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L'ex consigliere presidenziale Arestovich: se non avvia i negoziati di pace, in 3-4 mesi le difese potrebbero collassare

Emerge in modo sempre più limpido la linea di Trump per risolvere il conflitto ucraino. A parlare questa volta è il vicepresidente del tycoon nella corsa presidenziale, J.D. Vance che in un'intervista con lo YouTuber, Shawn Ryan, ha offerto un quadro negoziale per la risoluzione delle ostilità.
In sostanza si lavorerebbe per la fine dei combattimenti laddove le truppe di entrambe le parti sono attualmente sul campo di battaglia, con la creazione di una zona smilitarizzata fortificata per impedire alla Russia di invadere nuovamente. All’Ucraina verrebbe garantita la sua sovranità in cambio del suo territorio occupato dalla Russia e della sua neutralità, ovvero non sarebbe ammessa alla NATO.
L’Ucraina rimane una sovranità indipendente. La Russia ottiene la garanzia di neutralità dall’Ucraina. Non aderisce alla NATO e ad altre istituzioni alleate. I tedeschi e le altre nazioni devono finanziare la ricostruzione dell'Ucraina”, ha spiegato Vance, sostenendo, evidentemente, che gli enormi costi derivanti dal proseguimento di una guerra massiccia ma in gran parte in stallo siano insostenibili nel lungo termine, soprattutto quando la Russia ha il vantaggio in un conflitto di logoramento.
Eppure questa è la strategia che gli ucraini sostengono di seguire.  I comandanti e gli esperti militari dell'AFU sostengono al New York Times che le progressive perdite territoriali seguirebbero una particolare strategia: lo scambio di terre per impoverire le truppe russe, ovvero ritirare le proprie forze dalle città assediate solo dopo aver stremato il più possibile il nemico.
Difficile comprendere come questa strategia possa essere appannaggio di Kiev, quando soldati della 72° brigata meccanizzata, parlando sempre alla stessa testata, affermano che il rapporto del volume di fuoco dell'artiglieria durante la difesa di Vugledar toccava quota 10:1 a favore della Russia.
"Il logoramento è una strategia irrealistica e inefficace per la Russia, poiché ha dimostrato resilienza in questo conflitto e il suo esercito sta vincendo", scrive la rivista croata Advance, secondo cui l’Occidente arriverà presto all’amara conclusione che l’Ucraina sarà costretta a perdere territorio a meno che il mondo non sprofondi nella terza guerra mondiale. "Ma nessuno vuole parlarne ad alta voce”, aggiunge la pubblicazione.
L'ex consigliere presidenziale di Zelensky, Oleksij Arestovich, ha deciso di sbilanciarsi ulteriormente, smontando gli ottimistici proclami di facciata.  “Se l'Ucraina non avvia i negoziati di pace, in 3-4 mesi il fronte potrebbe crollare”, ha affermato, citato da Strana.ua, spiegando che l'unico modo per rallentare la catastrofe che ora rimane sono i negoziati di pace.
Secondo Arestovich, l’Ucraina “ha perso la sua occasione nella guerra” e “ora il fronte sta crollando in quattro direzioni principali: Kurakhovsko, Pokrovskoye, Toretsk, Chasov Yar, Kupyansk”.
A Kiev, secondo il Financial Times, si discute già la resa dei territori alla Russia. “Negli Stati Uniti e nei “corridoi di Kiev” stanno cambiando gli obiettivi della guerra e sono propensi a negoziare con la Russia per fermare la guerra in prima linea”, afferma la pubblicazione.


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Pertanto, “a porte chiuse, si parla di un accordo in cui Mosca manterrebbe il controllo effettivo su circa un quinto dell’Ucraina occupata, sebbene la sua sovranità non venga riconosciuta, mentre al resto del Paese verrebbe data la possibilità di aderire alla NATO o ricevere garanzie equivalenti di sicurezza”. C’è tuttavia un piccolo problema che sussiste nella realizzazione di questo piano, apparentemente salvifico per il Paese: le vere cause della guerra avviata da Putin contro l’Ucraina riguardano proprio l’espansionismo della Nato, con la prospettiva di inglobare anche i territori confinanti con la Russia. Una realtà rivelata dall’ex segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg in un'audizione alla Commissione affari esteri del Parlamento europeo del 7 settembre 2023.
Il presidente Putin aveva dichiarato, e inviato di fatto, una bozza di trattato che voleva che la Nato firmasse, promettendo di non espandere la Nato ulteriormente. Questo è ciò che ci ha inviato. Ed era una precondizione per non invadere l'Ucraina. Ovviamente non l'abbiamo firmato”, affermò Stoltenberg, affossando di fatto mesi di propaganda che individuavano l’origine del disastro unicamente nei deliri megalomani ed imperialisti del Cremlino.
Al contempo, lo stesso Zelensky, non è ancora intenzionato a compiere passi significativi verso il cessate il fuoco e continua invece a rincorrere la speranza di riconquistare con la forza i territori perduti. Un sogno che sembra coincidere sempre meno con quello del popolo ucraino, ormai stremato dalla guerra.
"La società è esausta", afferma il presidente della commissione per gli affari esteri della Rada Alexander Merezhko, spiegando che, il prossimo inverno potrebbe diventare il più duro per l’Ucraina: interruzioni prolungate di elettricità comporteranno criticità nell’approvvigionamento idrico, causando ulteriori danni a un’economia già debole e aggravando lo stato psicologico della popolazione, già sull’orlo del collasso.
Secondo un sondaggio dell'Istituto internazionale di sociologia di Kiev (KIIS), sempre più ucraini pronti a concessioni territoriali e sono arrivati a quota 38%, mentre il 57% è favorevole a negoziati immediati con Mosca, il 33% in più rispetto a un anno fa.
Al fronte inoltre, il Paese sta lottando per ripristinare le sue fila depresse con soldati motivati e ben addestrati mentre un sistema di mobilitazione militare arbitrario sta causando reali tensioni sociali. Il tasso di perdite dei soldati si è amplificato notevolmente negli ultimi mesi: secondo l’Institute for the Study of War (ISW), l’83% degli ucraini che si sono ritrovati al fronte a causa della leva obbligatoria forzata muoiono nel giro di pochi giorni, al massimo settimane. 
"L'amministrazione Zelensky è ben consapevole del sentimento pubblico”, afferma Gerard Toal, esperto di relazioni internazionali presso Virginia Tech “ma capisce anche che qualsiasi movimento verso i negoziati è potenzialmente pericoloso per sé stessa".
Il pericolo più grande per il leader ucraino arriverebbe proprio dal fronte interno, rappresentato dai gruppi paramilitari neonazisti che sarebbero in grado di mettere sotto scacco il Paese, in caso di accordi sfavorevoli. Un particolare, quest’ultimo, che era stato evidenziato dal New York Times nel lontano 10 febbraio 2022: citando le minacce di Yuriy Hudymenko, leader della milizia Ascia democratica, la pubblicazione concludeva che “gruppi paramilitari nazionalisti […] potrebbero anche destabilizzare il Governo se accettasse un accordo di pace che loro rifiutano”.

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