Hamas accoglie con favore ma fissa condizioni. Netanyahu ribadisce la proposta, ma insiste sull'eliminazione della resistenza

Segnali positivi da Hamas e Israele sulla roadmap proposta da Israele per fermare il conflitto a Gaza e consentire il rilascio degli ostaggi, dopo che ieri il presidente statunitense Joe Biden era tornato in campo con forza con un discorso alla Casa Bianca per dire che "è il momento che questa guerra finisca", rivolgendosi in particolare alla resistenza palestinese, dopo mesi di pressioni sul premier israeliano Benyamin Netanyahu. Secondo i media egiziani domenica 2 giugno si terrà un incontro tra delegazioni del Cairo, di Israele e Stati Uniti per discutere della riapertura del valico di Rafah. Lo riferisce la tv egiziana Al-Qahera. "L'Egitto ha confermato a tutte le parti la sua posizione costante sulla non disponibilità a riaprire il valico di Rafah fino a quando ISRAELE manterrà il controllo del lato palestinese", spiegano fonti egiziane. Non è ancora chiaro a quale livello si svolgerà l'incontro di domani. Lo scorso 7 maggio gli israeliani hanno preso il controllo del lato palestinese del valico di Rafah con un'operazione che ha bloccato l'invio di aiuti umanitari a Gaza.

Nel frattempo, però, "Hamas considera positivamente" i contenuti del discorso di Biden di venerdì in merito a "un cessate il fuoco permanente, il ritiro delle forze israeliane da Gaza, la ricostruzione e lo scambio di prigionieri", ha affermato il movimento palestinese in una dichiarazione. Ma anche se i leader di Hamas all'estero hanno espresso sostegno alle proposte di Israele avanzate da Biden, hanno ricordato che comunque la risposta definitiva sta a Yahya Sinwar e Mohammed Deif, capi della fazione islamica a Gaza. Lo ha riferito Haaretz, secondo cui fonti interne di Hamas hanno affermato di essere in attesa di ricevere un documento ufficiale dal Qatar.

La proposta per il cessate il fuoco si sviluppa in tre fasi. La prima, con "un cessate il fuoco pieno e completo" della durata di sei settimane, "il ritiro delle forze israeliane da tutte le aree popolate di Gaza e il rilascio di un certo numero di ostaggi tra cui donne, anziani, feriti in cambio di centinaia di prigionieri palestinesi". In questo frangente i civili palestinesi potranno tornare alle loro case e ai loro quartieri in tutte le aree di Gaza, compreso il nord, ha aggiunto il presidente americano, precisando che aumenteranno gli aiuti umanitari. La fase due "prevede la cessazione definitiva delle ostilità in base ai negoziati che avverranno nella fase uno". Infine la fase tre, nella quale "inizierà un importante piano di ricostruzione" della Striscia.

Ora sono i veritici militari di Hamas che devono attuare i dettagli dell'accordo, a partire dal rilascio degli ostaggi. Stando al quotidiano israeliano Haaretz, anche la Jihad islamica sta esaminando la roadmap ma con "sospetto". Nonostante questa possibile tregua, il primo ministro israeliano Netanyahu ha fatto sapere che "le condizioni di Israele per porre fine alla guerra non sono cambiate". Quindi, "la distruzione delle capacità militari e di governo di Hamas, la liberazione di tutti gli ostaggi e la garanzia che Gaza non rappresenti più una minaccia per Israele".

Dall'opposizione israeliana Yair Lapid ha chiesto al premier Benjamin Netanyahu di accettare la proposta su cessate il fuoco. "Il governo israeliano non può ignorare l'importante discorso del presidente Biden. C'è un accordo sul tavolo e deve essere fatto - ha scritto Lapid su X -. Ricordo a Netanyahu che ha una rete di sicurezza da parte nostra per un accordo sulla liberazione degli ostaggi se Ben Gvir e Smotrich lasciassero il governo".

Un punto cruciale dell'accordo riguarda gli ostaggi. La roadmap "porterà tutti gli ostaggi a casa, renderà sicuro Israele e creerà un governo migliore per Gaza senza Hamas al potere. L'intesa pone le basi per una soluzione politica che offra un futuro migliore sia agli israeliani sia ai palestinesi", ha aggiunto il capo della Casa Bianca.

L'intervento del presidente Usa è arrivato il giorno stesso in cui l'Idf ha annunciato per la prima volta, dopo settimane di combattimenti, di essersi spostato nel centro di Rafah. Il portavoce militare ha dato conto di una "evoluzione" graduale nella battaglia in corso nella città più a sud di Gaza. L'operazione riguarda anche il 'Corridoio Filadelfia', la striscia di terra che a Gaza corre lungo il confine con l'Egitto ora sotto controllo israeliano e dove cresce la pressione. L'obiettivo dell'esercito, ha spiegato il portavoce, è quello di sradicare le strutture di Hamas anche con forze speciali che sono in azione con operazioni "mirate" dalla periferia del centro.

Rafah resta dunque uno snodo strategico non solo dal punto di vista militare ma anche, nel suo valico, per l'ingresso degli aiuti umanitari nell'enclave palestinese. L'Egitto ha denunciato che Israele avrebbe respinto i camion con gli aiuti per Gaza inviati dall'Egitto al valico di Kerem Shalom, dove avvengono i controlli di sicurezza. La ragione, secondo le fonti del Cairo, sarebbe proprio la ripresa degli scontri armati tra Israele e Hamas nell'area e vicino a Rafah sul lato palestinese. Le stesse fonti hanno poi aggiunto che gli addetti del terminal di Rafah sul lato egiziano hanno confermato il ritorno, per questo motivo, di decine di camion di aiuti umanitari ai magazzini logistici dello scalo.

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