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Starmer verso si a piano di difesa Ue da 500 miliardi di euro. Budanov: rischio sopravvivenza del Paese se non si negozia entro l’estate. Mosca conquista Velyka Novosilka

Non un passo indietro. All’ordine del giorno nell’agenda dei leader europei non vi è alcuno spiraglio di aperture diplomatiche volte a fermare la catastrofe che incombe sul vecchio continente. È notizia di oggi che il Consiglio Affari esteri dell'Unione europea ha deciso di prorogare per altri sei mesi, fino al 31 luglio 2025, le misure restrittive nei confronti di Mosca in considerazione delle "continue azioni della Russia che destabilizzano la situazione in Ucraina".
Fondamentale la rimozione del veto da parte dell'Ungheria. Viktor Orban aveva richiesto delle garanzie in materia energetica per poter aderire alla decisione comune dei Paesi membri e le ha ottenute durante il Consiglio Affari Esteri a Bruxelles. Stando a quanto riferito, la Commissione Europea, durante la riunione dei rappresentanti permanenti di lunedì, ha dichiarato di essere pronta a proseguire i colloqui con l'Ucraina sulla fornitura di gas all'Europa attraverso i suoi gasdotti, rispettando gli impegni internazionali dell'Ucraina.
La proroga delle sanzioni ha ricevuto l’endorsement del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che ha incontrato il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, a Cracovia. “È importante continuare a fare pressione sul presidente russo Vladimir Putin e le sanzioni sono uno degli strumenti piu' efficaci'', ha riferito il presidente ucraino in un messaggio su Telegram.
Un’iniziativa che, lungi dal favorire il processo negoziale aperto da Donald Trump, si mostra in perfetta risonanza con il processo di militarizzazione forzata sul continente, atto ad intensificare le pressioni su Mosca. Zelensky e Costa hanno, infatti, discusso anche dell'assistenza militare all'Ucraina, dello sviluppo della produzione bellica e dell'importanza di nuove iniziative per la fornitura di munizioni. ''Tutto questo rafforzerà la posizione dell'Ucraina per raggiungere una pace giusta e duratura'' ha scritto il leader ucraino.
Di concerto, il capo dell'Euro-Diplomatia, Kaja Kallas, in una conferenza stampa dopo l'incontro degli Affari esteri dell'UE, ha annunciato che la prima linea nel conflitto si sposta ad ovest e bisogna dunque intervenire per invertire la ritirata.
La prima linea si muove a ovest, ma dovrebbe muoversi a est. L'Ucraina ha bisogno di più munizioni, difesa aerea, soldati addestrati ", ha affermato la Kallas.
A questo proposito, come riportato dal The Telegraph, il primo ministro britannico, Keir Starmer, sarebbe "sotto pressione" nell'ambito dell'adesione del Regno Unito a un programma di difesa da 500 miliardi di euro, promosso dalla Polonia.
Il piano, che sarebbe finanziato tramite debito comune, mira a potenziare l'autonomia difensiva dell'Europa, in risposta alle richieste di Trump di aumentare la spesa per la difesa al 5% del PIL da parte dei membri della NATO. Un progetto che prevede la creazione di un accordo intergovernativo simile a quello adottato per il fondo europeo per il Covid-19, consentendo così la partecipazione anche di Paesi non appartenenti all'UE, come il Regno Unito e la Norvegia, mentre i Paesi neutrali avrebbero la possibilità di non aderire.


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© Imagoeconomica


In sostanza, ci si prepara alla guerra con ingenti investimenti, che mai in passato erano stati destinati al welfare, alla lotta alla povertà, alla disoccupazione, alla scuola, all’arte e alla cultura.
Suonano ciniche, per non dire spregevoli in questo senso, le parole pronunciate oggi dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, durante il giuramento dei commissari esecutivi presso la sede della Corte Ue di Giustizia in Lussemburgo. Dopo aver pronosticato che i “prossimi 5 anni saranno difficili”, assicurava che “la nostra economia è competitiva quando rimane fedele al nostro patto sociale europeo, quando concilia libertà imprenditoriale e protezione dei lavoratori, quando uomini e donne beneficiano delle stesse opportunità”.
Nel frattempo la Germania ha stanziato circa 100 milioni di euro per ripristinare il sistema di sirene smantellato dopo la fine della Guerra Fredda e l'Europa vuole dotarsi di un sistema di difesa aerea simile all'Iron Dome israeliano.
La minaccia russa sembra dunque vista come ineluttabile, mentre è la stessa Europa a creare le condizioni sine qua non di un’aggressione esterna, ponendo la Russia sotto minaccia dei missili USA. A margine del vertice dell’Alleanza del luglio scorso, la Casa Bianca ha pubblicato una nota in cui spiegava che i missili Tomahawk e SM6 verranno posizionati in territorio tedesco, proprio entro il 2026, per “dimostrare l’impegno degli Stati Uniti nei confronti dell’Alleanza Atlantica e il suo contributo alla deterrenza integrata europea”. Una mossa che viola il trattato INF, dal quale Washington si è ritirata unilateralmente nel 2019 e rappresenta una minaccia strategica vitale per la Russia, che non può schierare sistemi analoghi contro gli Stati Uniti.


Budanov: rischio sopravvivenza del Paese se non si negozia entro l’estate

Sul fronte ucraino, intanto, la situazione volge al peggio. A descrivere un quadro funesto questa volta è il capo della direzione principale dell’intelligence militare ucraina, Kirill Budanov che, ai deputati della Verkhovna Rada, ha dichiarato che per la sopravvivenza dell'Ucraina è importante condurre negoziati sulla fine della guerra prima dell'estate del 2025.
Ne parla l'Ukrayinska Pravda, citando un deputato che ha partecipato alla riunione a porte chiuse tenutasi alla Rada. "Quanto tempo abbiamo ancora?", avrebbe chiesto uno dei partecipanti all’incontro. "Se non ci saranno negoziati seri prima dell'estate, potrebbero iniziare processi molto pericolosi per l'esistenza stessa dell'Ucraina", ha risposto Budanov.


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Nonostante la smentita del servizio stampa della Direzione principale d’intelligence del Ministro della Difesa di Kiev, è ormai difficile negare che le condizioni del fronte sono disperate. Forbes scrive che una seconda brigata delle forze armate ucraine si sta disintegrando a causa della sua scarsa preparazione e delle difficoltà sul campo di battaglia. Si tratta della 157ª meccanizzata, inviata a Pokrovsk, costituita da poco tempo senza un adeguato addestramento, e subito schierata nei settori più pericolosi. Questo ha portato alla formazione di unità composte principalmente da principianti, molti dei quali sono stati mobilitati contro la loro volontà. Senza personale militare esperto, le forze schierate nell’area hanno subito perdite significative, con molti combattenti che hanno abbandonato le loro posizioni non appena hanno preso conoscenza della gravità della situazione.
Anche la popolazione è stanca della guerra. Secondo un sondaggio SOCIS, il 50,6% degli ucraini sostiene un cessate il fuoco immediato e l'inizio dei negoziati. Un altro 19,5% supporta un "congelamento" temporaneo di conflitto lungo l'attuale linea di contatto. Allo stesso tempo, solo il 14,7% degli intervistati ritiene che i combattimenti dovrebbero essere continuare fino a quando i confini del 1991 non dovrebbero essere ripristinati, mentre il 10,2% accetta di completare il conflitto sulla base del ritorno ai confini a partire dal 23 febbraio 2022.


Mosca conquista Velyka Novosilka

Le forze armate russe hanno conquistato Velyka Novosilka, una località strategica situata nella regione di Donetsk. Ne dà annuncio il Ministero della Difesa russo. La sua occupazione arriva dopo settimane di intensi scontri intesi. L’area è stata un obiettivo strategico di Mosca, poiché rappresenta l’ultima roccaforte a nord di Ugledar oltre la quale non ci sono opportune posizioni ucraine rinforzate per la difesa.
In risposta alla sconfitta, Zelensky ha preso misure immediate per rafforzare la resistenza nell’area, inviando il maggiore generale Mikhail Drapatoy a guidare le truppe AFU impegnate nei combattimenti intorno al sud di Donetsk. Drapatoy, già noto per la sua esperienza sul campo, è stato assegnato a comandare il gruppo strategico-operativo “Khortitsa”, una delle formazioni più importanti e in prima linea nel conflitto. Il leader ucraino, nel suo discorso serale, ha sottolineato che le battaglie nelle aree circostanti sono tra le più difficili e cruente dell’intero conflitto, con pesanti perdite da entrambe le parti.

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