieme a Londra, intenda guidare una “coalizione dei volenterosi” nello scenario postbellico.
Immediata è stata la reazione del Cremlino alle parole del presidente francese. “La Russia terrà conto delle recenti dichiarazioni del presidente Emmanuel Macron nella pianificazione della difesa”, si legge in una dichiarazione del Ministero degli Esteri russo. “Vale la pena dire che questo non porterà a un rafforzamento della sicurezza né della Francia stessa né dei suoi alleati. Inoltre, il potenziale delle forze nucleari francesi non è paragonabile a quello degli Stati Uniti”, ha affermato il ministro Sergey Lavrov.
Anche il presidente russo Vladimir Putin ha pesantemente criticato queste esternazioni, accusando Macron di voler “tornare ai tempi di Napoleone”, ricordandogli “come è finita” l’invasione della Russia. “Tutti gli errori dei nostri nemici sono cominciati da qui, sottovalutando il carattere del popolo russo”, ha aggiunto il leader del Cremlino. “Non abbiamo bisogno di nulla che appartenga ad altri, ma non rinunceremo a ciò che è nostro”, ha concluso. 


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Il Consiglio Europeo decreta che la strada per la pace in Ucraina è la guerra

Nel frattempo, il Consiglio europeo straordinario ha deciso di rafforzare la Difesa del continente in vista della “pace” attraverso la forza, pur ritrovandosi profondamente diviso sul sostegno a Kiev. Le conclusioni relative all’Ucraina sono state adottate da 26 Stati membri, ad eccezione dell’Ungheria di Viktor Orbán che ha scelto di non partecipare. Inizialmente, anche la Slovacchia di Robert Fico aveva posto il veto, ma questo è stato ritirato dopo l’inserimento nel testo di garanzie sul transito del gas attraverso l’Ucraina. Presente anche il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha definito questo momento “uno spartiacque” per l’Europa e l’Ucraina.
Ci troviamo di fronte “a un pericolo chiaro e attuale, quindi deve essere in grado di proteggersi, di difendersi, così come dobbiamo mettere l’Ucraina nella posizione di proteggersi e di spingere per una pace duratura e giusta”, ha affermato la Von Der Leyen, accogliendo il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.
Nelle dichiarazioni finali sulla difesa, i 27 Stati membri hanno sottolineato “la necessità di aumentare in modo significativo la spesa per la sicurezza e la difesa dell’Europa” e hanno accolto “con favore” la sospensione del Patto di stabilità, con l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale. Tra i punti chiave, è stata evidenziata l’importanza della difesa dei confini.
Nella dichiarazione a 26 sull’Ucraina, invece, approvata senza il sostegno di Orbán, sono stati confermati i cinque “principi” su cui gli europei si sono trovati d’accordo per raggiungere una pace giusta in Ucraina, alla luce del “nuovo slancio dei negoziati”. Il primo principio è “nessun negoziato sull’Ucraina senza l’Ucraina”, seguito dall’affermazione che “qualsiasi accordo deve essere accompagnato da garanzie di sicurezza solide e credibili” per Kiev e che “la pace deve rispettare l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina”. Un assunto, quest’ultimo che implica necessariamente che Mosca ritiri le truppe da tutti i territori occupati. Di fatto, una proposta irricevibile per il Cremlino che decreta il piano di “pace” europeo come un'edulcorata risoluzione per un riarmo generalizzato volto a proseguire la guerra a tempo indeterminato con Mosca.


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Vladimir Putin e Sergej Lavrov


Una scelta suicida per l’UE, dato che, come ammesso dallo stesso segretario generale della NATO, Mark Rutte, alla commissione per gli affari esteri e alla sottocommissione per la sicurezza e la difesa del Parlamento europeo, l’Ucraina non è nelle condizioni di negoziare da una posizione di forza e la Russia in tre mesi, dal punto di vista militare, sta sfornando “quello che tutta la NATO sta producendo da Los Angeles fino ad Ankara in un anno intero”.
Nel frattempo Zelensky ha annunciato di aver concordato con Macron un incontro l’11 marzo tra “i rappresentanti militari dei Paesi disposti a compiere maggiori sforzi per garantire una sicurezza affidabile nel contesto della fine di questa guerra”, ovvero pronti a formare una coalizione a sostegno dell’Ucraina. “Abbiamo coordinato le nostre posizioni e i prossimi passi”, ha dichiarato il leader ucraino, forse tentato a rincorrere le ambiziose iniziative europee, piuttosto che le decise sollecitazione di Donald Trump alle trattative con Mosca.
Secondo il Times, che cita un funzionario britannico, la Gran Bretagna ha condotto negoziati con 20 paesi interessati a una cosiddetta "coalizione dei volenterosi”, volta a garantire la “pace” nel Paese.
"Funzionari britannici hanno condotto negoziati con circa 20 paesi, principalmente europei e del Commonwealth, che hanno espresso interesse a partecipare a una cosiddetta 'coalizione dei volenterosi' per sostenere l'Ucraina", afferma la pubblicazione. In precedenza, l'ufficio stampa del Servizio di intelligence estero della Federazione Russa ha riferito che l'Occidente, per ripristinare la capacità militare dell'Ucraina, schiererà nel paese un cosiddetto contingente di peacekeeper composto da circa 100.000 persone. Secondo l'intelligence russa, questo equivarrà a un'occupazione de facto dell'Ucraina.
Il potenziale dispiegamento di truppe europee in Ucraina non significherebbe più una guerra ibrida dell'Europa contro la Russia, ma un coinvolgimento ufficiale della NATO nel conflitto”, ha ammonito Lavrov, sottolineando che i paesi europei che propongono l'invio di peacekeeper in Ucraina non nascondono il motivo per cui ne hanno bisogno. 
Macron e Starmer, descrivendo i loro piani, dicono che è necessario sospendere le ostilità per un mese, almeno in aria, in mare e contro le infrastrutture energetiche, e in quel mese schierare truppe, parallelamente alla negoziazione delle condizioni di pace. Ma se hai inviato truppe sul territorio, probabilmente non vorrai più negoziare condizioni, perché stai creando (una nuova realtà - ndr) sul terreno", ha aggiunto il ministro.
Oggi il Consiglio Europeo ha consegnato il nostro futuro nelle mani dei più folli guerrafondai che hanno deciso di trasformare l’Ucraina nell’Europa intera.

Foto © Imagoeconomica

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